Coca-Cola compra il 30% di Caffè Vergnano

Nell’accordo anche l’esclusiva sui prodotti all’estero.
La governance rimane italiana.

Accordo raggiunto tra Caffè Vergnano e Coca-Cola.

Il colosso delle bevande acquisirà il 30% della società torinese e l’esclusiva per la distribuzione dei prodotti all’estero.

La governance di Caffè Vergnano resterà comunque italiana, in mano alla famiglia che la gestisce da 135 anni.

In una nota, l’azienda del caffè comunica quanto di seguito:

Caffè Vergnano intende rafforzare la presenza del brand fuori dall’Italia, posizionando il marchio e i suoi prodotti nel segmento premium all’interno dell’offerta di Coca-Cola.

Emirati Arabi Uniti: via l’Italia dalla base militare di Al Minhad

Scelta legato all’embargo sulle armi imposto dal Governo Conte bis.
A rischio migliaia di posti di lavoro.

Sono sempre più insistenti le voci inerenti ad uno sfratto da parte degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Italia dalla base di Al Minhad.

Più precisamente, stando a quanto riportano gli analisti di Banca Akros, il tempo concesso ad aerei e personale italiano per sgomberare la base militare strategica scadrebbe il 2 luglio e le motivazioni troverebbero radici nell’embargo sulle armi imposta da Roma a gennaio di quest’anno, quando al governo c’erano il Pd ed il Movimento 5 Stelle sotto la guida di Giuseppe Conte.

I broker, nella loro disamina, aggiungono che Luigi Di Maio, in qualità di ministro degli Esteri, si prese il merito dell’embargo definendolo un “chiaro messaggio di pace inviato dal nostro Paese” e aggiungendo che “il rispetto dei diritti umani è un impegno per noi obbligatorio“.

È in corso un tentativo di intermediazione ma le speranze sembrano veramente deboli; sarebbe un brutto colpo perdere la presenza nella base. Infatti, spiegano ancora i broker:

La base di Al Minhad a Dubai è stata cruciale per l’Italia da quando si è insediata nel 2015 per preparare i voli verso l’Iraq e come scalo sulla rotta verso le basi italiane in Afghanistan.

Il mercato della Difesa in Medio Oriente vale circa 100 miliardi di dollari ed il cliente principale dell’Italia è il Qatar: perdere quell’indotto significherebbe perdere anche migliaia di posti di lavoro.

Green pass e privacy: il monito del Garante

“Contiene informazioni personali e sanitarie: pessima idea condividerlo con il mondo”.
Il rischio è che chiunque possa leggerle ed utilizzarle.

Pochi giorni dopo aver dato l’ok all’utilizzo del green pass (approfondimento al link), è lo stesso Garante della privacy a lanciare però un monito in merito al suo utilizzo:

Il Qr code del pass vaccinale contiene informazioni personali e sanitarie, non visibili ma potenzialmente leggibili e utilizzabili da chiunque, anche attraverso specifiche app: è rischioso esporlo sui social network.

Questo è quanto riportato su Twitter, dopo che il problema era stato posto anche sul sito Agenda Digitale dal componente del collegio dell’Autorità, Guido Scorza, che più precisamente indicava quanto di seguito:

Con l’arrivo dei primi green pass nelle nostre mani cominciano a comparire sui social le immagini dei primi Qr code che chi lo ha ricevuto esibisce trionfalmente. È una pessima idea.

La prassi di postare sui social il certificato in segno trionfale è decisamente, tanto che lo aveva fatto (via Twitter) anche il coordinatore del dipartimento per la trasformazione digitale, Mauro Minenna, riconoscendo poi l’errore:

Non invito nessuno a condividere il proprio Qr code.”

Il Garante spiega che le informazioni contenute nel green pass sono dedicate e non visibili (nel senso che si vede solo un codice), ma possono essere leggibili e utilizzabile da chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la materia e con gli strumenti necessari.

