Autore: Francesco Puppato
La Vignetta di Alfio Krancic
1 milione di rubli alle donne russe che partoriscono 10 figli
La mossa di Putin contro il declino demografico.
La memoria torna al premio “Madre eroina” di Stalin.
Putin come Stalin?
Il presidente russo ha riesumato un’onorificenza sovietica che premia le madri che mettono al mondo dieci o più figli. Un modo per stimolare le nascite in un periodo di stagnazione demografica.
Il titolo di “Madre eroina” fu introdotto per la prima volta da Stalin nel 1944 per incoraggiare le famiglie a ripopolare un Paese cui la guerra aveva portato via una trentina di milioni di vite tra soldati e civili: nei 47 anni successivi, oltre 400mila donne ricevettero il titolo.
Ora Putin è pronto a premiare di nuovo le donne particolarmente prolifiche ed il nuovo decreto garantirà a ogni madre un pagamento una tantum di un milione di rubli (circa 15.600 euro) dopo il primo compleanno del decimo figlio, e a patto che gli altri nove siano ancora vivi.
Le “eroine” riceveranno anche una medaglia con la bandiera e lo stemma della Federazione Russa.
Nel 2008 la Russia introdusse un nuovo titolo, l’Ordine della Gloria dei Genitori, conferito alle famiglie con sette o più figli: grazie al nuovo decreto, quelle famiglie riceveranno 700mila rubli (10.900 euro circa).
Come riporta “Il corriere della Sera”, la grande preoccupazione di Putin è il calo demografico che colpisce la Russia da almeno un trentennio, dato che dal 1991 in poi la Federazione ha perso a ritmo costante circa 2 milioni dei suoi 148 milioni di abitanti.
Oggi i cittadini russi sono poco più di 146 milioni, ma le stime calcolano che potrebbero calare di un ulteriore 10% entro il 2050.
Donna saudita ritwitta dissidenti: 34 anni di carcere
La donna stava facendo un dottorato in Gran Bretagna ed era tornata in patria per una vacanza.
Sentenza emessa dopo la visita di Biden.
Condannata a 34 anni di carcere per aver aperto un profilo Twitter ed aver seguito e ritwittato dissidenti e attivisti.
È quanto toccato alla 34enne saudita Salma al-Shehab, che frequenta un dottorato di ricerca all’università britannica di Leeds, una volta tornata per una vacanza nel suo Paese.
Come riporta il “Guardian”, la sentenza del tribunale speciale per i terroristi è stata emessa dopo la visita del presidente degli Stati Uniti Joe Biden in Arabia Saudita, vista dagli attivisti come un incoraggiamento a intensificare la repressione nei confronti di dissidenti e di altri attivisti pro-democrazia.
La donna è stata inizialmente condannata a tre anni di carcere per il “reato” di utilizzo di un sito Internet finalizzato a “causare disordini pubblici e destabilizzare la sicurezza civile e nazionale“, ma lunedì una corte d’appello ha emesso la nuova sentenza di 34 anni di carcere e 34 anni di divieto di viaggio dopo che il pubblico ministero ha chiesto alla corte di prendere in considerazione altri presunti crimini.
Secondo una traduzione degli atti del tribunale di cui il Guardian ha preso visione, stando alle nuove accuse Shehab avrebbe aiutato “coloro che cercano di causare disordini pubblici e di destabilizzare la sicurezza civile e nazionale seguendo i loro account Twitter” e ritwittando i loro contenuti.
Come riporta “Ansa”, Shehab dovrebbe ancora poter ricorrere in appello.
Germania: i Supercharger Tesla diventano illegali
Apertura anche ai clienti non-Tesla, ma mancano i contatori.
Problemi di fatturazione; autorità tedesche aperte al dialogo.
La Tesla ha deciso da qualche mese di aprire la sua rete europea di Supercharger anche ai proprietari di veicoli della concorrenza.
Peccato che non manchi qualche problema: in Germania, per esempio, le colonnine della Casa americana sono da considerarsi a tutti gli effetti illegali perché, stando a una ricostruzione dell’Handelsblatt, violano le normative sugli strumenti di misurazione.
Come riporta “Quattroruote”, la violazione è partita proprio con la progressiva apertura della rete.
Infatti, i proprietari di veicoli non-Tesla non possono fare affidamento su un calcolo puntuale e immediato dei consumi di elettricità non essendo presenti i necessari display con i relativi contatori.
Del resto, le normative tedesche parlano chiaro: ogni stazione di ricarica, in cui il flusso di elettricità viene fatturato in base ai kilowattora, deve rispettare l’obbligo della presenza di un contatore stabilito dalle normative e questo vale per tutte le colonnine, che siano pubbliche, private o aziendali. Ovviamente il problema non si pone per i clienti che possono godere di tariffe in abbonamento, come nel caso dei conducenti di veicoli Tesla, oppure di automobilisti a cui la ricarica viene regalata dai costruttori come forma di agevolazione all’acquisto di modelli alla spina.
Per gli altri, invece, la questione è rilevante perché le normative stabiliscono che sappiano quanto, cosa e perché stanno pagando.
La Tesla, che finora ha fatto affidamento sulla sua app per informare i clienti dei consumi di elettricità, dovrà adeguarsi, ma per ora non rischia nulla anche grazie alla forte disponibilità dimostrata dalle autorità tedesche nel comprendere e risolvere il problema.
D’altro canto, c’è da dire che in Germania anche altre società violano le normative locali. La Casa statunitense, però, al momento ha il maggior numero di colonnine “illegali“.