Licenziata perché bianca: risarcimento milionario da Starbucks

2,7 milioni di risarcimento.
8.000 punti vendita erano stati chiusi per un giorno per corsi di formazione anti-pregiudizio.

Starbucks dovrà pagare altri 2,7 milioni di dollari a una ex manager in Pennsylvania, Shannon Phillips che era stata licenziata cinque anni fa in un caso di discriminazione razziale.

Lo ha deciso un giudice federale secondo quanto riferisce Cbs, poi ripresa anche da La Stampa.

Starbucks era già stato condannato a giugno ad un maxi risarcimento di 25,6 milioni di dollari perché un giudice aveva ritenuto che Phillips era stata licenziata perché bianca.

L’ex manager che lavorava in un Starbucks a Filadelfia nel 2018 era stata licenziata mentre il direttore del negozio, che era nero, aveva mantenuto il suo lavoro.

Nel 2018 a un uomo nero di 20 anni, che era in compagnia di un altro, era stato negato il permesso di usare il bagno perché non aveva comprato nulla.

Rashon Nelson e Donte Robinson, questo i nomi dei due protagonisti, avevano spiegato che erano lì per un incontro di lavoro e stavano aspettando qualcuno.

Quando si sono rifiutati di andarsene, il personale aveva chiamato la polizia che, arrivata sul posto, aveva ammanettato i due scortandoli fuori dal negozio.

I loro arresti che sono stati ripresi in un video e condiviso online avevano scatenato delle proteste che avevano obbligato Starbucks a chiudere tutti i suoi 8.000 punti vendita negli Stati Uniti per un giorno per tenere corsi di formazione anti-pregiudizio per i suoi lavoratori.

In seguito a questa decisione Phillips era stata licenziata mentre il direttore del negozio dove era accaduto l’incidente ha mantenuto il suo lavoro.

Phillips aveva citato in giudizio Starbucks nel 2019, sostenendo che l’etnia era stata un fattore determinante nel suo licenziamento.

Il colosso cinese Evergrande dichiara fallimento

Istanza di fallimento presentata a New York.
270 miliardi di dollari di passività.

Il colosso cinese dell’immobiliare Evergrande ha presentato istanza di fallimento a New York.

Lo riferisce la stampa statunitense, con Tgcom24 che ne riprende la notizia.

Nel marzo di quest’anno, Evergrande aveva già presentato un piano di ristrutturazione multimiliardario per ripagare i suoi creditori internazionali.

La società aveva più di 270 miliardi di dollari di passività.

Evergrande era la più grande immobiliare cinese per vendite, ma travolta dai debiti, era fallita nel 2021, scatenando la peggiore crisi del mercato immobiliare cinese mai registrata.

Nel marzo di quest’anno, Evergrande ha presentato un piano di ristrutturazione multimiliardario per ripagare i suoi creditori internazionali.

Evergrande ha presentato istanza Usa di protezione dai creditori sulla base del Chapter 15, inteso ad aiutare le aziende a gestire i casi di insolvenza che coinvolgono più di un paese.

La crisi del settore immobiliare in Cina fa paura e rischia di far scattare un effetto domino su tutti i mercati mondiali.

La Banca centrale cinese già nelle scorse ore aveva tentato di rassicurare annunciando che avrebbe adeguato e ottimizzato “le politiche immobiliari in modo tempestivo“.

Inserita nel rapporto sulla politica monetaria del secondo trimestre, la formula spesso utilizzata dalla Pboc e dai contorni burocratici, è finita però nel mezzo delle turbolenze finanziarie in corso nel settore, tra le tensioni di contagio tra gli operatori del real estate e dei trust.

Hengda Real Estate, controllata di Evergrande, era finita nel mirino della China Securities Regulatory Commission (l’autorità di vigilanza e regolamentazione sui titoli) per la sospetta manipolazione dei dati finanziari, secondo i media locali.

