Mercedes: nuovo investimento in Polonia

Si prevedono altri 1.500 nuovi posti di lavoro.
primo impianto europeo a specializzarsi nella produzione di macchine basate sulla piattaforma VAN.EA.


Mercedes ha firmato un contratto che prevede la costruzione di un impianto di veicoli commerciali elettrici nella Zona speciale economica di Wałbrzych “Invest-Park” (Wałbrzyska Specjalna strefa ekonomiczna “Invest-Park”) a Jawor, nella regione di Bassa Slesia.

L’investimento offrirà 1.500 nuovi posti di lavoro.

Il valore di tutta l’impresa è stimato di circa 1,3 miliardi di euro.

Sarà il primo impianto europeo a specializzarsi nella produzione di macchine basate sulla piattaforma VAN.EA.

Nell’area del “Invest-Park” funziona già una fabbrica di motori e batterie elettriche di Mercedes in cui lavorano 1.300 persone.

Il nuovo investimento significa un ulteriore sviluppo della regione, come riporta Polonia Oggi.

Germania, governo elimina 45 mld dal fondo per clima e taglia sussidi per auto elettriche

12 miliardi in meno nel 2024, 45 entro il 2027.
Introdotte nuove tasse ed aumentate alcune delle esistenti.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz e i due vicecancellieri del governo, Christian Lindner (ministro delle Finanze) e Robert Habeck (ministro degli Affari economici) hanno presentato oggi la nuova legge di bilancio bilancio 2024, dopo la sentenza della Corte Costituzionale di un mese fa secondo cui la riallocazione di 60 miliardi di debito inutilizzato dall’era Covid al Fondo per il clima non era in linea con la Costituzione (approfondimento al link).

L’esecutivo tedesco, secondo quanto sintetizzato dalla banca Ing in un’analisi, ha deciso quanto di seguito:

Ridurre i sussidi dannosi per il clima, di interrompere prima del previsto i sussidi per i veicoli elettrici e l’industria dei pannelli solari, di diminuire alcune spese dei singoli ministeri e di cercare di rendere più efficienti le spese sociali. Ci sarà anche un aumento del prezzo delle emissioni di CO2 e l’introduzione di una nuova tassa sugli imballaggi di plastica”.

Infine, il Fondo per il clima e la transizione sarà ridotto di un totale di 45 miliardi di euro per il periodo dal 2024 al 2027.

Il cancelliere Scholz, stando a quanto riporta Il Messaggero, ha affermato in conferenza che l’accordo significa che la Germania si atterra al suo obiettivo chiave di realizzare una trasformazione climaticamente neutrale dell’economia, ma ha aggiunto che “dovremo utilizzare molto meno denaro per raggiungere i nostri obiettivi”.

Il leader dell’Spd ha aggiunto che i partiti della coalizione hanno concordato le priorità nel bilancio, nonchè i tagli alla spesa e l’aumento delle entrate per rispettare le regole di bilancio, aggiungendo che ciò è stato “spiacevole ma necessario”.

Il principale strumento finanziario del Paese per i progetti di azione climatica, il Fondo per il clima e la trasformazione (CTF), sarà dotato di circa 12 miliardi di euro in meno nel 2024 e di 45 miliardi di euro in meno fino al 2027, ha affermato la cancelleria.

Tuttavia, ha affermato che il fondo avrà ancora “un volume totale molto elevato” di 160 miliardi di euro, il che significa che saranno coperti progetti di trasformazione centrali.

Renault: si lavora per dimezzare il costo delle auto elettriche

Senard: “Se i cinesi producono a costi più bassi perchè non dovremmo essere in grado di farlo anche noi?”.


Renault ha annunciato un piano che mira a dimezzare il costo industriale di produzione di un veicolo elettrico entro il 2027 e a ridurre del 30% quello di un veicolo con motore a combustione.

Il piano, denominato “Re-Industry” come spiega un comunicato stampa riportato da AGI, punta ad assemblare una Renault 5 in meno di nove ore nello stabilimento di Douai, nel nord della Francia, a ridurre i tempi di sviluppo dei veicoli da tre a due anni, ad accelerare il rinnovamento delle gamme Renault, Dacia e Alpine.

