Enel: continuano le cessioni “green”

Dopo le vendite inCile ed Australia, ora la Grecia.
A Macquaire il 50% di Enel Green Power Hellas.

Continuano le cessioni del business green da parte di Enel.

La società, tramite la propria controllata al 100% Enel Green Power, ha infatti firmato un accordo con Macquarie Asset Management, tramite Macquarie Green Investment Group Renewable Energy Fund 2, per la cessione del 50% di Enel Green Power Hellas, controllata al 100% di Egp in Grecia, a fronte di un corrispettivo totale di circa 345 milioni di euro, che produrrà un equivalente effetto positivo sull’indebitamento netto consolidato del gruppo.

Alla chiusura dell’operazione, come riporta Ansa, Egp e Macquarie Asset Management stipuleranno uno shareholder agreement che prevede il controllo congiunto di Enel Green Power Hellas.

Le vendite in Grecia sono l’ennesimo disinvestimen to da parte i Enel nel settore green, dopo che poco tempo fa aveva effettuate cessioni prima in Australia (approfondimento al link) e, poi, in Cile (approfondimento al link).

Enel Geen Power Australia vende il 50%

Operazione da 400 milioni di euro.
Ad acquisire la metà è Inpex Corporation.

Enel, attraverso la sua controllata al 100% Enel Green Power, ha firmato un accordo con Inpex Corporation, per la cessione del 50% delle due società che possiedono tutte le attività del gruppo in Australia, nello specifico Enel Green Power Australia Pty Ltd ed Enel Green Power Australia Trust (insieme: “Enel Green Power Australia“, o “Egpa“), attualmente interamente possedute da Egp, per un corrispettivo complessivo di circa 400 milioni di euro di enterprise value, riferito al 100%, di cui circa 140 milioni di euro in debito.

L’operazione, come spiega la società in una nota, è in linea con l’attuale piano strategico di Enel, che prevede la realizzazione di partnership in alcuni business e aree geografiche per incrementare la creazione di valore.

Al perfezionamento dell’operazione, stando a quanto riporta Ansa, si prevede che Egp e Inpex gestiranno congiuntamente Egpa, supervisionando l’attuale portafoglio di generazione da fonti rinnovabili di quest’ultima e continuando a sviluppare la sua pipeline di progetti, allo scopo di ottenere un incremento della capacità installata di Egpa.

In questo modo, Egpa continuerà a guidare la transizione energetica in corso in Australia, accelerando il suo contributo al raggiungimento dell’obiettivo Net Zero del Paese.

Si prevede che l’operazione complessiva genererà un impatto positivo di circa 87 milioni di euro sull’Ebitda ordinario e reported del gruppo per il 2023.

Inoltre, si prevede che l’operazione genererà un effetto positivo sull’indebitamento netto consolidato del gruppo di circa 145 milioni di euro legato alla quota del 50% ceduta da Egp che sarà contabilizzata nel 2023; tale importo non include circa 203 milioni di euro di indebitamento netto deconsolidati nel 2022, in quanto Egpa era già stata classificata come “held for sale“.

Il perfezionamento della vendita è soggetto ad alcune condizioni preliminari usuali per questo tipo di operazioni, tra cui l’autorizzazione dell’Australian Foreign Investment Review Board e delle autorità antitrust competenti.

La Groenlandia verso l’indipendenza

Presentato il progetto di Costituzione.
Documento elaborato in 4 anni in totale segretezza.

La Groenlandia accelera verso l’indipendenza dalla Danimarca presentando, attraverso una commissione, un progetto di Costituzione su cui le autorità del territorio autonomo danese nell’Artico potrebbero fare affidamento nella marcia verso l’autonomia politica vera e propria.

Il documento elaborato per 4 anni in totale segretezza, scritto in groenlandese e composto da 49 paragrafi, è stato presentato al parlamento locale, l’Inatsisartut, e dovrà essere discusso.

Come riporta Quotidinao.net, i media hanno criticato il fatto che il documento non si pronunci in via definitiva su diversi punti importanti come la giustizia e l’accesso al passaporto groenlandese.

Nel testo inoltre non ci sono riferimenti alla monarchia, anche se è chiaro che la questione se la regina o il re di Danimarca rimarranno capo di stato anche in Groenlandia non potrà essere ignorata.

