Polonia: aziende tessili riconvertono la produzione verso il militare

Segnale di ampliamento del conflitto anzichè di colloqui per la pace.
Per poter produrre le divise NATO servono alta qualità, prezzi competitivi e stabilità del Paese del fornitore.

Le sartorie polacche, grazie agli ordini militari, stanno rafforzando la loro posizione in Europa, aumentando l’occupazione e collaborando con fornitori locali.

Aziende che in precedenza si specializzavano nella produzione di abbigliamento sportivo e calze, come Warmia (attualmente Kętrzyńskie Zakłady Odzieżowe), Gatta e Telimena, si sono riconvertite nella produzione di abbigliamento militare.

Come riporta Polonia Oggi, gli ordini provengono dalle forze armate della NATO e dai servizi in uniforme; dopo l’inizio del conflitto tra Russia ed Ucraina, la domanda di uniformi militari in Europa è infatti aumentata.

Aziende polacche come Unifeq Europe, che possiede il certificato NATO, forniscono gli eserciti di molti paesi europei, tra cui Germania, Francia, Regno Unito, Svezia ed altri.

Per ottenere contratti contano non solo l’alta qualità ed il prezzo competitivo, ma anche la stabilità del Paese di origine del fornitore.

Gatta, in collaborazione con università specializzate polacche, produce magliette resistenti ai tagli per la Guardia di Frontiera e prevede ulteriori collaborazioni con l’esercito polacco.

Le aziende prevedono che, in futuro, la produzione per le forze armate rappresenterà una parte significativa dei loro ricavi.

Euricom acquista Sonko

Il gigante italiano del riso acquista l’azienda polacca.
Il bilancio consolidato dovrebbe arrivare a 1 miliardo di euro.

Euricom, il gigante italiano specializzato nella produzione e trasformazione del riso, ha acquistato da Oshee il 100% della società polacca Sonko, nota per la produzione di gallette di riso.

Euricom ha dichiarato che intende investire sia nello sviluppo degli impianti produttivi che nello stesso marchio Sonko e di voler ampliare l’offerta di snack disponibili sul mercato, in modo da rafforzare la sua posizione nel settore degli snack salutari in Europa.

Il presidente di Euricom, Bruno Sempio, ha affermato che l’acquisizione aiuterà a raggiungere un fatturato consolidato di circa 1 miliardo di euro in breve tempo.

Dariusz Gałęzewski, il cofondatore e presidente di Oshee ha detto che, dopo la vendita di Sonko, la sua azienda si concentrerà sulla attività principale nel settore delle bevande.

Stando a quanto riporta Polonia Oggi, le condizioni finanziarie della transazione non sono state comunicate da nessuna delle parti ed Oshee ha solamente aggiunto che pianifica acquisizioni in Europa occidentale.

Avon dichiarata bancarotta

Cause legali per i prodotti a base di talco accusati di provocare il cancro: conterrebbero amianto.
Debiti oltre 1 miliardo di dollari.

Avon, il gigante dei cosmetici noto per il suo modello di vendita porta a porta, è ufficialmente in bancarotta.

La compagnia ha presentato istanza di fallimento ai sensi del Capitolo 11 presso il tribunale di Wilmington, Delaware, schiacciata da una valanga di cause legali relative ai suoi prodotti a base di talco, accusati di contenere amianto e di provocare cancro.

Con debiti superiori a 1 miliardo di dollari, di cui 78 milioni spesi in cause legali e ulteriori 225 milioni già sborsati per difesa, la holding beauty statunitense non ha più le risorse per far fronte alle spese legali e ai risarcimenti.

La società, come riporta First Online, ha dichiarato di non avere liquidità sufficiente per risolvere i 386 casi individuali ancora pendenti.

La crisi non risparmia nemmeno le filiali della holding in Europa, Regno Unito e America Latina: dopo la dichiarazione di bancarotta, infatti, la controllante brasiliana Natura & Co ha offerto di acquistare le attività di Avon per 125 milioni di dollari, cancellando inoltre 530 milioni di dollari di debiti e fornendo altri 43 milioni di dollari per finanziare la procedura di insolvenza.

La cinese MingYang produrrà turbine eoliche in Italia

Investimento di circa 500 milioni di euro dopo la visita della Meloni in Cina.
Previsto un impiego di 1.100 lavoratori insieme all’italiana Renexia.

La cinese MingYang Smart Energy, l’azienda energetica italiana Renexia ed il ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno firmato un accordo per la creazione di un impianto di produzione di turbine eoliche.

Lo ha reso noto il ministero in un comunicato, aggiungendo che l’accordo prevede un investimento di circa 500 milioni di euro, senza specificare come saranno ripartiti i costi.

Il memorandum of understanding arriva dopo che la scorsa settimana era stata annunciata un’alleanza tra un’azienda italiana specializzata in impianti fotovoltaici e un produttore cinese di componenti per pannelli solari.

Nonostante le difficoltà nello spedire turbine di grandi dimensioni, MingYang e la maggior parte degli altri produttori cinesi non hanno impianti di produzione in Europa.

La creazione di siti produttivi in cooperazione con i produttori cinesi di turbine eoliche e pannelli solari potrebbe evitare la perdita di competenze produttive in catene di fornitura cruciali, secondo alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia.

Il ministro Adolfo Urso ha commentato come di seguito:

Questo importante accordo ci permette di sviluppare la produzione di turbine in Italia e una filiera nazionale estremamente competitiva“.

Come riporta Reuters, nei prossimi tre mesi i partner sceglieranno il sito per l’impianto, che dovrebbe impiegare fino a 1.100 lavoratori.

A fine luglio la premier Giorgia Meloni è stata in visita in Cina per rafforzare la cooperazione con la seconda economia mondiale e ripristinare i legami commerciali dopo l’uscita dell’Italia dal piano di investimenti infrastrutturali Belt and Road.

Romania più competitiva: Michelin e Unilever spostano le produzioni

Bucarest punta alla “Grande reindustrializzazione del Paese”.
In Romania sempre più investimenti di importanza europea.

La Polonia sta iniziando a perdere terreno rispetto alla Romania in termini di attrattiva per gli investitori stranieri.

Negli ultimi mesi, diverse multinazionali hanno già deciso di trasferire la produzione dalla Polonia alla Romania.

Tra queste aziende ci sono la britannica Unilever che ha annunciato che sposterà parte della produzione e dei macchinari da Poznan a Ploeszti.

In precedenza, l’azienda francese Michelin aveva annunciato la chiusura dello stabilimento di pneumatici per autocarri di Olsztyn e il trasferimento della produzione a Zalau, sempre in Romania.

Come riporta Polonia Oggi, questi cambiamenti sono il risultato delle politiche di sostegno agli investimenti adottate dal governo di Bucarest, ma anche di un costo del lavoro più basso e di un sistema fiscale relativamente semplice.

Il governo di Bucarest si è posto l’obiettivo della “grande reindustrializzazione del Paese” e sempre più spesso arrivano notizie su grandi investimenti che saranno realizzati in Romania, alcuni di importanza europea.