Rivoluzione o terremoto ? La Superlega e il futuro del calcio

I top club vogliono la Superlega, la UEFA li minaccia. Il calcio a un bivio.

Rivoluzione nel mondo del calcio. Se ne parlava orami da tempo ma, forse, ora ci siamo. A trapela da varie fonti, alcuni dei più importanti lui a livello europeo, avrebbero raggiunto un accordo per la creazione della Superlega europea. Tra queste squadre ci sarebbero anche Juventus, Milan e Inter. Si tratterebbe di una competizione a inviti che dovrebbe nascere parallelamente allo svolgimento dei campionati nazionali e delle competizioni continentali attualmente esistenti. Tale progetto, qualora vedesse la luce, porterebbe grandi vantaggi economici per i club partecipanti che voglio risollevarsi dalle ristrettezze dell’ultimo anno. Le altre squadre partecipanti dovrebbero essere Manchester United, Chelsea, Liverpool, Tottenham, Manchester City, Arsenal, Atletico Madrid, Real Madrid e Barcellona. PSG, Bayern Monaco e Borussia, sempre secondo le prime indiscrezioni, avrebbero rifiutato di aderire.

Abbiamo parlato di rivoluzione ma sarebbe più corretto definirlo terremoto. Quanto riportato da fonti di stampa quali l’Equipe e New York Times ha provocato una durissima reazione da parte del UEFA. Insieme alle Leghe professionistiche di Inghilterra, Spagna e Italia, ha emesso un comunicato roboante. L’ipotesi sarebbe, infatti, quella di escludere le squadre coinvolte nella Superlega da ogni competizione nazionale e continentale. La UEFA potrebbe avere poi il supporto della FIFA la quale non permetterebbe ai tesserati delle succitate squadre di partecipare ai tornei internazionali di sua competenza.

Siamo di fronte ad una situazione potenzialmente esplosiva. Immaginare le competizioni UEFA senza i top club della Superlega avrebbe dell’incredibile. Pensare di non vedere Messi e Ronaldo giocare ai mondiali sarebbe ancora più surreale. Ma qual è la soluzione di questo potenziale stallo? Al momento è impossibile dirlo. Certo la creazione della Superlega avrebbe un impatto importante sui bilanci dei club partecipanti. Allo stesso tempo sarebbe incredibilmente penalizzante per chi non ne facesse parte. In un mondo del calcio sempre più legato ai diritti di trasmissione degli incontri, l’appeal dei campionati nazionali e delle competizioni europee sarebbe di molto ridimensionato. Ci sono poi le ragioni “etiche” legate ad una competizione il cui accesso non sarebbe legato a meriti sportivi ma a diritti di presunta nobiltà sportiva.

Il calcio non è più lo sport che era anche solo 15 anni fa, quando l’Italia di Lippi vinceva il suo ultimo mondiale. Nel frattempo sono arrivati gli sceicchi, la Cina ha aperto le sue frontiere e il business ha assunto un ruolo ancor più preminente. Le istituzioni sportive internazionali, bisogna dirlo, non hanno dato prova di essere organi dal funzionamento impeccabili. Gli scandali che hanno coinvolto Blatter e Platini, il Financial Fair Play, il caso Neymar… di errori ne sono stati fatti tanti. Suona dunque un po’ fuori tempo massimo la presa di posizione contro la Superlega. C’è da dire, tuttavia, che l’ipotesi di rendere ancor più elitario il mondo del calcio vorrebbe dire privare milioni di tifosi della possibilità di vedere la propria squadra competere con le migliori. Con la Superlega sarebbe ancora possibile un miracolo Leicester? Presto per dirlo. Certo sarebbe potenzialmente molto più difficile.

Alla fine, forse, si arriverà ad una mediazione tra le parti. Tuttavia questa vicenda ci dice che abbiamo un problema immenso. Un problema di credibilità. È giusto che il mondo del calcio si interroghi sulla sua sostenibilità, ormai precaria. È però fondamentale che si diano, tutti insieme, le risposte giuste per non allontanare definitivamente il calcio dalla gente. Il romanticismo nel calcio è morto e sepolto da anni. Adesso, tuttavia, il giocattolo rischia di esplodere definitivamente.

Rivoluzione Serie A: a DAZN i diritti TV 2021-2024

Trasmetterà le 10 partite delle singole giornate.
Un’occasione per ripensare noi stessi e iniziare a chiedere, finalmente, infrastrutture di rete adeguate.

La rivoluzione è servita.

In un anno già di per sé rivoluzionario, anche il calcio nostrano ha avuto il suo terremoto. Dopo anni di quasi monopolio, la tv satellitare perderà il suo gioiello. Oggi, infatti, la Lega Serie A, grazie al voto favorevole di 16 società su 20, ha ufficialmente stabilito che sarà il fornitore di contenuti web DAZN a trasmettere tutte le partite del campionato per le prossime tre stagioni. Solamente quattro squadre (Genoa, Crotone, Sampdoria e Sassuolo) hanno espresso voto contrario.

L’azienda di Len Blavatnik (magnate ucraino il cui patrimonio personale è stimato in 30,7 miliardi di dollari) ha vinto, dunque, il braccio di ferro con Sky. Sebbene vi siano rumors legate ad un possibile ricorso della piattaforma satellitare, la svolta è di quelle epocali. Per la prima volta, infatti, il calcio italiano verrà trasmesso solamente via internet. È vero che restano le tre partite in co-trasmissione, ma è anche vero che DAZN trasmetterà tutti e 10 i match delle singole giornate della stagione di Serie A.

Per chi è cresciuto guardando tele+ (e poi Stream), il colpo è davvero duro. Possiamo discutere sul fatto che in questi anni DAZN abbiamo fornito prestazioni altalenanti, ma il tema principale non è “vedremo ancora bene le partite”. Il problema principale è che abbiamo perso un altro pezzo di noi stessi. Sì, lo ammetto, sono un nostalgico di natura. Però pensateci: nell’ultimo anno, prima ci hanno tolto (si fa per dire) lo stadio e ora anche “la parabola”. Ma voi vi ricordate quando ancora il satellite non era tanto diffuso, e ci raccoglievamo nei bar per vedere le partite ? Quando, parafrasando Maradona, il fumo di sigaretta faceva tanto “effetto nebbia a Wembley” ? Beh, quella magia, seppur ormai lontana nei fatti, oggi ha anche epitaffio ufficiale.

Però ora asciughiamoci le lacrime. Il calcio resterà ancora per molto tempo il nostro sport nazionale. Tutti noi continueremo a vedere le partite, online o non online. Tutti noi continueremo ad allenare le nostre squadre del cuore maledicendo la VAR sabato, domenica o lunedì. Dovremo solo abituarci a questa nuova routine. Semmai, facciamo sì che questa sia l’occasione per pretendere di migliorare le infrastrutture di rete nel nostro Paese. Il 41% delle aree rurali europee non è ancora collegata alla banda larga. Che sia il calcio, quindi, a smuovere le coscienze. Almeno questa rivoluzione non sarà arrivata in vano.