La Parola ai Lettori – L’inquietante report firmato Rockefeller

Emerge uno studio di 10 anni fa caratterizzato da un’incredibile somiglianza con l’attuale situazione legata alla pandemia di coronavirus.
Siamo vittime di un destino cinico o vittime di un destino baro?

Nel maggio del 2010, la Rockefeller Foundation pubblica un documento intitolato: “Scenarios for the Future of Technology and International Development”: uno studio pionieristico per la pianificazione strategica della sua missione filantropica nel mondo finalizzato a “promuovere il benessere dell’umanità” di fronte alle sfide sociali, economiche, ambientali e sanitarie del XXI secolo (reperibile al link).

Lo studio è il risultato di un lavoro di ricerca di Andrew BlauPeter Schwartz del Global Business Network sull’incrocio di 2 macro variabili socio-economiche in una matrice matematica e delinea 4 possibili scenari riservati al genere umano, nel futuro prossimo venturo. 

Uno dei quattro scenari riportati nello studio è incredibilmente somigliante a ciò che stiamo vivendo in questi giorni in live streaming.

Prove tecniche di trasmissione?

Qui di seguito, la traduzione di alcuni punti-chiave relativi allo scenario più inquietante: “IL PASSO DELL’OCA” (pag. 18-25).

TITOLO: Scenari sul futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale
EDITORE/AUTORE: Rockefeller Foundation/Global Business Network.
DATA DI PUBBLICAZIONE: maggio 2010

LE 2 VARIABILI (pag. 15)

L’ALLINEAMENTO ECONOMICO E POLITICO 

Questa variabile si riferisce al livello di integrazione economica raggiunta in termini di libera circolazione di beni/capitali/persone/idee e alla presenza di istituzioni politiche efficienti capaci di fronteggiare efficacemente sfide globali/planetarie.

L’ADATTAMENTO NATURALE

Questa variabile si riferisce alla capacità della società complessivamente intesa di affrontare un improvviso cambiamento e adattarsi rapidamente ed efficacemente, grazie alla gestione efficiente delle risorse disponibili e alla resilienza delle strutture sociali preesistenti rispetto all’urto di forze esterne avverse.

I 4 SCENARI (pag. 16)

IL PASSO DELL’OCA – Un mondo caratterizzato da controllo statale verticistico, potere politico autoritario, innovazione tecnologica parziale e massivo relegamento sociale/individuale.

L’INTELLIGENZA COLLETTIVA – Un mondo caratterizzato dall’implementazione di strategie globali vincenti per una soluzione coordinata di questioni planetarie urgenti o radicate  


L’ATTACCO INFORMATICO MIRATO – Un mondo economicamente instabile soggetto a ricorrenti shock sistemici con governi nazionali deboli, crimine rampante e pericolose innovazioni tecnologiche 


LO SPARIGLIAMENTO DELLE CARTE – Un mondo caratterizzato da recessione e stagnazione economica in cui individui e società sviluppano soluzioni locali estemporanee a una serie crescente di problemi.


NARRATIVA LEGATA ALLO SCENARIO INTITOLATO “IL PASSO DELL’OCA” (pag. 18-20)

Un mondo caratterizzato da controllo governativo verticistico e potere autoritario, con innovazione tecnologica parziale e relegamento sociale/individuale

