Covid: colpo di scena sulle origini

Si intensificano i collegamenti tra il virus ed il laboratorio di Wuhan.
La Cina chiese di eliminare dati dal National Institutes of Health.

Continuano sempre più insistentemente le connessioni che collegano la nascita del virus Covid-19 al laboratorio di Wuhan.

Dopo le recenti dichiarazioni di una scienziata inerenti alle indagini non fatte per non essere associati a Trump (approfondimento al link) e lo studio in cui si riporta che il virus sia un probabile incidente di laboratorio (approfondimento al link), arriva un altro fatto perlomeno curioso in merito alle origini del Covid-19.

Come riporta l’Agi, che a sua volta cita il Wall Street Journal, “le sequenze genetiche dei primi casi di Covid-19, registrate su un database Usa, sarebbero state eliminate, su richiesta della Cina, rendendo più difficile la ricostruzione delle origini della pandemia”.

Stando a quanto riportato dal quotidiano economico-finanziario americano, infatti, il National Institutes of Health (NIH) ha confermato di avere cancellato i dati in seguito alla richiesta dello stesso ricercatore cinese che li aveva forniti pochi mesi prima, precisando quanto di seguito:

Chi ha i diritti sui dati può legittimamente chiederne il ritiro.”

Continuando, si legge che i dati mancanti includono sequenze di campioni di virus raccolti a Wuhan all’inizio del 2020 ma che alcune delle informazioni che sono state cancellate sono ancora disponibili su un articolo scientifico già pubblicato.

Israele: il 40% dei nuovi positivi è vaccinato

A dirlo è l’ex direttore general del ministero della Sanità.
In discussione la validità del vaccino e, quindi, l’analisi rischi-benefici.

Il 40% dei nuovi positivi riguarda persone vaccinate.

Come riportato dal canale TelegramGiubbe Rosse” citando la fonte “i24news” (qui il link dell’articolo in lingua originale), a dirlo è l’ex direttore generale del ministero dalla Sanità, il professor Gabi Barbash.

Lo stesso ha poi aggiunto quanto di seguito:

Non siamo preoccupati, ma vigili. Abbiamo popolazioni esposte come i bambini, compresi quelli che possono o non possono essere vaccinati.

Sostenendo che la nuova variante è molto aggressiva, Barbash non ha escluso che sia necessaria una terza dose di vaccino ed ha sostenuto che il mezzo più efficace per impedire il contagio è la mascherina:

Le mascherine rappresentano il mezzo più efficace contro la trasmissione del virus: all’aeroporto Ben-Gurion ci sono persone da tutto il mondo e nelle scuole i bambini devono circolare con le mascherine. Io avrei indossato una mascherina in mezzi pubblici anche se ero vaccinato.

Quanto detto fa però immediatamente scattare i dubbi in merito all’efficacia del vaccino: dà l’immunità dal Covid19? Copre tutte le varianti? Quante dosi si reputano necessarie? La mascherina sarebbe più efficace del vaccino?

Per i dati in nostro possesso, siamo sicuri che l’analisi costi-benefici sia stata adeguatamente valutata o che, quantomeno, non vada aggiornata? A tal proposito, è possibile trovare interventi (in lingua italiana) da parte di diversi esperti a questo link.

Vaccino anti-Covid19: pro e contro

Intervento di diversi esperti con il focus sulla vaccinazione ai bambini.
Per i dati in nostro possesso, ecco quando conviene vaccinarsi e quando no, secondo gli esperti.

La partita è apertissima.

Il dilemma attuale è quello inerente al vaccino anti-Covid19: meglio farlo o no? Più rischi o benefici?

Il tema è aperto perché, ad oggi, i dati in nostro possesso sono davvero pochi ed è normale che i cittadini si trovino in una situazione di indecisione e, se vogliamo, di timore in merito al dà farsi; specie se solo accendendo la televisione è facile notare che neanche gli addetti ai lavori hanno un’idea unanime, anzi ne discutono animatamente.

La questione principale è quella di lasciare fuori la tifoseria da stadio o quella di chi ragiona per ideologia e concentrarsi, esclusivamente, sui dati in nostro possesso e sulle evidenze scientifiche cercando di essere il più oggettivi possibile.

Il tema assume poi particolare importanza quando va a riguardare i bambini.

A tal proposito, il senatore Armando Siri (Lega), ha organizzato un incontro volto al dibattito aperto invitando molti esperti (tra scienziati, professori e professionisti) con i relativi punti di punti.

Ognuno di loro ha portato dati, slides, materiale, disamine e considerazioni volte a capire se e quando fosse conveniente o meno vaccinarsi contro il Covid-19, non facendo appunto una partita mirata tra le ideologie pro-vax o no-vax ma valutando caso per caso (fascia di età, sesso, stato di salute) la convenienza o meno a farsi inoculare il vaccino, basandosi sui dati fino ad oggi disponibili.

Il video completo dell’intervento è reperibile al link.

Morgan Stanley: tutti in ufficio entro settembre

Gorman: “Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio”.
Annunciate conseguenze in caso di smart working prolungato.

