Rost (ex Pfizer): non scopriamo cure ma mercati

L’ex dirigente: Le malattie sono fonte di guadagno, le cure fanno male agli affari – se un farmaco curasse in 3 giorni, lo elimineremmo.

L’ex dirigente dell’azienda farmaceutica Pfizer, Peter Rost, ha denunciato la realtà delle Big Pharma, raccolta in 17 anni di lavoro all’interno di esse: “Non abbiamo mai scoperto i farmaci, ma solo i mercati. Le malattie croniche sono fonte di guadagno, mentre le cure fanno male agli affari“.

Ciò fa ben comprendere come questi giganti finanziari agiscano nei confronti dei consumatori, spremendo tutto il denaro possibile, non considerando né l’efficacia, né gli effetti avversi dei loro prodotti, com’è accaduto con il vaccino Covid. E, se questi prodotti sono troppo efficienti nel curare, meglio non venderli.

Ho lavorato alla Pfizer per 17 anni. Non abbiamo scoperto i farmaci, abbiamo scoperto i mercati. Se un farmaco curasse l’asma in tre giorni, lo elimineremmo. Le malattie croniche sono fonte di guadagno. Le cure fanno male agli affari“.

È questa, come riporta Il Giornale d’Italia, la frase attribuita a Peter Rost che continua a circolare come una delle più dure accuse mai rivolte dall’interno al modello di business delle grandi aziende farmaceutiche.

Il Mondo di Ketty – Nel cuore della tempesta

Viaggio dentro una tristezza che chiede ascolto, non fuga.


Ci sono momenti in cui una tristezza profonda ti avvolge all’improvviso, quasi fosse un senso di perdita. Non la perdita di qualcosa di esterno, ma di te stessa: della voglia di continuare a lottare, di colmare lacune, di costruire ponti verso ciò che desideri essere.

In quei momenti ti assale una voglia irrefrenabile di mollare tutto, di abbandonare la nave. Una nave che continua a navigare nella tempesta della vita, mentre tu senti di essere al timone completamente da sola. Le onde si fanno sempre più alte, gli iceberg compaiono all’improvviso, il vento soffia forte. E tu ti senti stremata.

Ogni ostacolo superato non ti concede nemmeno il tempo di respirare, perché subito ne arriva un altro. E poi un altro ancora. È come essere la protagonista di un film che qualcuno ha scritto per te, senza che tu abbia il diritto di modificarne la trama.

A volte pensi che sarebbe bello rifugiarsi in una dolce amnesia. Non ricordare ciò che sei stata, né i traguardi raggiunti o mancati. Lasciare andare tutto ciò che ti ha condotta fino a quell’istante in cui senti che tutto è svanito. Il punto di non ritorno. O forse, il punto d’inizio di una nuova esistenza senza memoria: un hard disk vergine, ancora tutto da scrivere.

Pensa…

E allora penso. 
Penso che, forse, non serve davvero cancellare tutto per ricominciare. Forse basta concedersi il diritto di fermarsi, di respirare, di riconoscere che essere stanchi non significa essere finiti. 

Forse la nuova esistenza non nasce dall’amnesia, ma dal coraggio di guardare in faccia ciò che fa male senza lasciarsi definire da esso. Dal permettersi di chiedere aiuto quando il timone pesa troppo. Dal ricordarsi che nessuna tempesta dura per sempre, anche quando sembra infinita.

E così, mentre le onde continuano a infrangersi, capisco che non sono obbligata a essere invincibile. Posso essere fragile, posso essere umana. E in quella fragilità, paradossalmente, ritrovo un punto d’appoggio. 

Non un hard disk vergine, ma una pagina nuova. 
Non un oblio, ma un inizio.
Un nuovo inizio fatto di coraggio e speranza.

La lebbra torna in Europa

Casi in Romania ed in Croazia, dove la malattia si credeva ormai debellata da oltre 30 anni.
Quattro donne asiatiche nel primo caso, un uomo nepalese nel secondo.

La lebbra riappare in Europa: nelle ultime ore due paesi dell’Europa orientale hanno segnalato la presenza di una malattia che ormai sembrava appartenere al passato, almeno nel vecchio continente.

I casi sono stati registrati in Romania, dove non si verificava da 44 anni, ed in Croazia, dove la malattia sembrava ormai estinta da 30 anni.

In Romania al momento è uno il caso accertato, mentre tre sono ancora sotto osservazione, come riporta Il Quotidiano di Sicilia. Si tratta di quattro donne di origine asiatica lavoratrici in un centro massaggi di Cluj-Napoca, in Transilvania. Le autorità hanno disposto la chiusura dell’attività fino al termine dell’indagine epidemiologica. Il ministro della salute rumeno ha rassicurato i cittadini spiegando che il rischio di trasmissione è estremamente ridotto, essendo la lebbra una malattia con contagiosità limitata.

In Croazia invece è stato rilevato un caso su un lavoratore di origine nepalese, risalente nel paese balcanico da due anni. Il responsabile del Servizio per l’epidemiologia delle malattie infettive dell’Istituto croato di sanità pubblica, Bernard Kaić, ha spiegato che l’uomo si è presentato circa dieci giorni fa al servizio epidemiologico di Spalato manifestando sintomi compatibili con la malattia. Avviata la profilassi sul paziente, tutti i suoi contatti sono sotto costante monitoraggio medico e anche in questo caso le autorità hanno rassicurato la popolazione, definendo la situazione “sotto assoluto controllo.

