Elettrico: il progetto statale polacco chiude prima di nascere

Le auto elettriche dell’azienda ElectroMobility Poland non arriveranno mai sulle strade.
Mancanza di investitori: licenziati i 40 dipendenti.

ElectroMobility Poland è l’azienda statale responsabile del progetto Izera, un marchio di auto elettriche.

Tuttavia, Izera non arriverà mai sulle strade.

Come riporta Dziennik Gazeta Prawna, infatti, l’azienda ha deciso di licenziare i dipendenti e di modificare i piani.

Attualmente è previsto il licenziamento di quaranta persone e la ristrutturazione interesserà tutti i reparti; come riporta Polonia Oggi, la causa della riduzione del personale è la mancanza di investitori.

Stellantis: a Termoli si produrranno trasmissioni per veicoli ibridi

Il progetto è della joint venture Acc.
In Francia in funzione una gigafactory per produrre batterie: ufficialmente sospese invece le 2 previste in Italia e Germania per il calo delle vendite di auto elettriche.

Stellantis produrrà trasmissioni per veicoli ibridi anche nello stabilimento di Termoli per contribuire ad ampliare la propria offerta di auto ibride.

Lo hanno detto due fonti a Reuters.

Termoli è uno dei siti in cui la joint venture Acc, a guida Stellantis, intende costruire i suoi tre impianti di produzione di batterie per veicoli elettrici in Europa.

Mentre una gigafactory in Francia è già entrata in funzione e continuano gli investimenti per il suo sviluppo, i piani per due impianti simili in Italia e Germania sono stati ufficialmente sospesi l’anno scorso, dato che Acc stava passando a batterie più economiche a causa del rallentamento della domanda di veicoli elettrici.

Elettrico: anche Nikola vicina al fallimento

L’azienda produttrice di camion elettrici ha liquidità solo fino ad aprile 2025.
Dai 464,7 milioni del 2023 è passata ai 198,3 milioni del 2024.

Nikola Corporation, costruttore di camion elettrici e a idrogeno che aveva anche stretto una joint-venture con Iveco, secondo fonti vicine all’azienda sta valutando la possibilità di dichiarare fallimento.

Nikola ha affrontato un periodo tumultuoso, oscillando tra essere una stella nascente del mercato azionario ed un’impresa segnata da scandali.

Attualmente, come riporta InsideEVs Italy, sta collaborando con uno studio legale e consulenti finanziari per preparare un’eventuale richiesta di protezione ai sensi delle leggi americane che consentirebbe di riorganizzarsi e proteggersi dai creditori.

Secondo quanto diffuso dall’agenzia Bloomberg, le difficoltà finanziarie di Nikola sono state accentuate dalla diminuzione delle riserve di cassa, scese a 198,3 milioni di dollari alla fine di settembre 2024, rispetto ai 464,7 milioni di dollari di fine 2023.

Nonostante gli sforzi per raccogliere fondi attraverso offerte di debito e azioni per un totale di 300 milioni di dollari, la stabilità finanziaria dell’azienda rimane incerta.

Nikola ha prodotto oltre 80 camion, ma ha registrato una perdita netta di quasi 200 milioni di dollari e dispone di liquidità sufficiente solo fino ad aprile 2025.

Automotive: Italia, Polonia e Repubblica Ceca si oppongono all’Ue

Si proverà a sfruttare la presidenza polacca del 2025.
“Più rapidamente queste norme finiranno nel cestino, meglio sarà”.

La Polonia, insieme a Italia e Repubblica Ceca, sta pianificando di intensificare gli sforzi per abrogare le normative che prevedono il divieto di immatricolazione di auto con motore endotermico nell’Unione Europea.

Le normative attuali stabiliscono che dal 2035 sarà vietata l’immatricolazione di tali veicoli, con l’eccezione di quelli alimentati da carburanti sintetici, e prevedono una revisione delle disposizioni nel 2026.

Tuttavia, a causa della crisi che sta colpendo il settore automobilistico, cresce la pressione per anticipare questa revisione.

Il mercato automobilistico sta affrontando una diminuzione della domanda di veicoli elettrici e l’Italia, che deve far fronte a blocchi nelle fabbriche del gruppo Stellantis e a un calo delle vendite, è tra i principali oppositori delle attuali normative.

Allo stesso modo, come riporta Polonia Oggi, la Polonia evidenzia la scarsa preparazione del mercato: l’alto costo dei veicoli elettrici, un’infrastruttura di ricarica poco sviluppata e l’elevato prezzo dell’elettricità rendono questi veicoli accessibili solo a una ristretta fascia di utenti.

Nel 2025 la Polonia assumerà la presidenza del Consiglio UE e intende sfruttare questa posizione per supportare le iniziative contro il divieto.

Varsavia sostiene che le normative attuali potrebbero escludere una larga parte della popolazione dall’accesso alla mobilità, costringendola a utilizzare veicoli a combustione sempre più vecchi.

Le azioni congiunte di Polonia, Italia e Repubblica Ceca mirano ad accelerare la revisione delle normative già all’inizio del 2025.

Questi Paesi sottolineano che le regolamentazioni attuali, in un contesto di crisi economica e limiti infrastrutturali, sono irrealistiche e necessitano di modifiche.

Come ha affermato un funzionario dell’UE: “Più rapidamente queste norme finiranno nel cestino, meglio sarà“.

Automotive: la crisi potrebbe aggravarsi

L’elettrico non è mai decollato e le vendite sono in continuo calo.
Le norme Ue la mazzata finale per l’industria.

Le modifiche alle norme UE sulle emissioni di gas di scarico, che entreranno in vigore l’anno prossimo, potrebbero causare un aumento significativo dei prezzi delle auto.

Le nuove normative UE sulle emissioni di CO2, che abbassano i limiti da 118 a 94 g/km, impongono sanzioni elevate in caso di superamento, che aumenteranno significativamente i costi di produzione e i prezzi delle auto.

Inoltre, lo sviluppo della mobilità elettrica non sta dando i risultati sperati: nonostante il numero crescente di modelli elettrici, i consumatori europei sono riluttanti ad acquistarli a causa dei prezzi elevati e dei problemi di funzionalità, come l’autonomia limitata e le difficoltà di ricarica.

La quota di auto elettriche nelle vendite di auto nuove diminuisce di anno in anno, confermando la crescente incertezza sul futuro di questo segmento.

A dare l’allarme è in particolare l’industria polacca, in quanto gli aumenti dei prezzi porteranno a un ulteriore calo delle vendite di nuovi veicoli, che colpirà in particolare proprio le fabbriche polacche che producono parti e componenti.

Gli stabilimenti polacchi, infatti, come ripota Polonia Oggi dipendono strettamente dagli ordini provenienti dall’estero, in particolare dalla Germania, che riceve fino a un terzo della produzione degli stabilimenti automobilistici polacchi.

Il rapporto MotoBarometr indica che il numero di manager polacchi del settore che prevedono un calo della produzione è quintuplicato nell’ultimo anno.