La Parola ai Lettori – Polonia: legge anti violenza all’unanimità, ma partono subito le proteste

Sostanzialmente tutti d’accordo sulla legge che si pone il fine di difendere le donne vittime di violenza familiare.
Materia delicata e non completamente chiara: già partita la petizione per farla revocare.

Ci arriva dai nostri lettori la segnalazione inerente alla nuova legge polacca contro le violenze domestiche (link).

La medesima prevede che l’allontanamento immediato dell’autore della violenza dalla vittima; vale a dire che chi sarà accusato di violenza domestica dovrà immediatamente lasciare l’abitazione su intervento della polizia.

La persona allontanata da casa dovrà farsi ospitare da altri famigliari od amici sino alla sentenza; se privo di legami di questo genere, dovrà andare in hotel.

Ancora, se non avrà i fondi necessari per alloggiare in hotel, verrà portato dalla polizia al dormitorio pubblico più vicino. Sempre alla polizia spetterà il compito di controllare periodicamente che la persona soggetta all’ordine di lasciare l’appartamento o di non avvicinarsi ad esso, rispetti le sanzioni le sono state imposte.

A tal proposito, la polizia è stata debitamente attrezzata al fine di svolgere il nuovo ruolo assegnatole. Più precisamente, il viceministro della Giustizia Marcin Romanowski ha dichiarato.

La polizia riceverà strumenti reali per contrastare efficacemente la violenza domestica e la Polonia si unirà al gruppo di Paesi in cui le vittime di questo genere di violenza ricevono la migliore protezione. In questo modo spezziamo una certa spirale di violenza e silenzio.

È intervenuto sul tema anche il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro:

Molti parlano della violenza nella famiglia polacca, ma spesso finisce con le parole; i governi liberali di sinistra hanno avuto molto tempo per intervenire ma non ci sono mai state soluzoni specifiche. Contrariamente alla critica, alle accuse secondo cui ignoriamo il problema della violenza contro una donna, siamo stati noi a presentare una soluzione specifica che è una risposta a questi drammi.

Hanno votato a favore del disegno di legge 433 deputati, 6 i voti contrari ed altrettanti quelli astenutisi. In buona sostanza la legge è stata adottata all’unanimità dal Sejm, con l’unica eccezione del partito “Konfederacja”.

La legge, che è stata sviluppata sulla base di quelle presenti in Spagna, Repubblica Ceca ed Austria, entrerà in vigore sei mesi dopo il giorno della promulgazione e prevede anche che la vittima sia esente dalle spese processuali.

Le critiche

Nonostante la sostanziale unanimità politica, la materia è delicata ed ha subito trovato l’opposizione di molti: è infatti partita immediatamente la petizione (link) con cui si chiede al Presidente polacco di verificare la conformità della legge stessa.

I punti in discussione sono svariati, si va dall’incostituzionalità (Art. 45) alla lesione dei diritti umani e della proprietà privata (l’abitazione viene lasciata a prescindere alla vittima ed ai figli, ritenendo che sia per quest’ultimi uno shock dover cambiare il luogo residenza, ma non si tiene conto del fatto che possa essere per loro uno shock dover rimanere in un luogo nel quale hanno convissuto con violenze).

Basta infatti la denuncia da parte della vittima per scattare l’ordinanza e far attuare le misure sanzionatorie, senza che si proceda ad ulteriori verifiche: il fine è, ovviamente, quello di limitare il tempo durante il quale la vittima rimanga a contatto con l’aggressore dopo aver esposto la denuncia (momento storicamente problematico).

La legge, da applicarsi ovviamente sia essa l’uomo che alla donna a seconda di commette la violenza, presenta poi il limite di dichiarare colpevole una persona sulla base della denuncia; questo non pare conforme con il principio adottato dalla maggior parte dei Paesi occidentali ed enunciato dall’Art.11 della Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948, statuito a livello cogente dall’Art. 6 della CEDU e dall’Art. 48 della Carta di Nizza.

