Espulsi i senatori del M5S contrari alla fiducia

Draghi incassa la fiducia, che costa cara ai contrari del Movimento.
Crimi: “si devono rispettare le indicazioni di voto”.

Mario Draghi vince ed ottiene la fiducia al Senato.

Il conto è però salato, per il Movimento 5 Stelle: i 15 senatori che hanno votato “no” saranno espulsi.

A dichiararlo è proprio il capo politico dei pentastellati, Vito Crimi, che dichiara quanto di seguito:

I 15 senatori che hanno votato no sono venuti meno all’impegno del portavoce del MoVimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Tra l’altro, il voto sul nascente Governo non è un voto come un altro. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l’esecutivo e l’opposizione. Ed ora i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all’opposizione.

Prosegue poi lo stesso Crimi:

Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del MoVimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo. Sono consapevole che questa decisione non piacerà a qualcuno, ma se si pretende rispetto per chi la pensa diversamente, lo stesso rispetto si deve a chi mette da parte le proprie posizioni personali e contribuisce al lavoro di un gruppo che non ha altro obiettivo che quello di servire i cittadini e il Paese.”

Ancora, il capo politico del M5S, conclude:

Ieri al Senato il MoVimento 5 Stelle ha votato sì. Non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto. Lo ha fatto con coerenza, nel rispetto dell’orientamento emerso in seguito all’ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore. M5s ha votato sì con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all’interesse esclusivo del MoVimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale. Quello di chi ha votato sì è un voto unitario, una responsabilità collettiva, non del singolo. I compromessi con sé stessi, con i propri credo, convinzioni e valori, sono quelli più difficili. Riuscire ad affrontarli e sostenerli per il bene di un Paese che sta vivendo il momento più difficile della sua storia recente non è una sconfitta, è un valore aggiunto in termini di etica e dignità.”

Altra brutta tegola interna per il MoVimento , insomma, dopo il recente addio di Di Battista.

Governo Draghi: il sondaggio sul gradimento è negativo

Aspettando di valutarne l’operato, il sondaggio misura la soddisfazione della squadra di governo.
Esito altamente negativo: dove nasce il malcontento?

Al via il governo Draghi.

Tanta era l’attesa per scoprire quale fosse la squadra che il nuovo premier avesse in mente; altrettanta, stando al sondaggio, la delusione.

General Magazine ha lanciato un sondaggio sul suo profilo twitter per cercare di captare il grado di soddisfazione, ovviamente in prima battuta, da parte dei cittadini.

I giudizi li faremo, come corretto, sull’operato. La valutazione della squadra di governo messa in piedi dall’ex presidente della Bce, però, non ha attualmente raggiunto il gradimento dei nostri lettori.

Chiedendo se la lista dei ministri fosse soddisfacente, è risultato schiacciante il “No” (80%); seguito dal “Più no che si” (16%), lasciando solo le briciole al “Si” (1%) ed al “Più si che no” (3%).

Di seguito lo screenshot dell’esito:

Ovviamente dal sondaggio non emerge se il disappunto sia inerente alla squadra in maniera esclusiva o se il malcontento si sia manifestato a causa del premier stesso o ancora per come l’attuale governo è nato, ovvero visto come una “grande ammucchiata”.

Draghi: incontro con parti sociali e ritorno al Quirinale

Continuano le consultazioni per far nascere il governo Draghi, che nel frattempo incontra i sindacati.
Agenda per il momento ancora riservata.

Mario Draghi, presidente del Consiglio incaricato, tornerà al Quirinale per proseguire le consultazioni nell’ottica di formare il suo governo.

Prima, però, incontrerà le parti sociali. All’incontro con i sindacati, che si già definiti disponibili fin da subito all’incontro e preoccupati per l’attuale situazione economico-lavorativa del Paese, si aggiungerà anche quello con Confindustria.

Ciò che resta invece ancora riservata, è l’agenda dell’incontro.

Le consultazioni tra l’ex presidente della BCE ed i partiti politici si concluderanno sabato.

Conte si dimette, via alle consultazioni

Da domani mercoledì 27 gennaio inizieranno le consultazioni.
L’opposizione teme l’apertura di Forza Italia ad una nuova maggioranza che non porterà al voto.

Il premier italiano Giuseppe Conte si è dimesso.

Il presidente del consiglio, infatti, ha rassegnato stamani il suo mandato nelle mani del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

A comunicarlo è proprio il Quirinale. Il presidente della Repubblica, inoltre, si è riservato di decidere ed ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Dal pomeriggio di domani mercoledì 27 gennaio avranno inizio le consultazioni, al fine di capire se vi sarà una nuova maggioranza in grado di guidare il Paese fino alle prossime elezioni.

Proprio ieri il Pd suggeriva a Conte di dimettersi promettendo di supportarlo per un governo Conte ter (approfondimento al link).

Di contro, l’opposizione rappresentata da Salvini e Meloni teme che Forza Italia possa rientrare in un rimpasto di governo che vada a formare una nuova maggioranza.

Così facendo, il partito di Silvio Berlusconi potrebbe sostanzialmente prendere il posto di Italia Viva, rientrando nel gruppo di maggioranza e puntando ad un governo di unità nazionale in modo tale da evitare le elezioni.

Niente indennizzi, artigiani verso la chiusura

A Cagliari flash-mob sotto il palazzo del Consiglio regionale.
Artigianato in difficoltà in tutta Italia.

Flash-mob a Cagliari, in via Roma sotto il palazzo del Consiglio regionale, da parte degli artigiani che non hanno ricevuto aiuti e rischiano di chiudere.

Più precisamente, per terra vi erano i cartelli con i nomi delle 160 imprese dell’artigianato sardo che si trovano in situazioni di forte difficoltà: artigiani della tessitura, della ceramica, dell’oreficeria, della sartoria, della lavorazione del legno, del vetro e della pietra, del cuoio e della pelletteria.

L’obiettivo era ovviamente quello di sensibilizzare il Consiglio e la Giunta sull’urgenza di misure a sostegno, ma la situazione è analoga in tutta Italia, dove innumerevoli artigiani, partite iva ed aziende sono state completamente abbandonate e stanno correndo il forte rischio di chiudere, se non l’hanno già fatto.

Sul tema è intervenuto anche Gianluca Mureddu, referente centri commerciali naturali:

“Il nostro non è un appello, è un urlo disperato perché molti colleghi non hanno i soldi nemmeno per pagare la corrente, siamo fermi da un anno perché non ci sono più eventi e mostre e perché il turismo è crollato. Chiediamo un indennizzo per un settore che non è solo impresa: ogni artigiano rappresenta un piccolo mondo di storia perché contribuisce a esprimere il valore culturale dell’Isola.”

La richiesta di aiuto si sostanzia tra i 4.000 ed i 7.000 euro per azienda, mentre il calo del fatturato da inizio pandemia è stato del 70%. Se questo indennizzo non arriverà, nell’arco di tre mesi molti laboratori chiuderanno.