Ulrik Pram Gad, specialista nelle relazioni danese-groenlandesi, si esprime così sulla questione:

Al momento è principalmente un argomento groenlandese. Riguarderà la Danimarca solo quando la Groenlandia ne avrà discusso e in base a ciò che decideranno i politici“.

La Groenlandia è autonoma dal 1979, si trova a circa 2.500 chilometri dalla Danimarca, che la sovvenziona fino a coprire un quarto del suo Pil annuo.

La seconda isola più grande al mondo, dopo l’Australia, ha solo circa 55.000 abitanti, per un territorio sconfinato di quasi 2,2 milioni di chilometri quadrati.

La Groenlandia ha una sua bandiera, una lingua di ceppo Inuit, una cultura, le sue istituzioni e un primo ministro.

Con la Danimarca continentale e le Isole Faroe forma la “Comunità del Regno” di Danimarca.

Accordo Stellantis-Alliance Nickel per nickel e cobalto

Ingresso di Stellantis nel CDA.
Indicizzazione del prezzo delle materie prime.

Stellantis ha firmato con Alliance Nickel un importante accordo vincolante che stabilisce la fornitura di 170mila tonnellate di solfato di nichel e di 12mila tonnellate di solfato di cobalto per batterie per un periodo iniziale di cinque anni.

L’accordo vale circa il 40% della produzione annuale prevista del NiWest Nickel-Cobalt Project in Australia occidentale. Nella nota, come riporta FIRSTonline, Stellantis riporta quanto di seguito:

Il prezzo del solfato di nichel e di cobalto è legato all’indice dei prezzi”.

Secondo quanto previsto, la società automobilistica italo-francese acquisterà inoltre 9,2 milioni di euro (15 milioni di dollari australiani) di nuove azioni di Alliance Nickel, arrivando così ad una partecipazione finale dell’11,5% e acquisendo diritto di nominare un membro del consiglio di amministrazione Alliance.

La società conclude poi così:

Gli accordi vincolanti e l’acquisto di azioni consolidano la partnership tra Stellantis e Alliance Nickel iniziata a ottobre 2022 con un memorandum d’intesa non vincolante per la fornitura di materiali per batterie di veicoli elettrici. I fondi derivanti dall’acquisto di azioni saranno utilizzati per il completamento dello Studio di fattibilità definitivo del NiWest Project.

Percettori reddito di cittadinanza: lavorare al nord costa troppo

Accettare un lavoro al nord non conviene.
Va cambiato il sussidio o i sistemi retributivi?

Non rinunciano al reddito di cittadinanza per un lavoro al nord. Neanche se a tempo indeterminato.

Non è la fatica a spaventare le persone, almeno secondo quanto sostiene l’intervistata ospita di “Diritto e Rovescio”, ma il costo della vita.

Il caro vita, infatti, potrebbe rappresentare un ostacolo.

Dritto e Rovescio“, come accennato sopra, ha accompagnato a Milano una percettrice del sussidio che vive a Salerno, analizzando i costi della vita al nord.

Dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro come cameriera da 1600 euro al mese, la donna ha provato a valutare i costi di un eventuale affitto, della spesa alimentare e di quella dei trasporti.

Il risultato? La differenza tra nord e sud è netta: a Milano si troverebbe a spendere 2.080 euro mensili, mentre a Salerno se la potrebbe cavare con una spesa di 1.580 euro al mese.

Una disparità di costi che non le permette di lasciare la sua città natale, nonostante la prospettiva di un contratto a tempo indeterminato: “Non è fattibile; qui sono otto ore a lavorare fuori casa, ma questo non mi cambia la qualità di vita. Giorgia Meloni deve capire che fino a quando non dà una dignità certa alle persone non può togliere il reddito. Manda alla gogna tante persone“.

Come fare, dunque, per rilanciare il lavoro e togliere il reddito di cittadinanza senza provocare “danni”?

Se da un lato pagare le persone per restare a casa non aiuta certo a muovere il mercato del lavoro, dall’altro si torna al solito vecchio dilemma: perchè una persona va a fare il cameriere a Londra o il contadino in Australia, ma non vuole fare gli stessi lavori in Italia? La risposta sta nella retribuzione percepita.

Magari, si potrebbe dedicare quanto oggi si spende per il reddito di cittadinanza per aumentare i livelli salariali minimi in Italia; il Bel Paese, infatti, è l’unico Paese che ha un andamento dei salari in decrescita rispetto a tutti gli altri Paesi europei.