Automotive: a Torino sciopero provinciale

Parteciperanno i lavoratori del gruppo Stellantis e aziende dell’indotto.
Crollo dei volumi dovuti alla 500 elettrica e alle mancate nuove assegnazioni di Stellantis.

È stato fissato per venerdì 12 aprile lo sciopero di otto ore dei lavoratori del settore automotive della provincia di Torino, lanciato la settimana scorsa dai principali sindacati di categoria.

Lo comunicano Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e Aqcf Torino in una breve nota, ripresa da Reuters.

La mobilitazione coinvolgerà sia i lavoratori del gruppo Stellantis sia quelli delle aziende dell’indotto.

L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e l’intero comparto riguardo la situazione di difficoltà che sta attraversando il settore auto a Torino.

Alla base dell’iniziativa ci sono le crescenti preoccupazioni legate al futuro di Mirafiori.

L’impianto torinese sta infatti soffrendo un notevole calo dei volumi, causato dalla debole domanda di mercato per la Fiat 500 elettrica e dall’uscita di produzione di modelli Maserati, mentre al momento mancano ancora nuove assegnazioni produttive da parte di Stellantis.

Quando risparmio energetico e tecnologia incontrano l’architettura a due passi dall’EUR

Dalle ampie terrazze giardino alle serre bioclimatiche, l’esclusivo complesso 126Martini firmato CAM Group racconta la qualità abitativa a Roma.

Per quasi sette italiani su dieci la classe energetica di una casa è un fattore discriminante nella scelta dell’acquisto.

L’abitazione, inoltre, per circa l’80% degli italiani mantiene il consueto ruolo di salvaguardia del benessere individuale e familiare e determina un effetto positivo sulla salute fisica e mentale.

Lo dicono i dati degli ultimi due rapporti del Censis che si declinano sul mercato in una domanda in continua crescita di immobili ad alta efficienza energetica con spazi all’aperto.

In questo quadro, CAM Group, developer chiave nel panorama immobiliare romano con un portafoglio attivo di oltre 70.000 mq di edifici residenziali gestiti, ha sviluppato il progetto abitativo 126Martini – residenze di luce, scegliendo TECMA – Tech Company specializzata nella Digital Transformation per il settore del Real Estate quale partner digitale per la valorizzazione.

Abbiamo voluto – spiega l’ing. Angelo Marinelli, amministratore unico di CAM Group – coniugare le esigenze della contemporaneità, quindi multifunzionalità dell’abitazione e implementazione delle nuove frontiere della domotica anche nell’ottica del risparmio energetico, con un ambiente domestico luminoso, arricchito da una loggia esterna coperta ed arredabile”.

Contraddistinto per il suo design innovativo, con eleganti trasparenze architettoniche ed ampie terrazze giardino, 126Martini nasce per soddisfare alti requisiti di benessere psicofisico del cliente in cerca di casa, andando incontro alle più personali esigenze.

Per ciascuno dei 40 appartamenti, tutti in classe energetica A, 126Martini disegna ambienti outdoor privati e ampi, che possono essere apprezzati come stanze all’aperto extra, godendo del clima favorevole di Roma tutto l’anno.

Un progetto consapevole dalle linee pure, dove luoghi privati e comuni racchiudono amenities e benefits, indispensabili per chi sceglie un lifestyle pratico, flessibile e green e che vuole migliorare la propria quotidianità.

In questo contesto innovativo, le serre bioclimatiche diventano elementi centrali, armonizzando la sostenibilità con il comfort abitativo. Un’innovazione che consente la captazione di raggi solari, svolgendo la funzione di massa di accumulo termico per rilasciare gradualmente il calore, riscaldando l’ambiente interno senza incidere sui consumi.

Con la crescente consapevolezza da parte dei developer dell’esigenza di semplificare l’ingresso in casa dei nuovi acquirenti, si è reso necessario un apporto strategico nel mondo del Real Estate, concretizzatosi nello sviluppo di tecnologie ad hoc dedicate alla configurazione della casa.

Guidati dalla volontà di adattarsi alle dinamiche sempre più articolate del mercato e di anticipare le esigenze dei clienti, CAM Group ha intrapreso da un anno con TECMA un ambizioso percorso di modernizzazione e innovazione, improntato sulla trasformazione digitale.

La tecnologia di TECMA è utilizzata per valorizzare il progetto 126Martini, accelerando la vendita e la promozione commerciale attraverso prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico.

