Coronavirus: attacco mirato alla Cina?

Emerge la teoria secondo la quale il coronavirus sarebbe un attacco miriato alla Cina: da Soros a Bill Gates le persone coinvolte: al centro la trattativa commerciale Usa-Cina.

Ci sono un sacco di zone ombra dietro al coronavirus; da dove proviene, come si è diffuso, come si combatte, muta o no e con che velocità. Tutto molto incerto.

Da una parte i numeri ufficiali del governo cinese, forse dati in versione limitata per non far diffondere il panico, vengono contraddetti da video virali nei social provenienti dagli staff medici di Wuhan (approfondimento al link), epicentro dell’epidemia. Dall’altra, la quasi totale assenza di controlli medici che si possano considerare seri lascia un po’ stupiti (approfondimento al link).

Vero è, come dicevamo, che non sappiamo ancora come comportarci di fronte al virus e quindi come prevenirlo-identificarlo, ma misurare solamente la febbre non è certo una condizione sufficiente a dichiarare un paziente non infetto.

Tra le varie ipotesi, ci sono ovviamente anche quelle inerenti ad un attacco mirato: proprio a Wuhan si trova il centro-laboratorio per le ricerche virologhe e pare che l’Istituto sia sponsorizzato da Soros (diverse fonti reperibili sul web); non solo, stando al blog “La cruna dell’ago” del noto giornalista Cesare sacchetti, lo stesso Soros poco prima dello scoppio del virus avrebbe detto che “la Cina va punita“.

inoltre, sempre dalla stessa fonte, si percepisce che anche Bill Gates fosse a conoscenza del virus prima che ne venisse lanciato l’allarme.

La teoria è quella seconda la quale, a causa dei recenti problemi diplomatici tra Usa e Cina che potrebbero compromettere l’economia americana, si sia voluto dare un messaggio ai cinesi: le condizioni le detta l’America.

La Cina, per rispondere alla guerra dei dazi, aveva alzato quelli per i prodotti americani del 25%.

La risposta americana, stando a questa teoria, sarebbe stata il coronavirus.

A confermare questa tesi ci sarebbero due punti.

Il primo riguarda il fatto che la Cina abbia recentemente dimezzato le tariffe per i prodotti americani ed abbia accettato di impegnarsi nell’acquistare enormi quantità di energia, agricoltura e servizi dagli Usa (figura come un accordo commerciale di collaborazione, ma si legge come una resa).

Il secondo riguarda un report degli scienziati cinesi, secondo il quale il coronavirus si attacca ai recettori nei polmoni che sono 5 volte più comuni nei maschi asiatici, mentre i bianchi, come razza, sono praticamente immuni al medesimo virus perché hanno l’inibitore “acetilcolinase” (fonte al link).

Questo secondo punto spiegherebbe anche il perché dei bassi controlli in Europa e nel resto del mondo: un attacco mirato alla popolazione asiatica, studiato in laboratorio, che nel 99% dei casi non dà problemi alle altre popolazioni.

Cina: ulteriore sostegno all’economia con politiche anti-cicliche. Ue al contrario

Politiche anti-cicliche del governo cinese per supportare l’economia in un momento di crisi.
Esattamente al contrario l’Ue, che fa austerity da oltre 10 anni.

La Cina ha immesso 156 miliardi di euro a supporto dell’economia per tamponare il crollo dovuto al coronavirus (approfondimento al link).

Ma le operazioni non si fermano qui; il vice governatore della Banca centrale cinese, Pan Gongsheng, ha infatti dichiarato che l’Istituto sta monitorando attentamente l’impatto dell’epidemia nell’economia cinese (la seconda al mondo) e sta preparando strumenti di politica monetaria per allentare la pressione.

Più precisamente:

In termini di politica monetaria, il prossimo passo è di rafforzare gli aggiustamenti anti-ciclici, mantenere una liquidità ampia e ragionevole ed offrire un solido contesto monetario e finanziario per l’economia reale.
Nel contesto dell’epidemia e della pressione al ribasso sull’economia, è più importante mantenere la crescita economica”.

