Enti non profit vs Enpam, la parola (fine?) del Ministero

Ministero del Lavoro risponde a interpello Aris su aliquota Enpam del 4% a carico dei medici.
Chiarimenti anche su applicazione contributo 2% legge 243/2004.

Dopo quasi vent’anni, il Ministero del lavoro sembra finalmente mettere la parola fine alle richieste contributive dell’Enpam nei confronti degli enti no-profit”.

Così Giovanni Costantino commenta la risposta inviata oggi all’ARIS con cui il Dicastero del Welfare ha precisato a chiare lettere che non trovano applicazione nei confronti degli enti no-profit sia il contributo Enpam del 2%, introdotto dall’art. 1 co. 39 della l. 243/2004, che quello ulteriore del 4%, previsto dalla recente delibera dell’Ente n. 64/2022, essendo rivolti solo alle realtà costituite in forma societaria.

Si tratta di una importantissima presa di posizione – prosegue il giuslavorista – che dovrebbe porre fine ai tentativi dell’Enpam di far gravare, anche per via giudiziale, questi contributi su fondazioni, associazioni ed enti religiosi”.

In conclusione, il capo delegazione ARIS esprime la propria personale “soddisfazione per l’importante risultato, auspicando che ora il Ministero intervenga anche sull’ulteriore questione posta alla sua attenzione, relativa alla corretta determinazione della base imponibile del contributo a carico dei professionisti operanti presso le società accreditate con il SSN”.

Braun spegne le candele di Hanukkah con un estintore

Denunciato il deputato polacco di Konfederacja.
Braun: Hanukkah rito satanico.


Il Deputato della Konfederacja Grzegorz Braun sarà denunciato alla Procura della Repubblica, probabilmente in base alla norma che prevede il divieto disturbo delle funzioni religiose.


Braun, utilizzando un estintore a polvere, ha spento le candele di Hanukkah, ricorrenza ebraica, accese nel Sejm.


In seguito a questo incidente, stando a quanto riporta Polonia Oggi, il Presidente del Sejm lo ha escluso dai lavori.


Il Presidium del Sejm ha punito Braun trattenendo metà del suo emolumento per tre mesi e l’intera indennità per sei mesi.


Il comportamento di Grzegorz Braun non è sfuggito all’attenzione dei media stranieri; Reuters riporta, infatti, quanto di seguito:


Il deputato polacco di estrema destra (…) Braun ha lasciato la sala, stringendo la mano ad altri deputati di estrema destra (…), e ha descritto Hanukkah come rito ‘satanico’ e ha detto che stava ripristinando la ‘normalità‘”


Alla domanda se si vergognasse, Braun ha risposto:


Coloro che prendono parte ad atti di adorazione di Satana dovrebbero vergognarsi“.


Ancora, il Daily Mail scrive:


Tutte le principali forze politiche si sono affrettate a condannare l’incidente causato da Braun, affermando che non ci sarebbe stata alcuna tolleranza per i comportamenti antisemiti e xenofobi nel parlamento polacco“.


Dopo l’incidente, le candele sono state riaccese.


Evasione fiscale: la mappa europea

Germania prima per evasione, Italia poi non così male.
Chi fa la morale agli altri o evade o è un paradiso fiscale.

Italia regina per evasione fiscale come continuano a ripeterci e a farci voler credere?

Assolutamente no, anzi.

Dopo aver svelato che il problema dell’evasione non è il famoso idraulico che non emette lo scontrino ma sono le grandi multinazionali che evadono miliardi di euro (basti pensare allo scandalo della tedesca Wirecard) per poi pagare al massimo qualche piccola multa, ora vediamo che non è chi predica bene a dare l’esempio.

Chi svetta nella classifica europea dell’evasione fiscale è, infatti, la tanto dura e pura Germania, sempre pronta a giudicare e criticare gli altri quando dovrebbe per prima guardare in casa propria.

Pensate che a livello di imprese, il record di evasione fiscale lo fece un’altra azienda tedesca: la Siemens.

A farle eco nelle critiche, in particolar modo verso l’Italia, era stato anche il Lussemburgo tramite le parole dell’ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: guarda caso, il Lussemburgo avrebbe poco da parlare essendo un paradiso fiscale.

