Geraci: “L’Europa non si faccia trascinare nella disputa tra Usa e Cina”

Intervista all’ex sottosegretario del Conte 1: sbagliato che Washington chieda di “schierarsi o con noi o con loro”. L’azione del governo giallo-rosso nell’emergenza Covid19? “Completamente insufficiente”.

Della crisi nata con l’epidemia di coronavirus abbiamo parlato con Michele Geracigià Sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico nel Governo Conte I ed attualmente professore di finanza in Cina all’University of Nottingham Ningbo China ed alla New York University Shanghai, dopo esperienze professionali maturate in Merrill Lynch, Bank of America e Donaldson, Lufkin & Jenrette.

Prof. Geraci, come considera l’operato del governo Conte nelle varie fasi di gestione della pandemia di Covid19? Pensa sia vera la critica delle opposizioni, che dicono di essere state escluse dalle decisioni per gestire l’emergenza?

Come è mio stile cerco sempre di evitare commenti sui singoli individui e concentrarmi sul loro operato, le azioni e i risultati di tali azioni, quindi la mia critica non è mai ad personam. Questo ci tengo a chiarirlo perché non vorrei mai entrare in polemiche individuali. L’azione del governo a mio avviso è stata completamente insufficiente data la gravità della situazione. Sin da gennaio si sapeva che il presidente cinese aveva messo in quarantena 60 milioni persone e praticamente bloccato quasi tutto il resto della Cina e, senza saper né leggere né scrivere, chiunque avrebbe capito che c’era da stare all’erta. Io ho cercato di comunicare ai membri del governo ed al presidente del Consiglio direttamente la possibile gravità della situazione, non perché io fossi virologo ma perché mi preoccupava questa ferma risposta della Cina ad una cosa che evidentemente non era una semplice influenza come anche dimostrato dalla recente recrudescenza di casi a Pechino, rimessa in parte in quarantena anche ora a giugno”.

E sull’opposizione che si sente emarginata?

“Io non credo che il governo abbia particolarmente escluso l’opposizione dal dibattito ma escluso tutti gli esperti, persone che potevano dare informazioni, suggerimenti e consigli e, tra questi, mi consenta mi ci metto anche io: come promotore della “nuova via della seta”, il rapporto un po’ particolare che avevo costruito con i rappresentanti delle istituzioni cinesi sarebbe stato molto utile nel momento iniziale dello scambio di informazioni, di personale ed anche degli aiuti sanitari poi portati avanti, devo dire bene, dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ma se Conte ed anche i media mi avessero dato più spazio… perché anche lì, sui media, c’è stata una chiusura nel voler ascoltare la Cina, per una nostra questione di superbia-superiorità che non ci consente nemmeno di poter studiare cosa fanno gli altri perché noi siamo i migliori. Purtroppo quando non si osserva, si fanno errori”.

Quanto all’Ue invece, come valuta la portata e le tempistiche dei piani di emergenza messi in campo da Bruxelles e dalla Bce?

“Eh, scusi, quali piani messi in campo dall’Unione Europea? Siamo a metà giugno e dopo quattro mesi ancora non si è fatto nulla. Si parla, si discute, si va a riunioni, ci sono lettere della Commissione e comunicati dell’Eurogruppo, dichiarazioni di sostegno, stati generali, ulteriori riunioni ma non si combina nulla. Ancora non è arrivato nessun aiuto e quasi tutte le proposte della Commissione Europea non sono a vantaggio dell’Italia. L’unico apporto positivo, ed è quel che ho sempre sostenuto a livello europeo, arriva dalla Banca Centrale Europea che adempie finalmente al suo compito: quello di dare sostegno sul mercato secondario alle obbligazioni governative. L’aumento del PEPP da 700 a 1350 miliardi, quello è un aiuto importante. Anche perché l’Italia potrebbe avere una chiave di contribuzione intorno al 20% e questo rappresenta circa 230 miliardi ed acquisti potenziali che la Banca Centrale Europea potrà fare sui Btp italiani. Il che significa che l’Italia può risolvere i suoi problemi di finanziamento in maniera indipendente e senza aiuti – che tanto non ci sono – della Commissione”.

