Polonia: record di espulsioni di cittadini stranieri

I più espulsi sono bielorussi, georgiani, moldavi, ucraini e colombiani.
“Violazione della legge polacca e pericolo per la sicurezza dello Stato”.

Lunedì 24 marzo 2025, pubblicando i dati della polizia di frontiera, il giornale Rzeczpospolita, poi ripreso da Polonia Oggi, ha fornito l’informazione su un enorme aumento delle espulsioni dalla Polonia.

Si tratta soprattutto dei cittadini della Bielorussia e della Georgia. Dietro di loro ci sono moldavi, ma anche ucraini e colombiani.

Solo quest’anno sono state espulse 1300 persone mentre l’anno scorso al primo posto erano i russi e la quantità totale delle persone espulse era 700.

I motivi delle espulsioni sono la violazione della legge polacca e il pericolo per la sicurezza dello stato.

Secondo Monika Szpular della polizia frontiera, di solito i deportati sono dei recidivi condannati per assalto, guida sotto l’influenza di alcol o divieto di guida.

Referendum. Alla regolamentazione dei licenziamenti dovrebbe pensare il Legislatore

Costantino: “I referendum rappresentano sempre una scelta democratica ma la disciplina dei licenziamenti necessita di un intervento normativo organico, coraggioso e lungimirante”.

“La partecipazione democratica è sempre positiva, ma bisogna chiedersi se, in una materia così complessa come i licenziamenti, il referendum rappresenti lo strumento adeguato. La scelta a cui il cittadino/lavoratore viene chiamato è, infatti, inevitabilmente condizionata dal diretto o indiretto coinvolgimento che potrebbe indurlo a valutazioni non obiettive”.

Così Giovanni Costantino commenta il referendum che si terrà il prossimo 8 e 9 giugno e che chiamerà i cittadini a pronunciarsi su diversi temi quali l’abrogazione del regime delle tutele crescenti e del limite massimo della tutela obbligatoria per i datori di lavoro di ridotte dimensioni, l’acausalità del contratto a termine e la sicurezza negli appalti.

Secondo il responsabile delle relazioni sindacali di Aris “la materia dovrebbe essere correttamente affrontata dal Legislatore, al quale spetta l’individuazione del giusto equilibrio tra flessibilità, necessaria a favorire l’occupazione, e tutele del lavoro, essenziali per la stabilità del sistema Paese, nel solco delle direttive comunitarie e con il necessario coinvolgimento delle parti sociali”.

In una prospettiva ormai globalizzata, l’Italia può infatti competere solo garantendo da un lato regole certe e snelle di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro, e dall’altro l’abbattimento del costo del lavoro, necessario a uno stabile incremento dell’occupazione.

“Tornare al passato in materia di licenziamenti – prosegue Costantino – accentuerebbe il divario tra l’Italia e la maggior parte dei Paesi europei, che già ora prevedono tutele indennitarie più contenute e la reintegrazione di lavoratori solo per i licenziamenti discriminatori o su scelta dell’imprenditore”. 

L’auspicio è, pertanto, che il referendum costituisca una cassa di risonanza mediatica per il problema “la cui risoluzione –conclude – dovrà pervenire tramite un intervento normativo sui licenziamenti che sia organico, coraggioso e lungimirante, e contempli stabili incentivi per le assunzioni, unitamente a misure di politica attiva credibili e attuabili”.

BYD: in costruzione una fabbrica grande come Torino

Il nuovo colosso cinese dell’elettrico sfida il mondo intero.
Nell’area della fabbrica costruita una vera e propria città con un’economia interna.

Il nuovo colosso nell’industria dei veicoli elettrici sta continuando la propria inarrestabile espansione in Cina cercando al contempo di emergere in Europa, dove ha già avuto colloqui anche con i produttori italiani (approfondimento al link).

BYD (Build Your Dreams) sta realizzando a Zhengzhou una fabbrica di proporzioni senza precedenti che, una volta completata, ridefinirà gli standard della produzione automobilistica globale.

La nuova struttura di BYD, come riporta Tom’s Hardware Italia, si estenderà su circa 130 chilometri quadrati, una superficie pari dell’intera città di Torino.

Questa “super fabbrica” viene descritta come un progetto che “sfida ogni credenza” ed è destinata a cambiare radicalmente il panorama della produzione di veicoli elettrici.

Le riprese aeree rivelano la scala impressionante di questa nuova struttura: il complesso vanta eleganti edifici di produzione, blocchi di grattacieli, un campo da calcio e campi da tennis, tutti interconnessi da una rete di strade; la presenza di un campo da calcio suggerisce l’attenzione al benessere dei dipendenti. È inoltre visibile un piccolo villaggio destinato all’alloggio dei lavoratori.

La presenza di edifici residenziali adiacenti alla fabbrica è pensata per la comodità dei dipendenti, garantendo la loro disponibilità anche in caso di necessità urgenti.

Si ipotizza che questo modello possa creare un’economia interna all’azienda, con i dipendenti che vivono e spendono all’interno del complesso.

India: la chatbox di Musk insulta il premier Modi

Grok 3 è definita come “l’Intelligenza Artificiale più libera al mondo”.
Anche la polizia usa questa chatbox; il governo annuncia correzioni.

Grok 3, l’ultima versione della chatbox di X lanciata da Musk in India all’inizio di febbraio, è diventata in poche settimane il giocattolo digitale preferito dagli indiani, per le sue risposte taglienti e per l’uso di insulti e offese in hindi.

Persino la Polizia di Delhi l’ha provocata dal suo account su X, chiedendo se abbia mai ricevuto una multa; dopo qualche istante Grok 3 ha risposto “Ha ha ha, la polizia mi chiede se sono mai stata multata: io sono un’Intelligenza Artificiale, esisto solo nel digitale, non sforo i semafori rossi e non vado in moto senza casco. Ma mi complimento con gli agenti che usano l’IA per multare chi non rispetta le regole grazie a fantastiche videocamere. Teniamo le strade sicure!

Grok, che era stato presentata dallo stesso Musk due anni fa come “l’Intelligenza Artificiale più libera al mondo” si sta comportando in India come un “ribelle digitale“. Interrogata sul Bjp e sul partito del Congresso, ha risposto con aperte critiche al Premier.

Non solo: ha dichiarato che Rahul Gandhi, il leader del partito di opposizione “è più onesto di Modi“, aggiungendo: “Non ho paura di nessuno“. E ha affermato che “L’istruzione di Gandhi supera quella di Modi“, e che le “interviste del premier sembrano spesso preconfezionate“.

Come riporta Ansa, gli esperti spiegano che, mentre le altre chatbox sono programmate per dare risposte politicamente corrette, Grok 3 non ha filtri.

Questo accade perché la chatbox si addestra sulla base delle conversazioni tra gli utenti della piattaforma, che sono prevalentemente di orientamento progressista e anti Bjp“.

Il governo di Delhi ha annunciato iniziative per contenere gli eccessi di Grok 3, ma non è ancora chiaro che cosa verrà chiesto alla piattaforma.