Il presidente del gruppo Jean-Dominique Senard ha dichiarato a BFMTV quanto di seguito:

Non abbiamo molta scelta: per abbassare i prezzi, dobbiamo abbassare i costi. I cinesi sono in grado di produrre a costi di produzione inferiori, quindi perchè non dovremmo essere in grado di fare lo stesso?“.

Per raggiungere questo obiettivo, oltre alla creazione della filiale elettrica Ampere, il gruppo vuole “accelerare ulteriormente la digitalizzazione del sistema industriale” e rafforzare “le competenze dei team“.


In particolare, Renault vuole sviluppare il suo “Metaverse“, che riunisce le postazioni di lavoro e quelle dei suoi fornitori e consente un’analisi dettagliata dei dati di produzione.


Secondo l’azienda, questo sistema ha già permesso al gruppo di risparmiare 270 milioni di euro entro il 2023, in particolare grazie alla manutenzione predittiva degli impianti.


La casa automobilistica prevede inoltre di aumentare da 300 a 3.000 il numero di applicazioni operative di intelligenza artificiale nelle fabbriche, per garantire, ad esempio, la conformità dei pneumatici e la tracciabilità del loro montaggio.


Nel corso di una conferenza stampa, Renault ha anche annunciato la produzione di quattro nuovi modelli entro il 2027 nello stabilimento di Bursa, vicino a Istanbul, che produce la piccola Renault Clio. Thierry Charvet, direttore industriale e della qualità del gruppo, ha sottilenato:


L’obiettivo è capitalizzare i nostri punti di forza, fare molto più rapidamente ciò che già facciamo bene e spingere l’intero sistema industriale verso la massima eccellenza reinventandolo“.


Gli ha fatto poi eco Senard:


In questo modo saremo in grado di produrre in Europa veicoli perfettamente compatibili con la concorrenza internazionale“.


Tre anni dopo aver annunciato la perdita di 15.000 posti di lavoro in tutto il mondo, il presidente di Renault ha sottolineato che il gruppo sta assumendo in Francia.


La casa automobilistica ha dichiarato di aver ridotto il consumo energetico dei suoi siti industriali del 20% dal 2019 e di puntare a un ulteriore risparmio del 20% entro il 2025.


Ancora, la casa automobilistica vuole raggiungere quella che definisce la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2025 nel suo impianto ElectriCity nel nord della Francia, che dovrebbe produrre 500.000 veicoli elettrici all’anno.


L’azienda punta inoltre alla neutralità delle emissioni di carbonio a partire dal 2030 per i suoi siti in Europa, in particolare attraverso l’uso di energie rinnovabili.


Italia: l’auto elettrica non va. Pichetto: stipendi troppo bassi

Auto elettriche troppo care: servirebbe stipendi più alti del 50%-60%.
Rottamazione auto più inquinanti va fatta secondo il bilancio dello Stato.

L’auto elettrica italiana viaggia ancora lentamente.

Basta un dato per fotografare la mobilità nella Penisola: 4,1%.

È questa la quota di mercato tricolore a ottobre scorso; una percentuale quattro volte inferiore al resto d’Europa, dove le immatricolazioni delle vetture full electric raggiungono un market share del 16,8%, come riporta motor1.com.

Ma perché il nostro Paese è così in ritardo rispetto alla media del continente? Il ministro Gilberto Pichetto Fratin, responsabile dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), ha la sua riposta: la colpa è degli stipendi troppo bassi.

Più precisamente, le sue parole all’Automotive Business Summit 2023 de Il Sole 24 Ore sono state le seguenti:

È un fatto principalmente di ordine economico, perché il salario medio italiano avrebbe bisogno di un’integrazione almeno del 50% o 60% per essere alla pari del salario tedesco e, quindi, si dovrebbe di fatto avere un incentivo, una contribuzione pubblica per l’elettrico di dimensioni, triple, quadruple rispetto all’attuale stanziamento. La rottamazione delle auto più inquinanti è un’azione da farsi compatibilmente con il bilancio dello Stato, ma il Mimit non ha un quantitativo enorme di risorse per fare questa operazione realistica e massiccia. L’Italia ha 40 milioni di veicoli, di cui 2 milioni e mezzo di Euro 1 ed Euro 2 che inquinano 28 volte più di un Euro 6. Valgono 300 euro e fanno pochi chilometri al mese, ma sono comunque da togliere”.

