Cina: produzione industriale +35,1%

Il confronto annuo è vertiginoso e si aggiunge al +7,3% di dicembre.
Adottereste il “credito sociale”?

Mentre tutto il mondo arranca, la Cina vola.

Dopo aver chiuso dicembre con un +7,3% ed il consensus degli analisti fissato a +30%, il Paese del dragone fa registrare una ripresa straripante: +35,1% in ottica di confronto annuo sul bimestre gennaio-febbraio dell’anno precedente.

A spingere la ripresa sono stati, soprattutto, i settori della produzione mineraria, del manifatturiero e dell’utility.

Curioso come sia proprio lo il Paese da dove è nata la pandemia di Covid-19 che stiamo vivendo a far registrare il miglior risultato economico, se non addirittura l’unico positivo.

Proprio in Cina, infatti, ormai da tempo si è tornati ad uno stile di vita sostanzialmente pre-covid, con le persone che riempiono stadi e locali.

A detta del governo, la strategia vincente per uscire dal Coronavirus è stata quella di costruire un sistema di monitoraggio totale dei cittadini che, partendo da un punteggio base uguale per tutti, ottengono o perdono punti a seconda dei comportamenti da loro stessi adottati.

Questo sistema prende il nome di “credito sociale” ed il prezzo da pagare è quello di rinunciare completamente alla privacy (approfondimento con breve video al link): sareste disposti? O è stata la scusa che ha dato il via libera al controllo totale dei cittadini?

Record di povertà degli ultimi 15 anni

I dati preliminari Istat evidenziano un incremento della povertà assoluta sia per famiglie che per individui.
Nel 2019 si erano registrati dei miglioramenti, ma ora si torna ai dati del 2005.

Il 2019 aveva fatto registrare dei miglioramenti in merito alla povertà assoluta, dopo 4 anni consecutivi di aumento.

Le stime preliminari dell’Istat per il 2020, però, evidenziano che l’incidenza della povertà assoluta sia tornata a salire; e lo fa sia in termini familiari che individuali.

A livello familiare la soglia passa dal 6,4% al 7,7% che equivale ad un numero di famiglie superiore ai 2 milioni; a livello individuale, invece, si passa dal 7,7% del 2019 all’attuale 9,4%, che in numeri significa circa 5,6 milioni di individui.

La povertà assoluta torna dunque a raggiungere i livelli negativi del 2005.

Spostando lo sguardo sulla spesa per consumi, vediamo che anche in questo caso nel 2020 si è registrato un drastico calo.

Come dice l’Istat, nel 2020 la spesa media mensile è infatti tornata ai livelli del 2000, toccando quota 2.328 euro che equivale ad un -9,1% rispetto al 2019.

A rimanere stabili sono solo le spese alimentari e quelle inerenti all’abitazione; risultano in diminuzione le spese per tutti gli altri beni e servizi che calano addirittura del 19,2%.

Fermo anche il mercato dell’auto (approfondimento al link).

Tringali: “Euro e Draghi, Italia verso una nuova crisi”

L’autore: “Moneta unica e trattati UE impediranno al Paese di difendersi“.
Draghi intenzionato a chiudere gli aiuti; nel suo Report ufficiale descrive l’imminente futuro: drammatica crisi di solvibilità.

Con l’euro si è creata una valuta senza Stato.

Gli Stati che hanno aderito alla moneta unica, infatti, hanno perso la loro valuta nazionale cedendo, con essa, la sovranità monetaria.

Ezra Pound diceva che “uno Stato che non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro, è come un ingegnere che non può costruire strade per mancanza di chilometri”; ed infatti il passo è breve: avendo creato una valuta senza Stato, si è potuto di fatto togliere il potere decisionale alla politica mettendolo nelle mani della finanza (ovvero a quelli che chiamiamo “mercati”).

Se vogliamo è quello che il filosofo Galimberti definisce come il passaggio decisionale dalla politica all’economia, che a sua volta per decidere si basa sulla tecnica. O quello che l’economista Alberto Bagnai sostiene quando dice che “l’euro è un metodo di governo”.