I dati ufficiali, aggiornati alla sera del 6 febbraio, parlano di 636 morti e 31.161 casi confermati di contagio.

Le province isolate (circa 400 milioni di abitanti, dopo l’aggiunta di Guangzhou alle città in quarantena), il blocco totale dei trasporti ed il rischio inerente appunto alla sanità stanno limitando fortemente il turismo (dai viaggi ai ristoranti, passando per le attività economiche) e tutto l’indotto dei servizi.

Non solo, anche molte fabbriche hanno chiuso temporaneamente le loro attività a causa del forte rischio contagio, con il rischio di perdere clienti e ridurre quindi in maniera non solo momentanea il ciclo economico.

La Cina, dunque, nel pieno della filosofia Keynesiana, adotterà politiche monetarie anti-cicliche. Ciò significa, molto semplicemente, che se c’è un periodo di recessione (ed è quello che attualmente sta accadendo in Cina a causa del coronavirus), lo Stato adotterà politiche monetarie espansive al fine di immettere liquidità nell’economia.

Esattamente al contrario, invece, si comporta da anni l’Ue, che a fronte di un periodo di recessione (che dura ormai da oltre un decennio) continua ad adottare politiche di austerity: un po’ come togliere aria ad un pallone già sgonfio.

Ne consegue che siamo gli unici a non essere ancora usciti dalla crisi e che sia sempre più elevato il rischio di cadere in quella che Keynes chiamava “trappola della liquidità”.

La “trappola della liquidità”, contrariamente a quanto si pensa immediatamente pensare, non significa che vi è un problema di troppa liquidità ma una situazione in cui la politica monetaria non riesce più ad esercitare alcuna influenza sulla domanda e, dunque, sull’economia.

La trappola della liquidità indica le aspettative da parte degli operatori economici di eventi negativi (come deflazione, guerra civile o conflitti internazionali, caduta della domanda aggregata) che li inducono ad una maggiore preferenza per la liquidità. Il segno distintivo della trappola è la caduta dei tassi di interesse a breve vicino a zero e il verificarsi della circostanza che variazioni della base monetaria non si riflettono in corrispondenti variazioni nell’indice generale dei prezzi.

In questa situazione, con i tassi d’interesse nominali ormai zero o vicini a zero, le banche centrali non possono farli scendere ulteriormente e gli strumenti a disposizione della politica monetaria si esauriscono.

Il vero motore dei consumi, infatti, come aveva intuito Keynes risiede nella fiducia prima ancora che nei tassi. Se la fiducia viene meno, nemmeno tassi di interesse nulli o un aumento della base monetaria possono far ripartire i consumi.

Quando le aspettative negative si diffondono all’intera economia, esse tendono ad autoalimentarsi in un circolo vizioso.

Accumulando liquidità anziché spendere, gli operatori economici inconsapevolmente realizzano le loro peggiori aspettative: senza domanda di beni si innesca la recessione che conduce ad un aumento della disoccupazione, a minori redditi e, quindi, a minori consumi ed investimenti, e così via, in una spirale che si autoalimenta.

Svolta green: Intesa Sanpaolo finanzia la polacca Tauron

Svolta green: Intesa Sanpaolo finanzia Tauron, colosso polacco dell’energia.
Dall’Ue, invece, bilancio limitato per eventuali fondi all’Ilva.

Intesa Sanpaolo finanzierà Tauron, il più grande distributore polacco di energia, per 175 milioni di euro nell’ottica della svolta green.

Il finanziamento prevede un piano di 5 anni e servirà a sostenere gli investimenti della società nello sviluppo delle energie rinnovabili e della distribuzione elettrica, tra cui l’ammodernamento della propria rete e il collegamento dei nuovi clienti utilizzando le ultime tecnologie ecocompatibili.

L’operazione è curata dalla Divisione Corporate and Investment Banking dell’Istituto bancario sotto la guida di Mauro Micillo ed è strutturata da Banca IMI Londra e dalla filiale di Varsavia della Divisione CIB.