Nel 2012, la pandemia che il mondo prevedeva da diversi anni arriva. A differenza dell’influenza stagionale H1N1 del 2009, questa nuova varietà influenzale, derivata da una particolare specie di oche selvatiche, è estremamente letale e virulenta. Anche le nazioni teoricamente pronte ad affrontare un’epidemia vengono rapidamente sopraffatte da quest’emergenza sanitaria perché il virus si diffonde velocemente in tutto il mondo, infettando il 20% della popolazione mondiale e fa 8 milioni di vittime in soli sette mesi, soprattutto giovani adulti sani. La pandemia è un colpo mortale alle economie nazionali: la circolazione internazionale di persone e merci subisce un improvviso arresto, provocando il dissesto finanziario di diversi settori commerciali come il turismo e manda in tilt le catene di approvvigionamento di beni e servizi a livello planetario. A livello locale/nazionale, negozi e uffici normalmente affollati e trafficati restano praticamente vuoti per diversi mesi, senza clienti e senza dipendenti. La pandemia investe il pianeta intero con numeri di decessi enormi in Africa, nel sud-est asiatico e in America centrale, dove il virus si diffonde come un incendio inarrestabile, in assenza di protocolli nazionali di contenimento. Ma anche nei paesi sviluppati, il contenimento resta una sfida improba. La politica inizialmente adottata degli Stati Uniti (limitandosi a “sconsigliare fortemente” i voli nazionali ed internazionali) si dimostra esiziale a causa della sua permissività, accelerando la diffusione del virus non solo all’interno degli Stati Uniti ma anche oltre confine. Alcuni paesi ottengono risultati migliori, in particolare la Cina. L’imposizione e la tempestiva applicazione da parte del governo cinese della quarantena obbligatoria generalizzata, nonché la chiusura immediata e quasi ermetica di tutti i confini nazionali, salva milioni di vite umane, fermando la diffusione del virus molto prima rispetto agli altri paesi e consente alla Repubblica Popolare Cinese una più rapida ripresa post-pandemica.

Il governo cinese non è l’unico ad adottare misure estreme per proteggere i suoi cittadini dal rischio di contagio e dall’esposizione al virus. Durante la pandemia, i leader nazionali di tutto il mondo usano la forza muscolare dell’autorità vigente e impongono regolamenti restrittivi e restrizioni normative: dall’uso obbligatorio di maschere facciali ai controlli della temperatura corporea agli ingressi contingentati in luoghi pubblici come stazioni ferroviarie e supermercati. Anche dopo l’emergenza della pandemia, quest’azione di controllo e sorveglianza autoritaria sulla popolazione e sulle attività prosegue e viene addirittura intensificata. Inizialmente, l’idea di un mondo maggiormente controllato ottiene ampia accettazione e approvazione. I cittadini   rinunciano “volontariamente” a una parte della loro libertà – e della loro privacy – in cambio di maggiore sicurezza e di stabilità. I cittadini diventano più tolleranti rispetto al potere e al controllo verticistico delle autorità seguendone le direttive docilmente, lasciando ai leader nazionali lo spazio di manovra necessario per imporre l’ordine e la sicurezza, nelle maniere che più ritengono opportune.

Contemporaneamente, nei paesi sviluppati, la presenza di così tanti regolamenti e norme autoritarie limita fortemente la libera intrapresa commerciale. Gli scienziati e gli innovatori vengono indirizzati dai governi nazionali a perseguire solo determinate linee di ricerca, incentrate su progetti economicamente redditizi a basso rischio d’impresa, lasciando inesplorati diversi ambiti di ricerca e interi settori di sviluppo, a detrimento dell’innovazione.

TITOLI DEI GIORNALI NELL’AMBITO DELL’SCENARIO INTITOLATO “IL PASSO DELL’OCA” (grafico pag. 22).

Anno 2013: La quarantena limita i contatti interpersonali; sovraccarico reti cellulari.

Anno 2015: Il commercio internazionale è colpito dalle restrizioni legate al contenimento del contagio pandemico.

Anno 2017 : L’Italia risolve la carenza di badanti/immigrati sostituendoli con badanti/robot.

Anno 2018: L’adozione del capitalismo autoritario “alla cinese” da parte degli Stati Africani continuerà? 

Anno 2022: Il Vietnam chiede “un pannello solare su ogni casa”.

Anno 2023: La proliferazione delle reti commerciali nell’Africa orientale e meridionale rafforza i legami regionali.

