Niger: Senegal pronto ad unirsi per intervento militare

In corso la consultazione dei Capi di Stato maggiore per decidere il modus operandi.

Il Senegal prenderà parte in un possibile intervento militare in Niger se l’Ecowas, l’organizzazione dei Paesi dell’Africa occidentale, decide in questo senso dopo il golpe a Niamey del 26 luglio.

Ad affermarlo, come riporta Notizie.it, è la ministra degli Esteri senegalese Aissata Tall Sall:

L’Ecowas ha pensato che sia ora di mettere una fine a questo. Ora, sì, per rispondere definitivamente alla domanda, l’esercito del Senegal, per tutte queste ragioni, parteciperà. Mentre vi parlo, i capi di Stato maggiore dell’Ecowas si stanno riunendo per vedere quale sarà il modus operandi, una volta che la decisione politica sarà adottata al più alto livello e a livello comunitario. Quindi sì, i nostri soldati andranno, come andranno, è in corso processo di consultazione in merito”.

Nel frattempo, la Nigeria ha interrotto le forniture di energia verso il Niger, che dipende da Abuja per il 70% (approfondimento al link).

Putin-Africa: via gli ostacoli alle esportazioni russe

Grano e fertilizzanti russi nell’accordo.
Chiesto all’Onu di liberare 200 tonnellate di fertilizzante bloccate nei porti dell’Ue.

Il presidente russo Vladimir Putin e i leader di sette Paesi africani hanno chiesto la rimozione delle restrizioni all’esportazione di grano e fertilizzanti dalla Russia che aveva portato la Russia a interrompere l’accordo sui cereali ucraini.

Lo hanno dichiarato i leader in una nota congiunta pubblicata dall’ufficio del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa e condivisa dalla Tass, poi ripresa anche da Ansa:

I leader hanno chiesto misure specifiche per rimuovere gli ostacoli alle esportazioni russe di grano e fertilizzanti, consentendo così la ripresa della piena attuazione dell’iniziativa del pacchetto del Mar Nero del Segretario generale delle Nazioni Unite, approvata il 22 luglio 2022 a Istanbul”, si legge nella dichiarazione congiunta in cui si invita l’Onu “a intraprendere le azioni necessarie per liberare 200 mila tonnellate di fertilizzanti russi bloccati nei porti dell’Unione europea per la consegna immediata e gratuita ai Paesi africani“.

Putin e i leader di sette Paesi africani hanno anche concordato di continuare il dialogo sull’iniziativa di pace africana sull’Ucraina durante l’incontro del 28 luglio a San Pietroburgo.

Inoltre, nella dichiarazione congiunta pubblicata dall’ufficio del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa e riportata dalla Tass si legge:

I leader hanno concordato di continuare il dialogo sull’iniziativa di pace africana in modo da aprire una porta alla pace“.

La Russia aggiunge la Norvegia alla lista dei Paesi ostili

Ridotto il numero di personale locale a 27 unità.
La Norvegia aveva espulso 15 diplomatici russi, la Russia 10 norvegesi.

La Russia ha aggiunto la Norvegia all’elenco degli Stati stranieri che hanno commesso atti cosiddetti ostili” nei confronti delle missioni diplomatiche russe.

I Paesi inclusi nella lista vengono limitati nel numero di personale locale che possono assumere in Russia, e il numero per la Norvegia è stato ristretto a 27, ha spiegato l’agenzia di stampa statale Ria Novosti citata da Reuters.

Ad aprile la Norvegia ha espulso 15 diplomatici russi per presunto spionaggio e la Russia ha risposto ordinando l’espulsione di 10 diplomatici norvegesi.

Usa: acquirente misterioso compra terreni intorno a base militare

Spesi circa 1 miliardo di dollari negli ultimi 5 anni.
Inchiesta del Congresso conclusa senza alcun indizio.

Un misterioso compratore ha speso quasi un miliardo di dollari negli ultimi cinque anni per rastrellare migliaia di ettari di terreno attorno a una base dell’aviazione militare americana, in California.

Nessuno sa chi sia. Qualcuno sospetta che ci sia un gigante cinese, ma di prove niente.

