Il Mondo di Ketty – U scrusciu do mari batte lo stress da Milano 3 a 0

Tra il novantesimo compleanno di papà, la sabbia fine e dorata di San Leone e una voglia matta di respirare l’aria intrisa di iodio e salsedine, ho riscoperto il potere terapeutico del mare. Fidatevi: funziona meglio di una spa.

Lavoro a Milano, ormai lo sapete, ma il mio cuore resta profondamente legato alla mia terra, la Sicilia. Ogni occasione è buona per tornare, anche solo per qualche giorno. Questa volta, il richiamo è stato più forte del solito: il novantesimo compleanno del mio papà. Un traguardo importante per lui, una carezza profonda per me e il mio cuore.

Tra i preparativi, i sorrisi ritrovati e le parole che solo in dialetto sanno arrivare dritte al cuore, ho cercato un momento per me. Come sempre, è stato il mare a chiamarmi. Quel mare che conosco da sempre, la spiaggia di San Leone, e che oggi continua a parlarmi con la stessa voce: calma, profonda, sincera.

Terapia salata (gratis)

Il mare è terapia. Lo è sempre stato, anche quando non lo sapevamo. Il suo “scrusciu”, quel suono continuo e ritmico delle onde, è una ninna nanna antica. U scrusciu do mari ti entra dentro e ti calma. È una voce familiare che consola senza fare domande.

Studi scientifici lo confermano: il rumore del mare abbassa il cortisolo, regola il battito cardiaco, migliora il sonno. E poi c’è l’aria, carica di iodio e salsedine, che rigenera. Camminare a piedi nudi sulla battigia stimola la circolazione, rafforza i muscoli, libera la mente. Ogni passo è un piccolo reset.

La mia talassoterapia si chiama Agrigento

Il concetto è antico: talassoterapia. Cura con il mare. Non servono vasche costose né centri benessere. Basta il mare stesso. L’acqua salata purifica la pelle, la tonifica, stimola la vitamina D sotto il sole. È una skincare spontanea, senza flaconi né inci complicati.

Spesso mi ritrovo a pensare che il benessere autentico è proprio questo: togliere il superfluo. Respirare. Ascoltarsi. E magari avere la sabbia tra le dita dei piedi.

Ritorno alla realtà (ma col mare in tasca)

Sono tornata a Milano con la sabbia nelle scarpe e il sale nei capelli e nei pensieri. U scrusciu do mari l’ho piegato con cura tra un vestito e l’altro. Lo tirerò fuori nei giorni pieni di traffico e di corse per arrivare puntuale a lavoro.

Il mio consiglio? Cercate il vostro mare, anche se siete lontani. Basta poco: una finestra aperta, una memoria salata, un piede nudo a terra. E ogni tanto, se potete, tornate dove vi sentite veri, liberi, sognanti, accarezzati.

Il mare.

BENESSERE NATURALE
Rilassa il sistema nervoso
Migliora la qualità del sonno
Stimola la circolazione
Depura la pelle con i sali minerali
Rafforza il sistema immunitario
Riequilibra umore e respiro.

La prima bellezza sei tu: come iniziare la giornata con amore

Cinque rituali mattutini che nutrono corpo, mente e cuore per sentirsi bene, ogni giorno, a partire da sé.

Per anni ho lavorato come consulente di bellezza, ascoltando storie, desideri, insicurezze. Tante donne credono ancora che la bellezza sia solo questione di trucco o fisicità. Ma la verità – quella che ho visto riflettersi nei loro occhi ogni volta che imparavano a prendersi cura di sé – è che la bellezza vera comincia dentro.

È nel cuore, nella testa, nell’energia con cui affrontiamo la giornata. Prima di piacere agli altri, dobbiamo imparare a piacerci. Ed è proprio al mattino, quando tutto inizia, che possiamo scegliere di volerci bene davvero.

La mattina può essere frenetica, ma anche il momento più importante della giornata. Scegli di sacrificare qualche minuto del sonno. I primi gesti che compiamo al risveglio influenzano non solo l’umore, ma anche il nostro aspetto e la produttività. Ecco cinque rituali mattutini che, se fatti con costanza, possono fare davvero la differenza.

