Lavoro: boom di dimissioni tra i giovani

La pandemia ha cambiato standard e mentalità.
Non basta attrarre i talenti, il problema maggiore è nel trattenerli.

Boom di dimissioni.

È quello che sta avvenendo negli Stati Uniti dove, solo nel 2021, sono stati circa 20 milioni i lavoratori che si sono dimessi.

Il fenomeno è stato talmente elevato da far coniare un nuovo termine: “Yolo economy”.

Con Yolo economy si intende “You Only Live Once”, ovvero “si vive solo una volta”; questo cambio di mentalità e standard che si ritiene la propria professione debba offrire arriva dalla pandemia.

Le persone, infatti, sono passate dalle priorità rappresentate dai soldi e dalla carriera al dare più importanza alla qualità della vita ed al tempo da dedicare a sé stessi e/o alla famiglia.

Tutto questo non accade, però, solo negli Usa. Come riporta “Quotidiano Nazionale” citando l’Associazione nazionale dei direttori del personale, infatti, anche in Italia gli HR managers si sono ritrovati sulle scrivanie abbondanti lettere di dimissioni da parte dei propri collaboratori.

Solo nei primi mesi del 2021 sono stati addirittura 770.000 i lavoratori che hanno deciso di licenziarsi nonostante fossero in possesso di un contratto a tempo indeterminato.

Durante il 2020, nel pieno della pandemia, la situazione è stata ovviamente di stand-by, ma facendo un confronto con il 2019 l’incremento delle dimissioni è stato di 40.000.

Scendendo più nel dettaglio, vediamo che ad aver presentato le proprie dimissioni sono stati soprattutto i giovani di età compresa fra i 26 ed i 35 anni, seguiti dalla fascia di età che va dai 36 anni ai 45.

La motivazione principale risiede nel cambio del paradigma, di mentalità e degli standard che le persone desiderano avere dalla propria posizione lavorativa dopo che la pandemia ha stravolto le abitudini ed i ritmi che conoscevamo.

Si è infatti alla ricerca di un miglior bilancio tra lavoro e vita privata, il famoso work-life balance, di modalità lavorative che permettano di avere maggior flessibilità, comodità e, dunque, una miglior gestione del tempo.

Intervenendo sul tema, la presidente dell’Aidp Matilde Marandola, ha dichiarato quanto di seguito:

La verità è che la pandemia ha sparigliato le carte. C’è un cambio di mentalità evidente. I giovani non si accontentano più del primo lavoro che capita, cercano un contesto che possa essere accogliente, anche dal punto di vista etico, della sostenibilità e della responsabilità sociale. Le aziende devono adeguarsi al nuovo paradigma non solo per attrarre i giovani talenti, ma anche per trattenerli.

Il mercato del lavoro sta cambiando sotto l’effetto della pandemia. Ci sono settori in forte espansione, come quelli legati alla salute, alle tecnologie ma anche alla grande distribuzione e al food. E questo ovviamente porta a nuove assunzioni.

La pandemia ha sparigliato le carte delle priorità. Ci siamo resi conto di quanto contino la famiglia, gli affetti, fare una passeggiata… In più, per chi aveva un lavoro sicuro, c’è stato un aumento del risparmio individuale. E questo ha sicuramente generato una maggiore tranquillità e, magari, dato un pizzico di coraggio in più per cambiare lavoro e stare meglio.”

Se, invece, ci focalizziamo sui settori, vediamo che i più soggetti alle dimissioni sono stati la sanità ed i servizi sociali, seguiti dal marketing e dall’IT. Al contrario, i più “immobili” da questo punto di vista sono stati il commercio ed il turismo.