Ue: all’Ungheria più del doppio dei fondi dati all’Italia

Ue ammette: “allocazione non ottimale, ma eseguita secondo regole di coesione europea”.
Ecco perché era arrivato il voto contrario ai coronabond da parte di alcuni partiti: l’Italia avrebbe versato più soldi di quelli che avrebbe ricevuto.

Più del doppio dei fondi destinati all’Italia. Questo è quanto ha ricevuto l’Ungheria del premier Orban, con riferimento agli aiuti per l’emergenza legata al coronavirus.

A riportare la notizia è il “Telegraph”, che aggiunge: mentre l’Italia ha ricevuto circa 2,5 miliardi di euro, l’Ungheria ne ha ricevuti circa 5,5 su un totale di 37.

L’Ungheria ha una popolazione decisamente inferiore a quella italiana (circa 10 milioni di abitanti rispetto ai circa 60 milioni dell’Italia, ovvero un sesto) ed ha sofferto una crisi da coronavirus decisamente inferiore a quella del Bel Paese, che risulta invece essere attualmente il più colpito a livello europeo.

Punzecchiata sul tema, la Commissione europea ha ammesso che si tratta di “un’assegnazione non ottimale”; il perché di questa allocazione risiede nel fatto che per distribuire i medesimi fondi, che derivano dal budget europeo, si sono seguite le regole dei programmi di coesione, che favoriscono i Paesi più poveri.

È proprio su questa linea che alcuni partiti italiani (Lega e Forza Italia) avevano votato contro i coronabond poco tempo fa a livello europeo, dopo aver aspramente contestato il Mes (Lega, Forza Italia invece era a favore).

Se venissero applicati i coronabond sulla base dell’attuale regolamento del budget europeo, infatti, l’Italia, in quanto Paese finanziatore netto, finirebbe col versare più fondi di quelli che riceverebbe, portandosi a casa un delta negativo che ancor peggio avrebbe fatto in termini di risorse da poter impegnare in questa emergenza.

La proposta dei coronabond arrivata dai Verdi, inoltre, li riteneva indispensabili per “salvare l’Unione europea e quella monetaria”; ben altra cosa, dunque, del tema emergenziale legato al cornavirus.

La richiesta dei partiti dichiaratisi contrari ai coronabond gestiti in questo modo, si sostanzia invece nel fatto che si dovrebbe far impegnare la Bce nello svolgere il suo ruolo, ovvero di farle acquistare tutti i titoli di Stato nazionali ritenuti necessari.

Supponendo che si adotti questa via, altro punto sarebbe poi quello di capire come immettere correttamente nell’economia reale questi soldi, per non rischiare che rimangono in pancia alle banche.

Coronavirus e quarantena, Telfener: “Mi sveglio ogni giorno allo stesso giorno”

Dalla “fase della tana” alla “ripartenza”, passando per la “fase dell’incantesimo”; ora speriamo in un cambio di paradigma.
Ripartire si può, ma lo Stato deve smetterla di trattarci come bambini.

Sanità, economia, spiritualità, società e relazioni. Tanti sono gli aspetti della nostra vita che l’emergenza coronavirus ha toccato e modificato.

La Sanità è sotto forte disamina, i tagli degli ultimi anni ci hanno fatto trovare impreparati per quest’emergenza e la cosa non deve più succedere. L’economia vede un pesante crollo del Pil (circa 15%).

Quanto a società e relazioni, ne abbiamo parlato con la professoressa Umberta Telfener, psicologa delle relazioni e della famiglia, clinica formatasi alla Philadelphia Child Guidance Clinic ed all’Akerman Institute di New York, che attualmente è didatta del Centro Milanaese di Terapia della Famiglia (CMTF) e ha tenuto fino a un anno fa una rubrica sulla testata on-line de “Il Corriere della Sera” sull’amore.

Professoressa Telfener, qual è il suo punto di vista psicologico in merito all’attuale situazione?

Siamo stati colpiti da un meteorite, da un evento inaspettato, improvviso e a rischio morte, di cui nessuno sapeva nulla e che nessuno si aspettava. Ci siamo trovati di colpo dentro un libro di fantascienza. Il momento iniziale ci ha visti tutti uniti contro un nemico comune, ovvero il virus; ci siamo chiesti cosa fosse, perché arrivasse adesso, quale significato potesse avere, cosa ci stesse comunicando e cosa ci potesse insegnare. Ha tirato fuori, se vogliamo, il buono di noi: eravamo appunto tutti uniti contro questo nemico. Anche i pazienti più gravi psicologicamente hanno reagito bene, si sono compattati psichicamente e hanno preso la missione della sicurezza con grande serietà.