Ciò si collega perfettamente con quanto dice Scorza:

Il rischio è quello di lasciare in giro per il web una scia di propri dati personali per di più sanitari che chiunque potrebbe utilizzare per finalità malevole. Ad esempio per desumere che la persona ha patologie incompatibili con la vaccinazione o è contraria al vaccino. E di qui negare impieghi stagionali, tenere lontani da un certo luogo, insomma per varie forme di discriminazione. O anche per fare truffe mirate o per fare profilazione commerciale. Immaginiamo la possibilità che questi dati finiscano in un database venduto e vendibile. Resistiamo alla tentazione: esibire la soddisfazione di avere il green pass è davvero una pessima idea. Se proprio non sappiamo farne a meno, limitiamoci a condividere con il mondo la notizia, senza l’immagine dell’agognato Qr code.

Il nome (forse) più strano del mondo

Un web designer filippino chiama il figlio “HTML”.
Ma è tutta la famiglia ad avere nomi originali.

A Santa Maria, vicino alla capitale filippina Manila, vi è forse il record del nome più strano al mondo: il nuovo nato in casa Pascual, infatti, si chiama Hypertext Markup Language, cioè HTML ovvero il linguaggio digitale nato per la formattazione e l’impaginazione di documenti ipertestuali e, ad oggi, utilizzato principalmente per il disaccoppiamento della struttura logica di una pagina web e la sua rappresentazione.

Il nome arriva principalmente dalla volontà del padre, un web designer con la passione del digitale. Ma è tutta la famiglia ad avere dei nomi quantomeno particolari.

Proprio il padre di HTML, infatti, si chiama Macaroni ’85 e le sue due sorelle si chiamano rispettivamente Spaghetti ’88 e Sincerely Yours ’98.

Ma non ci fermiamo qui: i cugini del piccolo HTML, nato il 10 giugno, si chiamano Cheese Pimiento, Parmesan Cheese, Research e Design.

Morgan Stanley: tutti in ufficio entro settembre

Gorman: “Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio”.
Annunciate conseguenze in caso di smart working prolungato.

Si torna in ufficio.

A distanza di poco tempo dopo il caso Apple (approfondimento al link), arriva anche il diktat della Morgan Stanley: entro settembre tutti in ufficio.

A dare il messaggio è proprio il Ceo, James Gorman, che ad inizio settimana durante l’incontro annuale dedicato agli investimenti.

Le sue parole, più precisamente, sono state le seguenti:

Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio. E noi vi vogliamo in ufficio.”

Per dare maggiore effetto al discorso, Gorman ha tenuto a sottolineare che si stava connettendo dal suo ufficio (non da casa) ed in abito lavorativo (non da smart working), ovvero nel classico giacca e cravatta (non in mutante e ciabatte dalla vita in giù).

Ad onor del vero, diversi dipendenti hanno già iniziato a tornare in ufficio per almeno due giorni alla settimana; la cosa non è però sufficiente per James Gorman che vuole vedere pieni gli uffici al 1585 Broadway di Times Square che, per rafforzare il concetto, ha continuato il suo intervento dicendo:

Se entro il Labor Day le persone non saranno tornate in ufficio, sarò molto deluso e allora dovremo rivedere un po’ di cose. Se si vuole essere pagati a New York, si lavora a New York.

Per attenuare il clima e non incombere in rischi, come riporta la Cnn, Gorman ha anche aggiunto che in azienda non inizierà un clima “dittatoriale” e che comunque si cercherà di mantenere una politica lavorativa flessibile, in particolar modo per chi ha figli e per chi viene da fuori New York.

Il messaggio, infatti, non riguarda ad esempio i circa 10 mila lavoratori impiegati in India dove la situazione è particolarmente sotto pressione dal punto di vista pandemico.

Gorman, tuttavia, batte sul fatto che “ben oltre il 90%” dei dipendenti americani ha già ricevuto il vaccino anti Covid-19 e che la percentuale salirà al 98-99%, quindi niente scuse per loro.