Volkswagen: stop alla produzione di auto elettriche

Drastico calo della domanda: prezzi troppo alti e poche colonnine.
Tagliati circa 300 posti di lavoro.

Volkswagen blocca la produzione di auto elettriche: ora è crisi nera.

Dietrofront da parte di Volkswagen, la domanda per le auto elettriche è in netto calo e l’azienda decide di interromperne la produzione.

Crisi nera, anzi nerissima. Il futuro delle auto elettriche si fa sempre più incerto, tanto che anche Volkswagen fa dietrofront e ne interrompe la produzione per un calo eccessivo della domanda.

Il settore si sta rivelando troppo altalenante: c’è chi asserisce che il problema siano le poche colonnine presenti nel nostro paese, ma a dire il vero in tempi non sospetti il Ceo del gruppo Renault, Luca De Meo, aveva definito l’auto elettrica una rivoluzione per ricchi (approfondimento al link).

Il settore delle auto elettriche non decolla, anzi rischia di fare marcia indietro; nel nostro paese c’è una forte carenza di colonnine, inoltre i prezzi di listino di queste vetture risultano essere ancora troppo alti per le nostre famiglie.

Intanto, la politica continua a imporre paletti e spinge verso tale settore: l’obiettivo, infatti, è quello di eliminare la vendita di auto a motore termico entro il 2035.

Un’imposizione che rischia di essere inattuabile, visto che al momento le vetture a zero emissioni continuano ad avere un mercato fortemente altalenante.

Come riporta InvetireOggi, se pensavamo che la crisi fosse ristretta solo al nostro paese, ci sbagliavamo di grosso, visto che in Germania la Volkswagen ha deciso di interromperne la produzione.

Nello specifico, l’azienda ha interrotto la produzione di alcuni modelli a zero emissioni e, più nel dettaglio, si fermano due stabilimenti presenti nel paese: stop alla produzione di Cupra Born e Volkswagen ID.3 poiché la domanda è fortemente calata.

Al momento, quel che sappiamo è che gli stabilimenti si fermeranno per due settimane, limitandosi alle attività di assemblaggio (per altro ridotte) dei due modelli a batteria del Gruppo Volkswagen.

Voci di corridoio affermano che al momento rimarrà attiva una sola catena di montaggio al fine di rallentare il lavoro.

Dopo la debacle delle auto solari, con le aziende interessante che ne ammettono il flop e si concentrano su altro, arriva un’altra mazzata per l’economia green che faceva della mobilità uno dei must imprescindibili per un mondo più ecosostenibile.

Gli incentivi in Germania per l’acquisto di auto elettriche si sono ridotti sensibilmente e in alcuni casi spariti del tutto: gli incentivi destinati ai privati passeranno da 4.500 a 3.000 euro a partire dal 1° gennaio 2024. Inoltre, dallo scorso primo settembre il Governo ha smesso di erogare il bonus per l’acquisto di auto elettriche.

Volkswagen rappresenta il 70% della produzione del settore delle auto elettriche: si tratta di un problema non da poco che va a ripercuotersi anche sul mondo del lavoro, visto che l’azienda ha dovuto tagliare ben 296 posti di lavoro.

Volkswagen: perquisiszioni negli uffici

L’inchiesta riguarda gli stipendi ai sindacalisti.
Favoritismi in cambio di pace sindacale su contratti e investimenti.

Diversi uffici della Volkswagen in Germania sono stati oggetto di perquisizioni da parte della polizia tedesca su mandato dell’ufficio del pubblico ministero di Braunschweig.

Stando alla stampa tedesca, a sua volta citata da Quattroruote, l’iniziativa è legata alle indagini condotte dalla procura sulle retribuzioni ai membri del consiglio di fabbrica e alla presunta violazione delle normative sul divieto di favoritismo all’interno delle organizzazioni aziendali.

Si è proceduto con la raccolti di dati e documenti.

Il raid, che ha interessato anche la sede di Wolfsburg ed è durato diverse ore, ha portato gli inquirenti a sequestrare numerosi documenti e file.

Inoltre, sono stati perquisiti quattro appartamenti privati di proprietà di persone che, secondo diverse ricostruzioni, “non hanno nulla a che fare con la Volkswagen” e sono da ritenersi come dei perfetti insospettabili.

L’operazione, per la quale il costruttore ha assicurato la massima collaborazione, è il seguito di un’inchiesta giudiziaria in corso ormai da anni, partita dall’ipotesi che l’azienda abbia pagato stipendi eccessivi ai componenti del consiglio di fabbrica, ossia ai rappresentanti dei lavoratori, per ottenere in cambio una serie di benefici, a partire da una sorta di pace sindacale nelle trattative sul rinnovo del contatto di lavoro o sui piani di investimento.

