Vaccino ai minorenni: il nostro sondaggio

Dibattito aperto e tema affrontato diversamente in ogni Stato.
I lettori si schierano per il “No”.

È iniziata orami da un po’ la campagna vaccinale anche per i bambini, prima fino a 12 anni poi anche sotto.

Le casistiche sono le più diverse: si passa dalla Germania dove la vaccinazione è vietata ai minori di 12 anni (pena licenziamento in troco e processo per lesioni colpose – approfondimento al link), ai Paesi in cui è già partita la vaccinazione sperimentale anche ai bambini di fascia d’età compresa tra i 6 mesi ed i 12 anni (approfondimento al link).

Il dibattito, come già visto (approfondimento al link) è apertissimo ed abbiamo esteso il quesito ai nostri lettori tramite un sondaggio.

Ne è uscito un risultato schiacciante a favore del “No” alla vaccinazione ai minorenni (94%). Di seguito gli esiti completi del sondaggio lanciato su Twitter:

Green pass e privacy: il monito del Garante

“Contiene informazioni personali e sanitarie: pessima idea condividerlo con il mondo”.
Il rischio è che chiunque possa leggerle ed utilizzarle.

Pochi giorni dopo aver dato l’ok all’utilizzo del green pass (approfondimento al link), è lo stesso Garante della privacy a lanciare però un monito in merito al suo utilizzo:

Il Qr code del pass vaccinale contiene informazioni personali e sanitarie, non visibili ma potenzialmente leggibili e utilizzabili da chiunque, anche attraverso specifiche app: è rischioso esporlo sui social network.

Questo è quanto riportato su Twitter, dopo che il problema era stato posto anche sul sito Agenda Digitale dal componente del collegio dell’Autorità, Guido Scorza, che più precisamente indicava quanto di seguito:

Con l’arrivo dei primi green pass nelle nostre mani cominciano a comparire sui social le immagini dei primi Qr code che chi lo ha ricevuto esibisce trionfalmente. È una pessima idea.

La prassi di postare sui social il certificato in segno trionfale è decisamente, tanto che lo aveva fatto (via Twitter) anche il coordinatore del dipartimento per la trasformazione digitale, Mauro Minenna, riconoscendo poi l’errore:

Non invito nessuno a condividere il proprio Qr code.”

Il Garante spiega che le informazioni contenute nel green pass sono dedicate e non visibili (nel senso che si vede solo un codice), ma possono essere leggibili e utilizzabile da chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la materia e con gli strumenti necessari.

Ciò si collega perfettamente con quanto dice Scorza:

Il rischio è quello di lasciare in giro per il web una scia di propri dati personali per di più sanitari che chiunque potrebbe utilizzare per finalità malevole. Ad esempio per desumere che la persona ha patologie incompatibili con la vaccinazione o è contraria al vaccino. E di qui negare impieghi stagionali, tenere lontani da un certo luogo, insomma per varie forme di discriminazione. O anche per fare truffe mirate o per fare profilazione commerciale. Immaginiamo la possibilità che questi dati finiscano in un database venduto e vendibile. Resistiamo alla tentazione: esibire la soddisfazione di avere il green pass è davvero una pessima idea. Se proprio non sappiamo farne a meno, limitiamoci a condividere con il mondo la notizia, senza l’immagine dell’agognato Qr code.

Vaccini imperfetti fortificano il virus

Studi americani ed inglesi lanciano l’allarme.
Fondamentale identificare per tempo i vaccini imperfetti.

Ricercatori statunitensi della Penn State University e ricercatori britannici del Pirbright Institute lanciano l’allarme.

Come riporta “Ansa.it”, i dati raccolti nello studio degli esiti della vaccinazione dei polli contro la malattia di Marek causata da un herpes virus e pubblicati su Plos Biology, mettono in luce che i vaccini imperfetti possono far diventare più aggressivi e pericolosi i virus, lanciando l’allerta sia nel caso di quelli utilizzati negli allevamenti sia nel caso dei futuri vaccini umani contro malaria, Ebola ed Hiv.

Andrew Read, il coordinatore dello studio, spiega di seguito:

I vaccini che funzionano perfettamente, come quelli contro vaiolo, polio, orecchioni, rosolia e morbillo, sono capaci di prevenire la malattia e anche la trasmissione del virus (l’azione di questi vaccini è efficace perchè mima la forte immunità che l’organismo sviluppa naturalmente dopo essere stato esposto al virus). I vaccini imperfetti, invece, consentono al virus di sopravvivere, circolare ed evolvere verso forme più aggressive.

Read sostiene dunque che identificare per tempo questi vaccini “imperfetti” diventa fondamentale per la sicurezza degli allevamenti e per la salute dell’uomo; concludo poi lo stesso:

Stiamo iniziando a sviluppare una nuova generazione di vaccini che potrebbero essere imperfetti perchè mirati contro virus che non inducono una forte immunità naturale, come nel caso dell’Hiv e della malaria.

Lo stesso vale per l’Ebola: “Nessuno vorrebbe che un virus così letale potesse diventare ancora più aggressivo per colpa di vaccini imperfetti.

Covid-19: Bloom recupera le prime sequenze del virus

Recuperati parzialmente i dati cancellati dalla Cina.
Più similitudini con il virus del laboratorio che con quello del mercato ittico.

