Pillola Merck: Ema presenterà decisione prima possibile

Attesa per l’approvazione o meno del farmaco anti-Covid19.
In corso l’analisi dei dati disponibili.

L’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco, ha fatto sapere che darà il suo parere in merito alla pillola Merck il prima possibile.

Nel comunicarlo, come riporta “Reuters”, ha precisato che l’analisi dei dati disponibili è in corso e che l’agenzia è impegnata per aiutare gli stati membri prima di una possibile approvazione.

La pillola Merck è un farmaco antivirale contro il Covid-19 sviluppata da Merck & Co. e Ridgeback Biotherapeutics.

Polonia espulsa dalla Rete Csm europei

La sentenza si aggiunge ad una multa di 1 milione di euro al giorno.
Sempre più tesi i rapporti con l’Ue: è Polexit?

È scontro istituzionale, tra Polonia ed Unione europea.

Il dibattito legislativo che sta tenendo banco da qualche tempo ha visto la Corte Costituzionale polacca esprimersi in favore della sovranità di Varsavia: i giudici costituzionali polacchi, infatti, hanno sostenuto che il diritto nazionale prevale su quello dell’Unione europea.

Orban, il premier ungherese, sostenendo che le istituzioni europee sono obbligate a rispettare le identità nazionali degli Stati membri e che le corti e i tribunali costituzionali hanno il diritto di esaminare la portata e i limiti delle competenze di Bruxelles, si è schierato al fianco di Varsavia dichiarando quanto di seguito:

Il primato del diritto dell’Ue dovrebbe applicarsi solo nelle aree in cui l’Ue ha competenza e il quadro giuridico è stabilito nei trattati istitutivi dell’Ue. La sentenza di Varsavia è frutto della cattiva prassi delle istituzioni europee, che hanno esteso il loro potere in modo strisciante a discapito delle leggi degli Stati membri.

L’Ue, invece, non la pensa così e la Corte di giustizia europea, infatti, ha sentenziato che fino a quando la Polonia non si piegherà agli standard dettati da Bruxelles, dovrà pagare una sanzione pari ad 1 milione di euro al giorno, per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni della normativa nazionale relative, in particolare, alle materie di competenza della Sezione disciplinare della Corte Suprema.

In una nota, la Corte precisa anche:

L’osservanza delle misure cautelari disposte il 14 luglio 2021 è necessaria al fine di evitare un danno grave ed irreparabile all’ordinamento giuridico dell’Unione europea ed ai valori sui quali tale Unione si fonda, in particolare quello dello Stato di diritto.

Per Varsavia si tratta di usurpazione e ricatto; tramite il proprio account twitter, il portavoce del governo polacco Piotr Muller scrive:

L’Unione Europea è una comunità di Stati sovrani governati da regole chiare. Mostrano una chiara divisione delle competenze tra l’Ue e gli Stati membri. La questione della regolamentazione dell’organizzazione della magistratura è di competenza esclusiva degli Stati membri.

La cifra, a prima impatto, sembra importante; ma se andiamo ad analizzare il peso di questa ammenda vediamo che, in realtà, alla Polonia mantenere la propria libertà e la propria sovranità ha un costo davvero irrisorio: il PIL polacco previsto per il 2021 è pari a circa 560 miliardi di euro, quindi la multa equivale allo 0,065% del PIL (come se un cittadino dovesse pagare 1,30 euro netti al giorno su uno stipendio netto di 2.000 euro al mese).

Se, invece, vogliamo guardare le entrate fiscali dello Stato polacco, pari a poco più di 100 miliardi di euro previsti sempre per il 2021, vediamo che la sanzione ammonta allo 0,36% (ovvero una multa equivalente a 7,20 euro al giorno su una busta paga netta di 2.000 euro mensili).

Ma non è tutto. Ieri, riunita in assemblea generale straordinaria a Vilnius, la Rete europea dei Consigli di giustizia ha approvato l‘espulsione del Consiglio nazionale della magistratura polacco.

La proposta di espulsione formulata dal Comitato esecutivo dell’Encj è passata a scrutinio segreto con 86 voti a favore e 6 astenuti, quando la maggioranza richiesta era di 69 voti.

A capo dell’Encj c’è l’italiano Filippo Donati, costituzionalista e professore all’Università di Firenze, eletto in quota M5s nel Consiglio superiore della magistratura nel 2020; mentre il vicepresidente del Csm italiano David Ermini è intervenuto così: “Decisione dolorosa ma inevitabile”.

