Recovery Fund bloccato, serve un piano B

Dopo il veto di Polonia ed Ungheria, bisogna trovare altre vie.
Gentiloni: concentrarsi sugli obiettivi realizzabili.

Dopo il veto arrivato da Polonia ed Ungheria, il Recovery Fund è bloccato, così come l’approvazione del bilancio europeo (per approvarlo è necessaria l’unanimità).

Il piano di aiuti inserito nel Next Generation Eu e che dovrebbe vedere l’Italia tra i principali destinatari dei fondi Ue (nessun regalo, sia chiaro, semplicemente una riduzione del delta tra contributi versati dal Bel Paese e finanziamenti ricevuti), oltre che essere fortemente in ritardo (l’epidemia è iniziata a marzo) potrebbe non arrivare per niente.

La causa è quella scritta all’inizio: Polonia ed Ungheria hanno posto il veto; e l’approvazione è legata all’unanimità dei Paesi membri.

Sul tema intervenuto anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, inserendo l’ipotesi di superare il veto in una cornice intergovernativa anziché comunitaria:

E’ sempre meglio non parlare di piani B e concentrarsi sugli obiettivi quando sono realizzabili. Penso che sarebbe un errore rinunciare ad una delle caratteristiche più interessanti del Next Generation Ue.”

Covid-19: L’Italia ha ignorato il Piano Nazionale

Secondo il consulente del Governo l’Italia non ha seguito il quadro operativo.
A renderlo noto è il comitato “Noi Denunceremo”.

Il comitato delle vittime è convinto che l’Italia non abbia fatto realmente ciò che doveva; o meglio, quanto l’Oms richiedeva.

Il medesimo comitato, che si chiama “Noi Denunceremo” e che raccoglie i familiari delle vittime del coronavirus, si riferisce ad un articolo scritto dal consulente del Governo Walter Ricciardi confermato con altre persone in cui si dice che “il quadro operativo del Piano Nazionale non è stato eseguito”, apparso sul sito collegato all’Osservatorio Europeo sui Sistemi e le Politiche Sanitarie.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Notizie.it”, nel documento reso noto in data 11 novembre, riporterebbe il seguente passaggio:

“Nonostante la disponibilità, sulla carta, di un Piano Pandemico Nazionale, l’Italia è stata colpita da quella che è considerata la sua più grande crisi dalla Seconda Guerra Mondiale in poche settimane. All’inizio, l’entità della minaccia COVID-19 non era facilmente riconoscibile e ciò ha reso più difficile prendere decisioni in tempo reale per evitare crisi. A parte i suoi principi generali, il quadro operativo del Piano Nazionale (es. Definizione dei ruoli e tempistica delle azioni) non è stato seguito.”

A questo, si è aggiunto il commento dei rappresentanti del comitato sopracitato:

“Questo dossier conferma che l’Italia non ha fatto quanto richiesto dall’Oms che, a decorrere dal 2013, modificava l’approccio alla pandemia basandosi sul risk management, prevedendo 4 fasi anziché 6 e imponeva, per questo, agli stati di predisporre e/o adeguare i propri piani pandemici e di effettuare, conseguentemente: conteggio terapie intensive; scorta di DPI (dispositivi di prevenzione individuale, ndr); isolamento e tracciamento dei casi.”

Lo stesso comitato ha poi concluso come di seguito:

L’Italia nulla di tutto questo ha fatto, non ha previsto i tempi e le modalità di trasmissione dei dati dalle regioni al ministero, non ha provveduto ad incrementare i posti letto delle terapie intensive, non ha provveduto a fare scorte di DPI, non ha mai provveduto a effettuare esercitazioni, a mettere alla prova la tenuta del sistema, proprio perché un sistema di intervento tempestivo e adeguato ad affrontare un’emergenza epidemica/pandemica non ce l’aveva, come dimostrato dalla diversità di approccio e gestione del contagi e del tracciamento diverso da regione a regione. Non sono state fatte scorte di DPI, non sono mai stati effettuati conteggi del numero di posti letto nelle terapie intensive, l’isolamento dei casi e il contenimento e successivo tracciamento sono falliti in Lombardia perché ogni regione ha agito in piena autonomia, senza alcun tipo di linea guida comune valida in tutte le regioni: e questo perché mai erano state fatte esercitazioni, prove e test.”