Non si precisa poi se le spese processuali vengano addebitate alla vittima nel caso in cui l’accusa risulti falsa e se venga riconosciuto un indennizzo alla persona ingiustamente denunciata; cose, queste, a cui bisognerebbe dare risposte precise (in Spagna i casi di false accuse sono infatti lievitate dopo l’introduzione di questa legge).

Una legge, dunque, scritta sicuramente a fin di bene ma che dovrebbe essere completata sotto diversi aspetti.

(Ringraziamo per la segnalazione ed il contributo S.D.R. ed E.T., che ci scrivono dalla Polonia).

La Parola ai Lettori – Coronavirus, lo staff medico: oggi vi portiamo in prima linea

General Magazine fa un tour tra le corsie degli ospedali con gli occhi di chi ci lavora, e vi racconta com’è.

“E’ nei corridoi degli ospedali, che si capisce davvero cos’è la vita”.

Con queste parole di Andre Agassi vogliamo introdurre il racconto che ci arriva da un gruppo di personale sanitario che, tramite le loro testimonianze, vogliono farvi toccare con mano il “dietro le quinte”.

“Non siamo preparati ad affrontare emergenze di questo genere. Questo è quanto.

E non lo siamo perché, con i tagli fatti alla Sanità negli ultimi anni, sono stati chiusi ospedali, sono stati accorpati reparti, è stato ridimensionato il personale.

Con il taglio del personale si è persa la specializzazione perchè, gioco forza, ci si deve adattare a fare il di tutto un po’; ma se si perde specializzazione, si perde qualità.”

Il personale sanitario che ci scrive ci dà poi altre informazioni.

“Il periodo combacia con il picco stagionale dell’influenza ed il conseguente aumento dei decessi; non possiamo dire che il numero delle vittime sia dovuto esclusivamente al coronavirus ma di sicuro stiamo affrontando un’emergenza con delle armi non adeguate: è un virus più aggressivo che porta le persone ad avere maggior bisogno di ricovero ospedaliero rispetto al solito e, se non possiamo offrire un servizio all’altezza, è normale che le conseguenze diventino tragiche.”

Continuano poi:

“Gli appalti si fanno ogni 3 mesi; con la stessa periodicità cambiano quindi protocolli e presidi e questo porta a problemi come l’incremento del rischio di fare errori da parte degli addetti ai lavori o la mancanza di assitenza per i macchinari.

Lo stesso vale per le agenzie di pulizia: anche in questo caso gli appalti si regolano in base ai minuti da dedicare alla pulizia per ogni singolo letto o ambulatorio e sono sempre meno, ma così facendo si perde qualità sotto il punto di vista igienico della struttura.

Quest’ultimo punto va a sommarsi al problema dell’accorpamento di più reparti in uno, visto inizialmente: il paziente medico si deve “mescolare” con quello chirurgico comportando, specie nei periodi di sovraccarico, il rischio di contagio tra i pazienti di un reparto e l’altro.

Il personale sanitario che ci scrive conclude poi con un grido d’aiuto:

“Non vuole essere una polemica verso nessuno, speriamo solo che questo momento difficile ci serva da lezione per il futuro: si fa presto a dire “affidiamoci alla scienza”, quando negli ospedali non ci sono neanche le mascherine per il personale.”

(Si ringraziano per le testimonianze A.B., C.F. e M.R. che ci scrivono dall’Italia).

La Parola ai Lettori – Video del 2015 sul coronavirus: è lui o non è lui?

I social esplodono su un video del 2015. Secondo altri non si tratta dell’attuale coronavirus.
Ce ne hanno parlato i nostri lettori.

Una pioggia di notifiche. Questo è quanto sta arrivando in redazione da parte dei lettori.

Siamo partiti col mettere insieme i punti di vista di più autori ed ipotizzando degli scenari (approfondimento al link); alcuni li hanno ritenuti puramente fantascientifici, altri assolutamente logici.

Sono poi intervenuti i nostri lettori (approfondimento al link) ed infine ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Montanari (intervista al link).