1. Skincare: il primo gesto d’amore per te stessa

Spesso trascurata o ridotta al minimo, la skincare mattutina è molto più che una routine estetica: è un rituale di cura e protezione. Dopo una notte di rigenerazione, la pelle ha bisogno di essere risvegliata, idratata e difesa dagli agenti esterni.

Un detergente delicato, un tonico riequilibrante e un siero illuminante possono cambiare il tono della pelle in pochi giorni. Personalmente, non rinuncio mai a una crema idratante antirughe con ingredienti naturali e una protezione solare anche in città, – si, anche in inverno nelle giornate di pioggia. Un gesto semplice che previene l’invecchiamento precoce e le macchie sul viso.

2. Idratazione interna

Un bicchiere d’acqua tiepida appena svegli aiuta a riattivare il metabolismo e a depurare l’organismo. Può sembrare banale, ma questo piccolo gesto ha effetti reali sulla digestione, sull’energia e sulla pelle.

3. Muoversi (anche poco!)

Non serve una maratona: bastano cinque-dieci minuti di stretching, yoga leggero o una breve camminata, si può ottimizzare il tutto mentre magari si va a lavoro, ad esempio facendo a meno dell’ascensore scegliendo le scale. Muovere il corpo appena svegli migliora la circolazione, ossigena il cervello e riduce lo stress.

4. Un momento solo per te

Anche se hai solo cinque minuti, dedicati uno spazio mentale senza telefono: respira, fai un esercizio di gratitudine o scrivi tre semplici obiettivi che vuoi raggiungere in giornata – no disbrigo pratiche ma cose piacevoli. Ti sorprenderà quanto cambia il modo in cui affronti tutto il resto.

5. Colazione consapevole

Saltare la colazione o mangiare in fretta compromette l’energia mattutina. Meglio scegliere alimenti che nutrono e saziano senza appesantire: frutta fresca, cereali integrali, proteine leggere. Una tazza di caffè – per chi, come me, non può proprio rinunciarci, magari senza zucchero – va benissimo, accompagnata o alternata a un tè verde o a un infuso naturale per iniziare con leggerezza.

I rituali del mattino non sono solo abitudini: sono dichiarazioni d’intenti. Ogni gesto – una crema sul viso, un respiro profondo, una colazione preparata con calma – è un modo per dirci “mi prendo cura di te”.

Non servono ore o perfezione: bastano autenticità e costanza. Perché la bellezza che si vede fuori è sempre il riflesso di come ci sentiamo dentro. E quando impariamo a volerci bene davvero, tutto il resto – compreso il nostro aspetto – inizia a brillare di una luce diversa.

E allora, che aspetti a brillare?

Raggiunto il primo consenso sull’accordo pandemico

L’accordo è stato raggiunto a Ginevra.
Ursula von der Leyen: “ottima notizia”.

A Ginevra è stato raggiunto il primo consenso sull’accordo pandemico.

Lo scrive su X Ursula von der Leyen, aggiungendo che per lei questa è “un’ottima notizia“.

La stessa, ha poi aggiunto quanto di seguito:

Abbiamo imparato la lezione del COVID. Per sconfigge una pandemia servono test, cure e vaccini. E sono altrettanto necessarie solidarietà e cooperazione globale“.

L’accordo, in buona sostanza, prevede che la gestione delle pandemie passi sotto il controllo sovranazionale dell’Oms, di cui Bill Gates è il principale proprietario.

Giornata mondiale salute: in ginecologia e ostetricia oltre 6% eventi avversi

L’esperta: La nascita di una nuova vita è un momento tanto bello quanto naturale. Eppure possono nascondersi molti rischi dietro questo percorso, cruciale sia per la mamma che per il bambino.