Per chiudere, una domanda sulle tensioni tra Stati Uniti e Cina: nel mezzo dello scontro tra le due superpotenze, quale pensa debba essere la posizione dell’Italia?

“Tema molto caldo che in Italia non viene compreso, come tanti altri, perché in Italia non si ama più studiare, analizzare ma si fanno politiche economiche sui social network: questo è il grave dramma della nostra nazione. Io credo che gli Stati Uniti stiano un poco tirando la corda, un po’ troppo. Perché una cosa è avere una disputa contro una singola azienda, un’altra è avere una disputa contro un intero Paese, la Cina; e infine ben diverso è tirare in ballo parti terze come l’Unione Europea e chiedere di “schierarsi o con noi o con loro”. In momenti come questi la cooperazione, l’unità e l’armonia devono essere un obiettivo comune e condiviso da tutti, per contribuire a uno sviluppo stabile della società e dell’economia globali”.

E quindi, come se ne esce?

“Ripeto, questo non è il momento di “vinco io, tu perdi” ma è una fase in cui la cooperazione può veramente essere win/win per tutti. Credo questo concetto lo abbia finalmente capito anche il commissario Josep Borrell a Bruxelles, che proprio ieri in una videoconferenza con altri ministri degli Esteri e con Mike Pompeo ha ribadito che l’Europa, udite udite, farà quello che è nell’interesse dell’Europa, e che non ha nessuna intenzione a dover essere obbligata a scegliere da quale parte schierarsi. Questa dichiarazione è molto importante perché chiarisce agli Stati Uniti che l’Europa non vuole essere trascinata in dispute tra Paesi terzi. Ed è quel che io auspico anche per i rappresentanti del governo italiano, i quali tendono troppo spesso a parlare prima di pensare creando quindi attriti non necessari nei confronti della Cina o di altri Paesi. Il silenzio, la pacatezza e la voglia di cooperare devono essere i cardini della diplomazia”.

(Intervista originariamente pubblicata su “Wall Street Cina“)

Ue, confini interni riaperti entro giugno

Situazione sanitaria verso la normalità: confini interni in via di riapertura entro la fine del mese.

Pare che l’emergenza da coronavirus stia andando verso l’archiviazione, con la situazione sanitaria che tende alla normalità.

Per questo motivo, la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson, dopo averne discusso con i ministri dei Paesi membri, ha dichiarato che gli spostamenti all’interno dell’area Schengen torneranno in pieno funzionamento entro la fine di giugno.

La Commissione, durante il Midday Briefing, ha poi ricordato quanto di seguito:

“Una volta revocate le restrizioni nei confronti di specifiche regioni, lo stesso trattamento deve essere riservato nei confronti di Paesi o aeree con la stessa situazione epidemiologica, in modo coordinato e non discriminatorio.”

Questa era la risposta al pacchetto presentato in data 13 maggio inerente alle misure ai confini interni dell’Unione Europea, in merito alla lettera indirizzata al ramo esecutivo dell’Ue dal premier italiano Giuseppe Conte e dal primo ministro spagnolo.

I due, infatti, chiedevano una riapertura delle frontiere interne coordinata, basata su criteri epidemiologici comuni, chiari e trasparenti.

Coronavirus, Zamagni: “Pandemic will change everything”

Work, bureaucracy, education: a pandemic will purge.
Greater importance for non-governmental organizations.
Italy has always managed, soon they will find new roads.

(Translation by Jolanta Micinska – Hercog)
(Italian version at link)
(Polish version at link – by Magda Żymła)

What coronavirus introduces, among other things, is a dramatic change in our lives, from rules to habits.

And it will also affect the mentality and understanding of the state of affairs.
We discussed this with prof. Stefano Zamagni, former president of the Third Sector Agency, professor at Johns Hopkins University, dean of the Faculty of Economics of the University of Bologna, one of the main collaborators of Pope Benedict XVI in editing the text of the encyclical “Caritas in Veritate” (in 2007-2009) and, from 2019 , president of the Pontifical Academy of Social Sciences.


Professor Zamagni, as Wikipedia also reports, you are a global expert in the field of social economy. What is your point of view on the current situation?