Le soluzioni software e i contenuti digitali TECMA sono dunque protagonisti, insieme all’esclusivo Home Configurator nella valorizzazione del progetto 126Martini, permettendo, grazie a soluzioni tecnologiche avanzate, la configurazione digitale da parte degli acquirenti di spazi e ambienti delle unità residenziali.

Questo innovativo sistema dedicato all’Home Design consente di migliorare l’esperienza d’acquisto per i potenziali compratori, offrendo la possibilità di visualizzare e personalizzare la propria casa con finiture, arredi ed extra pack dedicati selezionati in collaborazione con i partner contract di riferimento.

Stop alla violenza contro gli operatori sanitari

E la sanità privata prevede misure ad hoc nel CCNL
Costantino: “Siamo all’avanguardia con una intesa che necessita impegno comune e collaborazione costante”.

“Contrastare la violenza che si perpetua con sempre maggiore frequenza ai danni degli operatori sanitari rappresenta una urgenza che merita risposte appropriate e repentine. Contro questo fenomeno, in parte ancora sommerso, occorre individuare misure che abbiano anche scopo preventivo e formativo al fine di creare una cultura del lavoro che riconosca e rispetti i differenti ruoli di fornitori e fruitori di un servizio. In questo ambito la sanità privata è certamente all’avanguardia”.

E’ quanto dichiarato da Giovanni Costantino in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, indetta – con Decreto del Ministero del 27 gennaio 2022 – il 12 marzo di ogni anno.

“Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti della Sanità Privata 2016-2018 – sottolinea Costantino – è uno dei pochissimi contratti che prevede la costituzione a livello aziendale di un organismo paritetico per la prevenzione e il contrasto delle aggressioni al personale dipendente (art. 10), composto da rappresentanti della direzione aziendale e delle Organizzazioni Sindacali. Tale organismo opera in sinergia con il Servizio di prevenzione e protezione e i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e, tra gli altri compiti, ha quello di tenere costantemente informate le RSU/RSA e le OO.SS circa le azioni concrete messe in atto”.

Una intesa, sottoscritta da ARIS e AIOP e dalle OO.SS, che contempla anche ulteriori disposizioni atte a migliorare il benessere organizzativo a maggior tutela dei dipendenti come la costituzione di Comitati Unici di garanzia per le pari opportunità, contro le discriminazioni e i fenomeni di mobbing, o l’istituzione di corsi di formazione e aggiornamento sui fenomeni di aggressione.

“La collaborazione tra associazioni datoriali e organizzazioni sindacali – conclude – è fondamentale per combattere questi fenomeni assolutamente intollerabili per una società civile ed evoluta. Ma è una sinergia che non può e non deve esaurirsi con le celebrazioni del 12 marzo. Giorno dopo giorno è necessario mantenere un impegno comune per assicurare a tutti gli operatori della sanità le tutele adeguate e il giusto riconoscimento per la valorizzazione dei compiti che svolgono”.

La Parola ai Lettori – L’orco assassino

La storia di Nunzia Munizzi e Barbara Sellini: caso ancora irrisolto del 1983.

“Uno dei crimini più mostruosi, che si siano mai verificati nell’Italia del dopoguerra e mi accingo a raccontare in questo articolo, venne barbaramente commesso a Ponticelli, sobborgo situato nella periferia orientale di Napoli.

Una di quelle zone del Mezzogiorno, dove la degradazione sociale e urbana è più evidente e la legge è una parola astratta e dal significato assai incerto.

Ma veniamo ai fatti.

La sera di sabato 2 Luglio 1983 due bambine, Nunzia Munizzi di 10 anni e Barbara Sellini di 7, escono dopo le 19:00 dal Rione Incis di Ponticelli, dove vivono.

Barbara, ha in mano una busta, con dentro delle merendine e insieme alla sua amichetta del cuore, si avviano a qualche centinaio di metri dove si trova il Ristorante Pizzeria “La Siesta”.

Davanti a questa Pizzeria le sta aspettando, un giovane a bordo di una 500 di colore blu scuro.

A vederle salire per caso, su questa auto con questa persona è Antonella Mastrillo, una compagna di classe di Nunzia Munizzi.

La macchina, parte in direzione di Volla un comune, confinante, con la frazione di Ponticelli.

Da quel momento, sono le 19:20 e delle due bimbe si perdono le tracce.

Alle 22:30, gli abitanti del quartiere e anche i proprietari di un bar che si trova a 4 km di distanza dal luogo, dove le due bambine sono scomparse, sentono un odore nauseabondo di carne umana bruciata tanto che nonostante il caldo di quella sera, gli abitanti di quella zona non sopportando più la puzza maleodorante, sono costretti a chiudere le finestre delle loro abitazioni.