La mossa va a confermare le parole di Carlo Messina in merito alle volontà di Intesa Sanpaolo di spingere sui principi della sostenibilità ambientale; dal lato di Tauron, si tratta del primo grande progetto green, confermando il proprio impegno nel raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica 2025-2030 previsti nel piano d’impresa e contribuendo nello stesso tempo a sostenere la trasformazione energetica del Paese.

Per la svolta green in Italia, invece, Paolo Gentiloni ha detto che il bilancio è limitato (approfondimento al link); il nostro Paese, infatti, per il piano verde versa più del doppio di quanto di riceve (approfondimento al link).

Rubrica Lavoro: Internal Marketing – l’integrazione

Continua la “Rubrica Lavoro”: oggi ripartiamo dall’articolo sull’Internal Marketing fatto con Mariusz Wròbel per scendere nel dettaglio ed affrontiamo il tema dell’Integrazione.

Continua la collana degli articoli sulle tematiche lavorative; oggi la “Rubrica Lavoro” riprende l’articolo fatto con Mariusz Wròbel inerente all’internal marketing (link per la versione italiana e link per la versione polacca) per scendere più nel dettaglio ed analizzare ad uno ad uno i punti salienti di questo strumento.

Oggi, in particolare, il focus riguarda l’integrazione (disponibile anche in lingua polacca al link).

Mariusz, nell’intervista precedente hai menzionato quattro fattori di base che influenzano il marketing interno complessivo in un’azienda; oggi entriamo nel dettaglio, e partiamo con il fattore dell’integrazione.

Secondo te, qual è l’obiettivo dell’integrazione?

Credo che l’obiettivo dell’integrazione si quello di creare relazioni positive ed abbattere le barriere comunicative a tutti i livelli dell’organizzazione. Senza una buona relazione tra i dipendenti, è difficile creare una buona squadra basata sul reciproco aiuto ed il supporto, cosa che in questi tempi è un requisito chiave in molte posizioni. L’integrazione consente inoltre la comprensione dei singoli dipendenti e del loro comportamento, che in seguito si traduce in accuratezza nella delega di compiti, formazione interna e miglioramento della comunicazione”.

Quali sono le forme di integrazione che usi per gestire il tuo staff?

Personalmente, divido le forme di integrazione del team in pianificate (eventi, incontri, programmi di formazione) e non pianificate (conversazioni con dipendenti, leader, azioni congiunte per raggiungere l’obiettivo, ecc.). Considero questa forma un forte fattore di integrazione, perché funziona costruendo continuamente l’alta cultura di tutto il team. Ricordiamoci che dare ad ogni squadra/organizzazione un obiettivo chiaramente definito, crea trasparenza, spirito di competizione (positivo) e migliora il lavoro in team”.

Quali sono i costi di integrazione dei tuoi dipendenti?

Ecco, la parola “costo” sia il problema più grande per i datori di lavoro; mi sento di dire che la mancanza di conoscenza di questo strumento, lo faccia passare come un semplice calcolo finanziario e pure errato. Una sorta di miopia, direi. Quasi nessun capo pensa all’integrazione ed alla creazione di buone relazioni in una squadra proprio perché ne vede solo il costo (iniziale e certo), ma le attività sopracitate costituiscono invece la culla dell’integrazione.

È necessario investire nelle persone perché i vantaggi che possiamo ottenere sono enormi, nelle mani di un buon manager diventa uno strumento efficacissimo. Se il datore di lavoro pensa solamente al registratore di cassa nel momento in cui deve erogare il finanziamento, significa che manca la concezione di cosa sia il marketing interno e questa mentalità impatterà negativamente su tutta l’organizzazione”.

L’integrazione ha un peso notevole specialmente in un mercato del lavoro in via di sviluppo come la Polonia, ne convieni?