Il Congresso ha avviato un’inchiesta senza raccogliere lo straccio di un indizio.

L’ufficio governativo che passa al setaccio le acquisizioni da parte di entità straniere non è arrivata a capo di niente.

Nel frattempo il risiko di acquisizione procede in un modo che ha inquietato il Pentagono: una società di nome Flannery Associates ha investito più di 900 milioni di dollari per acquistare venticinquemila ettari di terra che circondano la Travis Air Force Base, vicino a Fairfield, a nord della baia di San Francisco, zona di estati roventi, notti fredde e clima secco, non proprio le caratteristiche che dovrebbero invogliare un investitore.

Ma quello che è successo negli ultimi anni fa sembrare i terreni della contea di Solano così ricercati da sembrare quelli attorno agli Champs Élysées di Parigi e non distese di terra arida e secca.

In tutto, sono 140 le proprietà finite nel mirino di Flannery.

Di questo investimento record più della metà è finito al centro di una battaglia legale avviata dalla stessa misteriosa compagnia nei confronti dei proprietari dei terreni, accusati di essersi messi d’accordo per gonfiare il prezzo.

Un avvocato che rappresenta la Flannery, stando a quanto riporta La Repubblica, ha spiegato che il 97% della società è in mano a cittadini con passaporto americano, ma senza fornire dettagli; il restante 3% è di investitori britannici ed irlandesi.

La compagnia ha dichiarato quanto di seguito:

La Flannery è di proprietà di un gruppo di famiglie che vogliono diversificare il loro portfolio, investendo in terre agricole nella parte ovest degli Stati Uniti. Ogni congettura è dettata solo dal fatto che nelle vicinanze c’è la base militare”.

Ma non è solo un dubbio venuto ai media americani, a cominciare dal Wall Street Journal, che ha sollevato il caso a luglio.

Sul tema è intervenuto anche il rappresentante democratico della Camera John Garamendi:

Non sappiamo chi sia Flannery; il fatto che stiano acquisendo terreni proprio vicino al confine con la Travis solleva quesiti”.

La base americana è famosa come “la porta per il Pacifico” e sede del più grande comando di mobilità aerea, che fornisce aerei in grado di rifornire altri velivoli, trasportare militari e munizioni, incluse quelle spedite in Ucraina dopo il conflitto con la Russia.

C’è un precedente che inquieta il Pentagono: all’inizio di quest’anno l’Air Force si è opposta alla vendita di terreni che si trovano attorno a un’altra base americana, quella di Gran Forks, in North Dakota. Gli aspiranti acquirenti erano cinesi.

L’Islanda chiude l’ambasciata a Mosca

Reykjavik chiarisce che non si tratta di rottura diplomatica.
Qui si erano incontrati Reagan e Gorbaciov nel 1986.

L’Islanda ha deciso di chiudere la sua ambasciata a Mosca a causa del conflitto in Ucraina: il paese nordico è il primo in Europa a fare un passo del genere dall’inizio della guerra.

Tuttavia, Reykjavik chiarisce in una nota che non si tratta di una rottura delle relazioni diplomatiche:

Non appena le condizioni lo consentiranno, l’Islanda darà la priorità alla ripresa delle attività dell’ambasciata islandese a Mosca“.

I primi di giugno, il ministro degli Esteri islandese Thordis Gylfadottir aveva giudicato che “la situazione attuale” non consentisse alla rappresentanza diplomatica “di operare in Russia”.

Il giorno dopo l’annuncio di giugno, Mosca aveva denunciato “un’azione anti-russa” e aveva promesso di rispondere, con il ministro degli Esteri russo che aveva dichiarato quanto di seguito:

Terremo conto di questa decisione ostile quando stabiliremo le nostre relazioni con l’Islanda in futuro“.

Come riporta AGI, il paese nordico di 375.000 abitanti ha un’ambasciata a Mosca dal 1944, escluso il periodo 1951-53.

L’Islanda era stata un luogo simbolico di incontro Est-Ovest alla fine della Guerra Fredda, con un vertice nel 1986 tra il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il capo di stato sovietico Mikhail Gorbaciov.