Pochi mesi fa la corte federale di giustizia ha annullato l’assoluzione di quattro ex dirigenti dell’ufficio del personale della Volkswagen, accusati di appropriazione indebita: di conseguenza, sono stati riaperti il procedimento giudiziario presso il tribunale regionale di Braunschweig e il relativo fascicolo d’inchiesta.

Sfruttamento minorile dietro le auto elettriche

In Congo impiegati anche bimbi di 6 anni per estrarre il cobalto a mani nude.
Ecco i veri costi, altro che “rivoluzione verde”.

Almeno 40.000 piccoli schiavi già a 6 anni scavano a mani nude il cobalto.

Non più di dieci euro per tirar fuori in due giorni i dieci chili per una batteria al servizio della “rivoluzione verde“, come riportava Domani in tempi non sospetti.

La piccola provincia del Lualaba, ex Katanga, fornisce al mondo sviluppato il 70% del cobalto che serve per le piccole batterie degli smartphone e per quelle massicce delle auto elettriche ed ibride.

Secondo l’Unicef sono oltre 40.000 quelli che si calano nelle gallerie a età anche di 6-7 anni e scavano a mani nude per portare in superficie quantità sempre maggiori di cobalto.

Per una batteria di un’auto elettrica ne servono una decina di chili, che sul mercato occidentale costano 300-350 euro, ma sono il frutto di due giornate di lavoro pagate tra i 3 e 5 dollari.

Ai piccoli si aggiunge un esercito di sfruttati adulti, circa 160mila uomini e donne, ma anche ragazze che si occupano di selezionare, scartare e lavare il materiale estratto, esposte a ogni sorta di abusi.

Sport e motori: Sochaux vicino al fallimento chiede aiuto a Stellantis

Il club di calcio fu creato dalla famiglia Peugeot.
Il desiderio è quello di sganciarsi dalla proprietà cinese.

Il sindaco di Sochaux ha fatto un appello all’amministatore elegato di Stellantis, Carlos Tavares, per ottenere un aiuto economico dal colosso automobilistico in favore della squadra di calcio della città, vicina al fallimento.

Il club fu creato dalla famiglia Peugeot, che aveva fondato in quella città nel 1896 la casa che ora fa parte del gruppo insieme a Citroen, Fiat ed altri marchi, e per questo il primo cittadino spera di ottenere ascolto.

Più precisamente, stando a quanto riporta Ansa, il sindaco, che spera di avere quanto basta per sganciare il club dall’attuale proprietà cinese e salvarlo dal fallimento, avrebbe scritto a Tavares quanto di seguito:

Alla luce dei miliardi di utili di Stellantis, il salvataggio della squadra difficilmente peserebbe sulla vostra azienda ma rappresenterebbe tanto per un territorio“.

Finora il tribunale ha respinto il progetto portato avanti da Romain Peugeot, pronipote del fondatore, per evitare il crac.

Di proprietà dei Peugeot fino al 2014, il Sochaux nella sua lunga storia ha vinto un paio di campionati, rimanendo quasi sempre nella massima serie francese, ma dopo la cessione è retrocessa affrontando sempre maggiori difficoltà economiche.

Nuova Lancia Delta: Italia, Francia e Germania si contendono la produzione

Prevista nel 2028. Nel 2024 la nuova Y, nel 2026 la nuova Gamma.
Possibile che la gara si estenda nei prossimi anni.

Nuova Lancia Delta è uno dei tre modelli del nuovo corso di Lancia sotto il gruppo Stellantis.

La vettura sarà lanciata nel corso del 2028 e dunque sarà la terza a debuttare dopo la nuova Lancia Ypsilon nel 2024 e la nuova Lancia Gamma nel 2026.

Questa auto sarà solo elettrica e sarà realizzata su piattaforma STLA Medium.

Di questo modello si dice che avrà un design simile a quello della versione orginale con linee squadrate e muscolari e avrà una lunghezza di circa 4,4 m.

Sarà una vettura votata alla sportività e non si esclude il ritorno ai rally per Lancia con questo atteso modello.

Ancora incerto però il luogo di produzione della nuova Lancia Delta; utilizzando la nuova piattaforma STLA Medium, al momento in Europa sono tre le fabbriche di Stellantis di cui sappiamo con certezza che adotteranno questa piattaforma: Melfi in Italia, Eisenach in Germania e Sochaux in Francia.

Dunque è possibile ipotizzare che sia proprio uno di questi stabilimenti ad ospitare la produzione dell’atteso modello.

Ovviamente, dato che il suo debutto avverrà nel 2028, stando a quanto riporta Motorionline non è possibile nemmeno escludere che nei prossimi anni altre fabbriche possano aggiungersi a quelle già nominate candidandosi ad ospitare la produzione della nuova vettura di Lancia.