Si torna in ufficio.

A distanza di poco tempo dopo il caso Apple (approfondimento al link), arriva anche il diktat della Morgan Stanley: entro settembre tutti in ufficio.

A dare il messaggio è proprio il Ceo, James Gorman, che ad inizio settimana durante l’incontro annuale dedicato agli investimenti.

Le sue parole, più precisamente, sono state le seguenti:

Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio. E noi vi vogliamo in ufficio.”

Per dare maggiore effetto al discorso, Gorman ha tenuto a sottolineare che si stava connettendo dal suo ufficio (non da casa) ed in abito lavorativo (non da smart working), ovvero nel classico giacca e cravatta (non in mutante e ciabatte dalla vita in giù).

Ad onor del vero, diversi dipendenti hanno già iniziato a tornare in ufficio per almeno due giorni alla settimana; la cosa non è però sufficiente per James Gorman che vuole vedere pieni gli uffici al 1585 Broadway di Times Square che, per rafforzare il concetto, ha continuato il suo intervento dicendo:

Se entro il Labor Day le persone non saranno tornate in ufficio, sarò molto deluso e allora dovremo rivedere un po’ di cose. Se si vuole essere pagati a New York, si lavora a New York.

Per attenuare il clima e non incombere in rischi, come riporta la Cnn, Gorman ha anche aggiunto che in azienda non inizierà un clima “dittatoriale” e che comunque si cercherà di mantenere una politica lavorativa flessibile, in particolar modo per chi ha figli e per chi viene da fuori New York.

Il messaggio, infatti, non riguarda ad esempio i circa 10 mila lavoratori impiegati in India dove la situazione è particolarmente sotto pressione dal punto di vista pandemico.

Gorman, tuttavia, batte sul fatto che “ben oltre il 90%” dei dipendenti americani ha già ricevuto il vaccino anti Covid-19 e che la percentuale salirà al 98-99%, quindi niente scuse per loro.

CAI e Barilla: accordo per salvare 3 milioni di api

Il 3% dei campi di grano tenero verrà dedicato ai fiori.
“Se le api morissero, avremmo 4 anni di vita” (A. Einstein).

Le api sono animali tanto preziosi quanto sempre più a rischio.

L’allarme denunciato ormai da anni, è stato raccolto anche da CAI (Consorzi Agrari d’Italia) e dal Gruppo Barilla che, tramite la controllata Mulino Bianco, hanno deciso di impegnarsi nell’accordo denominato “Carta del Mulino”.

Si prevede di dedicare dodici ettari di campi fioriti al fine di ospitare 52 arnie per un totale di 3 milioni di api ed un “insect hotel”, ovvero una struttura dedicata ad altri insetti impollinatori come sirfidi e lepidotteri.

Le aziende agricole aderenti al progetto avranno l’obbligo di destinare a fiori il 3% dei campi di grano tenero; questo, al fine di proteggere l’habitat naturale promuovendo la proliferazione di api ed altri insetti impollinatori e di favorire la biodiversità.

La sopracitata “Carta del Mulino” prevede 10 regole che puntano a supportare il lavoro degli agricoltori, a favorire l’habitat naturale riducendo l’uso di sostanze chimiche e portando, di conseguenza, qualità nei prodotti.

Per capire l’importanza delle api, ci basti ricordare le parole di Einstein:

Se le api morissero, avremmo 4 anni di vita”.

Questa frase trova radici sotto diversi punti di visti. Va infatti ricordato che le api sono responsabili dell’impollinazione di almeno 95 specie di frutta e verdura e da esse si traggono anche prodotti farmaceutici, prodotti cosmetici, prodotti per l’igiene e la pulizia, che impatterebbero nella vita dell’uomo.

Ancora più importante da ricordare, però, è il fatto che quel che distrugge le api non è un meccanismo diretto valido solo per gli insetti, ma un processo indiretto che va a toccare ciò che l’uomo ha in comune con le apri: il sistema immunitario.
La considerazione è il “sottoprodotto” di una ricerca condotta dalle Università di Udine, Bologna, Napoli e finanziato dal Mipaaf, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Pnas” dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti.

Secondo la ricerca, l’esposizione delle api a insetticidi neonicotinoidi, tra i più utilizzati in agricoltura, indebolisce il sistema immunitario degli insetti favorendo la progressione di infezioni di virus che normalmente sono tenuti sotto controllo dalle difese innate delle api.
Lo studio, in particolare, spiega l’azione di un insetticida neonicotinoide molto usato (il clothianidin), che ha il potere di alterare l’equilibrio tra il sistema immunitario delle api e virus patogeni presenti in forma latente, come il “virus delle ali deformi”, rendendo liberi questi ultimi di minare la salute degli insetti.

Quindi il perché le api spariscano sembra chiarito e la frase di Albert Einstein potrebbe significare che quando i veleni sparsi per il Mondo avranno compromesso il sistema immunitario degli insetti, anche quello degli uomini avrà poco tempo prima di collassare.