Ed è proprio questo particolare a spingere il giorno dopo, tre ragazzi del quartiere a seguire il fumo biancastro e l’odore acre, provenire dal canalone secco di un torrente nell’area di Pollena e a scoprire verso le 12:30 con enorme orrore e tremenda angoscia, i cadaveri semi – carbonizzati di due bambine.

Si tratta proprio delle due bambine scomparse la sera prima Barbara Selllini e Nunzia Munizzi che vengono ritrovate, abbracciate, l’una sopra l’altra in posizione del lottatore.

Le due bimbe, sono parzialmente vestite: Nunzia indossa solo una camicetta mentre Barbara una magliettina a girocollo, un paio di slip e due calzettoni bianchi.

Vicino ai due corpicini, vengono individuati: “Un paio di zoccoli, un mozzicone di sigaretta e un barattolo di latta, sporco di sangue“.

Gli investigatori arrivati sul luogo dello scempio, iniziano a fare una serie di ricostruzioni una delle quali, sembrerebbe essere la più attendibile e sarebbe quella secondo cui il feroce stupratore e assassino, aspettando il calare della sera per non farsi notare da occhi indiscreti e non destare sospetti, prese le due bambine dal posto in cui le uccise e le portò sul greto del fiume Pollena.

Dopo aver deposto le bambine ammazzate sul canalone, l’orco assassino, le cosparse di alcool etilico e gli diede fuoco.

Dall’autopsia, svolta nelle ore successive dal dottor Alfonso Zarone risulta che in una delle due bambine e in particolar modo su Nunzia, sarebbe stata tramortita, con dei violenti pugni alla testa è ripetutamente colpita alla schiena, con un coltello a serramanico.

Nel suo corpo sono stati rinvenuti segni di violenza carnale ed erano, totalmente assenti, tracce di liquido seminale.

Anche Barbara è stata ripetutamente colpita con dei pugni alla testa e seviziata con lo stesso coltello a serramanico e nel suo caso il professor Zarone non riuscì a stabilire se ci fosse violenza carnale perché, quando le tolse le mutandine, il medico legale scoperse che la carbonizzazione aveva anche interessato gli organi genitali.

Nel corso delle indagini, Polizia e Carabinieri riuscirono a far emergere le figure di tre sospettati interessanti.

Il primo sospettato si chiamava Luigi Anzovino, un ragazzo di 19 anni che abitava vicino a Nunzia e Barbara e che da tempo soffriva di disturbi mentali, precisamente da quando era morta la madre.

Anzovino, era stato condannato e poi scagionato, dall’accusa di usare violenza sessuale su un minore.

Nel settembre del 1983 Luigi Anzovino fu arrestato per aver prima violentato e poi accoltellato al torace sua sorella Angela, che all’epoca era una ragazzina di 13 anni.

Però, al momento di questo fatto non ci sarebbero stati nei confronti dell’Anzovino, altri elementi a suo carico infatti, il ragazzo non possedeva un auto e il suo alibi, per la sera del 2 Luglio fu confermato, dalla testimonianza di varie persone che lo videro, rientrare a casa alle 18:30.

Il secondo sospettato è Enrico Corrado: un trentenne venditore ambulante, che all’epoca frequentava il Rione Incis per motivi di lavoro e possedeva una 500 blu scuro.

Questa macchina aveva due caratteristiche: un fanalino destro anteriore rotto e un cartello sul parabrezza, con la scritta “vendesi“.

Enrico Corrado, era un pedofilo predatoriale e faceva degli appostamenti in via Argine a Napoli che era “una zona non molto distante dal Rione Incis“.

Il giovane tentava di attirare le sue vittime utilizzando gomme e caramelle e nel momento in cui agiva in strada, cercava di afferrare donne e bambine per violentarle.

Enrico Corrado, era un soggetto molto squallido, si denudava e si masturbava in circostanze in cui poteva vederlo chiunque e quando era colto da queste nefande azioni, era spesso ubriaco.

Finisce tra gli indiziati degli inquirenti, per i suoi precedenti e per la 500 blu scuro e anche perché, lui, si gettò la zappa sui piedi perché quando fu interrogato dagli investigatori, disse: “Ho appreso della morte delle bambine guardando sui giornali le foto dei due cadaveri carbonizzati“, foto che però non sarebbero state divulgate da nessun organo di stampa.