Ancora, è quello che Tringali definisce come “la trappola dell’euro”.

Proprio con il dott. Fabrizio Tringali, scienziato politico ed autore dei saggi “La trappola dell’euro”, “Liberiamoci dall’euro, per un’altra Europa”, oltre che del blog “Badiale&Tringali”, tutte opere scritte a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino, abbiamo parlato di questo tema e del nuovo governo Draghi.

Dott. Tringali, ritiene che l’euro sia lo strumento che ha permesso di “eliminare” il ruolo della politica, per metterlo nelle mani della grande finanza internazionale?

“La politica può incidere nella realtà solo se il governo possiede strumenti per intervenire efficacemente nella politica economica. Se può investire per sostenere il proprio tessuto produttivo. Se può difenderlo da una concorrenza internazionale basata sulla corsa al ribasso del costo del lavoro. Se può assorbire disoccupazione assumendo nel pubblico impiego e rinforzando settori come sanità, istruzione, trasporti.

L’appartenenza all’euro e all’Unione Europea sono gli strumenti che impediscono tutto questo all’Italia di oggi. Sono il volto concreto che attualmente ha assunto l’ideologia liberista, che appunto predica l’estromissione dello Stato dall’economia. Ma l’origine del male è più lontana. L’ideologia liberista, che oggi tutto impernia, ha conquistato l’occidente da diversi decenni: la separazione fra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia è del 1981.”

Pensiamo a Barroso che da presidente della Commissione europea è passato alla Goldman Sachs, o a Gabriel che dal governo tedesco è passato alla Deutsche Bank; questi casi di sliding doors, secondo lei, confermano questo modus operandi?

“Certo. Questo tipo di “carriere” sono assolutamente normali, ovvie, date le circostanze. Coinvolgono molte più persone di quanto non si pensi. Il motto marxiano “proletari di tutto il mondo unitevi” è stato concretizzato al contrario. I ceti dominanti sono riusciti a mantenere divisi quelli subalterni, ma fra loro hanno costruito grande unità, proprio in termini di “classe”: tecnocrati, burocrati, politici, manager che parlano la stessa lingua (inglese), condividono la stessa condizione sociale (privilegiata) e un’idea di società (liberista).

È normale che si scambino i posti ai vertici delle istituzioni pubbliche e delle grandi aziende private.”

In Italia è appena nato il governo Draghi, sostanzialmente un banchiere europeista; crede sia la persona giusta a guidare il Paese?

“Beh, è certamente il primo della classe. Della loro classe, naturalmente. E di cosa ha bisogno oggi la loro classe? Non è necessario esprimere ipotesi astratte o tantomeno invocare complotti. E’ tutto alla luce del sole.

Nei giorni scorsi, come probabilmente sarà accaduto ad ogni italiano che ha un conto corrente, ho ricevuto dalla mia banca un’informativa sull’imminente entrata in vigore delle nuove norme europee sull’insolvenza. Da oggi basterà una piccola esposizione verso la banca per essere automaticamente classificati come cattivi pagatori. Sottolineo automaticamente. Prima le soglie erano più alte e, soprattutto, vi era un certo margine di manovra, da parte della banca. Ora invece la dichiarazione di default diviene automatica, così come il blocco degli addebiti automatici. Per un’azienda, significa stop al pagamento degli stipendi dei dipendenti.

Guarda caso, Mario Draghi ha appena pubblicato un autorevole Report, firmato insieme all’ex presidente della banca centrale indiana, in cui avverte che stiamo per essere colpiti da una nuova grande ondata di crisi, che diversamente dal passato non sarà relativa alla liquidità, ma assumerà la forma di crisi di solvibilità.

La drammaticità di quanto sta per avvenire non è ancora percepita perché l’azione della BCE sta mascherando la gravità situazione reale. Ma questa azione sta per esaurirsi.

Ecco cosa vuole la classe cui appartiene Draghi: chiudere i rubinetti della BCE, che ancora acquista titoli dei Paesi in difficoltà. La decisione è stata presa molto tempo fa, ma la pandemia ne ha rallentato l’attuazione. Oggi siamo al “redde razionem”.”

