Transizione ecologica: il solito “magna-magna”?

L’Autorità per la privacy limita l’accesso alle informazioni degli incontri tra Ministro e Lobby.
Finirà nella solita mangiatoia di soldi pubblici?

Limitato accesso alle informazioni.

Questo è quanto ha da poco deciso l’Autorità per la privacy, con riferimento agli incontri che il ministro della Transizione Ecologica avrà con i rappresentanti delle aziende, delle associazioni di categoria e le organizzazioni della società civile.

Se fino a poco tempo fa non era complicato consultare le informazioni inerenti ai suddetti incontri, infatti, ora si fa e si farà più fatica a trovarli. A riportare la notizia è l’associazione The Good Lobby.

Sul tema, lo stesso ministro Roberto Cingolani, è intervenuto sostenendo che la cosa è dovuta ad una disposizione dell’Autorità per la privacy secondo la quale, sulla pagina dedicata agli incontri del ministro e dei suoi collaboratori, era possibile ricavare troppe informazioni sensibili.

Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby, è intervenuto come di seguito:

Bastava accedere al sito del ministero per ritrovare linkate, nella pagina del ministro stesso (e lo stesso valeva per i sottosegretari, il gabinetto del ministro e gli alti e medi dirigenti, tutti tenuti a rendere pubblici gli incontri con i portatori di interessi) gli appuntamenti delle ultime settimane con i lobbisti. O, in alternativa, si poteva accedere alla sezione agende trasparenti direttamente dalla homepage, seguendo il link all’area amministrazione trasparente. Tutto questo non è più possibile. Le agende sono sì presenti e aggiornate, ma è diventato tortuoso riuscire a trovarle. Per il momento sono ancora indicizzate sul motore di ricerca Google, ma non si sa per quanto. E invece la sfida della gestione del piano Next Generation Eu ha bisogno di essere monitorata dal basso”.

Il rischio è che la tematica diventi una delle tante mangiatoie di soldi pubblici.

Francia: no al green pass

Bocciato il disegno di legge sul progressivo allentamento delle misure anti covid.
L’art. 1 prevedeva proprio il pass sanitario.

L’Assemblea nazionale ha bocciato il disegno di legge sul progressivo allentamento delle misure di restrizione anti covid; lo stesso, proprio all’art. 1, prevedeva l’introduzione del green pass, ovvero il pass sanitario che riporta le informazioni permettenti la libera circolazione (certificato di guarigione da covi o vaccino, entrambi con validità di 6 mesi, oppure un test negativo effettuato non più di 48 ore prima).

Come riportato “L’antidiplomatico”, citando come fonte la “Agence France Presse”, si può leggere quanto di seguito:

L’Assemblea nazionale ha votato con sorpresa di tutti contro l’articolo chiave del disegno di legge per l’uscita graduale dallo stato di emergenza sanitaria che include il controverso PassSanitaire, il MoDem (Partito politico liberale di centro) abbandona LREM (La République En Marche), noto anche semplicemente come En Marche, partito politico francese fondato nel 2016 da Emmanuel Macron, per protestare contro la vaghezza del testo.

L’art. 1 è stato respinto con 108 voti contrari rispetto ai 103 favorevoli.

Sul tema è intervenuto Philippe Latombe (MoDem):

Non c’è stato dialogo e ascolto sui punti fondamentali del testo, all’interno della maggioranza.

Il presidente del Consiglio, da parte sua, ha tenuto ad aggiungere quanto di seguito:

Troveremo un accordo con la maggioranza, risolveremo questo problema.

Ora il governo francese presenterà un secondo decreto mirato a stabilire come avverranno le riaperture dopo il lockdown; di sicuro, però, il fatto che la maggioranza si sia rotta su un tema attualmente ritenuto di assoluta importanza come il green pass è un forte segnale di malcontento nei confronti di chi ha gestito l’emergenza, spesso accusato di inopportune ed illegittime restrizioni delle libertà.

Reddito di Cittadinanza bocciato dal sondaggio

La misura introdotta dal Governo Conte I non ha convinto.
A più di 2 anni dall’introduzione, vi è un’ampia maggioranza contraria al suo utilizzo.

Bocciato.

L’esito del sondaggio sul Reddito di Cittadinanza, il sussidio istituito con il Decreto Legge n°4 del 28 gennaio 2019 dalla Repubblica Italiana e prevedente una forma condizionata e non individuale di reddito minimo garantito (che viene chiamato impropriamente reddito di cittadinanza nel DL stesso, pur essendo totalmente privo delle caratteristiche di tale reddito di base), è assolutamente negativo.

Lo strumento, voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle ed introdotto nel Governo Conte I, ha visti i nostri lettori schierarsi ampiamente verso un voto contrario al suo utilizzo.

I risultati del sondaggio sono stati i seguenti:

Nei commenti, ovviamente, vi sono argomentazioni in ogni senso: da chi sostiene che chi ha votato in maniera negativa lo abbia fatto perché “ha il posto fisso”, a chi sostiene che non si giusto “dare soldi a chi non lavora”, passando per chi lo ritiene uno strumento che può essere utile ma che deve essere costruito in modo differente per risultare equo.

Mattarella convoca il Consiglio Supremo di Difesa

Incontro fissato per il 14 maggio al Quirinale.
Diversi i punti all’ordine del giorno.

Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa.

L’incontro avverrà al Quirinale in data venerdì 14 maggio alle ore 17:00, con diversi punti all’ordine del giorno.

Nell’agenda del Presidente della Repubblica, infatti, si prevede di affrontare i seguenti temi: aggiornamento sulle principali aree di crisi e impiego delle Forze Armate nei diversi Teatri Operativi, Stato di efficienza delle Forze Armate e punto di situazione sul processo di ammodernamento dello Strumento Militare, in una prospettiva di integrazione interforze e sinergia inter-dicastero, contributo della Difesa allo sforzo nazionale di resilienza e ripresa, posizione nazionale in relazione alle conseguenze strategiche dell’emergenza sanitaria globale e agli sviluppi in ambito Alleanza Atlantica e Unione Europea, bilancio della Difesa e aggiornamento sui programmi di investimento e di sviluppo capacitivo, punto della situazione sul terrorismo transnazionale (forte anche dei recenti sviluppi del blitz effettuato a Napoli, culmine delle indagini iniziate dopo gli attentati di Parigi – approfondimento al link).

Per 116.000 aziende il lockdown non finisce il 26 aprile

Riaprono solo le attività con tavoli all’esterno, ma il 46,6% di bar e ristoranti non ne sono dotati.

Interviene nel merito delle misure volute dal governo Draghi, la Fipe-Confcommercio.

Commentando le nuove disposizioni, infatti, la Fipe (federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha fatto notare che il lockdown in realtà non finirà per tutti il 26 aprile.

Questo perché potranno riaprire solo le attività che hanno tavolini all’esterno.

Più precisamente, nella nota si legge:

Significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi, ma il 46,6% di bar e ristoranti non è dotato di spazi all’aperto, soprattutto nei centri storici delle città.

A queste dichiarazioni ha fatto seguito la richiesta ai sindacati di “mettere a disposizione spazi extra per le attività”.