Stellantis: fine produzione Fiat 500 e Lancia Y a combustione

L’azienda verso lo stop produttivo dei modelli in Polonia.
La nuova Lancia Y completamente elettrica sarà prodotta in Spagna.

Si avvicina la fine della possibilità di omologazione, e quindi di produzione, delle piccole auto Fiat nello stabilimento di Tychy, in Polonia.

Di conseguenza, l’azienda dovrebbe ottenere nuovamente l’omologazione, il che, alla luce dei mutevoli requisiti di sicurezza dell’UE e dei piani di Stellantis per la produzione esclusivamente di auto elettriche, sembra poco conveniente.

Anche se l’auto sarebbe soggetta a un aggiornamento, la presentazione della nuova Lancia Ypsilon, completamente elettrica e prodotta in Spagna, fa immaginare la chiusura della produzione in Polonia.

Ciò significa che le Fiat 500 e le Lancia Ypsilon a combustione prodotte a Tychy passeranno alla storia, almeno in Europa.

Come riporta Polonia Oggi, possono ancora essere prodotte per altri mercati, ad esempio per l’Africa, dove vengono già inviate in forma di kit di montaggio SKD.

La produzione di vari modelli Fiat avviene ora nello stabilimento in Algeria, dove Stellantis ha investito 200 milioni di euro (approfondimento al link).

Cosa succederà ai terreni lasciati liberi dalle Fiat 500 e dalle Lancia Ypsilon a combustione? Al momento non ci sono informazioni chiare.

Una delle opzioni è il trasferimento di parte della produzione in Italia o un aumento della collaborazione con la società cinese produttrice di auto elettriche, Leapmotor.

La produzione di auto elettriche cinesi in Polonia potrebbe essere il primo passo verso una produzione completa di tali veicoli a Tychy.

Tuttavia, al momento sono solo speculazioni, anche se l’importanza crescente delle auto elettriche sul mercato europeo rende questa opzione sempre più probabile.

Nel frattempo, pare invece sempre più probabile lo spostamento della produzione Marelli in Polonia (approfondimento al link).

Marelli: Stellantis sposta la produzione in Polonia

Con la transizione elettrica spariscono le storiche aziende della filiera dell’auto.
320 posti di lavoro a rischio.

Con la transizione elettrica in atto le storiche aziende della filiera dell’auto rischiano di scomparire una dopo l’altra.

Ed ora Stellantis, delocalizzando la produzione, rischia di fare a meno anche della Marelli, già ceduta alla giapponese Ck Holding nel 2018.

La fabbrica di marmitte Marelli Gts, in via Carlo Emanuele II a Venaria, chiuderà infatti i battenti per sempre questa primavera perché la produzione è stata spostata negli stabilimenti di Caivano (Napoli) ed in Polonia, come riporta TorinoCronaca.

All’interno dello stabilimento i 68 operai rimasti verranno assorbiti dall’altro polo produttivo di Venaria, la Marelli Lighting, in via Cavallo, in cui si realizzano i fanali, e in cui rischiano il posto di lavoro ben 320 lavoratori, assunti con contratto di somministrazione in scadenza in questi giorni.

Proprio questi dipendenti, i più giovani, potrebbero quindi restare a spasso.

Probabilmente non tutti, ma è evidente che Marelli sta patendo la “dipendenza” di Stellantis, che fornisce quasi la totalità delle commesse al gruppo.

Lo confermano anche i sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic e AqcgR che ieri pomeriggio si sono riuniti per discutere dei temi produttivi e lavorativi dell’azienda:

Il 2024 evidenzia una riduzione dei volumi produttivi tra il 13% e il 15% dovuto prevalentemente al calo della 500 bev prodotta a Mirafiori. È evidente che il complesso quadro del settore automotive sul territorio sta impattando negativamente anche sulle produzioni Marelli. Siamo molto preoccupati per lo spostamento e la localizzazione in Polonia del Ducato My 2021 e di una quota del My 2014 che vengono prodotti a Venaria. La direzione ci ha spiegato che si tratta di una richiesta del cliente Stellantis.

Sul tema è intervenuta anche Cinzia Pepe, segretaria provinciale Uilm:

Il 90% della produzione di Marelli è legato a Stellantis e nel 2026 i vecchi Ducato verranno sostituiti da un nuovo modello ma non è chiaro se verrà prodotto anche questo in Polonia. Stiamo discutendo, e lo faremo anche in assemblea nazionale il 7 marzo, affinché la produzione resti qui, così come i 320 lavoratori somministrati a rischio: ci auguriamo vivamente che vengano tutti confermati perché sono indispensabili per l’azienda”.