Oggi mail e messenger sono presi d’assedio dai nostri lettori. Molti di loro ci segnalano un video andato in onda nel 2015 su “TGR Leonardo” e che, ascoltandolo, ci riporta dritti dritti ai nostri giorni: il video è stato pubblicato anche da “AnsaVideo” ed è reperibile qui.

Altri lettori, assieme al video, ci hanno segnalato la connessione con l’impianto dell’Istituto di Virologia afferente all’Accademia Cinese delle Scienze, cioè laboratorio sanitario specializzato nello studio di agenti patogeni legati a malattie infettive fulminanti, la cui “mission” istituzionale è lo sviluppo di antidoti e vaccini contro virus ad alta diffusione (accedendo al link cliccare su “guarda tutto”).

Dall’altra parte, arriva la segnalazione dell’articolo di “Open” (reperibile al link) in cui si sostiene che il virus del video non sia l’attuale coronavirus.

Lo stesso articolo riporta che il tema era già stato discusso in una precedente occasione (reperibile qui), dove si citava un articolo del “Nature” (reperibile qui); lo stesso articolo che, tra l’altro, era già stato oggetto di contesa da parte dei nostri lettori (come visto sopra): qualcuno lo segnalava come fonte a favore del fatto che il coronavirus non sia nato in laboratorio, altri ne mettevano in discussione la credibilità a causa del conflitto d’interessi tra l’autore dell’articolo e l’azienda in cui si è svolto lo studio, come la rivista stessa segnala nei “commenti etici” in calce alla pubblicazione.

(Si ringraziano, in particolare, per i contributi M. C., G. P., G. D. A., M. G., D. P. e A. L., che ci scrivono da Italia, Polonia e Germania).

La Parola ai Lettori – Il coronavirus non è nato in laboratorio. Ma c’è conflitto di interessi

Coronavirus: il punto di vista dei nostri lettori.

Mettendo insieme diversi autori, diverse idee e più spunti, avevamo provato ad immaginare cosa ci fosse dietro al coronavirus (approfondimento al link).

Ne usciva uno scenario accostabile alla “teoria del complotto“. Anche in questo caso, come per ogni cosa, c’è che ne condivide il pensiero e chi, invece, lo ritiene infondato.

Altri, ovviamente, si posizionano a metà, ritenendo la trama interessante, con collegamenti convincenti da un lato ma troppo fantasiosi dall’altro.

Proprio dai nostri lettori riceviamo, su questo tema, delle segnalazioni che possono formare un’analisi controfattuale rispetto a quanto scritto e che condividiamo in modo da dare spazio a tutti i punti di vista, sempre con l’unico fine di alimentare la discussione e capire quanto più sia possibile per ogni argomento.

La prima precisazione che ci arriva è inerente al fatto che il biolaboratorio francese a Wuhan non sia nato nel 1934, ma nel nel 2004 (come riporta il sito “Bufale.net”).

La seconda precisazione è inerente alla nascita del virus: secondo la rivista “Nature“, la stessa che riporta la costruzione del biolabortorio francese a Wuhan, il coronavirus che sta causando un’epidemia mondiale non sarebbe stato partorito in laboratorio (studio originale reperibile al link).

Se lo studio di “Nature” avesse ragione, saremmo dunque di fronte alla prova che da sola farebbe crollare tutta la teoria vista nel precedente articolo.

Altra nota da segnalare, però, è quella che ci arriva da un altro lettore, il quale, tra le varie fonti citate, ci mostra che in calce allo stesso articolo pubblicato da “Nature” in cui si sostiene che il virus non sia frutto di una costruzione genetica studiata in laboratorio, ci sia nella parte “commenti etici” l’indicazione del conflitto d’interessi tra l’autore e gli esiti stessi dello studio, in quanto generati da una società di biotecnologie di cui l’autore è co-fondatore.

Inoltre, lo stesso ci segnala questo video del sito “luogocomune” in cui si sostengono delle tesi esposte anche nell’articolo “Coronavirus, cosa c’è dietro?“(reperibile al link).

(Si ringraziano per i contributi M.L., L.M. e M.C., che ci scrivono da Italia e Germania).