Belgio: approvato il “compagno di coccole” per il lockdown

Oltre ai conviventi, ogni membro della famiglia potrà averne uno.
Il premier: “Vogliamo confinamento, non isolamento”.

Il Belgio, dopo la lettera dei medici che chiedeva si indagasse l’Oms per aver creato una finta pandemia (approfondimento al link), torna a far parlare di sé.

A causa della crescita della curva dei contagi da Covid-19, ha deciso di attuare un nuovo lockdown.

La novità è che sta volta si potrà aver un “knuffelcontact” ovvero, letteralmente, un compagno di coccole.

La figura del compagno di coccole è stata pensata al fine di dare supporto psicologico alla popolazione visto il delicato momento; oltre ai conviventi, ogni membro di una famiglia potrà avere un “knuffelcontact”.

Più precisamente, ogni membro della famiglia ha diritto ad un compagno di coccole ma le famiglie ne possono invitare a casa uno alla volta e, quando questo è presente, non si possono ricevere altre visite.

Chi vive da solo, invece, oltre compagno di coccole sarà possibile invitare un’altra persona, a patto che non vengano contemporaneamente.

Sulla questione è intervenuto anche il premier belga, Alexander De Croo, che ha spiegato la norma come di seguito:

Vogliamo confinamento, non isolamento.

Pfizer-Biontech: Commissione europea autorizza il contratto

Il produttore annuncia un vaccino efficace al 90% in due richiami.
Prime dosi a personale medico e sanitario. Si attende l’ok dell’Ema.

Come visto ieri (approfondimento al link), la Commissione europea autorizza oggi la firma del contratto per l’acquisto di 200 milioni di dosi da Pfizer-Biontech; l’accordo prevede anche l’opzione per altre 100 milioni di provette.

Dopo la firma del contratto l’Ue riceverà una prima tranche da 3,4 milioni di dosi. Di queste, all’Italia, secondo i criteri di redistribuzione europea basati sulla popolazione dei Paesi membri, spetterà il 13,6% della quota totale.

Il produttore dichiara un’efficacia del vaccino pari al 90% e si prevede un richiamo dopo la prima iniezione; quindi, con le prime 3,4 milioni di dosi, si potranno immunizzare 1,7 milioni di persone (prima iniezione e richiamo per ogni beneficiario).

Le prime dosi dovrebbero essere dedicate a personale medico e persone a rischio (così come stabilito dal piano Ue per i vaccini approvato ad ottobre ).

Per confermare il tutto, però, si attende la firma dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco con sede ad Amsterdam e guidata dall’italiano Guido Rasi.

L’Ema, al momento, non ha ancora ricevuto i dati della terza fase di sperimentazione da parte del produttore Pfizer-Biontech.

Nel caso in cui i test si rivelassero positivi dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza, il via libera potrebbe arrivare entro la fine del 2020; gli esperti di Amsterdam, tuttavia, ritengono più plausibile che l’autorizzazione arrivi tra metà gennaio ed inizio febbraio del 2021. Per quanto riguarda, invece, una distribuzione del vaccino da considerarsi incisiva a livello pandemico, si parla dell’estate del prossimo anno.

Per il momento Bruxelles ha stretto accordi con sei case produttrici; per quanto riguarda la Pfizer-Biontech, più nello specifico, si parla di una storia simile a quella di CureVac.

L’idea di inserirla tra i fornitori del vaccino, infatti, è da attribuire a Maryia Gabriel, commissaria Ue alla Ricerca, che ha finanziato insieme alla Bei (Banca europea per gli investimenti) l’attività della tedesca Biontech, impedendone il totale passaggio in mani americane.

Vaccino Pfizer: all’Italia il 13,6% delle dosi

200 milioni le dosi destinate all’Unione Europea.
3,4 milioni potrebbero arrivare a gennaio.

Il vaccino della Pfizer per il Covid-19 potrebbe arrivare a gennaio 2021.

La prima tranche di dosi si aggira sui 3,4 milioni di unità.

In totale, all’Unione europea saranno destinate 200 milioni di dosi. Di queste, in base al meccanismo di acquisto congiunto in sede Ue, l’Italia avrà diritto al 13,6%.

Il tutto, ovviamente, solo se l’autorità europea del farmaco approverà il vaccino a dicembre di quest’anno.

La notizia arriva da una fonte governativa riportata da “Reuters”.