Papa Francesco: non è maturo tempo per donne diacono

Il card. Fernandez: per il Papa non è il momento e ha chiesto di non intrattenerci su questa possibilità.
La Chiesa predica bene ma razzola male?

Il Papa chiude, per il momento, all’ordinazione delle donne al diaconato.

Lo ha chiarito con una comunicazione al Sinodo il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il card. Victor Manuel Fernadez che, come riporta Ansa, ai membri del Sinodo ha indicato:

Il Papa ha espresso che in questo momento la questione del diaconato femminile non è matura ed ha chiesto che non ci intratteniamo su questa possibilità“.

Nicaragua: Ortega tassa le elemosine in chiesa

Abrogato l’articolo che proteggeva le istituzioni religiose dall’imposta sul reddito.
Tutte le chiese di qualsiasi denominazione pagheranno imposte sul reddito tra il 10% ed il 30%.

Il governo sandinista di Daniél Ortega ha deciso di colpire le elemosine e le donazioni dei fedeli.

L’offensiva generalizzata contro la Chiesa cattolica e le istituzioni religiose in Nicaragua è stata resa nota dal quotidiano La Prensa, vicino all’opposizione, e poi ripresa anche da Avvenire.

Più precisamente, si tratta di una modifica della Legge sulla Concertazione Fiscale approvata in Parlamento insieme a un pacchetto di norme che aumenta il controllo dello Stato sulle Ong e, ancor più nello specifico, si tratta dell’abrogazione del paragrafo 3 dell’articolo 32 della stessa legge, ovvero un inciso che proteggeva le chiese ed altre istituzioni religiose dal pagamento dell’imposta sul reddito sulle attività economiche.

Eliminando questa sezione, afferma uno specialista citato da La Prensa, “tutte le chiese di qualsiasi denominazione saranno soggette al regime fiscale a cui la dittatura sottopone il settore privato e ora anche le istituzioni religiose. L’eliminazione della tutela fiscale delle chiese e delle istituzioni religiose implica che anche le offerte, le elemosine e le donazioni dei fedeli saranno soggette al pagamento dell’imposta sul reddito con aliquote comprese tra il 10 e il 30 per cento“.

Ior: 3 milioni a Papa Francesco

Risultato netto di circa 30 milioni per la Banca del Vaticano.
Patrimonio superiore ai 2,8 miliardi.

Lo Ior stacca un “dividendo” di 3 milioni a Papa Francesco.

L’Istituto per le Opere di Religione (appunto, Ior) ha deciso di destinare circa un decimo degli utili registrati l’anno scorso agli atti di carità del Pontefice.

Il 2022 è stato del resto proficuo per la banca del Vaticano che ha aumentato del 64% i profitti rispetto al 2021, sfiorando i 30 milioni di risultato netto.

Merito soprattutto dell’attività di gestione del risparmio che ha fruttato commissioni per 18,1 milioni su un patrimonio di oltre 2,8 miliardi.

Come riporta Il Corriere della Sera, lo Ior ha lanciato negli anni 16 fondi che investono su azioni, valute e obbligazioni di Stati e imprese che rispettano i principi della dottrina Sociale della Chiesa.

La divisione di asset management è senz’altro la più redditizia per lo Ior che non svolge invece la più tipica delle attività bancarie: il credito.

La concessione di prestiti è circoscritta alle anticipazioni di stipendi e pensioni ai propri clienti, ossia a finanziamenti a rischio pressoché zero, accordati a tassi contenuti e in numero limitato.

La maggior parte degli impieghi dell’istituto consiste invece nel deposito di somme presso altre banche e nell’acquisto di bond sovrani e societari.

Questi investimenti hanno fruttato allo Ior un rendimento dello 0,91%, mentre la remunerazione accordata agli 1,8 miliardi depositati dalla clientela si è fermata allo 0,10%.

Su questa differenza la banca ha costruito un margine di interesse di 22,6 milioni, in crescita del 3,7% rispetto al 2021.

Ratzinger, i suoi scritti privati andranno distrutti. Attacco a Papa Francesco

Papa Benedetto sosteneva che Papa Francesco non si fidasse più di lui.
Possibili divisioni interne nella Chiesa

Monsignor Georg Gaenswein, meglio conosciuto come padre Georg, ora orfano del Papa Emerito Benedetto XVI, scomparso qualche giorno fa, del quale si è preso cura per anni, guarda al suo futuro e sa che difficilmente potrà tornare in Curia.

È Prefetto della Casa Pontificia ma nel 2020 è stato congedato da Papa Francesco, pur mantenendo la sua carica. In un libro, che uscirà la prossima settimana, rivela il retroscena e si autodefinisce un «prefetto dimezzato», prendendo l’immagine, come lui dice, dal titolo del libro di Calvino.

Restai scioccato e senza parole”, dice raccontando il momento in cui Francesco lo ha allontanato, come riporta Leggo.

Ricorda che era già stato estromesso da qualche tempo da alcuni appuntamenti ufficiali e che Bergoglio aveva deciso che non avesse l’appartamento nel Palazzo Apostolico.