“Look, those who know the Italian character, and here the story is clear, know that Italians have a specific feature: they must reach the edge of the abyss; when they get there, they put off all disputes, roll up their sleeves and start again. It has always been like that. This leads me to the conclusion that when this crisis situation is over, there will be a strong revival of our people’s interest in what we call “the common good.”

What do you mean?

“This pandemic shows us that the” total good “orientation has led to the failure we are now observing. We must replace the adjective “total” with the adjective “common”. This means that people, and above all companies, must act in order to stay on the market in conditions of good development and economic and financial balance, but not only: it is a mistake, and here responsibility also lies with professors of economics, it is stated that the goal the company is maximizing profit for shareholders (shareholder value).”

They say so indeed. What, in your opinion, is the company’s purpose?

“Historically, the company was born with the mission of producing value, or rather creating value. This value cannot be transferred to profit without coverage. Profit must be a share, even significant, in value, but not in everything as it has been in the last 25-30 years.
In this respect, many economists change their point of view.”

And how can you define this change?

“There would be many, but I’m going to pay attention to four points in particular.
The first point is what we just said. The second thing is to understand the correct nature of bureaucracy: today everyone is against bureaucracy, nobody even thinks about talking about it well, but it’s a very serious mistake.”

This is curious. Why?

“Because bureaucracy is not a cause but an effect. The reason for bureaucratization is the search for income, and the search for income is a state of mind that affects both the public and private sectors. This is due to the fact that bureaucracy is an instrument that allows (the state or private entrepreneur) to acquire and maintain rent-seeking positions.

Income is the number one enemy of both salary and profit: the higher the pension, the lower the profit and thus the lower the investment rate in innovation. On the other hand, the lower the salary, the lower the actual demand.
This pandemic will sweep away this mentality because it has shown that if a company does not introduce real innovation, it falls out of the market. Let’s look at a banal and direct example: the only companies that managed to work are those that launched the so-called smart working (15-20%); not only because they placed computers in employees’ homes, but because they changed the organization of work. Until now, again because of the search for profit, companies and organizations do not want to change the way of production, sticking to the outdated model of Taylorism and at the same time losing its resilience.
If we introduce this concept into public administration, we will understand why all political parties, from left to right, want to keep bureaucracy. They all promise to limit it, never doing it: bureaucracy serves politicians to maintain their power.
Enterprises – clearly and fortunately there are praiseworthy exceptions – do not criticize this strongly and firmly, because they themselves fall victim to bureaucracy, and are therefore afraid that by acting against public bureaucracy, it will eventually turn against them.”

So, if I properly follow your reasoning, when we have explained the need to focus on the common good rather than the total good, then we need to work out the causes that generate bureaucracy. Third thing, what would it be?

“The third thing is education.
The structure of the university education sector should be completely changed. The current structure is still the structure of the Gothic reform of twenty years of fascism: a Taylorist type structure where the teacher acts as a workshop manager who checks if students learn their lessons and where the institution functions as a courtroom where young people are assessed and sanctioned (including sense that if the sentence is negative, they fail.

The question is: why, for over seventy years, all political forces have not had the courage to change the fascist system in such an important issue as education? Why was it limited to approving reforms, not transformation?
It is obvious that we must wait for the citizens to organize and speak up if we really want school to become a place of education, not just studying.
Take the case of the reform known as Alternanza Scuola – Lavoro (“school-work alternation”): the one who invented it, I hope, had good intentions, but made a huge mistake! There can be no question of alternation between school and work, but rather of school-work coherence.”

The third point is inherent in education reform, which also applies to what was said at the beginning. And the fourth point?

“Finally, we are dealing with a scandal due to the fact that during this crisis period the third sector was kept out of the way: we have the best third sector in the world among volunteers, social cooperatives, social enterprises, NGOs, foundations and was not involved in the decision-making process .
The social dimension is not guaranteed by the state, hospitals, police or carabinieri, but by the third sector.”

How do you see the situation developing?

“Now that the events have reached the inevitable turning point, you will see that when this crisis ends, it will cause a domino effect.
People have already understood what we have talked about before is just a matter of waiting for some collective entity to start the process. It won’t be long, a few months, by the end of the year at the latest.
And it will not be a matter of finding a leader, they will appear later. Rather, it is a matter of raising awareness of organized civil society.
Once the critical mass is reached, the process of rebuilding the country can begin.
Please go to the website of the “Politica Insieme” association and you will have an idea about the current state of affairs.”