Codacons: esposto per far luce sul “nullatenente” Fedez

L’accusa: “uso continuo e ripetuto di operazioni poco trasparenti”.
Il rapper: “nulla è intestato a nome mio; sono tecnicamente nullatenente”

Il Codacons ha presentato un esposto per far luce sulle società di Fedez.

Lo riporta Il Sole 24 Ore, aggiungendo che il rapper è una sorta di Re Mida, in quanto trasforma in oro i fatturati che tocca: la sua holding Zedef (ovvvero il nome in arte del cantante al contrario), infatti, ha registrato 9,3 milioni di euro di utili in 10 anni, quindi circa un milione di euro netti all’anno dal 2013 al 2022. Con i ricavi che sono però schizzati a 3,9 milioni proprio nel 2022.

Il Codacons ha ricostruito storia e passaggi societari della galassia di Fedez e, nella denuncia, si parla di “un uso continuo e ripetuto di operazioni poco trasparenti negli ultimi anni, talvolta senza un’apparente ragione economica”.

La replica del rapper non si è fatta attendere con l’artista che ha dichiarato quanto di seguito:

Durante un processo (2020) mi è stata posta una domanda circa quali beni mobili e immobili siano a me intestati. Ho risposto la verità, che non ho intestato nulla a nome mio e dunque sono tecnicamente nullatenente. Le mie società sono a disposizione disposizione per ogni eventuale controllo delle autorità competenti. Non abbiamo nulla da temere o da nascondere”.

Biennale Venezia: in migliaia chiedono l’esclusione di Israele

A richiederlo sono artisti, istituzioni ed enti culturali.
“No al padiglione del Genocidio alla Biennale”.

Migliaia di artisti, oltre ad istituzioni ed enti culturali, hanno chiesto l’esclusione di Israele dalla prossima Biennale d’Arte di Venezia, in programma dal 20 aprile al 24 novembre.

La richiesta, come riporta Ansa, è contenuta in una lettera diretta alla Fondazione della Biennale, che ha già raccolto oltre 8mila sottoscrittori.

Più precisamente, nell’appello si legge quanto di seguito:

Mentre il mondo dell’arte si prepara a visitare il diorama dello stato-nazione ai Giardini, affermiamo che è inaccettabile ospitare uno Stato impegnato nelle atrocità in corso contro i palestinesi a Gaza. No al Padiglione del Genocidio alla Biennale“.

In Italia il 10% degli autovelox di tutto il mondo

Primato in Europa e numero in costante aumento.
Solo la Russia e Brasile ne hanno di più, ma con territorio decisamente più vasti.

Tra semafori intelligenti, autovelox e Tutor, nel mondo si contano in totale 111.451 apparecchi di rilevazione automatica delle infrazioni stradali.

Di questi,11.171 ovvero pari al 10% circa del totale, è installato in Italia.

I dati arrivano dal Codacons, che riporta le statistiche ufficiali aggiornate della piattaforma specializzata in autovelox, Scdb.info.

Il numero degli apparecchi presenti sulle strade italiane e utilizzati per sanzionare il superamento dei limiti di velocità e le infrazioni semaforiche è in costante aumento, al punto che oggi se ne contano nel nostro paese ben 11.171.

Si tratta del 17% di tutti gli strumenti automatici presenti in Europa, che tra semafori di nuova generazione, autovelox e tutor registra un totale di 65.429 apparecchi.

Come già visto qualche tempo fa, l’Italia ne detiene il record in Europa (approfondimento al link).

Peggio dell’Italia fanno solo la Russia con 18.414 strumenti automatici di rilevamento delle infrazioni, ed il Brasile (17.614), Paesi che però presentano un territorio estremamente più vasto.

Ancora nessuna traccia, aggiunge l’associazione, del famoso “Osservatorio sulle multe stradali” introdotto dal decreto legge P.a. bis (dl 75/2023) e annunciato la scorsa estate, che come Codacons avevamo da subito salutato con favore: un Osservatorio istituito presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti e che sarebbe dovuto entrare in funzione entro 90 giorni dalla conversione in legge del decreto (pubblicata in GU il 16 agosto 2023)”.

Qui, inoltre, una veloce guida per capire la differenza tra i vari dispositivi.