Lei rimane prefetto ma da domani non torni al lavoro», gli avrebbe poi detto il Papa, secondo quanto riferisce lo stesso Gaenswein nel libro scritto con il giornalista e Saverio Gaeta (edizioni Piemme). Benedetto XVI commentò ironicamente con il suo segretario: «Penso che Papa Francesco non si fidi più di me e desideri che lei mi faccia da custode…”.

Ratzinger scrisse al Papa argentino per intercedere in questa situazione che aveva addolorato Gaenswein ma nulla cambiò.

È una critica a Francesco anche il passaggio in cui si parla del fatto che Bergoglio scelse di abbandonare l’appartamento apostolico.

“Gli spazi personali degli ultimi Pontefici”, sottolinea l’arcivescovo tedesco, sono stati “equivalenti a quelli di Francesco nell’appartamento di Santa Marta”.

Dice di riferirlo “senza alcuna polemica” ma per spiegare che non era corretto, soprattutto i primi tempi, contrapporre Papa Francesco e Papa Benedetto, per la diversa scelta dell’abitazione. E in fondo il Palazzo Apostolico ha comunque spese di manutenzione: “Per evitare il deterioramento delle stanze e delle suppellettili deve comunque venire tuttora curato, dunque in gioco non c’è per nulla la questione del risparmio economico , quanto appunto quella della psicologia personale“. Era stato lo stesso Francesco a dire scherzando con un gruppo di Gesuiti di non volere vivere nel Palazzo apostolicoper motivi psichiatrici”.

Gaenswein racconta anche che aveva cercato di dire a Francesco che i fedeli cercavano la luce dell’appartamento del Papa quando passavano a San Pietro:

Però ebbi l’impressione che le migliaia di chilometri di distanza da Roma non lo avevano reso partecipe di tale sensibilità”.

Parla anche del rapporto tra Francesco e Benedetto, affettuoso, con scambi di vino e dulce de leche, da parte del Papa argentino, con il limoncello fatto dalle memores e i dolci tirolesi, da parte di Ratzinger.

Padre Georg rivela poi, sempre nel suo libro, le disposizioni del Papa Emerito riguardo i suoi scritti privati, che “devono essere distrutti”.

Continua padre Georg:

Ho ricevuto da lui istruzioni precise con indicazioni di consegna che mi sento obbligato a rispettare sulla biblioteca, sui manoscritti dei libri, sulla documentazione relativa al Concilio e alla corrispondenza”.

Per quelli privati la consegna è stata di distruggerli “senza eccezioni”. Ganswein dice poi di non avere dubbi “sulla santità” del Papa emerito ma dice che non farà “passi per accelerare il processo di canonizzazione”.

Sul tema, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Georg Baetzing, ha commentato come di seguito:

Credo che il futuro di monsignor Georg Gaenswein dipenda innanzitutto da lui e poi naturalmente dalle persone che sono deputate a queste scelte nella Curia vaticana”.

È evidente a tutti infatti che difficilmente tornerà ad essere Prefetto a pieno titolo ma, anche se Baetzing non lo dice, Gaenswein non ha grandi ‘fan’ nell’episcopato tedesco.

Si parla dunque di un futuro come diplomatico, in America Latina o Asia; ma il rischio è che il tutto non si limiti al caso di un singolo ma che sia il grimaldello per rinfocolare le divisioni nella Chiesa tra i ‘bergogliani‘ e quelli che vedevano in Ratzinger il loro punto di riferimento. E ora che Benedetto non c’è più non è escluso che si riorganizzino per trovare un nuovo leader, anche per giocare un ruolo in un futuro conclave.

Green pass: la situazione tra scuola e chiesa

I docenti non possono chiedere lo stato vaccinale agli studenti.
Attualmente in chiesa vige l’accesso libero.

Il garante della privacy ha scritto al Ministero dell’istruzione affinché sensibilizzi le scuole sui rischi per la privacy derivanti da iniziative finalizzate all’acquisizione di informazioni sullo stato vaccinale degli studenti e dei rispettivi familiari.

Nella lettera, inoltre, si richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze per i minori, anche sul piano educativo, derivanti da simili iniziative.

Quanto alla deroga dall’indossare la mascherina nelle classi in cui tutti gli studenti abbiano completato il ciclo vaccinale o posseggano un certificato di guarigione in corso di validità, il Garante ha confermato piena collaborazione al Ministero dell’istruzione per individuare misure attuative che consentano di soddisfare le esigenze sanitarie di prevenzione epidemiologica e, allo stesso tempo, assicurino il rispetto della libertà di scelta individuale e il diritto alla protezione dei dati personali.

L’Autorità ribadisce la necessità che vengano in ogni caso individuate modalità che non rendano identificabili gli studenti interessati, anche al fine di prevenire possibili effetti discriminatori per coloro che non possano o non intendano sottoporsi alla vaccinazione.

Sul tema green pass è intervenuto anche il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, per quanto riguarda i l’accesso alle chiese ed ai luoghi di culto:

Non è una questione semplice, c’è una trattativa in corso col governo e su quella andiamo avanti. Non voglio entrare nel problema delle proteste sul Green Pass. Comunque si usino tutti i mezzi per conservare la nostra salute, per prevenire. Al momento attuale il vaccino è ancora la più grande garanzia che abbiamo.

Al momento il green pass non è richiesto per accedere ai luoghi di culto.