Anno 2028:  I leader africani temono una “replica” della caduta del governo nigeriano del 2026.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI FILANTROPICHE NELLO SCENARIO INTITOLATO “IL PASSO DELL’OCA” (riquadro pag. 22)


Le organizzazioni filantropiche dovranno affrontare difficili scelte in questo mondo virtuale. Dato il forte ruolo dei governi, fare filantropia richiederà maggiori competenze diplomatiche e la capacità di operare efficacemente in ambienti estremamente divergenti. I beneficiari delle donazioni filantropiche e i rapporti con la società civile saranno mediati dai governi nazionali, quindi alcune fondazioni filantropiche potranno allinearsi maggiormente alle strategie di assistenza allo sviluppo (APS) previste dagli obiettivi statali/governativi. In questo scenario, le grosse istituzioni filantropiche manterranno una quota di influenza smisurata e le fondazioni filantropiche medio-piccole potranno accrescere il loro valore aggiunto grazie alla condivisione di risorse finanziarie, umane e operative.

Le organizzazioni filantropiche interessate a promuovere i diritti individuali e le libertà universali verranno bloccate ai confini di moltissime nazioni e non potranno entrare ed operare.

(Documento tradotto e segnalato da M. C., che ringraziamo)

Koronawirus, Becchi: “Nawet Bóg nas nie uratuje”

W imię bezpieczeństwa zabrano nam wolność. Staramy się powstrzymać wirusa, który już wygrał: polityka, kościół i konstytucja zniknęły a z nimi wieki cywilizcji.

(Włoska wersja na link)
(Angielska wersja na link – Tłumaczenie Jolanta Micinska – Hercog)

Czasy w których żyjemy są bardzo niepewne. Niepewność króluje pod wieloma względami. Wirus nie jest w pełni znany, od tych, którzy go utożsamiają z grypą, aż do tych, którzy traktują go jako najgorszą chorobę. W związku z tym nie wiadomo, jak się zachować: czy zablokować wszystko czy żyć normalnie. Jedno jest jednak pewne: ta nagła zmiana zmienia

Rozmawialiśmy o tym z profesorem Paolo Becchi, byłym badaczem na Uniwersytecie Saary w Niemczech, stypendystą Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD), a następnie Alexandre von Humboldt-Stiftung, wykładowcą na szwajcarskim Uniwersytecie w Lucernie i obecnie profesor filozofii prawa na Uniwersytecie w Genui.

Nasze nawyki i stanowi wyzwanie dla wolności, którą uważaliśmy za coś oczywistego.

Panie profesorze,  jakie są pana przemyślenia dotyczące obecnej sytacji?

Świat, który występuje w mojej ostatniej książce “Demokracja w kwarantannie” napisanej z udziałem Giuseppe Palma, która zostanie wydana na Jubileusz w przyszłym tygodniu, przedstawia mój punkt widzenia, nawiązuje do powieści ” Ślepota” napisanej przez Saramango. To historia nagłej epidemii, gdzie wszyscy stracili wzrok. I analogicznie my również w pewnym sensie staliśmy się tacy z powodu wirusa, który zainfekował naszą demokrację, wolność, sumienie oraz styl życia. Myślę, że nie ma sensu powtarzać sobie “prędziej czy później go pokonamy”, poniważ on już wygrał. Jednak nurtuje mnie, dlaczego nie mogę znaleźć odpowiedzi na to, jak to możliwe, że rząd włoski tak szybkim tempie zrezygnował z postanowień konstytucji dotyczących wolności, które wcześniej uważano za świętość w imię” przetrwania”. Widzisz, w imię bezpieczeństwa zabrano nam wolność. To jest fakt.

Myśląc o pandemii, rząd musi podjąć niekiedy trudne decyzje w celu zagwarantowania ochrony życia ludzkiego, nie uważa Pan?

