Inflazione costa 92 miliardi agli italiani

I dati della Cgia di Mestre: “colpisce soprattutto chi ha meno”.
Più danneggiate le regioni più ricche.

L’inflazione, nell’ultimo anno, è costata agli italiani 92 miliardi di euro.

A dirlo è la Cgia di Mestre, sostenendo inoltre che le più colpite sono state le regioni più ricche: a livello territoriale il costo più salato l’hanno pagato i risparmiatori delle regioni economicamente più avanzate come la Lombardia dove la perdita di potere di acquisto è stata di 19,4 miliardi di euro, il Lazio che ha visto una perdita di potere d’acquisto pari a 9,3 miliardi, il Veneto con una perdita di 8,3 miliardi e l’Emilia Romagna che ha registrato una perdita di 8,12 miliardi di euro.

Infine, l’associazione mestrina ha detto che l’inflazione è “una tassa della peggior specie, perché colpisce soprattutto chi ha meno”.

Gazprom riduce di un terzo le forniture all’Italia

Il piano: lampioni spenti e meno riscaldamento.
Primo dei tre livelli di allarme.

Mosca taglia un terzo delle forniture di gas all’Italia.

A riportarlo è una nota di Eni, dove più precisamente si legge quanto di seguito:

Gazprom ha comunicato che nella giornata di lunedì fornirà a Eni volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi al giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni. Eni fornirà ulteriori informazioni in caso di nuove e significative variazioni dei flussi.

Stando poi a quanto riporta Snam gli stoccaggi sono al 64% e l’amministratore delegato Stefano Venier interviene così:

Stiamo lavorando per contribuire alla creazione di una riserva che diventa indispensabile nei mesi invernali tramite il riempimento degli stoccaggi. Fino a domenica siamo arrivati a 6,1 miliardi di metri cubi in stoccaggio (al netto dello strategico ndr) che corrispondono al 64% dell’obiettivo. Noi di Snam abbiamo dato un contributo di circa 1,5 miliardi di metri cubi e continueremo a dare il nostro sostegno, ovviamente nei limiti di un operatore di sistema.

I livelli di emergenza per la crisi del gas sono 3 e, ad oggi, l’Italia è al primo Step. Se Mosca dovesse però sospendere in via definitiva le forniture alla Ue (a cui l’anno scorso aveva assicurato il 44% del suo fabbisogno), il governo sarebbe costretto a far scattare la fase di emergenza.

Tra le misure del primo livello di allarme troviamo lampioni spenti e meno riscaldamento, nelle abitazioni anche due gradi in meno e previsto un razionamento.

Il piano per affrontare l’emergenza gas prevede quindi una serie di interventi che vanno dal razionamento del gas alle industrie energivore al maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità.

Ma, come riporta “La Repubblica”, anche l’introduzione di politiche di austerity dei consumi: riscaldamento più contenuto, con tagli fino a due gradi della temperatura nelle abitazioni e negli uffici, risparmi sull’illuminazione pubblica, con orario ridotto di accensione dei lampioni sulle strade.

Questi provvedimenti dovrebbero durare fino a quando il gas russo non verrà sostituito da forniture provenienti da altri Paesi.

Ue: prezzi energia elevati fino al 2024-2025

Le previsioni della bozza del piano energetico RePowerEu.
Il gas passa da 30 a 100 euro al megawattora.

I prezzi dell’energia rimarranno elevati per il resto del 2022 e, anche se in misura inferiore, fino al 2024-2025.

È la stima della Commissione europea, riportata da “Tgcom24”, basata su previsioni di mercato e contenuta nella bozza del piano energetico RePowerEu.

I prezzi del gas, storicamente inferiori a 30 euro per Megawattora, dovrebbero attestarsi alla soglia attuale dei 100 euro fino alla fine del prossimo inverno, per poi scendere a circa 75 euro nell’estate del 2023 e intorno ai 50 euro nell’estate del 2025.

Una vera mazzata, insomma, per le bollette e si auspica un intervento deciso da parte del governo per fronteggiare dei costi esorbitanti che avranno un notevole impatto nei bilanci dei cittadini; fino ad ora, purtroppo, di concreto si è però visto ben poco ed i costi sono ricaduti quasi completamente sui consumatori.

Carovita: prezzi in aumento del 12,7% su base annua

Unioncamere: vola il prezzo di pasta, pollo, riso e olio di semi.
+2,1% in un mese; +10,9% sull’anno scorso.

Il carovita è in aumento del 12,7% su base annua.

A dare l’allarme è Unioncamere, indicando più precisamente che l’impatto riguarda in particolar modo i prezzi del pollo, dell’olio di semi vari, della pasta di semola e del riso.

Come riporta “RaiNews”, l’inflazione attesa per i prodotti dell’industria alimentare acquistati dalle Centrali d’Acquisto si proietta verso il +12,7% nel bimestre aprile-maggio, rispetto all’anno precedente.

Secondo le rilevazioni sugli importi pagati dall’industria alimentare dalla GDO (grande distribuzione organizzata), i prezzi mostrano un aumento del +2,1% a marzo per la media dei 46 prodotti alimentari maggiormente consumati, con una crescita però che si porta al +10,9% se andiamo a guardare i prezzi medi del marzo 2021.

Le donazioni Covid finite in bond alle Cayman

Si indaga su scandali inerenti ai soldi donati dagli italiani per la pandemia.
Continuano gli scandali all’italiana.

La solita vecchia storia.

Siamo forse di fronte ad un’altra truffa all’italiana, ovvero ai fondi delle donazioni che poi spariscono in qualche strano conto.

C’eravamo già passati, tra i vari episodi, con le donazioni per i terremotati ed in chi sperava nel lockdown per fare soldi (approfondimento al link).

Ora si parla del fatto che le donazioni effettuate dagli italiani per aiutare a superare la pandemia di Covid-19 siano finiti in bond alle isole Cayman.

A riporta la notizia è la “La Verità” e l’articolo, con tutti i dettagli, è reperibile qui.