La nascita di una nuova vita è un momento tanto bello quanto naturale. Eppure possono nascondersi molti rischi dietro questo percorso, cruciale sia per la mamma che per il bambino. Basti dire che secondo il nostro ultimo report ‘Panorama dei rischi’ relativo all’andamento della sinistrosità nel 2023, il 6,34% dei 2.164 eventi avversi che hanno comportato richieste risarcitorie di notevole impatto è afferente alle attività di gestione del percorso nascita, con una incidenza significativa nei setting di Ostetricia”.

Lo spiega Patrizia Bellon, Risk manager di Relyens in Italia, gruppo mutualistico europeo di riferimento nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità, in occasione dell’odierno World Health Day 2025, dedicato quest’anno dall’Oms alla salute e alla sopravvivenza di donne e bambini.            

Si potrebbe pensare che il nodo sicurezza riguardi esclusivamente i Paesi in via di sviluppo, invece per molti aspetti è un problema di gestione assistenziale fortemente presente anche nell’Occidente avanzato. Tali questioni sono spesso correlate anche all’inappropriatezza degli approcci nella gestione del parto che vede, soprattutto in Italia, una forte incidenza del taglio cesareo”.

Ecco perché, aggiunge Bellon, “è prioritario richiamare l’attenzione di organizzazioni sanitarie e professionisti del settore a un concreto impegno nella promozione e miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali. Ma per accrescere la consapevolezza dei futuri genitori, occorre anche potenziare attività di educazione e informazione circa i programmi di screening e buone regole per il benessere della mamma”.

La Risk manager sottolinea che “per la gestione della sicurezza della donna in gravidanza va data massima importanza alle vaccinazioni e alla pianificazione di esami sia per patologie congenite che per il rischio infettivo, senza dimenticare una particolare attenzione alla corretta nutrizione in gravidanza e alla prevenzione e trattamento del diabete gravidico. Ma gestire la sicurezza significa altresì focalizzarsi sulle fondamentali attività di diagnosi prenatale e su un attento monitoraggio dei movimenti fetali nelle ultime settimane di gestazione. In campo ostetrico sono noti i rischi latenti nel periodo peri-parto e l’importanza di prevenire e gestire eventi particolarmente impattanti come il rischio di emorragia post-partum, potenzialmente letale per la madre”.          

Gli enti sanitari devono altresì adottare misure per assicurare la gestione del trasporto d’emergenza di mamma e bambino, soprattutto nei contesti delle aree disagiate. Ma gestire la sicurezza – aggiunge Bellonsignifica ancor di più sostenere la mamma durante il periodo successivo alla nascita e nella delicata fase del rientro tra le mura di casa. Infatti si può assistere alla manifestazione di condizioni di depressione post-partum che potrebbero generare gravi conseguenze per la madre e per il neonato”.

Di nuovo sul ricorso, ancora troppo elevato, al taglio cesareo, è importante considerare l’esposizione di tale manovra a incidenti ed errori di tipo chirurgico – riflette ancora l’esperta – e altresì alla possibilità di insorgenza di infezioni del sito operatorio, che rientrano nel gravoso problema delle Ica (infezioni correlate all’assistenza). Il nodo della gestione del rischio infettivo in una visione più ampia vede coinvolta non solo la mamma ma anche il neonato, soprattutto se immaturo, in quanto fortemente predisposto al contagio di germi multiresistenti presenti negli ambienti, superfici, alimenti contaminati e nelle mani degli operatori sanitari. Risulta pertanto prioritario investire nella crescita della cultura della sicurezza e potenziare il training delle risorse umane. Non da ultimo, la formazione del personale in modalità di simulazione si configura come un innovativo approccio strategico per fare fronte alla gestione delle emergenze correlate al periodo del parto. Si tratta infatti di un metodo – conclude la Risk manager di Relyens Italia che può garantire un reale miglioramento della qualità dell’assistenza nel percorso nascita e degli outcome clinici anche nelle situazioni di emergenza”.

Mia figlia, l’autismo e il futuro che vogliamo scrivere

Una riflessione personale sulla Giornata dell’Autismo, tra conquiste, difficoltà e la speranza di un futuro più inclusivo.