Wszystko rozumiem, ale są różne sposoby. Wystraczy porównać naszych sąsiadów. Nie mam na myśli Szwecji, gdzie filozofia działania jest zupełnie inna, spójrzmy na Niemcy, gdzie ustanowiono jasne prawa i sankcje, bez ogranczania przemieszczenia się. To co u nas jest tylko wyjątkiem, dla Niemców to norma. W Korei Południowej zastosowano system smart tracking, który nie odbiera wolności 60 mln społeczeństwu w przeciwieństwie do tego zastosowanego we Włoszech. Podobny system zaaplikował Zaia w Veneto, który dał bardzo dobre wyniki. Niepokojące jest również, że we Włoszech funkcjonuje cenzura. Task force ma za zadanie eliminację informacji, które władze uznają za niewiarygodne.

W związku z tym według Pana wina jest po stronie politycznej?

Oczywiście i nie tylko.

Brakuje demokracji. Państwo funkcjonuje na dekretach premiera, jako aktów administracyjnych które nie przechodzą głosowania parlamentu ani akceptacji prezydenta. Nie ma również relacji Państwo- Regiony. W Niemczech, Angela Merkel sukcesywnie organizowała spotkania z reprezentantami Landów, na których podejmowano decyzje co do poszczególnych regionów, zawsze biorąc pod uwagę równowagę między wolnością i bezpieczeństwem. W naszym Państwie wina leży również po stronie opozycji, która paradoksalnie odrzucała piłeczkę po przeciwnej stronie, na niekorzyść obywateli. Ponadto poważne decyzje podejmowane są na podstawie opinii techniczno-naukowych ” ekspertów”, którzy nie mają jednogłośnej opinii. Ci naukowcy decydują o naszym życiu, nie znajądz odpowiedzi na pytanie czy wirus jest formą życia czy nie. Przeszliśmy z poziomu państwa prawa do państwa terapeutycznego. Innym problemem jest również opinia publiczna i Kościół.

W jakim sensie?

Za granicą nie są przekazywane informacje o tym jak naprawdę wygląda sytuacja we Włoszech, ponieważ zwykle czyta się prasę taką jak “La repubblica” i ” Corriere della sera”, którzy działają na zasadzie task force, o czym wyżej wspomniałem. Jesteśmy zmuszeni do kwarantanny, podczas której większość ludzi ogląda cały dzień telewizję, która emituje, która umacnia w słuszność decyzji dotyczącej ograniczeń przez włoski rząd i do tego właśnie służy kwarantanna. Sytuacja jest typowa dla reżimu autorytarnego, kreującego klimat strachu.

Mówiąc o odpowiedzialności Kościoła, co ma Pan profesor na myśli?

Ludzie umierają bez kontaktu z bliskimi, w samotności, bez możliwości godnego pożegnania, nie wspominając o uroczystościach pogrzebowych, gdzie w Niemczech są cały czas celebrowane. Mamy zmarłych potraktowanych jako odpady toksyczne. Kościół był zawsze wrażliwy na chorych i cierpiących, a dziś milczy. Św. Franciszek przytulał trędowatych, a papież Franciszek nie miał nawet odwagi wyjść naprzeciw temu co się dzieje mówiąc, walcząc o zachowanie namaszczenia chorych i godnego pochówka. Kościół zawsze był obecny na przestrzeni lat, podczas wszystkich epidemii.

Jakie są Pana prognozy na pszyszłość?

Uczestniczymy w wielkim eksperymencie społecznym, który ma na celu weryfikację jak daleko można się posunąć, aby doprowadzić do upadku całego kraju. Ten eksperyment uda się. To kraj, gdzie nie przypuszczałem, że zrezygnuje się z podstawowych wolności człowieka , kraj katolicki, który zrezygnuje z kultu zmarłych, kraj antyfaszystowski, który zrezygnował z demokracji bazującej na konstytucji. Państwo bez odporności. Limit został przekroczony, w przeciwieństwie do Heidegger myślę, że nawet Bóg nie jest w stanie nas uratować.

Air France come Lufthansa: 7 miliardi di aiuti

La compagnia aerea francese segue le orme di quella tedesca: attivato un piano di aiuti da 7 miliardi di euro con l’ok della Commissione europea.

