Cina, “credito sociale”: ecco come uscire dal Covid-19

Ogni cittadino parte da un punteggio base che aumenta o diminuisce a seconda dei suoi comportamenti.
Indurre tutti alla buona condotta porta però al tramonto della privacy: sareste disposti?

Un progetto pilota allo scopo di ottenere un comportamento civilmente corretto in modo espanso e garantito.

È quanto la Cina sta attuando in 43 città: un sistema di monitoraggio totale dei cittadini che, partendo da un punteggio base uguale per tutti, ottengono o perdono punti a seconda dei comportamenti da loro stessi adottati.

Se il punteggio di una persona diventa troppo basso, le verranno impedite determinate azioni come, ad esempio, acquistare una casa o anche un solo biglietto aereo. Coloro i quali riceveranno punteggi infimi, vedranno addirittura pubblicate le loro foto negli spazi pubblici (cinema, cartelli pubblicitari, eccetera) al fine di essere evitati e derisi dagli altri cittadini.

Dal “credito sociale”, dunque, dipende il proprio posto nella società.

Per riuscire a garantire il corretto funzionamento del medesimo sistema, la Cina ha messo in piedi una struttura di classificazione sociale in grado di associare il viso alle generalità dei cittadini (nome, cognome, residenza, eccetera), praticamente schedandoli virtualmente.

Questo comporta il sostanziale addio alla privacy, dato che le telecamere devono essere in grado di calcolare il “credito sociale” in qualsiasi momento, in qualunque luogo e per chiunque. La Cina, il Paese più popoloso del mondo, dichiara che così facendo è capace di monitorare in ogni istante ciascuno dei suoi cittadini.

Il governo punta sul potenziamento di questo tipo di strutture, sostenendo che sono state determinanti per sconfiggere il Covid-19, cosa ancora non riuscita nel resto del mondo.

Il video è andato in onda su Rai2HD ed è reperibile a questo link, condiviso anche sul profilo facebook della politica e conduttrice televisiva Elisabetta Gardini.

Se questa fosse la chiave per uscire dalla pandemia e da eventuali futuri problemi analoghi piuttosto che il prezzo da pagare per essere sicuri che tutti rispettino le regole e si comportino in modo corretto, sareste disposti a vivere in una società gestita in questo modo o la reputereste una forma di controllo estremo?

Vaccino Covid-19, lo fareste? “No”

Nel sondaggio i lettori esprimono un secco “No”.
Il “Si” non raggiunge il 10%, con una quota simile a quella degli indecisi.

Sono giorni caldi per il vaccino del Covid-19.

L’Ue sta firmando contratti con diverse case farmaceutiche (approfondimenti ai link1, link2 e link3) al fine di approvvigionare gli Stati membri delle dosi di vaccino necessarie e di farlo il prima possibile.

General Magazine, nel frattempo, ha lanciato un sondaggio su twitter per vedere quanti cittadini si sottoporrebbero o meno al vaccino.

La risposta dei lettori è stata decisamente orientata al “no“, che ha toccato quota 89%.

Il “Si” si è fermato ad un 7%, mentre gli indecisi (“Non saprei“) sono stati il 4,1%).

Di seguito, il risultato da noi effettuato:

Recovery Fund bloccato, serve un piano B

Dopo il veto di Polonia ed Ungheria, bisogna trovare altre vie.
Gentiloni: concentrarsi sugli obiettivi realizzabili.

Dopo il veto arrivato da Polonia ed Ungheria, il Recovery Fund è bloccato, così come l’approvazione del bilancio europeo (per approvarlo è necessaria l’unanimità).

Il piano di aiuti inserito nel Next Generation Eu e che dovrebbe vedere l’Italia tra i principali destinatari dei fondi Ue (nessun regalo, sia chiaro, semplicemente una riduzione del delta tra contributi versati dal Bel Paese e finanziamenti ricevuti), oltre che essere fortemente in ritardo (l’epidemia è iniziata a marzo) potrebbe non arrivare per niente.

La causa è quella scritta all’inizio: Polonia ed Ungheria hanno posto il veto; e l’approvazione è legata all’unanimità dei Paesi membri.

Sul tema intervenuto anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, inserendo l’ipotesi di superare il veto in una cornice intergovernativa anziché comunitaria:

E’ sempre meglio non parlare di piani B e concentrarsi sugli obiettivi quando sono realizzabili. Penso che sarebbe un errore rinunciare ad una delle caratteristiche più interessanti del Next Generation Ue.”