Successivamente, mi sentirei di individuare due fasi; la prima è quella che io definisco la “sindrome da tana”, che è trasversale e che ci ha di fatto imbozzoliti nelle mura domestiche e dentro noi stessi, quasi a sfiorare il solipsismo. Ciascuno si è rinchiusi in casa, tutti quanti compatti, di nuovo obbedienti, sia le persone che avevano paura sia quelle che hanno approfittato dello stare a casa per fare tutte le cose che diversamente non avevano mai avuto il tempo o l’occasione di fare. Alcuni hanno tratto sicurezza da questa fase: hanno imparato a stare da soli, in compagnia di sé stessi, sentendosi più centrati, altri hanno imparato a vivere con meno stimoli, mettendo tra parentesi il consumismo.

Ora sta partendo una terza fase psicologica – che corrisponde alla seconda fase a livello politico-istituzionale – quella in cui le persone cominciano a non poterne più.

Assistiamo ad episodi in cui, per esempio, qualcuno va a correre “sfidando” i decreti, passeggia lontano da casa, prova a raggiungere il mare. Direi che è il modo più facile di trasgredire ad un’imposizione che ci è arrivata dall’alto, che ci è stata imposta da un governo che sentiamo estraneo e direttivo. Il modo più facile per acquisire di nuovo la propria individualità e asserire di esistere e di avere una volontà. ”

Perché la gente comincia a superare il limite di sopportazione psicologica?

Credo che il nemico comune che avevamo nella fase iniziale si sia in seguito indebolito, le persone hanno cominciato a farsi domande sulla persecutorietà del virus, hanno iniziato a mettere in discussione i numeri dell’emergenza, la possibilità di errori umani. Hanno iniziato a valutare la relazione tra problema e rimedio; si sono cominciati a ribellare alle regole imposte. Non vogliamo essere trattati da bambini non solo perché non lo siamo ma anche perché ci indebolisce psicologicamente.

La politica e gli esperti hanno preso decisioni, fatto scelte anche difficili, senza mai cercare il dialogo con i rappresentanti delle categorie di cittadini. Sembra stiano mettendo in atto risoluzioni drastiche senza aver abbastanza ragionato sulle premesse e sulle conseguenze. Perché del virus ancora sappiamo pochissimo.

E’ abbastanza normale la ribellione, che non vuol dire prendere il virus sotto gamba ma stare attenti, comportarsi in maniera responsabile, senza sfociare nella paranoia, senza sentirsi perseguitati.”

Dunque, se la seguo correttamente, lei individua tre fasi. La paura e l’incantesimo solipsistico sono le prime due, poi?

Come dicevamo, si è passati da una fase di paura e di difesa tutti insieme contro un nemico comune ad una che potremmo definire come un incantesimo di quotidianità, in cui abbiamo assistito ad una regressione collettiva, il piacere ad avere meno oneri, a restare a casa con meno stimoli e meno obblighi. Dopo è arrivata la critica, l’insoddisfazione, a volte la ribellione – il momento attuale fatto anche di paura a tornare a lavorare, a tornare a costruire la società. Spero in una quarta fase, quella della ripresa della responsabilità personale: quella in cui continuiamo a stare attenti ma assumendocene la responsabilità impegnati a costruire un mondo sostenibile. Mi auguro che le città si riapriranno, che le aziende riprenderanno, che si pensi all’economia, al benessere sociale. Personalmente non ho smesso di lavorare via skype e trovo che sia uno strumento utile e necessario per ripensare i tempi e i modi di stare al mondo. Perché mi auguro che il mondo non riprenda come prima e che ci diamo l’occasione di ridefinirlo.”

Questo obbligo di dover rimanere in casa, legato alla quarantena, che impatto crede abbia avuto dal punto di vista familiare?

Con la quarantena abbiamo assistito ad un notevole incremento delle violenze domestiche e ad uno scoppio dei problemi adolescenziali. I giovani non hanno nessuna voglia di dover rimanere chiusi in casa e di passare troppo tempo con i propri genitori; questo tipo di contatto li fa regredire e non è salutare, naturalmente sfocia nella violenza dei ragazzi contro i genitori, nella loro irriverenza. Ci sono poi le coppie a rischio violenza, quelle che già non andavano d’accordo e che si sono trovate obbligate a convivere in maniera stretta. La violenza domestica è aumentata in maniera esponenziale.”