Continua il capitalismo assistito.

Proprio pochi giorni fa i francesi della Renault ed i tedeschi della Lufthansa (approfondimento al link) avevano attivato dei piani di aiuto, rispettivamente da 5 e 9 miliardi di euro, con l’approvazione della Commissione europea.

Ora, a seguire la medesima strategie è il turno di un’altra compagnia francese: Air France.

Al fine di evitare il rischio fallimento e salvare quanti più posti di lavoro possibili, la Francia ha deciso di mettere sul piatto un altro piano di aiuti simile a quello utilizzato per Renault.

Stiamo parlando di 7 miliardi di euro; di questi, 4 proverranno da prestiti bancari garantiti al 90% dallo Stato mentre i restanti 3 da prestiti diretti, con in cambio impegni presi dalla compagnia aerea inerenti al miglioramento della redditività ed alla riduzione delle emissioni di CO2.

Il piano ha già ricevuto l’ok dalla Commissione europea che, tramite un comunicato stampa del commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager, ha dichiarato:

Questa garanzia e questo prestito per gli azionisti concesso dalla Francia, per un importo di 7 miliardi di euro, forniranno ad Air France la liquidità di cui ha urgentemente bisogno per resistere alle ripercussioni della pandemia. La Francia ha anche dimostrato che tutte le altre possibilità di ottenere liquidità sui mercati erano già state esplorate ed esaurite; in assenza di sostegno pubblico Air France sarebbe senza dubbio esposta al rischio di fallimento a seguito della sospensione delle sue attività.

La Parola ai Lettori – Polonia: legge anti violenza all’unanimità, ma partono subito le proteste

Sostanzialmente tutti d’accordo sulla legge che si pone il fine di difendere le donne vittime di violenza familiare.
Materia delicata e non completamente chiara: già partita la petizione per farla revocare.

Ci arriva dai nostri lettori la segnalazione inerente alla nuova legge polacca contro le violenze domestiche (link).

La medesima prevede che l’allontanamento immediato dell’autore della violenza dalla vittima; vale a dire che chi sarà accusato di violenza domestica dovrà immediatamente lasciare l’abitazione su intervento della polizia.

La persona allontanata da casa dovrà farsi ospitare da altri famigliari od amici sino alla sentenza; se privo di legami di questo genere, dovrà andare in hotel.

Ancora, se non avrà i fondi necessari per alloggiare in hotel, verrà portato dalla polizia al dormitorio pubblico più vicino. Sempre alla polizia spetterà il compito di controllare periodicamente che la persona soggetta all’ordine di lasciare l’appartamento o di non avvicinarsi ad esso, rispetti le sanzioni le sono state imposte.

A tal proposito, la polizia è stata debitamente attrezzata al fine di svolgere il nuovo ruolo assegnatole. Più precisamente, il viceministro della Giustizia Marcin Romanowski ha dichiarato.

La polizia riceverà strumenti reali per contrastare efficacemente la violenza domestica e la Polonia si unirà al gruppo di Paesi in cui le vittime di questo genere di violenza ricevono la migliore protezione. In questo modo spezziamo una certa spirale di violenza e silenzio.

È intervenuto sul tema anche il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro:

Molti parlano della violenza nella famiglia polacca, ma spesso finisce con le parole; i governi liberali di sinistra hanno avuto molto tempo per intervenire ma non ci sono mai state soluzoni specifiche. Contrariamente alla critica, alle accuse secondo cui ignoriamo il problema della violenza contro una donna, siamo stati noi a presentare una soluzione specifica che è una risposta a questi drammi.

Hanno votato a favore del disegno di legge 433 deputati, 6 i voti contrari ed altrettanti quelli astenutisi. In buona sostanza la legge è stata adottata all’unanimità dal Sejm, con l’unica eccezione del partito “Konfederacja”.