TRATAMIENTO ANTIENVEJECIMIENTO

Assicurazioni, dossier Relyens: ‘never events’ con effetti gravi o mortali per il 3% degli errori in sanità

Ne parla Anna Guerrieri nel suo country abstract per l’Italia.
Ecco tutti i dati sul tema.

Su un totale di 1766 sinistri denunciati ben 47 (3%) rientrano nella casistica degli eventi avversi gravi legati al trattamento clinico. Sono i cosiddetti never events e cioè incidenti relativi alla sicurezza del paziente che provocano danni seri o la morte, hanno dei costi di gestione nettamente più alti delle spese di prevenzione, provocano traumi agli operatori sanitari e una perdita di fiducia nelle istituzioni coinvolte. Nella maggior parte dei casi (il 66% del campione) riguardano donne, complice anche la maggiore longevità femminile. I più colpiti sono i soggetti tra i 19 e i 65 anni d’età (quasi il 60% degli eventi avversi), seguono i 66-85enni col 34%, mentre gli incidenti che coinvolgono la fascia 0-18 anni si fermano al 4,3% e quelli a danno degli over 86 al 2,1%. Sono alcuni dei dati elaborati da Relyens Italia, gruppo mutualistico europeo di riferimento nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità, sulla base dei sinistri monitorati nel 2023. Dati che sono stati pubblicati nell’ambito del dossier europeo inedito ‘Panorama never events in Europa’, prodotto dalla casa madre francese di Relyens.

Il report, nel dettaglio, si focalizza sul tasso d’incidenza di sei tipologie di never events: errore di lato (errato intervento chirurgico, errata procedura o errore nella marcatura del sito chirurgico); corpo estraneo ritenuto dopo un intervento; errore da impianto protesico; ustioni del paziente. Oltre all’errata identificazione del paziente stesso e a una sbagliata terapia farmacologica.

Dal nostro osservatorio, gli incidenti più gravi riguardano gli errori terapeutici e da impianto protesico che totalizzano, infatti, ciascuno il 32% dei casi – evidenzia Anna Guerrieri, Risk manager director di Relyens in Italia –. Tuttavia, anche gli eventi relativi al materiale estraneo dopo un intervento medico o chirurgico non sono da sottovalutare, con il 28% di sinistri da noi rilevati. Se non ne abbiamo riscontrati di legati a una sbagliata identificazione del paziente, si sono verificati invece errori di lato e ustioni di pazienti (4% per entrambe le tipologie). Ne deriva che la sala operatoria si conferma il luogo a più alta concentrazione di episodi gravi (77%) rispetto ai luoghi di degenza (23%)”. “Una sinistrosità che, è bene ricordarlo – aggiunge Guerrieri –, è prevenibile ed evitabile attraverso misure preventive o di progettazione sistemica di attività di gestione dei rischi”. Anche per poter invertire il trend della gravità degli incidenti che, secondo il dossier Relyens, nel 30% dei casi comportano il decesso del paziente e nel 25% una invalidità permanente.

A livello europeo, su oltre 10mila richieste di rimborso scandagliate da Relyens, sono stati identificati 339 never events, il 3,3%, un dato leggermente superiore a quello italiano. Il 35% di essi è dovuto a dispositivi dimenticati prima della chiusura chirurgica. La chirurgia ortopedica, invece, da sola rappresenta il 32% dei casi, con un elevato rischio di errore relativo a dispositivi, lato o tipo di procedura. Infine, l’84% si verifica durante azioni programmate, in un ambiente presumibilmente sicuro.

L’attenzione che il ministero della Salute dedica alla prevenzione dei cosiddetti eventi sentinella, di cui fanno parte i never events, insieme alla centralità dedicata alla prevenzione di questi ultimi nel Global Action Plan 2021-2030 dell’Oms, è la riprova di quanto sia indispensabile garantire la sicurezza delle cure. Per il bene dei pazienti, ma anche a tutela del servizio sanitario. Non bisogna infatti trascurare – evidenzia la Risk manager director Relyens Italia – neppure il peso economico degli incidenti: fondi che potrebbero essere investiti appunto in prevenzione”. Sull’Italia, in 35 casi gli indennizzi arrivano fino a un tetto di 250mila euro, in 10 fino alla soglia di 500mila euro, ma possono persino superare il milione di euroSul versante europeo l’impatto è altrettanto rilevante: 11,39 milioni di euro nel 2023, ossia 36mila euro in media per evento e fino a 600mila euro nei casi più gravi.

Serve dunque un modello integrato di gestione del rischio, un forte investimento sulla formazione del personale, una maggiore diffusione della cultura della sicurezza e una più puntuale rilevazione e comunicazione interna delle casistiche. Un ambito nel quale – conclude Guerrieri compagnie assicurative come la nostra possono dare valore aggiunto e fare la differenza, accompagnando le strutture sanitarie in un percorso di definzione dei rischi, di individuazione delle cause che portano all’errore clinico e, naturalmente, di identificazione delle contromisure da mettere in campo”.

Commissione Ue: vaccini Covid rilasciati senza dati su sicurezza completi

La Commissione ammette di averli somministrati alla popolazione senza sufficienti dati sulla sicurezza.
Hauser: degrada tutti i vaccinati a soggetti di test.

La Commissione Ue ammette: i vaccini contro il Covid sono stati rilasciati senza dati completi sulla sicurezza.

A riportarlo è Giubbe Rosse citando il Berliner Zeitung (entrambe le fonti sono reperibili al link), chiedendosi cosa significhi questa decisione per la responsabilità ed i rischi per la popolazione.

L’Eurodeputato austriaco Gerald Hauser: “Questo degraderebbe tutte le persone vaccinate nell’Ue a soggetti di test“.