Quali rischi vede a livello di impatto psicologico collettivo?

La società iper-moderna aveva rimosso la morte; ora non si fa altro che parlare di decessi, temerli, piangerli, raccontarli. Mai come ora si è costretti ad affrontare un lutto individuale e collettivo. Mi vengono in mente le fasi del lutto illustrate dalla psicologa Elisabeth Kubler-Ross – famosa tanatologa – e che possono essere applicate anche al lutto collettivo che stiamo fronteggiando: la prima è quella del diniego, viene poi la rabbia, la negoziazione, la depressione, e infine si accetta ciò che è accaduto.

Mi auguro che questo atteggiamento psicologico che culmina con l’accettazione di ciò che sta accadendo si ripercuota anche negli aspetti della vita quotidiana attuale, che il virus e la quarantena non vengano utilizzati come scuse per non riprendere la vita, che non diventino alibi per insuccessi e fallimenti personali. Sono in effetti invece una ragione realistica di fallimenti economici e difficoltà di ripresa.”

La quarantena ha quindi avuto un forte impatto dal punto di vista psicologico. Lei cosa consiglierebbe di fare per affrontare il momento?

Le cose che possono aiutare, secondo me, sono le seguenti:

Variare: non fare tutti i giorni le stesse cose.

Curare il proprio aspetto: non bisogna lasciarsi andare ma tenersi su, tenersi vivi.

Aprire alle possibilità: cerchiamo di concentrarci sugli aspetti positivi che si possono trarre della situazione.

Limitare l’informazione: non mettiamoci ad ascoltare i dati della TV tutto il giorno, se usiamo un pc, per esempio, cerchiamo di alternare informazione, lavoro e svago.

Giocare e condividere: approfittatene per i sviluppare le relazioni interne, giocate e cucinate insieme.

Fare sport: nel limite del possibile e dello spazio casalingo, fate ginnastica, yoga e, quando uscite per fare la spesa, non prendete l’ascensore ma fate le scale oppure il giro del palazzo.

Prendersi tempo per sé: provate a fare qualcosa che non avete mai fatto, ad imparare cose nuove.

Trasgredire: è una valvola di sfogo, quindi trasgredite una volta alla settimana tutte le attività che vi ho appena proposto sopra.

Sarebbe bello che questa situazione ci portasse verso un cambio di paradigma e personalmente non credo si possa pensare di ripristinare l’equilibrio precedente; dobbiamo sforzarci a costruire una situazione diversa ma, per fare questo, ripeto, più che i miei consigli serve che lo Stato faccia la sua parte permettendoci di farlo: la politica la smetta di trattarci come bambini!”

Coronavirus, Becchi: “Neanche un Dio potrà salvarci”

Nel nome della Sicurezza ci hanno tolto la Libertà.
Cerchiamo di sconfiggere un virus che ha già vinto: Politica, Chiesa e Costituzione sono spariti e, con loro, secoli di civiltà.

(Versione Polacca al link)
(Versione inglese al link – traduzione di Jolanta Micinska – Hercog)

È un momento decisamente incerto, quello che stiamo vivendo.

Alla quiete esterna imposta dalla quarantena, si contrappongono stati d’animo concitati e rigidi decreti.

L’incertezza regna sovrana sotto molti aspetti. Non si conosce il virus fino in fondo, da chi lo parifica all’influenza fino a chi lo tratta come la peggior malattia mai esistita; di conseguenza, non si sa come comportarsi: c’è chi sostiene la tesi del “blocchiamo tutto”, chi quella del “tutto aperto”, passando per chi propone un “socchiuso”.

Una cosa è però certa: questa emergenza sta cambiando le nostre abitudini e sta mettendo in discussione delle Libertà che davamo per scontate.

Ne abbiamo parlato con il professor Paolo Becchi, già ricercatore in Germania nella Università di Saarland, borsista prima del Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD) e poi della Alexander von Humboldt-Stiftung , ha insegnato anche in Svizzera presso l’Università di Lucerna, ed è attualmente professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Genova.

Professor Becchi, qual è il suo punto di vista in merito all’attuale situazione?

