Medvedev: “Ucraina neonazista”

Deliri di Zelensky dovuti alla droga.
Unica soluzione la distruzione del regime.

L’ex presidente russo Dmitry Medvedev interviene sul conflitto in corso attaccando “il regime neonazista” di Kiev e chiedendo “la piena disfatta del nemico” e rappresaglie contro i suoi leader, a cominciare dal presidente Volodymyr Zelensky, i cui “deliri” sarebbero dovuti alla “droga“.

Il nuovo attacco dell’attuale vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo è una riposta alle dichiarazioni ucraine di voler riprendere il controllo anche della Crimea.

I cani di Kiev continuano ad abbaiare“, scrive Medvedev su Telegram, in dichiarazioni riprese dalla Tass e riportate poi da Adnkronos:

Che cos’è? La contraddittoria malinconia di coscienze permeate dalla droga? Un delirio d’incertezza? Le pressioni dei padroni? Una generale paranoia persistente? Nessun dubbio, è tutto questo insieme“.

L’unica risposta a questo “manifesto isterico del regime di Kiev“, afferma, deve essere “la distruzione di massa del personale e dell’equipaggiamento militare coinvolti nella controffensiva dal regime neonazista, con una massima disfatta militare inflitta alle truppe ucraine. Una piena sconfitta del nemico e la deposizione finale del regime neonazista con la piena demilitarizzazione di tutto il territorio ucraino. Atti di rappresaglia contro le figure chiave del regime neonazista“.

Infine, conclude Medvedev:

Altrimenti non si calmeranno, le loro dichiarazioni deliranti dovute alla droga potrebbero trasformarsi in realtà e la guerra durerà a lungo. Il nostro paese non ha bisogno di questo“.

Un mese di esercitazioni militari: la Sardegna si oppone

L’isola ospita il 65% del demanio militare italiano ed i 2 poligoni più grandi d’Europa.

Si concluderà con un “Demonstration Day” a metà maggio la maxi esercitazione militare in Sardegna denominata Noble Jump: una giornata di dimostrazione delle potenze alleate congiunte.

Insieme ai soldati italiani ci saranno infatti anche gli alleati di Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Lussemburgo, per saggiare la prontezza delle capacità di combattimento della Nato in uno scenario di guerra.

Ma, come riporta Ansa, per l’Isola non sarà finita: la primavera di allenamenti alle battaglie continuerà dall’8 maggio, quando inizierà invece la Joint Stars: saranno coinvolti oltre 4.000 militari e circa 900 tra mezzi terresti, aerei e navali.

Gli indipendentisti sardi e antimilitaristi restano in guardia, pronti a urlare un nuovo no alle esercitazioni e chiedere chiusura e riconversione dei poligoni militari.

Per il momento non ci sono nuovi sit-in o cortei in programma, ma il movimento “no war” in Sardegna sta assistendo a un ricambio generazionale con nuovi attivisti che arrivano da scuole e università.

Ieri intorno alla base aerea militare di Decimomannu ci sono stati anche momenti di tensione con le forze dell’ordine per un corteo organizzato da “Sardinnia aresti” che, in concomitanza con Sa die de sa Sardigna, si stava avvicinando troppo alla zona protetta da muri e filo spinato.

Per allontanare i circa 250 manifestanti sono stati usati anche idranti e lacrimogeni.

Una presenza non gradita dai pacifisti; Danilo Lampis di Sardegna chiama Sardegna dichiara quanto di seguito:

Basta con le esercitazioni. La Sardegna ospita circa il 65% del demanio militare italiano e ha sul suo suolo i due poligoni più grandi d’Europa, nelle aree di Teulada e Quirra, che ormai da decenni non fanno altro che devastare i nostri territori, talvolta in maniera irreparabile“.

Le armi fornite dall’Italia all’Ucraina sarebbero inutilizzabili

In discussione i semoventi M109L prodotti ad inizio anni ’90.
Gli Usa avrebbero dovuto ripararli.

Molti media l’hanno definita “doppia”: è la beffa dei cannoni italiani inviati in Ucraina che pare siano tutti da revisionare.

Secondo il Financial Times, ripreso anche da Notizie.it, i semoventi M109L consegnati da Roma a Kiev sarebbero infatti inutilizzabili.

Si tratta di venti obici sulle cui condizioni avrebbe rilasciato dichiarazioni un consigliere del ministro della Difesa di Kiev.

I venti cannoni, simili a quelli visti transitare dalla stazione di Udine qualche settimana fa, sono stati prodotti dalla Oto Melara nei primi anni Novanta.

Nello specifico sono cingolati dotati di un cannone da 155 millimetri, calibro standard dell’artiglieria Nato.

La Repubblica afferma che nel 2022 il governo italiano ha deciso di trasferire tutti i cannoni semoventi nel deposito di Lenta, in provincia di Vercelli e che nell’estate del 2022 l’esecutivo di Mario Draghi ha deciso di recuperare gli M109L. Solo che quei pezzi erano stati abbandonati da oltre vent’anni all’aria aperta.

Vigeva un accordo: l’Italia avrebbe fornito 60 obici all’Ucraina e gli Stati Uniti avrebbero finanziato i costi di riparazione.

Poi a settembre, il governo italiano aveva spedito ai tecnici ucraini i primi venti cannoni ma senza che le componenti americane di riparazione fossero mai giunte a destinazione.

Il Financial Times sostiene che i venti M109L sarebbero diretti in Italia o in Belgio, dove potranno essere riparati.

Nel frattempo, il governo italiano con il ministero della Difesa in titolarità a Guido Crosetto ha preparato una seconda tranche di semoventi partiti a Pasqua che è stata riparata prima di partire.

Usa-Cina-Filippine: nuove tensioni di guerra

Gli Stati Uniti si schierano dalla parte delle isole, ritenendo la Cina provocatoria.

Nuove tensioni che alimentano il clima di guerra.

Dopo la recente dichiarazione di inviare sottomarini a propulsione nucleare in Corea del Sud (approfondimento al link), gli Stati Uniti si schierano al fianco delle isole Filippine, tramite una nota del Dipartimento di Stato Usa ripreso anche da Tgcom24:

Siamo accanto alle Filippine di fronte alla continua violazione della libertà di navigazione nel Mar Cinese meridionale da parte della Guardia costiera della Repubblica popolare cinese. Le immagini ed i video sono un duro promemoria delle molestie e delle intimidazioni della Cina nei confronti delle navi filippine mentre intraprendono pattugliamenti di routine all’interno della loro zona economica esclusiva“.

Gli Usa, inoltre, chiedono “a Pechino di desistere dal suo comportamento provocatorio e pericoloso“.