Israele: terza dose a soggetti fragili ma anticorpi naturali meglio del vaccino

Aumentano i contagi, la maggior parte sono vaccinati.
Il ministero ordina la terza dose ma uno studio preferisce gli anticorpi naturali.

Ad Israele tonano ad aumentare i contagi da covid. E, come riporta unionesarda.it, la maggior parte dei nuovi contagiati riguarda i vaccinati (53%).

Stando a quanto pubblicato da Ansa, inoltre, il ministero della Sanità ha ordinato la terza dose per i soggetti fragili ed immunodepressi: chi abbia avuto trapianti di cuore, polmoni, fegato, midollo osseo o reni.; la terza dose può essere somministrata inoltre a chi sia stato o sia ancora sottoposto a cure oncologiche di vario genere.

Sempre da Israele arriva un altro dato interessante, più precisamente uno studio riportato anche da Il Messaggero, secondo il quale il ministero della Salute, analizzando i dati dei contagi ha scoperto che i pazienti guariti spontaneamente dalla malattia sviluppano anticorpi naturali che sembrano avere meno probabilità di essere reinfettati rispetto ai pazienti che erano stati vaccinati.

Addestramento Ue in Libia fermo dal 2020

Pressioni turche impediscono l’avvio dell’operazione Ue Irini.
La Turchia avvia il proprio addestramento alla guardia costiera libica.

L’operazione Ue Irini, inerente all’addestramento della guardia costiera libica da parte dell’Ue, è stata lanciata il 31 marzo 2020. Ma da allora non è mai iniziata.

Stando a quanto riporta l’Ansa, infatti, vi sono resistenze dalla parte libica che dipenderebbero da pressioni turche.

Proprio la Turchia, invece, ha iniziato il suo addestramento, tramite le proprie forze sul campo, nei confronti della guardia di costiera libica.

L’Ue sostiene di essere impegnata nel tentativo di risolvere la questione, ma la vera speranza è il tutto si sblocchi dopo le elezioni, a seguito delle quali potrebbero arrivare gli appelli per il ritiro delle forze straniere.

Ancora una volta, dunque, l’Ue si dimostra un carrozzone burocratico, macchinoso, lento, costoso ed inefficace.

Covid, Baudet: tutto perfettamente descritto dal report Rockefeller

Il leader di FvD porta al parlamento olandese l’inquietante report e si chiede: a quando il risveglio delle coscienze?

(Foto da internet)

Grazie ai nostri lettori, in particolare a M. C. sia per quanto riguarda la segnalazione che la traduzione, anche nel maggio dello scorso anno avevamo pubblicato un documento della Rockefeller Foundation, pubblicato addirittura nel maggio del 2010 ed in cui si prevedeva esattamente ciò che sta accadendo nell’attuale pandemia (approfondimento al link).

A rimarcare quel report è anche Thierry Baudet, leader del partito FvD (Forum voor Democratie) e membro della Camera dei Rappresentanti, che lo ha riportato al parlamento olandese.

Nel suo intervento, Baudet riporta in sintesi i punti descritti nel report facendone un chiaro confronto con quanto stia accadendo durante questa pandemia e finisce col chiedersi cosa e quanto ci voglio per risvegliare le coscienze.

Di seguito il video completo del suo intervento:

Vaccino J&J: l’Ema studia i disturbi neurologici

Aggiunta dell’avvertimento nella scheda informativa del vaccino.
Aumento della sindrome di Guillain-Barrè.

(Foto da internet)

Aggiunta tra gli avvertimenti della scheda informativa del vaccino J&J.

Il New York Times ha annunciato che la Food and Drug Administration (Fda) intende allertare sui possibili rischi neurologici legati al vaccino Johnson & Johnson. Da qui, con una nota all’Ansa, l’Ema ha comunicato quanto di seguito:

L’Ema sta analizzando i dati forniti da Johnson&Johnson sui casi della sindrome Guillain-Barre (Gbs) segnalati a seguito della vaccinazione col siero, ed ha chiesto alla J&J di fornire ulteriori dati dettagliati. L’Ema continuerà la revisione dei casi e comunicherà ulteriormente quando saranno disponibili nuove informazioni.

Vi sarebbe un aumento del rischio di contrarre la rara sindrome di Guillain-Barrè (nota anche come ‘paralisi di Landry’), che si manifesta con una paralisi progressiva agli arti: prima le gambe e poi le braccia. 

Stando a quanto riportano le autorità sanitarie statunitensi, sono stati identificati 100 casi segnalati di soggetti che hanno sviluppato la sindrome di Guillain-Barrè, su quasi 12,5 milioni di dosi somministrate. Di questi 100 casi, 95 sono stati gravi e hanno richiesto il ricovero mentre una persona è morta.

La società Johnson & Johnson, in una nota, ha a sua volta affermato quanto di seguito:

Le probabilità che ciò accada sono molto basse e il tasso di casi segnalati supera solo di un piccolo margine il tasso di base nella popolazione generale.

Altro rischio, quindi, riconosciuto a da aggiungere all’analisi rischi-benefici.

Lavorare meno a parità retributiva: test in Islanda

Progetto durato 4 anni sull’1% della forza lavoro.
La Spagna sulla stessa lunghezza d’onda.

Un test durato 4 anni (dal 2015 al 2019) e condotto sull’1% della forza lavoro (2.500 dipendenti) è stato condotto in Islanda, al fine di verificare la possibilità di ridurre l’orario lavorativo mantenendo invariati produttività e salario.

Il medesimo prevedeva la riduzione dell’orario lavorativo da 40 a 35 ore settimanali ed ora apre la strada ad una riforma, avendo dato risultati positivi.

A supporto del test, è stata condotta una ricerca secondo la quale ad oggi già l’86% della forza lavoro islandese lavora meno di prima. Stando a quanto riporta Euronews, ora la palla passa a sindacati e datori di lavoro perché si arrivi a livello di contratti collettivi.

Ma non è solo l’Islanda ad andare verso questa strada: la Spagna, dallo scorso marzo, lavora sull’ipotesi di introdurre la settimana lavorativa a 4 giorni, dopo che l’orario settimanale è già stato ridotto a 32 ore in 3 anni, senza ridurre la retribuzione.

C’è inoltre chi sostiene che la riduzione dell’orario lavorativo porterebbe vantaggi a livello di salute mentale dei lavoratori con un impatto sulla produttività, oltre che ridurre i costi energetici delle aziende.

Ampliando il raggio, vediamo che la media nell’Ue del 2019 è di 36,2 ore lavorative a settimana, dove la Romania si attesta il primato più alto con 40,5 ore medie e l’Olanda più basso con 29,3 ore medie settimanali.

Il Paese in cui invece si registra la maggior differenza tra subordinati e liberi professionisti è il Belgio: i primi sono impegnati per 39,1 ore settimanali mentre i secondi arrivano fino a 52,8.