Home

PSG vicino alla bancarotta

La voce arriva dalla Francia.
Peggio solo il Barcellona del 2021-22 che aveva chiuso con una perdita di 481 milioni.

L’edizione odierna del Corriere dello Sport riporta oggi le dichiarazioni Antonio Di Cianni, direttore dell’economia e strategia del calcio del dipartimento di Football Benchmark, secondo le quali il PSG sarebbe vicino a dichiarare bancarotta.

Più precisamente, come riporta anche Sports City, le parole di Di Cianni sono state le seguenti:

“È uno dei peggiori risultati netti della storia del calcio, superato solo dall’imbattibile FC Barcelona del 2020-2021, che aveva registrato 481 milioni di euro di perdite“.

Al momento, le perdite del club francese sembrano attorno ai 369 milioni di euro netti nella stagione 2021/2022.

Disavanzo incredibile tra entrate e uscite, unite a ingaggi da capogiro, avrebbero fatto precipitare la società in una crisi economica pesantissima.

Piantedosi su Ong: “Navi private non sono lo Stato”

Il ministro tira dritto sul decreto migranti.
Continua il braccio di ferro.

Il giro di vite messo a punto dal governo per frenare l’immigrazione clandestina sta avendo i suoi effetti.

Lo dimostrano i continui lamenti delle organizzazioni non governative e della sinistra, che strepita davanti a un governo che fa il possibile per far rispettare la sovranità delle sue leggi e dei confini.

Dopo le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni sul tema dell’immigrazione (approfondimento al link), è Matteo Piantedosi, ospite de L’aria che tira su La7, a spiegare in maniera molto chiara: l’obiettivo è rallentare le partenze per togliere ai trafficanti di esseri umani la gestione delle migrazioni.

“Abbiamo l’ambizione di gestire noi il fenomeno e non possiamo consentire a navi private che battono bandiere di Stati esteri di sostituirsi al governo italiano. Poi c’è anche il ‘pull factor’. Abbiamo riscontrato un abbassamento nella qualità di produzione delle barche su cui partono i migranti e questo favorisce le tragedie che poi succedono”, ha spiegato il ministro dell’Interno, esponendo le basi sulle quali si fonda il decreto. I numeri degli arrivi fin qui registrati sono importanti, ma durante l’intervista Piantedosi ha spiegato che “i primi due mesi di azione di questo governo hanno fatto segnare una flessione della curva di crescita rispetto all’anno precedente: un qualche segnale lo abbiamo lanciato“.

Il decreto in vigore dallo scorso 3 gennaio, nonostante dalle Ong e dalla sinistra si invochino interventi esterni, è perfettamente regolare; spiegando che tutto questo è fatto per cercare di rimettere ordine in un sistema per troppo tempo lasciato allo sbaraglio, il ministro dell’Interno ha continuato come di seguito:

“Ci siamo mossi in linea con le convezioni internazionali: non neghiamo i salvataggi, non neghiamo che le persone vengano portare a terra ma cerchiamo di dare un quadro di regole“.

Nel frattempo, come riporta Il Giornale, le navi Ong continuano con la loro lagna:

“Le nostre trattative con le autorità italiane per un porto più vicino purtroppo non hanno avuto successo. L’Italia non è aperta alla discussione e ha rifiutato categoricamente le nostre richieste. Non abbiamo quindi altra scelta che obbedire e proseguire verso nord“.

Così, invece, Msf, che arma la Geo Barents, che si sta dirigendo ad Ancona:

“La nostra posizione resta invariata: è inaccettabile mandarci ad Ancona con altri porti idonei molto più vicini e, soprattutto, in queste condizioni meteo. Ancora una volta questa decisione prende di mira le Ong di ricerca e soccorso, ma il vero prezzo lo pagheranno le persone che fuggono attraverso il Mediterraneo centrale e si trovano in situazioni di disagio. Non rimarremo silenziosi e inattivi“.

Le Ong, quindi, continuano a voler imporre al governo la loro scelta per quanto concerne i porti da assegnare per lo sbarco dei migranti, senza considerare davvero quelle che sono le disposizioni del diritto internazionale, entro il quale il decreto Piantedosi agisce.

La Moldavia chiude 5 valichi di frontiera con l’Ucraina

Scelta dovuta ai blackout elettrici.
Automobilisti invitati a cambiare strada o a non andare in Ucraina.

Le autorità moldave hanno dichiarato martedì di aver chiuso cinque valichi di frontiera con l’Ucraina in risposta alle interruzioni di corrente causate dagli attacchi dell’esercito russo.

La Guardia di frontiera, come riporta News 360, ha dichiarato sul suo account Telegram che “il lavoro è stato sospeso in cinque valichi di frontiera“, una mossa che ha attribuito a “interruzioni di corrente sul lato ucraino“.

Ha chiesto agli automobilisti di scegliere percorsi alternativi se devono attraversare il confine o di astenersi completamente dal viaggiare in Ucraina. In totale ci sono circa 35 posti di blocco al confine tra Moldavia e Ucraina.

Altri 21 posti di blocco si trovano al confine tra la regione separatista moldava della Transnistria e l’Ucraina, anche se hanno sospeso le loro funzioni dopo lo scoppio della guerra e su richiesta delle autorità ucraine.