Jesse Bloom, ricercatore di Seattle e virologo presso il Fred Hutchinson Cancer Center, è riuscito a recuperare in internet 13 sequenze del primissimo SARS-CoV-2 di Wuhan, raccolti presso il Renmin Hospital di Wuhan e che appartenevano ad un set di oltre 200 campioni di virus dei primi casi del virus.

La notizia arriva dopo la recente denuncia di un’anomala e sospetta scomparsa di dati dai database scientifici, chiesta dalla Cina (approfondimento al link).

Come riporta Il Corriere della Sera dal quale riprendiamo i punti salienti, la disamina fatta dal ricercatore mette in luce che i ceppi virali isolati al mercato ittico di Wuhan fossero successivi a quelli raccolti con tampone nasale dai pazienti ambulatoriali, facendo dunque pensare che il mercato ittico non sia stata l’origine dell’epidemia, nonostante quest’ultima sia confermata dall’indagine congiunta svolta da Cina e Oms.

Viene messo in luce, inoltre, che anche i casi precedenti a dicembre 2019 e le sequenze analizzate addirittura in Paesi fuori dalla Cina sono più vicine al progenitore-virus dei pipistrelli rispetto a quelle del mercato.

Benché il suo lavoro non sia ancora stato sottoposto a revisione paritaria o pubblicato su riviste scientifiche, cercando all’interno del National Institutes of Health (contenente il Sequence Read Archive – sito dove gli scienziati di tutto il mondo depositano dati di sequenziamento), il ricercatore ha notato un foglio di calcolo appartenente a uno studio cinese pubblicato a maggio 2020 sulla rivista PeerJ che conteneva le sequenze iniziali di SARS-CoV-2 a partire dal 31 marzo 2020; la maggior parte delle sequenze provenivano proprio da un progetto di ricerca dell’Università di Wuhan chiamato PRJNA612766.

In quel momento Bloom si è accorto che le sequenze erano state eliminate. Da qui ha ricostruito che i dati cancellati corrispondevano a quelli di in uno studio che ha parzialmente sequenziato 45 campioni nasofaringei di pazienti ambulatoriali di Wuhan con sospetta COVID-19 nelle prime fasi dell’epidemia.

Per farlo, ha utilizzato delle funzioni di storage di Google Cloud ritrovando i file ed è riuscito a recuperare 34 sequenze tramite le quali ha ricostruito le sequenze virali parziali di 13 di questi campioni:

Tutti concordano che gli antenati del SARS-CoV-2 siano i coronavirus dei pipistrelli, pertanto ci aspetteremmo che le prime sequenze siano più simili ai coronavirus dei pipistrelli e che queste, col passare del tempo (dato che il virus si evolve), diventino man mano più divergenti da questi antenati. Invece, i primi virus provenienti dal mercato ittico di Wuhan sono maggiormente diversi dai coronavirus dei pipistrelli rispetto ai virus raccolti successivamente in Cina e persino in altri Paesi del mondo.”

Gli studi di Bloom sostengono che il virus circolasse a Wuhan prima dello scoppio di dicembre al mercato del pesce. Lo stesso, in merito alla cancellazione dei dati, ricordando che molti laboratori in Cina hanno ordinato di distruggere i primi campioni di Covid-19 e che un ordine del Consiglio di Stato cinese, nella sua relazione dice quanto di seguito:

Non c’è una ragione scientifica plausibile per la cancellazione dei dati, sembra probabile che le sequenze siano state cancellate per oscurare la loro esistenza. Non possiamo davvero dire perché siano state rimosse, ma la conseguenza pratica della loro rimozione è stata che le persone non si sono accorte della loro esistenza

La National Library of Medicine non ha fornito il nome della persona che ha richiesto l’eliminazione dei dati ed il progetto di sequenziamento in questione (PRJNA612766) è scomparso anche dalla China National GeneBank (CNGB).

Covid: colpo di scena sulle origini

Si intensificano i collegamenti tra il virus ed il laboratorio di Wuhan.
La Cina chiese di eliminare dati dal National Institutes of Health.

Continuano sempre più insistentemente le connessioni che collegano la nascita del virus Covid-19 al laboratorio di Wuhan.

Dopo le recenti dichiarazioni di una scienziata inerenti alle indagini non fatte per non essere associati a Trump (approfondimento al link) e lo studio in cui si riporta che il virus sia un probabile incidente di laboratorio (approfondimento al link), arriva un altro fatto perlomeno curioso in merito alle origini del Covid-19.

Come riporta l’Agi, che a sua volta cita il Wall Street Journal, “le sequenze genetiche dei primi casi di Covid-19, registrate su un database Usa, sarebbero state eliminate, su richiesta della Cina, rendendo più difficile la ricostruzione delle origini della pandemia”.

Stando a quanto riportato dal quotidiano economico-finanziario americano, infatti, il National Institutes of Health (NIH) ha confermato di avere cancellato i dati in seguito alla richiesta dello stesso ricercatore cinese che li aveva forniti pochi mesi prima, precisando quanto di seguito:

Chi ha i diritti sui dati può legittimamente chiederne il ritiro.”

Continuando, si legge che i dati mancanti includono sequenze di campioni di virus raccolti a Wuhan all’inizio del 2020 ma che alcune delle informazioni che sono state cancellate sono ancora disponibili su un articolo scientifico già pubblicato.