Libia: chiusura di due stabilimenti petroliferi

Chiudono due grandi stabilimenti petroliferi libici a causa del blocco militare.
Sale il prezzo del petrolio con i Paesi concorrenti pronti ad accaparrarsi le quote di mercato.

Sono iniziate le procedure di chiusura di due grandi stabilimenti petroliferi in Libia.

La causa sarebbe il blocco militare; le conseguenze la riduzione al minimo dei flussi di greggio provenienti dal Paese membro dell’Opec e l’aumento del prezzo del petrolio.

I due giacimenti sono localizzati nel sud-ovest della Libia e, stando a quanto riporta la “National Oil Corporation (Noc)”, il motivo si deve alla chiusura di oleodotto da parte delle forze fedeli a Khalifa Haftar.

I future sul Brent sono infatti andati al rialzo di 33 centesimi arrivando a toccare quota 65,18 dollari al barile (+0,51%), avvicinandosi quindi al massimo toccato di 66 dollari al barile in data 9 gennaio.

Sale anche il greggio americano, che fa registrare un aumento di 21 centesimi (+0,36%), toccando quota 58,75 dollari al barile e facendo registrare il prezzo più alto dal 10 gennaio.

L’aumento è stato limitato dalle dichiarazioni di alcuni analisti e trader, i quali sostengono che le mancanti quote di greggio proveniente dalla Libia saranno compensate da altri Paesi produttori; più nel dettaglio, il broker petrolifero Brennock ha dichiarato:

Il mercato petrolifero rimane ben impostato dal punto di vista dell’offerta con ampie scorte e un buon cuscinetto di capacità inutilizzata. In altre parole, l’impatto rialzista dei prezzi potrebbe rivelarsi fugace”.

La recente produzione libica di greggio si aggirava sugli 1,2 milioni di barili al giorno; un portavoce della Noc, ha aggiunto:

Se le esportazioni libiche verranno interrotte per un periodo prolungato, la produzione rallenterà a 72.000 barili al giorno”.

Attentato nello Yemen: più di 100 morti e decine di feriti

Ha causato oltre 100 morti e decine di feriti l’attentato nello Yemen.
L’esercito giura vendetta contro le milizie Houthi.

È stato decisamente doloroso l’attentato missilistico avvenuto in una moschea nello Yemen.

Il bilancio, stando a quanto riportato su twitter dal ministero degli Esteri yemenita, sarebbe infatti di oltre 100 morti e decine di feriti.

La moschea oggetto dell’attentato si trova nella provincia di Marib (ad ovest) ed è frequentata da truppe filogovernative; queste vittime vanno ad incrementare il già elevato numero di morti tra i fedeli al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, in una guerra che è iniziata nel 2014.

Il governo attacca i ribelli Houti ma l’attentato, che secondo fonti militari governative sarebbe avvenuto prima con un missile e poi con un drone, non è ancora stato rivendicato.

Il portavoce dell’esercito, il generale Abdou Majli, precisando che le vittime ci sono anche dei civili, ha dichiarato:

Ci sarà una risposta spietata contro le milizie Houthi“.

Salgono i prezzi, scendono i salari

Potere d’acquisto, male i Paesi PIIGS: aumentano i prezzi, diminuiscono i salari.
Volano Bulgaria, Romania e Polonia.

Altro capolavoro, si fa per dire, dell’Europa e dell’Euro.

I prezzi al consumo sono saliti nella zona euro a dicembre, stando ai dati Eurostat, dell’1,3% su base annuale e dello 0,3% su base mensile; a spingere l’aumento dei prezzi è stato soprattutto il costo dell’energia elettrica che è passato dai -0,33 punti ai +0,2 punti di dicembre.

Prezzi in aumento potrebbero anche essere un segnale positivo, nel senso che indicano un’economia in sviluppo. Il problema è infatti proprio questo: mentre i prezzi aumentano, i salari diminuiscono.

Se prendiamo, infatti, l’analisi fatta da “Il Sole 24 Ore” in merito all’andamento dei salari reali rispetto a dieci anni fa, che a sua volta si basa sui dati derivanti dai sindacati europei Etuc (European Trade Union Confederation) prendendo in considerazione il decennio 2009-2019, notiamo un quadro infelice.

Rimangono stabili Finlandia e Belgio, mentre salgono dell’11% i salari in Germania e del 7% quelli in Francia (Paesi che hanno svalutato la propria moneta entrando nell’euro accaparrandosi un vantaggio competitivo).

Calano, al contrario, gli stipendi reali in Grecia (-23%), Cipro (-7%), Portogallo (-4%), Spagna (-3%) ed Italia (-2%). Per queste popolazioni, ne consegue una perdita della capacità di acquisto con diretto impatto sulla qualità della vita.

Il boom della crescita nei salari reali lo fanno invece registrare i Paesi che non adottano l’Euro: la Bulgaria fa registrare un +87%, la Romania un +34% e la Polonia un 30%.

Ucraina: si dimette il primo ministro

Dopo aver fatto trapelare critiche verso il presidente, il primo ministro ucraino ha rassegnato le dimissioni.

Il presidente ucraino, Volodymur Zalenskiy, è chiamato a prendere in considerazione le dimissioni del primo ministro Oleksiy Honcharuk; ad annunciarlo è stato l’ufficio della Presidenza.

Queste le parole del primo ministro dimissionario, rilasciate su facebook:

Sono riuscito a realizzare il programma del Presidente, che per me rappresenta un modello di apertura e decenza; Tuttavia, per eliminare ogni dubbio sul rispetto e fiducia che nutro nei confronti del Presidente, rassegno le dimissioni”.

Negli ultimi tempi, infatti, si erano sparse voci secondo le quali il primo ministro criticasse il presidente ucraino.

Fca: accordo con la cinese Foxconn per l’elettrico

Dopo ‘accordo con Peugeot, Fca punto ad espandersi sul mercato cinese ed elettrico.

Neanche il tempo di sfiorare l’accordo per la fusione con Renault, poi sfumato e rimpiazzato da quello fatto con Peugeot, per forse tornare alla carica di Renault dopo le voci di divorzio tra la stessa Renault e NissanMitsubishi (approfondimento al link), che Fca fa registrare un altro accordo.

Con l’intento di rafforzarsi in due aree attualmente carenti, vale a dire il presidio nel mercato cinese e la produzione elettrica, Fca ha infatti ammesso di essere in contatto con la cinese Foxconn (precisamente Hon Hai Precision Ind. Co., Ltd.), al fine di costituire una joint venture paritetica per lo sviluppo e la produzione in Cina di veicoli elettrici di nuova generazione e l’ingresso nel business Internet of Vehicles.

Equita Sim commenta così l’ormai vicino accordo:

La notizia è potenzialmente positiva (previa verifica dei dettagli), in quanto aiuterebbe a colmare il ritardo nel segmento delle macchine elettriche e agevolerebbe la penetrazione nel mercato cinese, ad oggi marginale”.