Volkswagen verso tagli e delocalizzazioni

Prevista la riduzione tra i 4.000 ed i 6.000 posti.
Pesano le scelte Ue: aumento tassi di interesse e costi energetici, relazioni commerciali rovinate.

Ridurre i costi di produzione anche attraverso la delocalizzazione delle fabbriche fuori dalla Germania.

Sarebbe il piano di ristrutturazione di Volkswagen voluto dal ceo Thomas Schäfer che, come riferito dal quotidiano economico Handelsblatt, ha dichiarato quanto di seguito:

Dobbiamo migliorare la nostra competitività aziendale, velocizzare la nostra produzione, siamo ancora troppo lenti e complicati”.

Volkswagen, secondo il Ceo, è ancora indietro sull’elettrico e questo pesa anche in Borsa: il titolo VW da dicembre 2023 ha perso il 14%, lunedì è stato quotato poco oltre i 104 euro quando ad inizio anno viaggiava sopra i 140 euro.

Nel 2021, quando venne annunciato il nuovo piano per le auto elettriche, le azioni schizzarono oltre i 240 euro, ma da allora sono cambiate tante cose, in particolare l’aumento esponenziale dei costi energetici.

Su quest’ultimo punto, però, va detto che proprio pochi giorni fa il governo tedesco ha posto al minimo europeo le tariffe energetiche per l’industria al fine di salvare competitività e posti di lavoro (approfondimento al link).

Venerdì i vertici del colosso automobilistico di Wolfsburg, sempre secondo Handelsblatt, dovrebbero ratificare il nuovo piano industriale e sarà fondamentale il via libera del capo del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo.

Italiana di seconda generazione, figlia di calabresi ex operai Vw, Cavallo, 48 anni, è la prima donna alla guida del consiglio di fabbrica della Vw, che rappresenta circa 662mila lavoratori.

Non è quindi sbagliato definirla l’italiana più influente di Germania: siede da due anni sulla poltrona una volta occupata da Bernd Osterloh, a lungo definito da media ed esperti del settore “l’uomo più potente della Volkswagen”.

Cavallo, come Osterloh, ricopre un ruolo delicato: rappresenta i sindacati nel consiglio di amministrazione dell’azienda a partecipazione statale del land della Bassa Sassonia, che detiene una quota di circa il 12%.

La firma di Cavallo sul piano di ristrutturazione sarà determinante ma, come riporta Avvenire, prima dovrà confrontarsi con il potente sindacato IG Metall: il piano di ristrutturazione dovrebbe prevedere tagli tra i 4.000 ed i 6.000 posti di lavoro e dovrebbero riguardare tutti i livelli, dall’operaio allo specializzato, dagli ingegneri all’amministrazione.

Con la riduzione anche dei costi di produzione si dovrebbe arrivare a diminuire i costi complessivi di circa 10 miliardi di euro.

Il piano dovrebbe essere realizzato entro 36 massimo 50 mesi e tra le misure da adottare c’è anche un incremento delle delocalizzazioni degli stabilimenti industriali.

La produzione e le attività presenti in Germania potrebbero essere trasferite in altri Paesi europei in grado di gestire meglio l’approvvigionamento energetico, come ad esempio quelli dell‘Europa sud-occidentale o le zone costiere del nord Europa, dotate di impianti di rigassificazione e terminal per l’accesso facilitato ad esempio al gas liquefatto.

Possibili candidati sarebbero Spagna e Portogallo, così come il Belgio o altri Stati in cui sono presenti altri stabilimenti del gruppo.

Dal 2012 al 2022 i veicoli prodotti all’estero dai colossi tedeschi come Volkswagen, Mercedes-Benz, Bmw e Opel sono passati da 8,6 milioni a oltre 10 milioni e, secondo la confindustria tedesca (Bdi), la quota di veicoli prodotti all’estero è destinata a salire.

Il settore automotive, secondo l’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica di Wiesbaden di settembre 2023, in un anno ha subito un calo produttivo del 9%.

Molteplici i fattori, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia, dei tassi di interesse, ma anche dalla flessione degli scambi con i principali mercati di esportazione della Germania, a partire dalla Cina.

Insomma, le scelte fatte dall’Ue stanno hanno causato i problemi appena citati e stanno mettendo fortemente in crisi la propria industria.