Assolutamente sì! Va ricordato che ciascuna forma del marketing interno ha un obiettivo: creare una grande squadra sulla base di buoni rapporti ed amicizia. Una squadra è una ‘saga’ individuale di idee e solo la piena integrazione può combinare i fattori più importanti in azione (in modo più creativo, più veloce, migliore, più efficace), di cui abbiamo bisogno per creare un team integrato”.

Marketing wewnętrzny – integracja

Marketing wewnętrzny: fokus na temat “integracja” z Mariuszem Wróblem.

Dziś w zakładce „PRACA” znajduje się kontynuacja artykułu współtworzonego z Mariuszem Wróblem dotyczącego marketingu wewnętrznego (link Polska Wewrsja i link Włoska Wersja), głównie w kontekście integracji.

We wcześniejszym wywiadzie wymieniłeś cztery zasadnicze czynniki które wpływają na całokształt marketingu wewnętrznego w przedsiębiorstwie, w dzisiejszym wywiadzie chciałbym poruszyć jedną z form marketingu jaką jest integracja (Włoska wersja na link).

Według ciebie, jaki jest cel integracji?

Celem integracji jest stworzenie pozytywnych relacji, a także przełamanie barier komunikacyjnych na każdym szczeblu organizacji. Bez dobrych relacji między pracownikami ciężko stworzyć dobry zespół oparty na wzajemnej pomocy i wsparciu, a w tych czasach jest to kluczowym wymaganiem na wielu stanowiskach. Integracja pozwala też na zrozumienie poszczególnych jednostek pracowniczych i ich zachowań, co później przekłada się na celność w delegowaniu zadań, wewnętrznych szkoleń i poprawę komunikacji”.

Jakie stosujesz formy integracji w twoim zespole ?

Osobiście ,Formy integracji zespołu dzielę na planowane (imprezy, współzawodnictwo, programy szkoleniowe) i nieplanowane, wychodzące w toku (rozmowy z pracownikami ,instruktarze, wspólne działanie dla osiągnięcia celu itd.) uważam tą formę za silny czynnik integracji, bo wówczas ten czynnik działa w sposób ciągły budując wysoką kulturę całego zespołu. Pamiętajmy aby każdy zespół, organizacja miała jasno określony cel, tworzy to transparentność, wzmaga się duch rywalizacji i pracy zespołowe”.

Jakie ponosisz koszty integracji swoich pracowników?

Słowo klucz ,,koszt’’.Myślę że jest to największy problem pracodawców, powiedziałbym że nawet brak wiedzy w tym kierunku i zła kalkulacja finansowa (krótkowzroczność). Mało jaki Szef myśli o integracji i tworzeniu dobrych relacji w zespole bo koszt, zaangażowanie grupy ludzi do organizacji przedsięwzięcia integracyjnego’’ a nie wie, że już działania organizacyjne tworzą kolebkę integracji.

Nie ma się co oszukiwać, w zespół trzeba inwestować, finansowo i przekazem merytorycznej wiedzy, ale korzyści które możemy osiągnąć są ogromne, w rękach dobrego managera jest narzędziem skutecznego działania. Jeżeli pracodawca myśli w kategorii ,,kasa” to nie tylko integracja (marketing wewnętrzny) jest na niskimi poziomie ale funkcjonowanie całej organizacji”.

Osobiście ponoszę tylko koszty ,,chłodzenia moich strun głosowych’’ – żartuje Mariusz.

Czy integracja jako jeden z form marketingu wewnętrznego ma jakiekolwiek znaczenie, szczególnie w tak rozwijającym się rynku pracy jakim jest Polska?

Ma ogromne znaczenie ,trzeba pamiętać że marketing wewnętrzny i każda jej forma ma jeden cel ,,tworzenie super zespołu” na bazie dobrych relacji i przyjacielstwa. Zespół to indywidualna ,,saga” pomysłów i tylko pełna integracja może połączyć najważniejsze czynniki w działaniu (kreatywnie, szybciej, lepiej, skuteczniej), czego nam więcej potrzeba do stworzenia zintegrowanego zespołu”.