La Giornata dell’Autismo è sempre passata un po’ in sordina nella nostra famiglia. Non perché non fosse importante, ma perché, fino a qualche anno fa, non sapevamo di doverla vivere con piena consapevolezza. La diagnosi di autismo per mia figlia è arrivata a 22 anni, quando ormai avevamo già attraversato insieme molte tappe della sua vita senza mai darle un nome preciso. Ora che ha 26 anni, guardo indietro e mi chiedo: come sarebbe stato se lo avessimo saputo prima?

Mia figlia è una guerriera, come ho raccontato nel mio blog. Ha affrontato il mondo con determinazione, superando ostacoli che noi, inconsapevoli, vedevamo solo come piccole difficoltà caratteriali. Ha studiato, si è laureata, lavora e vive da sola. La sua indipendenza è il frutto di un impegno costante, ma anche della sua straordinaria capacità di adattarsi e affrontare le sfide con coraggio.

Penso a quando era piccola, alle elementari. Il suo cervello elaborava le informazioni in modo differente, e io ho dovuto imparare un metodo per farle capire le lezioni, le nozioni, le formule matematiche. È stato un processo logorante per me e terribile per lei. Ogni spiegazione diventava una battaglia contro l’incomprensione, ogni compito un ostacolo da superare con fatica. Non sapevo allora che fosse autistica, ma sapevo che aveva bisogno di un approccio diverso, e così, senza rendermene conto, ho costruito per lei un ponte verso la comprensione.

Eppure, la diagnosi ha cambiato qualcosa. Non per lei, che ha semplicemente dato un nome a ciò che già sapeva di sé, ma per noi genitori. Ha illuminato tante situazioni del passato, spiegato quelle che ci sembravano solo stranezze o difficoltà passeggere. Ha portato con sé un senso di comprensione, ma anche un po’ di rammarico per non aver potuto sostenerla in modo più consapevole durante la sua infanzia e adolescenza.

Oggi, la Giornata dell’Autismo ha un significato nuovo per me. Non è solo una ricorrenza, ma un’occasione per riflettere su quanto sia importante comprendere, informarsi, ascoltare. Non si tratta solo di consapevolezza, ma di connessione, di empatia, di accettazione.

Mi emoziona vedere realtà come PizzAut, dove ragazzi autistici trovano un’opportunità concreta di lavoro e inclusione. Sono iniziative come queste che mostrano il vero significato dell’accoglienza e della valorizzazione delle capacità di ogni individuo. Ogni persona nello spettro ha qualcosa da offrire, e società più attente e inclusive possono fare la differenza nella loro vita e nel loro futuro.

Ma non basta l’iniziativa di pochi, serve un impegno concreto dello Stato. È ingiusto che le famiglie debbano affrontare da sole il peso dell’inclusione, dell’assistenza, del futuro. Il vero dilemma di ogni genitore di un figlio autistico è: cosa accadrà dopo di noi? Chi si prenderà cura di loro? È un interrogativo che pesa come un macigno, e che merita risposte più solide, strutturate, durature.

E poi c’è un altro aspetto fondamentale: il diritto di ogni persona di essere semplicemente sé stessa, senza etichette imposte dalla società. Mia figlia, come tanti altri, non vuole sentirsi definita da una diagnosi. Non è “diversa”, non è “speciale”, è semplicemente Alessia. Una persona con sogni, ambizioni, desideri. La società tende a incasellare tutto, ma il vero rispetto passa dal riconoscere che ogni individuo ha diritto a vivere senza sentirsi etichettato o limitato da definizioni preconfezionate.

Forse non ho vissuto questa giornata con la giusta attenzione negli anni passati, ma ora so che ogni giorno può essere un’opportunità per imparare, per accogliere e per sostenere chi, come mia figlia, vive il mondo con una sensibilità speciale. E voglio credere che, con il tempo, con l’impegno di tutti, anche lo Stato possa fare la sua parte, perché il futuro di queste persone non può dipendere solo dalle loro famiglie. La vera consapevolezza deve tradursi in azione e in cambiamento.