Essilor Luxottica truffata in Thailandia: -2% in Borsa

Essilor Luxottica ha dichiarato di aver subìto frodi da alcuni suoi dipendenti in Thailandia: il titolo ha perso il 2% in Borsa.

Ieri lunedì 30 dicembre, prima dell’apertura della Borsa, è arrivata la nota da parte del colosso italo-francese:

Essilor Luxottica comunica che la controllata Essilor International ha recentemente accertato attività finanziarie fraudolente in uno dei suoi stabilimenti in Thailandia”.

Più nel dettaglio, il gruppo dell’occhialeria ha dichiarato di aver subìto, per mano di alcuni dipendenti (ora già ex dipendenti in quanto immediatamente licenziati), una truffa che si sostanzia nel pagamento in cash a dei finti fornitori.

Mentre il gruppo ha sporto denuncia in Thailandia ed in altre giurisdizioni, all’annuncio dell’accaduto il titolo ha perso il 2% in Borsa sia sul mercato di Parigi che su quello di Milano.

Da parte sua, oltre ad aver appunto già avviato le pratiche legali, Essilor Luxottica sta attivando controlli di verifica ed implementazione delle procedure interne in tutto il mondo, al fine di rafforzare i protocolli di sicurezza esistenti.

Iran: più che decuplicata la produzione di uranio arricchito. Messaggio agli Usa

Non volevamo fare questo passo ma ci hanno costretto le politiche di Washington; ringraziamo il nemico per averci dato l’opportunità di mostrare quello che la repubblica islamica può fare.

Scriocchiolii e litigi nell’accordo sul nucleare del 2015 (il Jcpoa), di cui fanno parte Gran Bretagna, Francia, Iran, Cina, Germania e Russia e dal quale gli Usa si sono ritirati.

E sono proprio gli quest’ultimi ad aver accusato l’Iran di “continuare a colpire civili innocenti”, avvertendo il regime di Teheran che “finché non cambierà il suo comportamento ostile, continueremo a varare sanzioni paralizzanti”. Gli Usa, inoltre, tramite il Tesoro hanno fatto sapere di aver inserito nove membri dell’entourage della guida suprema Ali Khamenei nella loro black list.

Per reazione, l’Iran ha annunciato di aver aumentato di oltre dieci volte la produzione di uranio arricchito, facendo poi sapere di aver sviluppato due nuove centrifughe avanzate, una delle quali in fase di sperimentazione.

Ad oggi, Teheran, come risposta al ritiro americano dall’accordo sul nucleare, ha varato tre pacchetti di contromisure, minacciando altre misure che attiverà nel caso in cui i Paesi rimasti nell’accordo non l’aiuteranno ad eludere le sanzioni Usa.

Dal lato suo, l’Unione Europea ha avvertito che il suo sostegno all’accordo sul nucleare dipende dal fatto che il Paese adempia ai suoi impegni e Bruxelles ha chiesto, di conseguenza, una “marcia indietro” e di “astenersi da altre misure che potrebbero minare l’intesa“.

Gli annunci iraniani sono stati ancora più chiari: il primo luglio l’Iran aveva annunciato un aumento delle scorte di uranio arricchito oltre il limite massimo di 300 kg stabilito dall’accordo. Una settimana dopo aveva rivelato di aver superato il limite del 3,67% sulla purezza delle scorte di uranio. Il 7 settembre ha annunciato di aver attivato centrifughe avanzate.

Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione per l’energia atomica (Aeoi), dal sito nucleare di Natanz ed in occasione del giorno del quarantesimo anniversario della crisi degli ostaggi nell’ambasciata Usa a Teheran, ha detto che la produzione di uranio arricchito ha raggiunto i cinque chilogrammi al giorno, rispetto ai 450 grammi di due mesi fa; lo stesso, ha poi aggiunto che “gli ingegneri iraniani hanno costruito con successo un prototipo di IR-9, che è la nostra centrifuga più recente, e anche un modello di una nuova macchina chiamata IR-s, tutto questo in due mesi“.

In ultima battuta, l’Iran ha annunciato che Teheran ha rimosso tutte le sue centrifughe IR-1, ovvero le uniche consentite nell’accordo, per passare all’utilizzo di modelli avanzati.

È stato sempre Salehi, infatti, ha rivelare l’attivazione da parte iraniana di 30 nuove centrifughe avanzate IR-6, oltre alle 30 già esistenti. Le sue parole, in conclusione, sono state le seguenti:

Non volevamo fare questo passo ma ci hanno costretto le politiche di Washington; dobbiamo ringraziare il nemico per averci dato l’opportunità di mostrare quello che la repubblica islamica può fare, la nostra capacità, specialmente nell’industria nucleare che qualcuno riteneva distrutta“.

Polonia: sgravi fiscali agli under 26 per limitare l’immigrazione

Polonia, due piccioni con una fava: ridurre l’immigrazione e trattenere i talenti.
Esentasse gli under 26.

Una soluzione per provare contemporaneamente ad arginare due problemi.

Si tratta dell’esenzione dal pagamento delle tasse per tutti i polacchi, compresi quelli residenti all’estero, che guadagnano meno di 85.528 zloty all’anno (ovvero all’incirca 20.000 euro) e che hanno meno di 26 anni.

La legge, entrata in vigore il 1° agosto di quest’anno e voluta da Kaczynski del partito “Pis” alla guida del governo polacco, tocca un bacino di circa 2 milioni di persone e prevede una retribuzione più alta del 18%.

Lo spunto arriva dalla Svezia, dove nel 2007 il governo di centrodestra aveva dimezzato i contributi dei datori di lavoro che assumevano under 26, al fine di facilitarne l’accesso al mercato del lavoro. A Stoccolma, il medesimo provvedimento è stato poi soppresso nel 2016 dall’esecutivo di centrosinistra, che ne contestò l’efficacia.

La legge attuata mira a limitare due fenomeni che la Polonia non vede di buon occhio: la forte emigrazione di giovani polacchi verso l’estero e la conseguente immigrazione proveniente dall’Ucraina (oltre due milioni).

Il premier Mateusz Morawiecki definisce la fuoriuscita dei polacchi come una “ferita dolorosa, un’emorragia insostenibile; tanto grossa che è come se l’intera città di Varsavia se ne fosse andata”.

Il provvedimento costerà alle casse del governo polacco 2,5 miliardi di zloty (il che significa circa 580 milioni di euro l’anno), di cui metà arriverà dalle casse dello Stato centrale e l’altra parte dalle finanze comunali.

Con un’economia che cresce attorno al 4,5% e la disoccupazione stabilmente sotto il 4%, l’intento del governo sovranista, espresso dal viceministro delle finanze Leszek Skiba è appunto quello di “aiutare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro, sempre più carente di personale, convincendo chi sta pensando di andarsene a rimanere e di ridurre l’emigrazione; ma – aggiunge poi lo stesso Skiba – non abbiamo una bacchetta magica”.

Sulla scia della Polonia andrà anche la Croazia, che sta preparando una riforma analoga: nel 2020 eliminerà infatti l’imposta sul reddito per le persone fino a 25 anni e la dimezzerà per i giovani tra i 25 ed i 30 anni.