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Atlantia a Cdp: “18 giorni per fare un’offerta per Aspi”

Il Governo deve presentare un’offerta per l’88,06% di Atlantia in Aspi entro pochi giorni.
Il titolo schizza in Borsa.

Avete 18 giorni per fare un’offerta per Aspi”.

Sembra la frase di un film, detta da un criminale che ha un detenuto da negoziare. Invece è l’apertura che Atlantia a fatto a Cdp (Cassa Depositi e Prestiti), condendo un “periodo di esclusiva” che terminerà domenica 18 ottobre.

Il giorno successivo è fissata la riunione del board di Atlantia per valutare l’eventuale offerta pervenuta da Cdp, ovvero dal Governo.

La quota in ballo è quella dell’88,06% detenuta appunta da Atlantia in Aspi, per la gestione di Autostrade per l’Italia. I negoziati continueranno sulla base dell’accordo stipulato in data 14 luglio 2020, sul quale il Governo stava tornando a minacciare la revoca.

Alla notizia, il titolo in Borsa di Atlanta è schizzato, registrando in poco tempo un aumento che del 9,5% circa.

Vargas Llosa “Molti governi hanno usato pandemia per limitare libertà. Inaccettabile”

Il Nobel per la letteratura è intervenuto in occasione del premio Taobuk Award a Taormina.
Ad aprile aveva già avvisato: “che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo”.

Lo aveva già detto ad aprile, Mario Vargas Llosa:

Che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo.”

Ora ritiene “inaccettabile che molti governi abbiano usato la pandemia per limitare la libertà”. Il peruviano naturalizzato spagnolo, premio Nobel per la letteratura, è intervenuto a Taormina in occasione del premio Taobuk Award, come di seguito:

Molti governi hanno utilizzato la pandemia per limitare la libertà e tutto questo è inaccettabile, perché è un processo irreversibile. La libertà di stampa, ad esempio, non va limitata.

Come riporta “La Repubblica”, inoltre, Vargas Llosa ha poi continuato:

“Dobbiamo accettare le restrizioni che i medici stabiliscono, però credo che l’accettazione delle restrizioni sia pericolosissima per il futuro della democrazia e della libertà.”

Il documento, pubblicato sul sito della sua “Fundacion Internacional para la Libertad”, porta la firma di oltre 650 illustri personaggi politici ed intellettuali provenienti da 28 Paesi, tra cui alcuni italiani.

Ad ascoltarlo c’era anche l’altra premio Nobel per la letteratura, la bielorussa Svetlana Aleksievic.

Infine, però, lo stesso Vargas Llosa chiude il suo discorso con un attacco diretto a Trump:

“Non avremmo mai immaginato che gli Stati Uniti potessero arrivare a una discesa tale da farsi governare da uno come Trump, è una cosa incomprensibile. Trump è una persona mediocre e senza cultura, un povero disgraziato, un grullo che ha governato in modo indecoroso.”

La crisi non risparmia Disney: previsti almeno 28.000 licenziamenti

Perdite per 4,5 miliardi di dollari in sei mesi ed azioni in calo.
I 43.000 licenziamenti di aprile potrebbero non essere solo temporanei.

Il Covid-19 non risparmia nessuno.

Dopo il recente fallimento di Rifle, storico marchio di jeans Made in italy (approfondimento al link), ora la Disney ad annunciare ingenti licenziamenti.

Stando a quanto riporta “Euronews”, infatti, ci sarebbero 28.000 licenziamenti previsti nella divisione dei parchi-gioco a Disneyland in California e DisneyWorld in Florida.

I primi 6.000 licenziamenti avverranno dai primi di dicembre e potrebbero aumentare man mano che la società negozierà i termini con i sindacati.

Ad aprile la Disney aveva annunciato il licenziamento temporaneo dei 43.000 dipendenti dei parchi dichiarando di voler procedere alla loro riassunzione una volta finita l’emergenza dovuta al coronavirus; questo aveva rassicurato, almeno in parte, i dipendenti, che contavano di mantenere l’anzianità di servizio e lo stipendio una volta si fosse tornati alla normalità.

Le perdite registrate dalla società, però, potrebbero complicare le cose per più della metà dei lavoratori: Disney ha infatti visto il proprio fatturato calare pari a 1 miliardo di dollari nel secondo trimestre ed a 3,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre con le azioni in continuo calo.

Ad aver impattato non è solo la chiusura dei parchi-gioco ma anche tutto l’indotto che questi portavano, come ad esempio l’annullamento di tutte le prenotazioni negli hotel e nelle navi da crociera.

Oms: tasso di mortalità Covid-19 pari allo 0,13%

L’Organizzazione rivede a ribasso le stime, che a marzo erano 26 volte superiori.
L’ultimo report dice: 760 milioni di contagiati ed 1 milione di morti.

L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità, WHO in inglese ovvero World Healt Organization) ha rivisto decisamente a ribasso le stime inerenti al tasso di mortalità del Covid-19, dichiarandolo ora al 0,13%.

Lo stesso dato, a marzo era 26 volte più alto.

Ora i numeri dell’Oms riportano che i contagi da coronavirus sono 760 milioni mente i decessi 1 milione.

La fonte originale in lingua inglese viene riportata da Art Moore su “WND” ed è reperibile a questo link.

Mannaia Covid-19: chiude anche Rifle

Fallisce la Rifle, storico marchio di jeans Made in Itlay.
L’azienda, fondata nel 1958, ora sarà messa all’asta.

Gli affari non andavano bene da un po’ di tempo, poi il coronavirus ha fatto da mannaia.

Ha così chiuso i battenti la Rifle, storico marchio di jeans Made in Italy con sede a Barberino di Mugello, poco distante da Firenze, e che era stato fondato nel 1958 dai fratelli Giulio e Fiorenzo Fratini.

A dichiararne il fallimento è stato il Tribunale di Firenze, poi la notizia è stata resa nota dai sindacati di categoria Filctem Cgil e Femca Cisl, che sono intervenuti sul tema come di seguito:

L’azienda non ce l’ha fatta a uscire dal tunnel, certamente reso ancora più buio dalla pandemia mondiale. Cercheremo di verificare tutte le possibilità di salvaguardia occupazionale qualora ci fossero manifestazioni di interesse per il marchio e quindi per l’attività aziendale.

Nel 2017 Sandro Fratini, figlio del fondatore Giulio, aveva ceduto il 44% del capitale alla società svizzera di investimenti Kora, che era poi salita in maggioranza con il 55% l’anno successivo.

Alla guida dell’azienda arrivò Franco Marianelli, dopo le esperienze in Guess Italia e Gas Jeans, ma la sua competenza non è bastata ad evitare il tracollo: nel 2018 Rifle chiudeva il bilancio con 16 milioni di euro di fatturato ed una perdita di 3,3 milioni.

La domanda di concordato al Tribunale di Firenze era stata presentata a maggio di quest’anno, insieme alla richiesta di soccorso fatta alla regione Toscana.

I dipendenti in ballo sono 96. Attualmente è attiva la cassa integrazione Covid-19 e si cercherà di dar loro un ulteriore sostegno economico. Ora si procederà con 45 giorni di esercizio provvisorio per poi passare alla cessione all’asta dell’azienda.