Hong Kong abbraccia la Cina: giganti del web se ne vanno

Al centro del dibattito la nuova legge sulla privacy.
L’ex colonia britannica sempre più nelle mani del Dragone.

Hong Kong si spinge sempre più verso la Cina.

Negli ultimi tempi abbiamo visto come la Cina abbia imposto leggi inerenti alla “sicurezza nazionale” che prevedano l’assenza di giuria nei processi (approfondimento al link) e come qualsiasi forma di democrazia stia per essere repressa (approfondimenti ai link 1 e link2).

Vista questa volontà dell’ex colonia britannica di abbracciare sempre più la Cina, i giganti del web minacciano di lasciare il Paese, smettendo di fornire servizi in segno di protesta per la decisione di modificare la legge sulla privacy.

Google, Facebook, Twitter ed Apple hanno infatti mandato una lettera all’Asia Internet Coalition, sostenendo che gli emendamenti proposti alla legge sulla privacy ad Hong Kong potrebbero vedere le persone colpite da “sanzioni severe”.

La lettera inviata al commissario della privacy dei dati personali, Ada Chung Lai-ling, è stata pubblicata anche dal Wall Street Journal e riporta quanto di seguito:

“L’introduzione di sanzioni rivolte non è in linea con le norme e le tendenze globali. L’unico modo per evitare queste sanzioni per le società tecnologiche sarebbe quello di astenersi dall’investire e offrire i propri servizi a Hong Kong, privando così le imprese ed i consumatori di Hong Kong, creando al contempo nuove barriere al commercio.”

Hong Kong, dal lato suo, non intende indietreggiare; la governatrice Carrie Lam, per esempio, ha detto che estenderà a più aree della società la legge sulla sicurezza nazionale ed ha descritto la legge imposta da Pechino come di seguito:

“Il principale punto di svolta nel passaggio di Hong Kong dal caos all’ordine, con un effetto indiscutibile nella stabilizzazione della società. Faremo in modo che questo progetto venga compreso ed instaurato pienamente, estendendosi ad aree come la politica, società, economia, cultura, tecnologia, Internet, finanza e salute pubblica.”

Nigeria: rapiti liceali cristiani

Irruzione dei terroristi in una scuola.
Rapite anche infermiere e bambini piccoli.

Continuano le scorribande dei terroristi in Nigeria.

Stando a quanto riportato da Quotidiano.Net, infatti, è stata fatta irruzione da parte di uomini armati in un liceo cristiano protestante a Kaduna (nel Nord-Est della Nigeria), dove sono stati rapiti almeno 140 studenti.

A denunciare l’accaduto è Emmanuel Paul, un insegnante della Bethel Baptist High School, aggiungendo che almeno altri 25 studenti sarebbero riusciti a fuggire.

Un agente della polizia, invece, sostiene che non si sia ancora in possesso del numero esatto degli studenti sequestrati.

Poco tempo dopo, in un Centro medico nazionale per la tubercolosi situato a Kano, sono poi state rapite almeno 8 persone; un testimone citato anche dalla Bbc sostiene che le persone prese in ostaggio sarebbero più precisamente 12, tra cui 3 bambini piccoli ed un adolescente, oltre a diverse infermiere.

In merito a quest’ultimo episodio, la polizia ha dichiarato di essere stata attaccata da un gruppo armato che avrebbe usato l’assalto alla centrale come “diversivo per arrivare ai dormitori dei lavoratori del centro medico”, per poi scappare con i rapiti dileguandosi nella foresta vicina.

Marcia dei taleban su Kabul dopo ritiro Nato

Disertano i commando americani; polizia e militari passano dalla parte degli insorti.
I taleban impongono un governo parallelo: vicino il ritorno ad un narco-Stato.

Il ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan si è appena concluso (approfondimento al link) e già i taleban hanno raddoppiato i distretti che controllano.

Italia e Germania avevano ritirato i loro soldati in prima battuti, seguiti poi dagli Usa che hanno accelerato il ritiro sotto l’ordine del presidente Biden. Questo ha dato strada libera ai taleban che, dopo aver già messo a ferro e fuoco le province di Baghlan e Badakhshan, si sono imposti anche nei due distretti della provincia di Kapisa e puntano verso Faizabad con Kunduz ormai pronta a capitolare.

La capitale Kabul dista solo 65 chilometri ed in brevissimo tempo i taleban sono passati dal controllare 73 distretti ad amministrarne oltre 160 sui 407 totali, con altri 157 ormai prossimi a passare sotto il loro controllo.

Hanno disertato anche i “commando” addestrati dagli americani. Non solo: polizia e soldati passano, armi n pugno, dalla parte degli insorti.

Senza uomini sul campo non ci sarà più intelligence accurata, sostiene il Direttore della Cia William Burns:

“La capacità di contrastare le minacce si ridurrà.”

Nel giro di un anno i campi di oppio sono aumentati del 37% ed ora ricoprono una superficie pari a 224mila ettari: primo segnalo che l’Afghanistan stia tornando ad esse un narco-Stato.

Afghanistan: ritiro delle truppe Nato

Dopo 20 anni le truppe lasciano la strategica base aerea di Bagram.
Italia e Germania hanno già ritirato le loro, Biden anticipa il calendario.

Anche le ultime truppe Nato stanno lasciando la base aerea di Bagram, strategica in Afghanistan.

Dopo che Italia, tra l’altro impegnata nel lasciare anche la base aerea di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti (approfondimento al link), e Germania avevano già ritirato le loro, ora arriva anche il ritiro delle truppe americane con il presidente Biden che anticipa lo sgombero rispetto a quanto previsto da calendario.

L’aeroporto passa sotto il controllo delle forze afgane dopo 20 anni di presenza Nato ed il Paese sembra essere diviso in due tra contenti scontenti: c’è chi lamenta un deterioramento della situazione sul terreno e parla di incertezze per il futuro, mentre altri si dicono soddisfatti della partenza delle truppe occidentali.

Non manca, ovviamente, chi sta a metà mostrando pro e contro:

“La loro presenza portava anche lavoro. In tanti adesso si ritrovano senza più niente.”

Come segnala Euronews, vi è però un crescente numero di violenze talebane che potrebbe far peggiorare la situazione del Paese aumentando il caos interno.

Hong Kong: Polizia contro attivisti pro-democrazia

Dopo gli arresti all’Apple Daily e la legge che toglie la giuria nei processi, continuano i trambusti.
Impiegato un terzo degli agenti totali.

Continuano i trambusti ad Hong Kong.

Dopo il blitz della polizia nella redazione dell’Apple Daily che ha portato a 5 arresti del giornale considerato pro-democrazia (approfondimento al link), è arrivata la nuova legge sulla giustizia voluta da Pechino e prevedente, per motivi di sicurezza nazionale, l’assenza di una giuria dai processi (approfondimento al link).

Le manifestazioni degli attivisti pro-democrazia, però, vanno avanti con l’obiettivo di impedire il passaggio dell’ex colonia britannica sotto la sovranità di Pechino, di cui oggi cade il 24esimo anniversario.

A Mong kok è stato fermato il coordinatore di Student Politicism, Wong Yat-chin e proprio per l’anniversario la polizia sta impiegando ben 10.000 agenti, ovvero un terzo della forza totale.

Dopo il fermo del loro coordinatore a Soy Street, stando ai media locali, gli attivisti studenteschi hanno aperto uno stand per strada.