Volvo taglierà 3.000 posti di lavoro

I tagli riguardano soprattutto posizioni in ufficio e sono il 15% della forza lavoro totale.
Si punta il dito sull’alta pressione tariffaria del settore automotive.

La casa automobilistica svedese Volvo Cars ha dichiarato lunedì che taglierà circa 3.000 posti di lavoro nell’ambito di un’importante campagna di riduzione dei costi.

La decisione arriva dopo che la società, che è di proprietà della cinese Geely Holding, ha annunciato un piano d’azione per i costi e la liquidità da 18 miliardi di corone svedesi (1,89 miliardi di dollari) alla fine del mese scorso.

Volvo Cars, come riporta CNBC, ha dichiarato che i 3.000 posti di lavoro tagliati avranno un impatto principalmente sulle posizioni in ufficio in Svezia e rappresenteranno circa il 15% della forza lavoro totale dell’azienda.

Håkan Samuelsson, presidente e CEO di Volvo Cars, ha dichiarato quanto di seguito:

Le azioni annunciate oggi sono state decisioni difficili, ma sono passi importanti per costruire una Volvo Cars più forte e ancora più resiliente. L’industria automobilistica si trova nel bel mezzo di un periodo difficile. Per affrontare questo problema, dobbiamo migliorare la nostra generazione di flussi di cassa e ridurre strutturalmente i nostri costi. Allo stesso tempo, continueremo a garantire lo sviluppo dei talenti di cui abbiamo bisogno per il nostro ambizioso futuro“.

Nell’ambito degli esuberi, l’azienda ha dichiarato che ridurrà circa 1.000 posizioni attualmente detenute da consulenti, per lo più in Svezia, circa 1.200 dipendenti in Svezia e le restanti in altri mercati globali.

Quando il piano d’azione è stato lanciato il 29 aprile, Volvo Cars ha dichiarato che il programma avrebbe incluso riduzioni degli investimenti e degli esuberi nelle sue operazioni in tutto il mondo. L’azienda ha anche ritirato la sua guidance finanziaria sia per il 2025 che per il 2026, citando la pressione tariffaria sul settore automobilistico.

Stellantis: riduzione di personale e italiani spostati in Serbia

Circa 1000 le uscite volontarie tra Melfi, Pomigliano e Pratola Serra.
Raddoppiato il numero degli italiani in Serbia per uscire dalla cassa integrazione.

Nuove uscite volontarie dagli stabilimenti italiani di Stellantis; questa volta a Melfi.

Per l’impianto della provincia di Potenza, in Basilicata, si prospettano 500 esuberi, che seguono i 300 di Pomigliano ed i 50 di Pratola Serra, entrambi in Campania.

Oggi potrebbero arrivarne altri a Termoli (Molise), dove il progetto di riconversione in gigafactory sembra fermo.

Come riporta Milano Finanza, su Melfi pesano i dati negativi degli ultimi mesi, che ne fanno uno degli stabilimenti con la maggiore perdita di volumi: nel primo trimestre la produzione è scesa sotto le 10 mila auto (-64,6%), un calo che prosegue da anni.

Per i sindacati, come dichiara Samuele Lodi segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, il rischio di uno svuotamento è sempre più concreto:

Tutto questo accade quando ancora non è stato scelto il nuovo ceo e quindi siamo ancora senza un piano industriale per il rilancio degli stabilimenti italiani. Sembra si stia configurando una vera e propria dismissione dall’Italia. Per tali ragioni non abbiamo firmato gli esuberi. Vogliamo l’apertura di un confronto vero a Palazzo Chigi con il presidente John Elkann per arrivare a un accordo che garantisca l’occupazione e il futuro dell’automotive italiano”.

In Europa invece il gruppo italo-francese vuole accelerare la costruzione dei modelli Fiat ed ha raddoppiato il personale italiano in Serbia, dove viene assemblata la Grande Panda ibrida ed elettrica.

È qui che sono finiti alcuni dipendenti di Melfi, che hanno accettato la proposta di trasferimento nei Balcani per uscire dalla cassa integrazione.

Mini (BMW): addio all’elettrico totale entro il 2030

Nel 2021 aveva comunictao la volontà di produrre solo auto elettriche, ora fa retromarcia.
Peyton: i motori termici mantengono un’importanza cruciale.

Il ritmo dell’elettrificazione automobilistica subisce un altro rallentamento inaspettato.

Quello che sembrava un percorso ormai tracciato verso la completa transizione elettrica si sta rivelando molto più accidentato del previsto, con MINI che diventa l’ultimo marchio a fare retromarcia sui propri ambiziosi piani.

La casa automobilistica britannica, parte del Gruppo BMW, come riporta Tom’s Hardware Italia, aveva annunciato nel 2021 l’intenzione di vendere esclusivamente veicoli elettrici entro la fine del decennio, ma ora la realtà del mercato ha imposto un cambio di rotta significativo, rivelando quanto sia complesso il passaggio a una mobilità completamente a zero emissioni.

In un’intervista rilasciata ad Automotive News, Michael Peyton, vicepresidente di MINI per le Americhe, ha confermato l’abbandono del progetto di elettrificazione totale:

Ci stiamo ancora muovendo in quella direzione ma abbiamo constatato che, specialmente per il mercato nordamericano, i motori termici mantengono un’importanza cruciale e continueranno ad averla nel prossimo futuro“.

Questa rivalutazione ha portato MINI a modificare la propria strategia globale, con un impegno rinnovato verso lo sviluppo di veicoli con propulsori tradizionali per un periodo più lungo di quanto inizialmente previsto.

Green Deal: Meloni propone sospensione per automotive

La premier: accelerare sulla riforma del mercato elettrico.
Poi aggiunge: ragioniamo su clausola di salvaguardia per deroga a Patto di stabilità.

In questo momento possiamo fare intanto alcune cose a livello europeo che sono importanti. Forse dovremo ragionare di sospendere le norme sul Green Deal in tema di automotive, settore colpito dai dazi“.

Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, a margine della visita sull’Amerigo Vespucci a Ortona, quarta tappa del tour Mediterraneo.

Come riporta Ansa, la premier ha poi continuato come di seguito:

C’è una norma poi che si chiama clausola generale di salvaguardia che prevede una deroga al Patto di stabilità. Forse dovremmo ragionare su quello. C’è una materia energetica che è fondamentale. Bisogna accelerare sulla riforma del mercato elettrico. Sull’energia forse bisogna essere un po’ più decisi e coraggiosi. Intanto ragioniamo su che cosa anche noi possiamo fare sfruttando una difficoltà per farla diventare un modo per fare dei passi avanti importanti in una fase che lo richiede“.

Stellantis: cambi ai vertici italiani

Pastore nuovo managing director Brand Premium.
Bressan nuovo marketing officier.

Francesco Pastore è il nuovo managing director dei Brand Premium di Stellantis Italia, e Stefano Bressan è il nuovo marketing officer di Stellantis in Italia.

Pastore, 49 anni, guiderà la strategia e lo sviluppo dei marchi premium portando innovazione e crescita sostenibile, spiega una nota del gruppo automobilistico. Come riporta Reuters, subentra al posto di Raffaele Russo, che ha assunto un nuovo incarico all’interno della struttura europea di Stellantis.

Bressan, 42 anni, è entrato, nel 2010, nel gruppo Fiat. In Stellantis ha lanciato e guidato l’evoluzione digitale dell’e-commerce, per poi approdare, nel 2024, al marchio italiano Alfa Romeo come responsabile del marketing.