Evergrande, colosso immobiliare di Shenzhen, era stata la prima ad avere problemi finanziari a causa del debito superiore ai 300 miliardi di dollari e della stretta ai prestiti bancari decisa dalla leadership comunista: mercoledì aveva annunciato il rinvio della riunione dei creditori sulla ristrutturazione del debito offshore dal 23 al 28 agosto.

Inoltre, la polizia cinese, ha riportato Bloomberg, ha fatto visita agli investitori di Zhongzhi Enterprise Group, il trust simbolo delle ‘banche ombra‘, per scoraggiare in via preventiva possibili disordini.

Biden: “Cina bomba ad orologeria”

Il presidente Usa: Cina in crisi per disoccupazione e invecchiamento forza lavoro.
“Persone cattive fanno cose cattive se hanno problemi”.

Per il presidente Usa Joe Biden la Cina è una bomba a orologeria in molti casi“.

Lo ha detto ai giornalisti al seguito in Utah sottolineando che in questo momento il dragone ha una serie di problema economici, tra i quali un’elevata disoccupazione e la forza lavoro che invecchia.

Come riporta Tgcom24, il presidente ha poi continuato:

Quando le persone cattive hanno problemi, fanno cose cattive. Voglio cercare di avere un rapporto razionale con la Cina. Non voglio danneggiarla ma sto osservando con attenzione“.

Iran contro la restrizione alla navigazione in alto mare

Ali Khamenei contro gli Usa: decidono indipendentemente dal diritto internazionale.

L’alto mare è di tutti, e le superpotenze, gli Stati Uniti in particolare, non possono avanzare pretese su queste parti. Se questi poteri non consentono il movimento di una nave in uno stretto, commettono un maledetto errore“.

Lo afferma il leader supremo iraniano, Ali Khamenei, che, come riporta Ansa, continua:

Oggi gli americani disturbano e intercettano le petroliere e dall’altro aiutano le bande di contrabbandieri nelle nostre acque regionali e altri mari. È una violazione del diritto internazionale e non dovrebbe essere ignorata perché tutti i Paesi dovrebbero godere della libertà di navigazione e di trasporto marittimo“.

Le affermazioni del leader sono state fatte durante un incontro con il comandante, il personale e le famiglie dell’86a flottiglia navale dell’esercito, che è recentemente tornata dalla sua missione a “360 gradi” in tutto il mondo, secondo la tv di Stato.

Conclude poi Khamenei:

La missione è stata una mossa politica e militare di successo, che ha dimostrato che i mari appartengono a tutti“.

Nord Corea: Kim chiede più produzione di armi

Risposta alle esercitazioni congiunte di Sud Corea ud Usa.
Si punta anche sui veicoli aerei armati senza pilota.

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha visitato questa settimana diverse importanti fabbriche di armi, comprese le strutture che producono motori per missili Cruise strategici e ha chiesto un aumento della produzione.

A riferirlo sono i media statali, ripresi sia dal The Guardian che da Ansa.

L’ispezione di tre giorni delle fabbriche arriva meno di due settimane dopo che Kim ha partecipato a un’importante parata militare con funzionari russi e cinesi, mostrando le armi più recenti della Corea del Nord, inclusi missili balistici intercontinentali e droni spia.

Kim ha visitato una fabbrica che produce motori per veicoli aerei armati senza pilota, nonché quelli per la produzione di proiettili per lanciarazzi multipli di grosso calibro, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa centrale coreana KCNA.

Durante la visita alla fabbrica di motori, Kim ha chiesto di “aumentare costantemente le prestazioni e l’affidabilità del motore” e di “espandere rapidamente la sua capacità produttiva“.

Kim ha anche evidenziato la modernizzazione delle armi leggere come “la questione più importante e urgente per fare i preparativi di guerra… in linea con il mutato aspetto del conflitto“.

Le ispezioni arrivano mentre la Corea del Sud e gli Stati Uniti si preparano per le principali esercitazioni militari congiunte in programma questo mese.

La Corea del Nord considera tali esercitazioni come prove per un’invasione e ha ripetutamente minacciato un’azione “schiacciante” in risposta.