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Eni scopre riserva di gas a Cipro

Localizzata a circa 160 km al largo di Cipro a 2.278 metri di profondità.
Proprietà divisa tra Eni Cyprus e TotalEnergies.

Una nuova riserva di gas per l’Europa.

Eni ha annunciato di aver scoperto un’importante riserva di gas a circa 160 chilometri al largo di Cipro con il pozzo Cronos-1, nel Blocco 6, a una profondità d’acqua di 2.287 metri.

Il blocco è operato da Eni Cyprus con una quota del 50% mentre TotalEnergies è partner con il restante 50%.

Le stime preliminari indicano circa 2,5 TCF (trilioni di piedi cubi) di gas in posto, con un significativo potenziale aggiuntivo che verrà valutato con un ulteriore pozzo esplorativo.

Come riporta “La Stampa”, il pozzo ha incontrato un’importante colonna di gas in una sequenza di roccia serbatoio carbonatica con proprietà da discrete ad eccellenti. L’intensa campagna di acquisizione dati ha evidenziato un net pay complessivo di oltre 260 metri con intervalli caratterizzati da ottima permeabilità.

Sono già in corso studi di ingegneria per uno sviluppo accelerato della scoperta; il pozzo Cronos-1 è il quarto pozzo esplorativo perforato da Eni Cyprus e il secondo nel Blocco 6, dopo la scoperta a gas di Calypso-1 nel 2018.

La scoperta di Cronos-1 crea le condizioni per portare a sviluppo ulteriori potenziali volumi di gas nella regione e rappresenta una delle azioni conseguite da Eni a supporto della fornitura di ulteriore gas all’Europa.

Questa scoperta conferma l’efficacia della strategia esplorativa di Eni, volta a creare valore attraverso la profonda conoscenza dei bacini geologici e l’applicazione di tecnologie geofisiche proprietarie.

Eni è presente a Cipro dal 2013: la società opera i blocchi 2, 3, 6, 8 e 9 detenendo partecipazioni nei blocchi 7 e 11 operati da TotalEnergies.

Tensioni tra Cina e Giappone

Tokyo pronta a schierare missili a lunga gittata.
La Costituzione del dopoguerra però pone limiti.

Il Giappone si arma contro la Cina.

Tokyo sta valutando di posizionare più di mille missili a lungo raggio per rispondere a un eventuale attacco di Pechino.

Si tratta di un aggiornamento delle capacità difensive già esistenti ma che, in questo caso, permetterebbe al Paese del Sol Levante di arrivare fino a 1.000 km di distanza: mentre ora le attuali munizioni possono arrivare solo fino a 100 km (62 miglia).

Le armi, lanciate da navi o aerei, sarebbero di stanza principalmente intorno alle isole meridionali di Nansei, secondo quanto riportato dal quotidiano “Yomiuri” che ha dato la notizia: un punto che darebbe la possibilità di raggiungere le zone costiere della Corea del Nord e della Cina.

Come riporta “Il Messaggero”, minacce di guerra per Tokyo arrivano sì da Pechino ma anche da Pyongyang.

L’obiettivo è quello di ridurre il divario ma c’è un problema: la costituzione pacifista giapponese, formulata subito il dopoguerra, limita la spesa militare al finanziamento di capacità difensive.

Di recente, però, la svolta: dopo lo scoppio del conflitto tra Russia ed Ucraina, il Giappone sta riconsiderando i programmi di spesa.

Il premier Kishida ha ribadito a più riprese di voler aumentare in modo significativo il budget per le spese militari mantenuto vicino a circa l’uno per cento del Pil.

I media locali hanno anche riferito che è probabile che il ministero della Difesa giapponese richiederà 5.500 miliardi di yen (40,2 miliardi di dollari) per il prossimo anno fiscale, in leggero aumento rispetto ai 5.180 miliardi richiesti per l’anno in corso.

Secondo i dati più aggiornati del “White Paper” sulla Difesa a Tokyo, il Giappone spende lo 0,95% del Pil, contro l’1,2% della Cina e il 3,1% degli Stati Uniti.

Ruba 1 euro dalla Fontana di Trevi: prescritto dopo 11 anni

Il 64 enne si salva dal carcere.
Si era rifiutato di firmare il verbale date le conseguenze.

È stato condannato a due mesi e 20 giorni di carcere per aver rubato una monetina da un euro dalla Fontana di Trevi nel 2011 ma la prescrizione, in appello, gli ha evitato la reclusione.

È la storia di un 64enne, giudicato colpevole di furto aggravato in primo grado, che è riuscito a chiudere questa vicenda solo 11 anni dopo, quando è stato fissato il processo in secondo grado.

Il 16 giugno 2011 l’uomo attira l’attenzione di molti turisti e dei vigili urbani che lo osservano mentre con un’asta telescopica con in cima una calamita cerca di afferrare qualche monetina dalla Fontana di Trevi.

Quando riesce a rubarne una da un euro, la polizia interviene sequestrando l’euro e l’asta telescopica, tra le proteste del 64enne. Gli agenti, allora, inviano gli atti in procura.

Un gesto che sorprende non poco l’uomo, convinto di potersela cavare con una sgridata o, al più, con una multa. Appena scopre di dover sostenere un processo per l’episodio, l’uomo si rifiuta di firmare il verbale. 

Il 64enne, come riporta “Tgcom24”, viene accusato di furto aggravato e nel capo di imputazione si legge:

Al fine di trarre profitto, si impossessava di una moneta presente all’interno della Fontana di Trevi, di proprietà del comune di Roma“.

Nonostante la richiesta di assoluzione del suo difensore (“si è trattato di un euro rubato da una fontana“), viene condannato in primo grado a due mesi e venti giorni di carcere.

L’avvocato, dopo il verdetto, decide di ricorrere in appello, giudicando eccessiva la pena di ottanta giorni di reclusione per una monetina da un euro.

L’udienza per il processo in secondo grado viene fissata molto tempo dopo, il 7 aprile 2022, quando il giudice stabilisce che “è decorso il termine della prescrizione“.

L’uomo l’ha scampata ma la vicenda legale è durata ben 11 anni.