Il suo alibi fu tenuto in piedi dalla moglie Ida Fusco che affermò agli inquirenti che il marito quella sera, rientrò intorno alle 20:30 senza mai più muoversi da casa.

Il terzo sospettato è Vincenzo Esposito che, all’epoca del 1983, era un ragazzo di 19 anni era robusto con i capelli un po’ lunghi.

Vincenzo Esposito era un giovane di gradevole aspetto tanto da suscitare un certo interesse nelle ragazze adolescenti.

Il giorno prima dell’atroce assassinio, Vincenzo Esposito viene visto parlare con Barbara e Nunzia nel Rione Incis da un ragazzo di nome Ernesto Anzovino.

Vincenzo Esposito viene messo di fronte a questo fatto ma lui nega questa circostanza affermando che lui non frequenta il Rione Incis dal Dicembre del 1982.

Vincenzo Esposito messo davanti a questo testimone oculare che affermava di averlo visto nel Rione Incis il 1 Luglio del 1983 è costretto ad ammettere questo episodio, dichiarando così il falso.

Vincenzo Esposito, disponeva di una Fiat 500 blu scuro che era di proprietà di suo fratello Luigi, da circa tre anni.

Gli inquirenti, poi, gli chiedono un alibi per la sera del 2 Luglio e lui risponde che si trovava nei campi agricoli di Avezzano in provincia di Caserta per raccogliere l’insalata.

Viene smentito dai due fratelli Antonio e Pasquale Nappa, che sono i suoi due datori di lavoro e dal suo collega Luigi Petrazzuoli che viene chiamato in causa, per avallare il suo alibi.

Lui e suo fratello Luigi possedevano ancora questa 500 blu scuro anche nell’estate del 1983, come lo stesso Vincenzo confermerà a verbale.

Il fratello Luigi, dichiara inoltre che questa macchina non la prestava a nessuno ad eccezione di suo fratello Vincenzo che qualche volta, la usava, per spostarsi tra i Paesi limitrofi.

Un testimone, di nome Carmine Mastrillo, dichiara a verbale nell’agosto del 1983 di aver sentito da due bambine di Ponticelli, che il 1 Luglio del 1983 Vincenzo Esposito, avrebbe dato appuntamento a Nunzia e Barbara per il giorno successivo.

Poco tempo dopo aver rilasciato queste dichiarazioni, Carmine Mastrillo, afferma di aver taciuto fino a quel momento perchè: “Ho paura di Vincenzo Esposito perché è un ragazzo irascibile e violento“.

Nel momento, in cui la Polizia inizia a mettere insieme tutti questi gravi elementi, Vincenzo Esposito, inizia a sviare le indagini e comincia a tirare fuori un sacco di nomi e ad accusare, un sacco di persone tra i quali Giuseppe La Rocca, Luigi Schiavo e Ciro Imperante, facendoli passare per una banda di pedofili che adescava minorenni.

È proprio per questo motivo, che Vincenzo Esposito, finisce in carcere per un mese in quanto e questo è scritto in un rapporto di Polizia Giudiziaria del 1983 dove dice, che Vincenzo Esposito, viene ritenuto oltre che un depistatore anche un calunniatore perché le accuse che ha rivolto a parecchia gente e soprattutto a Imperante, La Rocca e Schiavo, si sono rivelate inverosimili.

Questi tre ragazzi avevano degli alibi.

Luigi Schiavo si era visto con la sua ragazza Rosa Irollo ed un suo amico di nome Andrea Formisano che sostenne il suo alibi.

Giuseppe La Rocca era stato in compagnia della sua ragazza Vincenza Nocella e di suo fratello e il suo alibi fu tra l’altro comprovato anche da un vicino di casa della fidanzata di La Rocca.

Ciro Imperante, alle 19:30 era andato con il cugino di Luigi Schiavo a San Giovanni a Teduccio dove si era recato per ritirare dal meccanico un motorino guasto e il suo alibi per la sera del delitto fu avvalorato dai familiari della ragazza di Imperante.

Tutti i testimoni, che avrebbero confermato gli alibi dei tre giovani inquisiti, vennero: torturati, minacciati oppure sbattuti in galera è lo stesso è successo per Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Giuseppe La Rocca quando il 5 settembre del 1983 su ordine del Pubblico Ministero Arcibaldo Miller, vengono arrestati dai Carabinieri della Caserma Pastrengo di Napoli è condotti, nel carcere di Poggioreale con l’accusa di avere stuprato, ucciso e bruciato, i corpi di Nunzia e Barbara.