Il modo in cui apro il mio ultimo libro dal titolo “Democrazia in quarantena” (scritto con Giuseppe Palma), che uscirà per “Giubilei” la prossima settimana, rappresenta bene il mio punto di vista, ovvero citando “Cecità” il romanzo di Saramago: è la storia di un’improvvisa epidemia dove tutti diventano ciechi; e pure noi lo siamo diventati, ma a causa del virus che ha infettato la nostra democrazia, le nostre Libertà , la nostra coscienza e il nostro modo di vivere.

Credo sia inutile continuare a ripeterci “prima o poi riusciremo a sconfiggerlo” perché ha già vinto lui. La cosa più sconcertante alla quale non riesco a trovare una risposta è come sia stato possibile che un Paese abbia nel giro di pochissimo tempo rinunciato progressivamente a Libertà costituzionali da sempre ritenute inalienabili, senza neanche battere ciglio, per salvare la “nuda vita” (che potremmo definire sopravvivenza ) a scapito della Vita con V maiuscola. E con “Paese” intendo tutto il sistema Paese: partendo dalla politica (governo ed opposizione) fino ad arrivare alla Chiesa, passando per l’opinione pubblica e la società civile.

Vede, nel nome della Sicurezza ci hanno tolto la Libertà. Questo è il punto.”

Stiamo pur sempre parlando di una pandemia, l’elevato rischio che porta con sé può aver indotto il governo a prendere decisioni particolarmente forti al fine di non perdere troppe vite umane, non crede?

Capisco tutto, ma c’è modo e modo. Ci basta fare un confronto internazionale: non voglio parlare di Stati che conosco poco come per esempio la Svezia che ha avuto un approccio completamente diverso, ma per esempio in Germania, dove comunque ci sono limiti e sanzioni ben precisi, “il movimento è sempre naturalmente possibile”. Quello che da noi è l’eccezione (uscire solo per fare la spesa), per i tedeschi è la regola.

In Sud Corea hanno adottato un sistema di smart tracking che è diverso dal togliere le Libertà a sessanta milioni di cittadini come sta avvenendo da più di un mese in Italia ; è un po’ quello che ha fatto Zaia in Veneto e che ha dato ottimi risultati.

Aggiungiamoci poi il fatto di aver sacrificato la libertà di espressione: è stata creata una task force che ha come compito quello di individuare tutti coloro che dicono qualcosa che vada contro ciò che loro ritengono giusto.” in questi giorni ho sottoscritto persino un Patto per la libertà di espressione, perché ormai in Italia vige la censura.

Quindi, secondo lei, quello che sta mancando è il ruolo della politica?

Certo, ma non solo.

Stiamo andando avanti a decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, vale a dire sulla base di atti amministrativi che non passano né dal Parlamento né dalPresidente della Repubblica. Il primo decreto, tra l’altro, era talmente illegittimo che lo stesso premier Conte ha dovuto abrogarlo sostituendolo con un altro.

È evidente che sia evaporato il sistema democratico: non si possono prendere decisioni da stato emergenziale tramite decreti che non possono essere discussi in Parlamento o che non possono essere contestati a livello di Corte Costituzionale proprio perché sono atti amministrativi.

Mentre in Italia è totalmente mancato il rapporto Stato-Regioni, in Germania Angela Merkel ha fatto riunioni su riunioni insieme a tutti i Länder ed insieme hanno deciso zona per zona cosa fosse meglio fare: tutto un alto sistema. Lì, da sempre, il dibattito è stato orientato alla ricerca di un bilanciamento tra Libertà e Sicurezza.

Ma da noi la responsabilità è anche dell’opposizione, perché invece di fare un’opposizione seria, con tutte le difficoltà che ci possano essere, si è limitata sinora in larga parte a giocare a rialzo: se il governo dice “chiudiamo Bergamo” l’opposizione dice “chiudiamo la Lombardia”, se il governo dice “chiudiamo la Lombardia” l’opposizione dice “chiudiamo l’Italia”. Ma si va poco lontano così facendo, siamo ben distanti dai problemi veri.

Ci aggiunga infine che il ruolo della politica, e ripeto tutta, è stato sostituito da professionisti ed esperti. Ora si prendono le decisioni sulla base dei pareri del comitato tecnico-scientifico, le decisione le prendono gli esperti che non sono nemmeno in accordo tra di loro ed esprimono le loro opinioni su certezze che non ci sono perché ad oggi, per esempio, in campo medico è ancora aperta la discussione in merito al fatto se un virus sia o meno una forma di vita. Questi scienziati decidono sulle nostre vite senza avere neanche delle basi certe perché loro stessi dichiarano che il dibattito su cosa sia un virus è ancora aperto.