Covid-19: L’Italia ha ignorato il Piano Nazionale

Secondo il consulente del Governo l’Italia non ha seguito il quadro operativo.
A renderlo noto è il comitato “Noi Denunceremo”.

Il comitato delle vittime è convinto che l’Italia non abbia fatto realmente ciò che doveva; o meglio, quanto l’Oms richiedeva.

Il medesimo comitato, che si chiama “Noi Denunceremo” e che raccoglie i familiari delle vittime del coronavirus, si riferisce ad un articolo scritto dal consulente del Governo Walter Ricciardi confermato con altre persone in cui si dice che “il quadro operativo del Piano Nazionale non è stato eseguito”, apparso sul sito collegato all’Osservatorio Europeo sui Sistemi e le Politiche Sanitarie.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Notizie.it”, nel documento reso noto in data 11 novembre, riporterebbe il seguente passaggio:

“Nonostante la disponibilità, sulla carta, di un Piano Pandemico Nazionale, l’Italia è stata colpita da quella che è considerata la sua più grande crisi dalla Seconda Guerra Mondiale in poche settimane. All’inizio, l’entità della minaccia COVID-19 non era facilmente riconoscibile e ciò ha reso più difficile prendere decisioni in tempo reale per evitare crisi. A parte i suoi principi generali, il quadro operativo del Piano Nazionale (es. Definizione dei ruoli e tempistica delle azioni) non è stato seguito.”

A questo, si è aggiunto il commento dei rappresentanti del comitato sopracitato:

“Questo dossier conferma che l’Italia non ha fatto quanto richiesto dall’Oms che, a decorrere dal 2013, modificava l’approccio alla pandemia basandosi sul risk management, prevedendo 4 fasi anziché 6 e imponeva, per questo, agli stati di predisporre e/o adeguare i propri piani pandemici e di effettuare, conseguentemente: conteggio terapie intensive; scorta di DPI (dispositivi di prevenzione individuale, ndr); isolamento e tracciamento dei casi.”

Lo stesso comitato ha poi concluso come di seguito:

L’Italia nulla di tutto questo ha fatto, non ha previsto i tempi e le modalità di trasmissione dei dati dalle regioni al ministero, non ha provveduto ad incrementare i posti letto delle terapie intensive, non ha provveduto a fare scorte di DPI, non ha mai provveduto a effettuare esercitazioni, a mettere alla prova la tenuta del sistema, proprio perché un sistema di intervento tempestivo e adeguato ad affrontare un’emergenza epidemica/pandemica non ce l’aveva, come dimostrato dalla diversità di approccio e gestione del contagi e del tracciamento diverso da regione a regione. Non sono state fatte scorte di DPI, non sono mai stati effettuati conteggi del numero di posti letto nelle terapie intensive, l’isolamento dei casi e il contenimento e successivo tracciamento sono falliti in Lombardia perché ogni regione ha agito in piena autonomia, senza alcun tipo di linea guida comune valida in tutte le regioni: e questo perché mai erano state fatte esercitazioni, prove e test.”

Belgio: approvato il “compagno di coccole” per il lockdown

Oltre ai conviventi, ogni membro della famiglia potrà averne uno.
Il premier: “Vogliamo confinamento, non isolamento”.

Il Belgio, dopo la lettera dei medici che chiedeva si indagasse l’Oms per aver creato una finta pandemia (approfondimento al link), torna a far parlare di sé.

A causa della crescita della curva dei contagi da Covid-19, ha deciso di attuare un nuovo lockdown.

La novità è che sta volta si potrà aver un “knuffelcontact” ovvero, letteralmente, un compagno di coccole.

La figura del compagno di coccole è stata pensata al fine di dare supporto psicologico alla popolazione visto il delicato momento; oltre ai conviventi, ogni membro di una famiglia potrà avere un “knuffelcontact”.

Più precisamente, ogni membro della famiglia ha diritto ad un compagno di coccole ma le famiglie ne possono invitare a casa uno alla volta e, quando questo è presente, non si possono ricevere altre visite.

Chi vive da solo, invece, oltre compagno di coccole sarà possibile invitare un’altra persona, a patto che non vengano contemporaneamente.

Sulla questione è intervenuto anche il premier belga, Alexander De Croo, che ha spiegato la norma come di seguito:

Vogliamo confinamento, non isolamento.