Nel prosieguo dell’attività investigativa, gli inquirenti, si erano poi convinti (sulla base delle deposizioni rese da Vincenzo Esposito) che ad assassinare, brutalmente, le due bambine fossero stati i tre ragazzi incensurati e che all’incontro con Barbara e Nunzia, si sarebbe dovuta aggregare anche la piccola Silvana Sasso di 9 anni che, non partecipò all’appuntamento con le sue amiche perché quella sera, non venne fatta uscire di casa dalla nonna.

Ma su questo orribile delitto, rimasto irrisolto per 40 anni, potrebbe esserci una svolta.

Siamo nel Dicembre del 1982 sette mesi prima, del duplice omicidio di Barbara e Nunzia.

Eva, una bambina di 10 anni, ha appena lasciato l’abitazione di un’amichetta a San Giorgio a Cremano che si trova a due passi da Ponticelli.

Sono le 17:30 di pomeriggio e fuori piove a dirotto.

Eva uscita fuori da questa palazzina, nota un tipo intorno ai vent’anni appoggiato al muro e mentre gli passa accanto, questo giovane sconosciuto le fa un apprezzamento.

Eva si incammina verso casa e con la scusa che sta piovendo, questa persona si infila sotto il suo ombrello chiedendole, gentilmente, se potesse dargli un passaggio fino alla macchina per non bagnarsi.

La macchina è una 500 blu scuro: la stessa auto in cui vennero viste salire Nunzia e Barbara.

Il giovane sconosciuto viene accompagnato fino alla macchina da Eva che si ritrova così all’interno della sua autovettura.

Il ragazzo, per ricambiare alla cortesia fattagli dalla bambina, si offre per dargli uno strappo fino a casa.

Questo tizio parte da via Alessandro Manzoni e dopo aver percorso 20 metri, Eva gli intima di svoltare a sinistra dove lei abita ma lo strano individuo alla guida della sua Fiat Cinquecento prosegue dritto lungo il viale.

Giunti all’altezza di un bar, Eva, dice al ragazzo che in quel locale si trova suo fratello e gli chiede di fermarsi ma il giovane la rassicura dicendogli che suo fratello lo conosce e senza alcuna esitazione continua a percorrere la strada che porta in direzione di Ponticelli.

Eva a quel punto intuisce di essersi messa in pericolo e afferra il volante nell’intento di far sbandare la vettura del losco individuo che reagisce, sferrandole un violento schiaffo al volto che le fa sbattere la testa, contro il finestrino della macchina.

Arrivati poi vicini a una gelateria chiamata “Tutto Gelo”, Eva abbassa il finestrino dell’auto e inizia a piangere e a urlare a squarcia gola tanto da richiamare, l’attenzione di alcuni passanti.

Il giovane aggressore, spaventato dalla reazione di Eva accosta l’auto al marciapiede e la bambina terrorizzata dalla paura, scende dall’automobile del sequestratore e si mette a correre e la prima persona che incontra per chiedere aiuto è una signora ferma davanti alla fermata di un autobus che, vedendola spaventata a morte, si propone di accompagnarla a casa.

Una volta rientrata a casa, Eva, rimasta particolarmente sconvolta per quanto accadutogli, racconta tutto a suo padre fornendo alcuni dettagli sul riconoscimento di questa persona.

Il ragazzo secondo la descrizione di Eva, indossava un giubbotto beige e portava i capelli un po’ lunghi di colore castano chiaro.

Il padre, con queste sommarie informazioni dategli dalla figlia sul giovane assalitore, si reca alla Caserma dei Carabinieri per sporgere denuncia ma le forze dell’ordine, non potendo aprire l’esposto senza la testimonianza diretta di Eva, chiedono al padre di ascoltare la versione dei fatti della figlia.

Il capofamiglia, però, pur di non far rivivere un altro trauma alla sua bambina e essere interrogata, si rifiuta al punto tale che alla fine il genitore, impone ai Carabinieri di interrompere le indagini.

Mentre si spargeva la voce nel quartiere, di ciò che era successo, a San Giorgio a Cremano si era instituita una caccia all’uomo.

Dopo alcuni giorni di ricerche, che vengono svolte da un parente della famiglia di Eva, si riesce a risalire all’identità e al nome del sequestratore della bambina che però io non vi farò prima di tutto, perchè questa persona è ancora viva e poi non è neanche detto, che l’aggressore di Eva, possa essere lo spietato assassino che con 32 coltellate, complessive, tolse la vita a Barbara e Nunzia.

