Ue: “marine europee pattuglino stretto Taiwan”

L’invito arriva da Borrell. Ma con che diritto?
In realtà non sappiamo neanche badare ai confini di casa nostra.

L’Alto rappresentante Josep Borrell esorta l’Ue a unire le forze per pattugliare lo Stretto di Taiwan.

La situazione dell’isola, scrive il politico spagnolo in un editoriale a sua firma sul settimanale francese Le Journal du Dimanche poi riportata da Ansa, “ci riguarda economicamente, commercialmente e tecnologicamente“, per questo “invito le marine europee a pattugliare lo Stretto di Taiwan per mostrare l’impegno dell’Europa per la libertà di navigazione in quest’area assolutamente cruciale“.

Il capo della diplomazia Ue indica la necessità di essere “vigili contro le provocazioni eccessive“, precisando la posizione europea su Taiwan:

è semplice e coerente: a nostro avviso esiste una sola Cina. Ma non a qualsiasi condizione. E certamente non attraverso l’uso della forza. La stragrande maggioranza dei taiwanesi ritiene che lo status quo pacifico sia la soluzione più appropriata. Cerchiamo quindi di essere fermi nel far rispettare questo principio“.

In realtà, l’Ue non è neanche capace di badare alle acque territoriali di propria competenza, basti vedere cosa succede da anni con i flussi migratori con le Ong che fanno il bello ed il cattivo tempo.

Inoltre, stando al diritto internazionale, sulla base di cosa l’Europa schiererebbe le proprie marine sullo Stretto di Taiwan?

Veto a grano Ucraino: Slovenia si unisce a Polonia e Ungheria

Possibili veti anche su altri prodotti.
Anche la Bulgaria verso il bloco.

Il governo slovacco ha annunciato che vieterà l’importazione di cereali dall’Ucraina, in una difesa del mercato locale che replica le misure già annunciate nel fine settimana dalle autorità ungheresi e polacche e che sono state messe in discussione dalla Commissione europea (approfondimento al link).

Il Ministero dell’Agricoltura slovacco, come riporta News 360 che cita il quotidiano “Pravda”, ha confermato questa misura sostenendo che i cereali teoricamente destinati a Paesi terzi finiscono sul mercato europeo e lo destabilizzano.

Il governo di Eduard Heger non esclude di estendere le restrizioni ad altri prodotti, come lo zucchero.

I governi ungherese e polacco hanno annunciato sabato che avrebbero vietato le importazioni di prodotti agricoli dall’Ucraina fino al 30 giugno per difendere gli interessi dei loro produttori nazionali.

Lunedì, il ministro dell’Agricoltura bulgaro Yavor Gechev ha ammesso di stare “lavorando” a un divieto simile, citando presunte perdite per gli agricoltori locali pari a 900 milioni di leva (ovvero più di 460 milioni di euro), stando a quando riporta l’emittente pubblica BNR.

Finlandia: muro al confine con la Russia

Prima parte pronta a giugno.
Il piano prevede di blindare 200 km sui 1.300 totali.

In Finlandia sono iniziati i lavori per costruire il muro al confine orientale con la Russia.

Si è cominciato lunedì 27 febbario, riferisce il giornale locale Yle, con la rimozione degli alberi su entrambi i lati del valico di frontiera di Imatra e si procederà ad issare tre chilometri di recinto per testare se resisterà alle gelate invernali o un eventuale massiccio afflusso di persone da est.

Come riporta Ansa, questa prima parte di muro di prova dovrebbe essere pronta a giugno.

A novembre, tra le crescenti tensioni con la Russia per l’invasione in Ucraina, il governo finlandese aveva presentato un piano per blindare il suo confine con una recinzione di 200 chilometri sui 1.300 chilometri totali della sua frontiera: oltre tre metri con filo spinato, telecamere per la visione notturna, luci e altoparlanti.

Il cantiere è iniziato “con il taglio di alberi e proseguirà con la costruzione di una strada e l’installazione di una recinzione“, hanno poi indicato le guardie di frontiera in un comunicato.

La costruzione di ulteriori 70 chilometri di recinzione è prevista tra il 2023 e il 2025, principalmente nel sud-est del paese nordico.

