Gas: la Germania consuma il doppio delle scorte rispetto all’Italia

Ecco i dati di Gas Infrastructure Europe.
Da quando l’Ucraina ha chiuso il flusso di gas russo verso l’Europa aumentano rischi e bollette.

L’Italia consuma in percentuale la metà delle scorte di gas rispetto alla Germania in un giorno.

Lo si apprende dai dati aggregati di Gie (Gas Infrastructure Europe) relativi allo scorso 13 gennaio, stando a quanto riportato da Ansa.

A quella data le scorte europee risultano essere al 64,98%, poco sotto il 65%, a 745,78 TWh, pari al 21,33% del consumo medio annuo di 3.495,22 TWh, con una calo giornaliero dello 0,79%.

In Germania sono scese al 70,88% a 178,28 TWh, pari al 20,48% del consumo medio annuo di 870,13 TWh, con un calo giornaliero dell’1,2%.

Sono al 72,69% le scorte italiane a 145,43 TWh, equivalenti al 21,58% di un consumo medio annuo di 673,87 TWh, con un’erosione giornaliera dello 0,6%.

In calo al 51,42% a 69,16 TWh le scorte francesi, che sono pari al 17,75% di un consumo medio annuo di 389,43 TWh, con un calo giornaliero dell’1%.

Si mantengono nel frattempo sotto quota 48 euro i future sul mese di febbraio al Ttf di Amsterdam, con un calo dell’1,3% a 47,56 euro al Mwh.

Da quando l’Ucraina ha deciso di interrompere il flusso di gas russo verso l’Europa il tema è diventato ancora più caldo: aumenta il rischio di approvvigionamento per l’inverno e, con esso, le bollette (approfondimento al link).

Call center, Univendita-Confcommercio: bene lavoro Parlamento contro abusi

Buon lavoro del Parlamento su regolamentazione telemarketing e teleselling.
Ecco il punto di vista di Sinatra, Presidente di Univendita.

La tutela del cliente, a partire dal corretto utilizzo dei suoi dati, è uno dei principi fondanti della vendita diretta e un valore irrinunciabile delle aziende nostre associate. Ecco perché salutiamo e seguiamo con favore il lavoro bipartisan che il Parlamento sta portando avanti nel tentativo di regolare meglio le attività di telemarketing e teleselling, garantendo una maggiore protezione dei consumatori da pratiche commerciali illecite o comunque troppo aggressive”.

Lo commenta Ciro Sinatra, presidente di Univendita, la prima associazione italiana nel comparto della vendita diretta, a proposito della discussione nelle commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera, in prima lettura, delle sei proposte di legge di maggioranza e opposizione sui call center.

Da una parte, bene la lotta alle delocalizzazioni selvagge e le garanzie rafforzate a beneficio dei lavoratori – aggiunge Sinatramentre dall’altra apprezziamo in particolare alcune misure in discussione, come l’obbligo di adesione da parte delle società di call center al codice di condotta per il telemarketing del Garante privacy. Non a caso Univendita già prevede il vincolo di compliance delle sue associate a un codice etico proprio che tutela la clientela. Importante poi è anche l’impegno per cui i dati del cittadino non debbano più diventare merce di scambio in opachi suk tra operatori diversi e il ribaltamento del meccanismo del registro delle opposizioni che oggi mostra tutte le sue lacune, prevedendo invece un esplicito consenso ad essere contattati e non l’esclusione dei propri recapiti rispetto alle invasive liste di numerazioni telefoniche o indirizzi mail”.   

Chi fa vendita diretta in modo etico e trasparente – conclude il presidente Univenditanon potrà che giovarsi di una regolamentazione che tagli le ali a coloro che si muovono ai limiti della legalità o addirittura fuori dalle regole”.

Automotive: anche la Intercable di Brunico taglia posti di lavoro

Licenziati 50 dipendenti su 600.
Necessità di adeguare la capacità produttiva al calo della domanda.

Ancora notizie negative dalla filiera dei fornitori di componenti per auto.

In Italia, come riporta Quattroruote, tocca ad un’azienda dell’Alto Adige annunciare una massiccia tornata di licenziamenti per colpa del calo delle commesse: si tratta della Intercable Automotive Solutions di Brunico, che ha deciso di tagliare 50 dei 600 lavoratori per adeguare la capacità produttiva alla riduzione della domanda.

Ue, agricoltura: Romania leader indiscusso

Al secondo posto la Polonia.
Ecco i dati Eurostat su aziende, impiegati, terreni coltivati e relativi proprietari.

Gli ultimi dati presentati da Eurostat mostrano che la Romania è il leader indiscusso per numero di aziende agricole nell’Ue.

Al secondo posto, come riporta Polonia Oggi, troviamo la Polonia.

Secondo il censimento, in tutta l’UE esistono quasi 9,1 milioni di aziende agricole e quasi un terzo di queste si trova in Romania; mentre la Polonia è al secondo posto con una quota del 14%.

In posizioni più basse si trovano paesi come Italia, Spagna e Grecia.

Il settore agricolo in Romania coinvolge oltre il 20% della popolazione, mentre in Polonia questa percentuale è di circa il 9%.

La Romania si distingue anche per l’elevata percentuale di piccole aziende agricole, che rappresentano il 90% del totale e occupano solo il 23% della superficie coltivabile.

Malta è leader in questa categoria con una quota del 97% di piccole aziende agricole.

In Polonia le piccole aziende agricole occupano il 12% dei terreni agricoli e costituiscono più della metà di tutte le aziende agricole, il che colloca la Polonia all’undicesimo posto nell’UE.

Inoltre, la Polonia ha la più alta percentuale di terreni agricoli posseduti da agricoltori: 75,4%.

A differenza della Polonia, in Bulgaria la maggior parte dei terreni agricoli appartengono allo Stato e solo il 9% direttamente agli agricoltori.

Eurostat sottolinea inoltre che la maggioranza degli agricoltori nell’UE sono uomini (68%), ma la percentuale di donne in questo settore è aumentata dal 26,4% nel 2005 al 31,6% nel 2020.