La legge, che è stata sviluppata sulla base di quelle presenti in Spagna, Repubblica Ceca ed Austria, entrerà in vigore sei mesi dopo il giorno della promulgazione e prevede anche che la vittima sia esente dalle spese processuali.

Le critiche

Nonostante la sostanziale unanimità politica, la materia è delicata ed ha subito trovato l’opposizione di molti: è infatti partita immediatamente la petizione (link) con cui si chiede al Presidente polacco di verificare la conformità della legge stessa.

I punti in discussione sono svariati, si va dall’incostituzionalità (Art. 45) alla lesione dei diritti umani e della proprietà privata (l’abitazione viene lasciata a prescindere alla vittima ed ai figli, ritenendo che sia per quest’ultimi uno shock dover cambiare il luogo residenza, ma non si tiene conto del fatto che possa essere per loro uno shock dover rimanere in un luogo nel quale hanno convissuto con violenze).

Basta infatti la denuncia da parte della vittima per scattare l’ordinanza e far attuare le misure sanzionatorie, senza che si proceda ad ulteriori verifiche: il fine è, ovviamente, quello di limitare il tempo durante il quale la vittima rimanga a contatto con l’aggressore dopo aver esposto la denuncia (momento storicamente problematico).

La legge, da applicarsi ovviamente sia essa l’uomo che alla donna a seconda di commette la violenza, presenta poi il limite di dichiarare colpevole una persona sulla base della denuncia; questo non pare conforme con il principio adottato dalla maggior parte dei Paesi occidentali ed enunciato dall’Art.11 della Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948, statuito a livello cogente dall’Art. 6 della CEDU e dall’Art. 48 della Carta di Nizza.

Non si precisa poi se le spese processuali vengano addebitate alla vittima nel caso in cui l’accusa risulti falsa e se venga riconosciuto un indennizzo alla persona ingiustamente denunciata; cose, queste, a cui bisognerebbe dare risposte precise (in Spagna i casi di false accuse sono infatti lievitate dopo l’introduzione di questa legge).

Una legge, dunque, scritta sicuramente a fin di bene ma che dovrebbe essere completata sotto diversi aspetti.

(Ringraziamo per la segnalazione ed il contributo S.D.R. ed E.T., che ci scrivono dalla Polonia).

Capitalismo assistito: a Renault 5 miliardi da Ue, a Lufthansa Berlino dà 9 miliardi

La crisi da coronavirus sta colpendo pesantemente anche Francia e Germania. E i settori in terribile difficoltà sono due: aereo (viaggi) e auto. Soldi a pioggia per tutti.

La crisi da coronavirus sta colpendo pesantemente anche Francia e Germania.

I cugini d’oltralpe vedono la loro casa automobilistica Renault in seria difficoltà e, proprio su questo tema, è arrivato il via libera della Commissione europea per aiuti da 5 miliardi di euro.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Ansa“, la commissaria alla concorrenza Margarethe Vestager, ha dichiarato:

Queste garanzie da 5 miliardi aiuteranno Renault a ottenere liquidità che serve urgentemente a causa dell’impatto del coronavirus”.

Non sta passando tempi migliori la compagnia aerea tedesca Lufthansa che, lasciando gli aerei a terra a causa della pandemia, ad oggi ha perso ricavi pari a 1 miliardo di euro.

Il CEO della compagnia aerea, Carsten Spohr, ha nel ventaglio delle possibilità da prendere in considerazione anche quella di procedere a un default che porti ad un’amministrazione controllata, attivando il meccanismo di protezione dai creditori.

Lo stesso Spohr vorrebbe anche limitare l’intervento della politica ma, come riporta “Reuters”, il governo Merkel ha pronto un piano di aiuti statali da 9 miliardi di euro per intervenire nel capitale sociale, raddoppiando la capitalizzazione di Borsa che oggi ammonta a 4,03 miliardi di euro.

Articolo originariamente pubblicato su “Wall Street Cina“, che ringraziamo.