Coronavirus, Harvard boccia l’Italia. Bene il Veneto.

La rivista della nota università esamina la gestione italiana dell’emergenza: sfortuna, errori e frammentazione.
Bene il Veneto.

l'”Harvard Business Review“, ovvero la rivista della famosissima università americana, ha pubblicato un’analisi inerente a quello che, secondo loro, si può imparare dagli errori dalla gestione italiana nel contrasto al coronavirus.

Dal loro punto di vista, gli studiosi sostengono che ci siano aspetti imputabili alla pura sfortuna, altri invece ad errori e frammentazione della gestione.

Lo studio è reperibile a questo link e, come riportato dall'”HuffPost“, mette in luce come l’Italia non abbia saputo guardare e sfruttare i Paesi che sono stati per primi coinvolti dall’emergenza, Cina su tutti.

Sbagliato, in particolar modo, l’approccio tenuto da alcuni politici che invitavano alle campagne “#abbracciauncinese” oppure agli aperitivi in centro, per poi ritrovarsi positivi al coronavirus come Nicola Zingaretti (approfondimento al link).

Altra considerazione degli studiosi americani, è stata la frammentazione, ovvero il movimento non omogeneo nella gestione dell’emergenza da parte di tutte le regioni.

In questo senso si legge, infatti:

“Il Veneto ha adottato un approccio molto più proattivo al contenimento del virus. La strategia veneta era articolata su più fronti. La meticolosità del metodo veneto, dove sono stati fatti più test, il tracciamento dei contatti è stato più rapido e preciso, gli operatori sanitari sono stati riforniti presto delle protezioni necessarie, ha portato a più risultati.”

Infine, la rivista sottolinea che comunque per avere un quadro chiaro della situazione da poter esaminare concretamente, servirà tempo; addirittura diversi mesi se non anni.

Coronavirus, Ocse: agire subito o le conseguenze saranno gravissime

Il segretario generale dell’Ocse invita tutti i governi ad una risposta netta, coordinata e soprattutto decisa.
Diversamente si rischiano milioni di morti ed una sanità decimata.

Spendere tanto ed ora.

Questo il messaggio che arriva dall’Ocse, in cui si invitano tutti gli Stati a prendere tutte le misure necessarie ed a farlo subito.

A lanciare il monito, come riporta l'”Ansa“, (qui il link) è il segretario generale Angel Gurria:

“I costi elevati per una risposta da parte delle autorità sanitarie pubbliche sono necessari per evitare conseguenze molto più tragiche ed un impatto ancora peggiore sulle nostre economie domani.”

Secondo Gurria il rischio si sostanzierebbe in “milioni di morti ed una sanità decimata“; in tal senso, dice, “serve un’azione pià netta e coordinata dei governi“.

Il segretario generale dell’Ocse continua poi la sua disamina aggiungendo maggiori dettagli in merito al rischio:

Si stima una perdita del Pil globale di due punti percentuali per ogni mese di misure di contenimento, con il turismo che rischia un 70%. I modelli dell’Ocse suggeriscono un declino della produzione fra un quinto e un quarto in molte economie.”

Boris Johnson positivo al coronavirus

Positivo al coronavirus il primo ministro britannico.
Dopo il report dell’Imperial College avevo fatto un’inversione ad U sull’immunità di gregge.

È risultato positivo al coronavirus, Boris Johnson.

Questo è quanto annuncia “Reuters”, aggiungendo che il primo ministro britannico è attualmente in regime di auto-isolamento ma che continuerà comunque a guidare il governo nella gestione della crisi in corso.

Lo stesso Johnson, ha dichiarato:

Nelle ultime 24 ore ho sviluppato sintomi lievi e sono risultato positivo al test per il coronavirus. Ora sono in auto-isolamento, ma continuerò a gestire la risposta del governo tramite videoconferenza mentre combattiamo questo virus.

Boris Johnson era passato sotto i riflettori della stampa per le sue idee propense all’immunità di gregge; lo stesso aveva poi fatto un’inversione ad U dopo aver letto il report dell’Imperial College (approfondimento al link).

Coronavirus, Quando finirà? Burioni: Pensiamo al presente. E propone Sud Corea come esempio

Quando finirà il coronavirus?
Roberto Burioni sostiene che ci si debba concentrare sul presente e suggerisce un approccio in stile Corea del Sud.

Come riporta l'”HuffPost“, Roberto Burioni è intervenuto al format “I Lunatici” su “Rai Radio 2” (qui il link) sull’attuale tema caldo, ovvero il coronavirus:

“Siamo in un momento decisivo, in un momento in cui dobbiamo continuare a rimanere in casa e a far sì che il virus non si trasmetta. Non si trasmette da solo. E’ l’unico modo che abbiamo per uscire da questa situazione. Per una volta, uno vale uno. Quello che fa ognuno di noi poi si riflette su tutti gli altri.”

La domanda più è in voga è “quando finirà?”