La missione della rete è di “porsi come collegamento tra le istituzioni europee, le loro politiche e le varie magistrature nazionali, per favorire l’attenzione ai principi di autonomia e di indipendenza del potere giudiziario nell’elaborazione degli strumenti normativi di cooperazione”; la decisione nasce da una proposta del Comitato esecutivo dell’Encj discussa nell’assemblea del 17 settembre scorso in seguito alle polemiche sui giudici polacchi, la cui indipendenza è messa a rischio dalle riforme attuate dal governo nazionalista a Varsavia, come denunciato più volte dalla Commissione Europea senza che il Consiglio Europeo abbia mai preso provvedimenti, tipo l’attuazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione che sospende i diritti (per esempio di voto) ai paesi che violano i principi dell’Ue.

Siamo ormai avviati verso una Polexit?

Austria: ipotesi lockdown solo per non vaccinati

L’idea nel caso in cui le terapie intensive superino il 25%.
Dal primo novembre green pass per andare al lavoro.

Un lockdown selettivo.

Questa è l’idea dell’Austria nel caso in cui i posti in terapia intensiva superino il 25% circa dei totali, ovvero la soglia di 500 ricoverati su un totale di 224 posti disponibili.

Il premier austriaco, Alexander Schallenberg, stando a quanto riporta Ansa ha infatti sostenuto quanto di seguito:

Non vediamo la pandemia nello specchietto retrovisore, stiamo invece andando verso una pandemia dei non vaccinati; la maggior parte dei pazienti in terapia intensiva non è vaccinata.

Ogni Paese presenta statistiche differenti in merito al numero di vaccinati, di posti occupati in terapia intensiva e delle casistiche dei ricoverati ma l’Austria, nel caso in cui si raggiungesse la sopracitata soglia del 25%, intende far scattare un lockdown per soli non vaccinati.

Questi ultimi non potrebbero più accedere a bar, ristoranti, eventi culturali e strutture sportive o ricreative.

Se i ricoverati gravi toccassero quota 600, i non vaccinati non potrebbero più uscire di casa, fatto salvo però l’andare al lavoro ed i motivi di riconosciuta necessità.

Il premier austriaco ha poi rincarato la dose:

Non è ammissibile che il sistema sanitario venga sovracaricato per colpa di indecisi e attendisti; ai non vaccinati deve essere chiaro che non sono solo responsabili della loro salute, ma anche di quella degli altri.

Da questo punto di vista, il premier viene criticato per il fatto di scaricare la responsabilità su chi ha il diritto di non vaccinarsi, anziché eventualmente farsene carico tramite un operato che preveda l’assunzione di responsabilità da parte del governo.

Al momento l’Austria si trova ancora al primo dei cinque livelli di allerta previsti, ovvero il meno grave, ma nell’ultima settimana i contagi sono aumentati e dal primo novembre, come in Italia, scatterà l’obbligo del green pass anche per accedere ai luoghi di lavoro.

Ue: stop al tracciamento degli asintomatici

L’Ecdc: passare da sorveglianza d’emergenza a sorveglianza di routine.
Politiche diverse per i test tra Paesi: concentrarsi solo sugli asintomatici.

L’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, comincia a parlare della fine dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. E lo fa dando precise indicazioni.

Le linee guida sono, infatti, quelle di “passare dalla sorveglianza d’emergenza per il Covid19 alla sorveglianza di routine sui patogeni dell’apparato respiratorio”.

L’altra indicazione è quella di fermare il tracciamento degli asintomatici: i test sulle persone asintomatiche sono davvero troppi ed ora è il momento di concentrarsi “sulla segnalazione di casi sintomatici, ovvero casi che sono stati testati a causa di sintomi compatibili con Covid19, per migliorare la comparabilità della situazione tra Paesi”; la maggior parte dei Paesi Ue ha politiche di test diverse e questo influenza la comparabilità dei dati.

Da parte dell’Ecdc, dunque, la raccomandazione più importante nei confronti dei governi è quella di concentrarsi sulla segnalazione dei casi sintomatici, ovvero casi che sono stati testati a causa di sintomi compatibili con il Covid.

Inoltre, l’individuazione delle varianti deve essere rapida e va potenziato il sequenziamento genomico individuando sottoinsiemi rappresentativi di campioni positivi; i Paesi dovrebbero seguire un attento monitoraggio dell’efficacia del vaccino con studi integrati in sistemi di sorveglianza.

Francia: estensione del green pass fino luglio 2022

Arriva il sì della Camera.
Il terzo ddl in 5 mesi, approvato con soli 10 voti di differenza.

Primo via libera al disegno di legge “Vigilanza sanitaria” in Francia.

Nella notte, infatti, è arrivato il voto favorevole da parte della Camera (L’Assemblea nazionale) al terzo ddl in cinque mesi; come riporta Ansa, il disegno di legge contiene la controversa possibilità di ricorrere al green pass fino al 31 luglio 2022 ed ha raggiunto il “Sì” dopo due giorni di dibattiti con soli 10 voti di differenza: 135 voti favorevoli e 125 contrari.

Il testo approderà al Senato il 28 ottobre.