Di seguito, la mappa dell’evasione fiscale in Europa fornita da Atlas of the Offshore World, EU Tax Observatory:

Vaccino: Pfizer denuncia la Polonia

L’azienda chiede 6 miliardi di Zloty per non aver rispettato il contratto.
Contratto stipulato dalla Commissione europea e soggetto al diritto belga.

Pfizer cita in giudizio la Polonia per 6 miliardi zloty per non aver adempiuto il contratto legato a 60 milioni di dosi di vaccini non ritirati e non pagati.

Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha giustificato la decisione di non ritirare i vaccini facendo riferimento a una forza maggiore: lo scoppio della guerra in Ucraina.

Il contratto, firmato dalla Commissione europea, è soggetto al diritto belga, che ha portato al deposito di una causa a Bruxelles.

La società farmaceutica non ha formulato osservazioni su tale decisione, mentre, come riporta Polonia Oggi, dall’altra parte della barricata si è detto quanto di seguito:

Nel frattempo, sono stati fatti tentativi per negoziare con la società, anche a livello dell’Unione, ma senza successo. Pfizer aspettava di andare in tribunale. Lo ha fatto solo al momento del cambio di potere in Polonia, e anche quando la guerra in Ucraina non è più in prima pagina sui giornali“.

Il generale Vannacci denuncia Bersani

Denunce per “aggressioni verbali” dopo la pubblicazione del libro.
Poi l’avvocato avverte: “Sono le prime querele”.

Il generale Vannacci denuncia, tra i vari, Pier Luigi Bersani.

L’ex comandante della Folgore, a quanto si apprende, ha infatti presentato delle querele per diffamazione rispetto ad “alcune aggressioni verbali” a suo danno relative al libroIl mondo al contrario“.

Il testo da lui scritto aveva suscitato parecchie polemiche ed animato accese discussioni dopo la sua pubblicazione: secondo alcuni detrattori, infatti, in quelle pagine il militare aveva espresso opinioni particolarmente sferzanti o addirittura offensive, che tuttavia il diretto interessato aveva argomentato come legittime, invocando il proprio diritto alla libertà d’espressione.

A quanto pare, tuttavia, alcune delle critiche ricevute per quel libro sarebbero state però eccessive ed oltraggiose, motivo per cui Vannacci ha deciso di intraprendere le vie legali.

Secondo quanto riportano Ansa, Il Giornale ed altre testate, una delle querele sporte dal generale è contro l’onorevole Pier Luigi Bersani per alcune frasi pronunciate da quest’ultimo durante la Festa dell’Unità di Ravenna l’1 settembre scorso.

Un’altra denuncia è stata rivolta invece a un utente della piattaforma X (ex Twitter) da identificare con l’username.

Vannacci, assistito dall’avvocato Massimiliano Manzo di Firenze, ha sporto le querele a tutela del proprio onore, spiegando:

Alcuni commenti di personaggi, anche molto noti, si sono manifestati in aggressioni offensive, in molti casi da parte di persone che neppure avevano letto il libro e tali invettive non rientrano nel diritto di critica, ma integrano un tipico caso di diffamazione“.

L‘avvocato Manzo ha poi avvertito che queste “Sono le prime querele“, facendo capire che ne seguiranno probabilmente altre.

In particolare, in queste querele, Vannacci si è sentito leso nell’onore da Bersani per quando, dal palco, l’ex leader del Pd lo definì cogli*ne” e per quando, in un altro passaggio del suo intervento, alluse al fatto che Vannaccipossa minimizzare la tragedia della Shoah” nel suo libro.

A quanto si apprende, la diffamazione viene ravvisata pure laddove Bersani per schernire e attaccare Vannacci” lo accusava di voler aprire metaforicamente un bar Italia, come luogo di bassezza, “dove puoi dare dell’invertito a un omosessuale, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo ‘sì la Shoah, ma non esagerare’…“.

La presunta diffamazione si sostanzierebbe “nell’attribuire una presa di posizione gravissima ragionando per mero ‘sentito dire’, senza conoscere effettivamente il pensiero del querelante“.

Bersani è stato querelato da Vannacci a Ravenna.

Nel caso dell’utente di X, invece, la querela è a Lucca e riguarda una frase diffamatoria in un post.