In totale, si prevede di erigere recinzioni di 200 chilometri, con un impegno stimato in 380 milioni di euro.

Le barriere metalliche, alte tre metri, saranno coperte con filo spinato, con telecamere per la visione notturna, lampade e altoparlanti in luoghi ritenuti sensibili.

L’ultima fase dei lavori dovrebbe concludersi nel 2026. Gli attuali confini finlandesi sono protetti principalmente da barriere di legno, progettate per impedire il movimento del bestiame; a luglio, però, le autorità di Helsinki avevano modificato una legge sulle guardie di frontiera per facilitare la costruzione di barriere più solide.

Polonia e Ungheria bloccano il grano ucraino

Ue: “Azioni unilaterali inaccettabili”.
Per i due Stati l’acquisto dall’Ucraina mette a rischio le produzioni interne.

L’amicizia all’Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi.

Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all’acquisto del grano ed altri prodotti agricoli dall’Ucraina, il quale risulta essere largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

Come riferiscono Ansa e Notizie.it, riprendendo le parole di un portavoce della Commissione Ue, è arrivato immediatamente il monito dell’Ue ad entrambi:

Azioni unilaterali inaccettabili. Siamo a conoscenza degli annunci di Polonia e Ungheria sul divieto di importazione di grano e altri prodotti agricoli dall’Ucraina. Stiamo chiedendo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure. In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Ue e, pertanto, non sono accettabili azioni unilaterali. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all’interno dell’Ue”.

Per concludere in estrema sintesi, dunque, la posizione di Ungheria e Polonia è un sì al supporto all’Ucraina ma non a discapito dell’interesse nazionale.

“A Bruxelles poche donne lavorano per mentalità italiana”

È bufera sulla frase del ministro.
Nel mirino le donne di origini italiane, marocchine e turche.

Se a Bruxelles il tasso d’occupazione femminile è troppo basso è colpa del fatto che “molte donne si trovano ancora in un modello famigliare mediterraneo, nel quale l’uomo lavora e la donna resta a casa”.

Una situazione che, secondo il ministro del Lavoro della Regione di Bruxelles, riguarda nello specifico le donne “di origine italiana o marocchina”.

Le dichiarazioni di Bernard Clerfayt hanno subito scatenato una raffica di polemiche nel Paese in cui vivono circa 300 mila italiani, anche da parte degli esponenti della maggioranza che guida l’amministrazione della capitale belga, tanto che a deputata socialista Fadila Laanan ha affermato:

Sono sconvolta e indignata. Penso a tutte quelle donne che conosco e che cercano lavoro, ma che sono discriminate a causa delle loro origini, a tutte quelle donne madri singolo che hanno difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare”.

Il gruppo dei socialisti nel parlamento bruxellese, che fa parte della maggioranza, ha diffuso una nota in cui definisce “inaccettabili e discriminatorie” le dichiarazioni di Clerfayt, esponente del partito politic Défi, di orientamento social-liberale.

Non solo: anche dagli altri partner della coalizione, i verdi, sono subito arrivate le prese di distanza. Barbara Trachte, segretario di Stato alla Transizione economica della Regione di Bruxelles, ha aggiunto:

Anziché trasmettere stereotipi dovremmo affrontare gli ostacoli strutturali all’inserimento lavorativo delle donne, in particolare di origine straniera”.

Dopo il polverone per le dichiarazioni rilasciate durante l’intervista all’emittente belga LN24, come riporta La Stampa, il ministro ha cercato di precisare il senso delle sue parole, ma senza fare passi indietro:

Ho sempre combattuto le disuguaglianze chiamando le cose con il loro nome. Descrivere un fatto non è stigmatizzare e io lavoro ogni giorno per promuovere l’occupazione di tutte le donne di Bruxelles”.

Infine, su Twitter ha insistito con la sua tesi:

A parità di profilo, il divario (nel tasso di occupazione tra uomo e donna, ndr) è diverso. Nelle Fiandre la differenza è di 6 punti (percentuali, ndr), in Vallonia è di 8 punti e a Bruxelles è di 10 punti”.