“E se invece fosse proprio lui, il mostro, che avrebbe ammazzato e poi dato alle fiamme, le due povere creature?”

Quell’orco assassino che, travestito da principe azzurro, si potrebbe ancora aggirare indisturbato in mezzo alle bambine, pronto ad agguantare la sua preda preferita.”

(Articolo di Davide Corda).

FederTerziario, siglato il CCNL per dipendenti delle imprese di restauro dei beni culturali

Contratto firmato dall’organismo datoriale, UGL Costruzioni e Associazione Restauratori d’Italia: iniziativa esclusiva per gli operatori del comparto rispetto ad altre tipologie contrattualistiche che ne prevedono l’inserimento nell’edilizia.
Priorità agli adeguamenti salariali per compensare la perdita del potere d’acquisto e formazione continua.

Si occupano di salvaguardare il valore culturale dello sterminato patrimonio storico e artistico italiano: sono oltre 3.500 imprese che impiegano circa 9mila addetti, con una base imprenditoriale a vocazione femminile (circa il 60%).

A questa ampia fascia di professionisti operanti in Italia (dati Infocamere-Movimprese) si rivolge FederTerziario con la stipula del CCNL per i dipendenti delle imprese di restauro di beni culturali – con decorrenza dal 6 marzo 2024 al 5 marzo 2027 – che è stato firmato ieri dal Presidente e dal Segretario generale dell’organismo datoriale, Nicola Patrizi e Alessandro Franco, dalla Federazione Nazionale UGL Costruzioni, rappresentata dal Segretario nazionale Egidio Sangue, e dall’Associazione Restauratori d’Italia, alla presenza del Presidente Kristian Schneider.

Di rilievo l’assistenza tecnica di ANCL – Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro, col Presidente Nazionale, Dario Montanaro.

Questo contratto consolida la nostra visione del lavoro nei beni culturali: da sempre abbiamo privilegiato il ruolo specifico delle figure professionali del restauratore di beni culturali e dei tecnici del restauro e degli altri operatori del comparto della conservazione – dichiara Nicola Patrizi, presidente FederTerziario – con un intervento contrattuale specialistico che si differenzia rispetto ad altre tipologie impiegate in maniera più generica sulle lavorazioni di tipo edile e artigianale sul patrimonio costruito”.

Un’azione che si concretizza nella definizione di alcune prerogative specifiche nell’ambito di un settore complesso, come quello della restaurazione-conservazione, e in continuo mutamento per le disposizioni legislative in ambito nazionale ed europeo, nonché per la necessità di formazione continua anche in rapporto alle costanti evoluzioni tecnologiche.

Il rinnovo contrattuale – evidenzia Egidio Sangue, Segretario nazionale UGL Costruzioni costituisce un ulteriore rafforzamento e perfezionamento dell’autonomia delle imprese e dei professionisti che operano nel settore. Nello specifico, si prevede un adeguato aumento retributivo, si ampliano le tutele anche in materia di previdenza sanitaria e di formazione necessaria al mantenimento delle competenze in un settore che rappresenta una delle eccellenze italiane che valorizza l’unico e immenso patrimonio nazionale”.

Il contratto nazionale si avvale del supporto e della firma dell’Associazione Restauratori d’Italia, che dal 1985, anno della fondazione, è impegnata in prima linea per tutelare e qualificare la professione di restauratore dei beni culturali.

Il CCNL per i dipendenti delle imprese di restauro – spiega il presidente Kristian Schneider – conferma il suo ruolo di riferimento per il settore dei BBCC. Rappresenta infatti il primo contratto specifico per la conservazione ed il restauro del patrimonio culturale giungendo così alla sua 4° edizione. In passato tale documento è stato spesso oggetto di critiche, per essere poi però ampiamente imitato da altri settori che, fino a pochi anni addietro, negavano non solo la necessità della sua peculiarità ma persino la ratio specifica che definisce compiutamente le figure professionali operanti nel settore del restauro”.

L’edizione del CCNL siglata recupera “la perdita di potere d’acquisto – conclude il presidente – subita negli anni garantendo retribuzioni e tutele ai dipendenti, e, grazie alla collaborazione con FondItalia, mette a disposizione un’offerta di formazione professionale continua specifica. È bene infine segnalare come il nuovo contratto debba considerarsi un’eccellenza anche in merito all’ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro, soprattutto se confrontato con le proposte alternative che solo negli ultimi anni hanno scelto di interessarsi al settore del restauro”.