Quindi, se la seguo correttamente, intende che passeremo dal rischio di liquidità a quello di solvibilità?

“Secondo Draghi non è un rischio, ma una certezza. Siamo, dice, sul bordo di un precipizio. E credo proprio che dica la verità. La classe dominante non può tollerare che l’intervento pubblico freni ciò che in base alla loro ideologia è giusto che accada: fallimenti, licenziamenti, povertà.

Ripeto, è tutto scritto e dichiarato alla luce del sole. Il report di Draghi è pubblico (reperibile al link), i rischi derivanti dalle nuove norme europee sono noti, si veda lo studio di Unimpresa reperibile al link.

Draghi in Parlamento è stato molto chiaro: sarà il suo governo a decidere chi salvare e chi no. Non sappiamo sulla base di quali criteri. E quello che più è spaventoso è che secondo la loro classe, quello che accadrà sarà giusto, perché permetterà di allocare le risorse in modo più efficiente. Per loro sono “risorse” anche le persone. E infatti l’ideologia, che domina anche il linguaggio, impone che nelle realtà economiche non esistano persone, ma “risorse umane”.

Per Draghi e la sua classe è giusto che lo Stato non intervenga nell’economia e lasci fallire le proprie aziende. I cui lavoratori magari saranno costretti a emigrare in altri Paesi, lasciando casa e affetti. Sono “risorse” da riallocare. Questa è la ragione della libera circolazione di merci, capitali e persone, che sono gli assi portanti della moneta unica e dei trattati che istituiscono l’Unione Europea.”

Un estratto dell’intervista è stata pubblicato su Wall Street Cina, diretto da Luca Ciarrocca, ed è reperibile al link.

Auto: mercato italiano ancora in forte crisi

12,3% in meno rispetto a febbraio 2020, ultimo mese pre-Covid19.
Drastico calo anche del ricorso ai chilometri zero.

Il Centro Studi Promotor mette in luce dati ancora critici per il mercato dell’auto in Italia.

La pandemia ha, certamente, le principali colpe; ma facendo un’analisi “year to date”, ovvero basata su un confronto inerente allo stesso periodo dell’anno precedente, vediamo che a febbraio le immatricolazioni sono state 42.998, cioè il 12,3% in meno rispetto a febbraio del 2020, che si può considerare come l’ultimo mese prima dell’inizio del Covid19 (anche se i primi provvedimenti anti-coronavirus furono presi a partire dal 23 febbraio 2020).

Estendendo l’analisi ai primi due mesi del 2021, invece, il numero delle immatricolazioni risulta essere pari a 277.145, ovvero il 13,1% in meno allo stesso periodo del 2020.

Nello specifico, Stellantis ha immatricolato a febbraio 59.047 auto, il 13% in meno dello stesso mese dell’anno precedente, con una quota pari al 41,3% del mercato (-0,3%).

Il report, inoltre, mette in luce “nell’era del Coronavirus si è molto ridotto il ricorso ai chilometri zero“.

Unicredit: Ranieri de Marchis traghettatore fino ad Orcel

Mustier lascierà il gruppo dopo la presentazione dei risultati.
Orcel nuovo AD.

Jean Pierre Mustier aveva annunciato l’addio al gruppo Unicredit ancora a novembre; e questo avverrà dopo la presentazione dei risultati del 2020 prevista per giovedì (approfondimento al link).

Il suo sostituto, dopo i vari nomi fatti, parrebbe essere Andrea Orcel, ex capo dell’investment banking di Ubs.

A riportarlo è “Reuters” che cita fonti vicinissime alla situazione, le quali sembrano andare sempre più nella direzione indicata poco tempo fa (approfondimento al link).

La nomina di Orcel, comunque, dovrebbe essere ufficializzata verso metà aprile, in occasione dell’assemblea sul rinnovo dell’intero board. Nel frattempo, dunque, serve un traghettatore.

La figura che pare sia stata indicata a ricoprire questo ruolo è Ranieri de Marchis, attuale Co-chief operating officer del gruppo.