Bce: prove generali per operare da agosto anche senza la Bundesbank

Lagarde starebbe pensando a un piano B nel caso in cui i tedeschi debbano lasciare il programma di acquisto di bond. Pronta un’azione legale, rischi per l’euro.

Tira brutta aria in Europa, dopo la decisione tedesca del 5 maggio 2020. In quella data, la Corte costituzionale di Germania aveva emesso una sentenza secondo la quale la Banca centrale di Berlino, la Bundesbank, doveva porre fine entro tre mesi all’acquisto di titoli di Stato europei, a meno che la Banca Centrale Europea (Bce) guidata da Christine Lagarde non fornisse prove sull’effettiva necessità di tali acquisti.

Stando a quanto rivelano a “Reuters” quattro fonti, che hanno chiesto di essere protette dall’anonimato, la Bce sarebbe in procinto di pensare ad un piano B nel caso in cui la Corte Suprema tedesca costringa la Bundesbank a lasciare il programma di acquisto di bond da diverse migliaia di miliardi di euro.

La Banca Centrale di Berlino è il principale protagonista vista la quota in capo alla Germania, per questo la Bce starebbe pensando ad un’azione legale al fine di tutelarsi riportando la Bundesbank all’interno del suddetto programma, nel caso in cui le cose vadano per il peggio.

La Corte costituzionale tedesca ha dato tempo fino ad agosto alla Bce per giustificare il cospicuo acquisto di titoli di Stato; diversamente, dovrà continuare il programma senza la Bundesbank, la quale ad oggi stando ai piani dovrebbe effettuare più di un quarto degli acquisti di titoli obbligazionari.

Nel caso in cui la sentenza della Corte di Karlsruhe non fosse quella sperata dalla Bce, ci troveremmo molto probabilmente davanti ad un momento cruciale per la tenuta dell’euro, finora fortemente voluto proprio dalla Germania. Berlino ha da sempre dettato le politiche monetarie al resto dell’Unione Europea, creando al contempo un eccessivo surplus commerciale.

(Articolo originariamente pubblicato su “Wall Street Cina“, che ringraziamo)

Thyssenkrupp in uscita dal business dell’acciaio. Compresa Terni AST

“Acciai Speciali Terni (AST)” tra le attività probabilemente non più sostenibili per il futuro. Il gruppo tedesco sta cercando acquirenti o partner.

Thyssenkrupp, il colosso industriale tedesco con sede ad Essen, starebbe pensando alla possibilità di cedere la maggioranza della sua divisione di produzione dell’acciaio.

Sembra incredibile ma sono le parole che il Ceo, Martina Merz (foto), ha rilasciato a Reuters.

Il cambiamento in questione sarebbe davvero epocale in quanto andrebbe a toccare proprio il core business che caratterizza gli oltre 200 anni di storia.

Più precisamente, Martina Merz si è lasciata scappare la seguente frase, che ha ovviamente attirato l’attenzione di tutti:

Niente è più off-limits”.

Il gruppo, costituito nel 1999 dalla fusione di Friedrich Krupp AG Hoesch-Krupp e Thyssen AG, si è classificato al 724° di Forbes Global 2000, è una delle società più grandi del mondo con un valore di mercato (a metà 2018) di circa 17,3 miliardi di dollari USA.

È inoltre quotato alla Borsa di Francoforte e alla Borsa di Londra.

Spostando la lente di ingrandimento verso l’Italia, invece, in una nota il gruppo ha menzionato lo stabilimento di “Acciai Speciali Terni (AST)” proprio tra quelle attività che rientrerebbero tra le prospettive non più sostenibili per il futuro. Il gruppo tedesco, secondo alcune fonti, starebbe cercando acquirenti o partner.

A questa notizia fa eco la nota della Fiom, che denuncia come AST sia finita “in una sorta di bad company in attesa di essere ceduta o di trovare nuove alleanze societarie”.

Articolo originariamente su “Wall Street Cina“. che ringraziamo.