A questa domanda l’esperto risponde così:

“Cosa succederà in estate? Non ha senso fare qualunque previsioni. Non hanno senso previsioni ottimistiche, ma nemmeno quelle pessimistiche. Dobbiamo pensare al presente. L’estate è nelle nostre mani. Dobbiamo restare a casa. Ciò che accadrà d’estate dipenderà da quello che facciamo noi adesso. Se continuiamo a stare in giro a fregarcene, il virus non si fermerà. Se invece adesso continuiamo con un sacrificio, fermiamo parte grossa dell’epidemia e poi piano piano ricominciamo, non sono così pessimista. Comunque è impossibile ora fare previsioni. Viviamo alla giornata, fare programmi alla distanza non ha senso.”

Quando gli viene poi chiesta una disamina in generale, risponde così:

“Nessuno ha già gli anticorpi, tutti possono infettarsi. A prescindere dalla nazionalità. Qualcuno ha conseguenze gravi, qualcuno più fortunato ha conseguenze più lievi. Gli anziani vanno incontro a conseguenze più gravi, i bambini sono protetti e gli uomini si ammalano più delle donne. Tutti vengono infettati, tutti possono trasmettere il virus. Dobbiamo stare a casa per non infettarci e non infettare.

Trump? E’ molto ottimista, gli auguro di avere ragione, tutto qui. L’immunità di gregge di cui parlano in Gran Bretagna? Non si è mai raggiunta se non grazie a un vaccino, per nessuna malattia virale nella storia dell’uomo.”

Un approccio, quindi, totalmente diverso da quello espresso dal dott. Montanari nell’intervista rilasciataci (reperibile qui) e per le quali opinioni, espresse in diverse trasmissioni tv, è stato anche denunciato dall’associazione “Patto per la Scienza” (approfondimento al link).

Sul come secondo lui sia meglio affrontare la situazione, attraverso un tweet dal suo profilo il professore suggerisce un approccio in stile Corea del Sud (come citato sempre dall'”HuffPost” a questo link):

“La strada per tornare a una vita normale è questa. Molti test, tracciamento digitale dei contatti, isolamento rigoroso dei malati e dei sospetti.”

La Corea del Sud ha infatti attuato un enorme lavoro di smart tracking ed ha sviluppato una sorta di “cabina telefonica” dove poter testare in sicurezza le persone per il coronavirus in soli 7 minuti.

Il lavoro di smart tracking, in Italia, per essere attuato avrebbe probabilmente dei vincoli legati alla privacy delle persone.

(Foto da internet priva di copyright)

La Parola ai Lettori – Video del 2015 sul coronavirus: è lui o non è lui?

I social esplodono su un video del 2015. Secondo altri non si tratta dell’attuale coronavirus.
Ce ne hanno parlato i nostri lettori.

Una pioggia di notifiche. Questo è quanto sta arrivando in redazione da parte dei lettori.

Siamo partiti col mettere insieme i punti di vista di più autori ed ipotizzando degli scenari (approfondimento al link); alcuni li hanno ritenuti puramente fantascientifici, altri assolutamente logici.

Sono poi intervenuti i nostri lettori (approfondimento al link) ed infine ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Montanari (intervista al link).

Oggi mail e messenger sono presi d’assedio dai nostri lettori. Molti di loro ci segnalano un video andato in onda nel 2015 su “TGR Leonardo” e che, ascoltandolo, ci riporta dritti dritti ai nostri giorni: il video è stato pubblicato anche da “AnsaVideo” ed è reperibile qui.

Altri lettori, assieme al video, ci hanno segnalato la connessione con l’impianto dell’Istituto di Virologia afferente all’Accademia Cinese delle Scienze, cioè laboratorio sanitario specializzato nello studio di agenti patogeni legati a malattie infettive fulminanti, la cui “mission” istituzionale è lo sviluppo di antidoti e vaccini contro virus ad alta diffusione (accedendo al link cliccare su “guarda tutto”).

Dall’altra parte, arriva la segnalazione dell’articolo di “Open” (reperibile al link) in cui si sostiene che il virus del video non sia l’attuale coronavirus.

Lo stesso articolo riporta che il tema era già stato discusso in una precedente occasione (reperibile qui), dove si citava un articolo del “Nature” (reperibile qui); lo stesso articolo che, tra l’altro, era già stato oggetto di contesa da parte dei nostri lettori (come visto sopra): qualcuno lo segnalava come fonte a favore del fatto che il coronavirus non sia nato in laboratorio, altri ne mettevano in discussione la credibilità a causa del conflitto d’interessi tra l’autore dell’articolo e l’azienda in cui si è svolto lo studio, come la rivista stessa segnala nei “commenti etici” in calce alla pubblicazione.

(Si ringraziano, in particolare, per i contributi M. C., G. P., G. D. A., M. G., D. P. e A. L., che ci scrivono da Italia, Polonia e Germania).