Siamo passati dallo stato di diritto allo stato terapeutico.

Altri problemi sono l’opinione pubblica e la Chiesa.”

In che senso?

All’estero non si sa niente di quello che accade in Italia, perché all’estero si leggono al massimo due giornali italiani: “La Repubblica” e “il Corriere della Sera”, i quali riportano solo informazioni allineate a quello che la task force detta, come dicevamo prima.

Siamo obbligati alla quarantena e le persone stanno in casa tutto il giorno a guardare la tv, che pubblica di continuo un certo tipo di informazioni: è normale che poi la gente sia anche convinta che quella attuale sia l’unica strada percorribile; è la propaganda, serve a questo.

Conte fa le dirette televisive senza contraddittorio: questo è tipico di un regime autoritario.

Ci aggiunga poi il fatto che con tutte queste censure ed una task force che ha il compito di multare (con carcere e pena pecuniaria) le notizie da loro ritenute false, capirà che si crea anche un clima di paura.

Poi c’è una distrazione di massa: mentre ci tolgono tutte le Libertà, ci fanno concentrare sul problema se il Mes lo abbia firmato Berlusconi nel 2011 o Monti nel 2012. Ok lo ha firmato Monti, ma è rilevante oggi questa discussione ? ”

Parlando di responsabilità ha citato anche la Chiesa, cosa intende?

È venuta completamente meno la libertà di poter avere una degna sepoltura, un funerale, e questo non esiste da nessun’altra parte del mondo: i funerali in Germania si fanno. Qui abbiamo persone che sono morte senza vedere i propri familiari. Moribondi lasciati morire in condizione degradanti. Cadaveri bruciati come residui tossici.

Se, come dice Vico, la civiltà nasce con la sepoltura dei defunti, capiamo che siamo passati dalla civiltà alla barbarie.

La Chiesa ha sempre avuto la massima attenzione per i malati e le loro sofferenze. San Francesco abbracciava i lebbrosi, papa Francesco non ha neanche avuto il coraggio di dissentire da quello che sta succedendo e dire che per un credente almeno l’estrema unzione doveva essere garantita e funerali e degna sepoltura andavano rivendicati.

Nei confronti di altre epidemie la chiesa prevedeva regole specifiche per dare l’estrema unzione ai malati contagiosi; anche oggi ci sono i malati contagiosi, ma è mancato qualsiasi conforto religioso. ”

Se la seguo correttamente e capisco bene quello che intende, possiamo dire che tutto è venuto meno, l’intero sistema Paese. Se così è, quali scenari vede per il futuro?

È stato un grande esperimento sociale per vedere fino a che punto si può spingere un Paese per portarlo alla propria rovina. E l’esperimento è riuscito.

È un Paese che io non pensavo potesse accettare così passivamente tutto quello che ha accettato; un Paese “liberale” che ha rinunciato alle sue libertà fondamentali, un Paese “cattolico” che ha rinunciato al culto dei morti, un Paese “antifascista” che ha rinunciato alle regole democratiche previste dalla sua Costituzione. Un Paese, insomma, privo forze immunitarie.

Il limite è stato superato, a differenza di Heidegger credo che neppure un Dio potrà salvarci .”

Shiva Ayyadurai: il video sul coronavirus che sta facendo il giro del mondo

Shiva Ayyadurai: ecco il video del suo punto di vista sul coronavirus che sta facendo il giro del mondo.
Nomi, cognomi, fatti ed atti di chi c’è dietro secondo lo scienziato indiano-americano.

Shiva Ayyadurai è uno scienziato, ingegnere ed imprenditore indiano americano, detentore del copyright della posta elettronica (EMAIL).

Recentemente ha pubblicamente dichiarato in televisione il suo punto di vista sul coronavirus, facendo anche nomi e cognomi delle persone coinvolte ed in che modo, secondo lui, queste sono appunto coinvolte.

Le sue dichiarazioni stanno avendo un numero altissimo di visualizzazioni in tutto il mondo; a questo link di “Radio Radio” potete trovare uno spezzone significativo del suo intervento, reperibile anche in formato integrale ed in lingua originale su internet e youtube.

Koronawirus, Zamagni: “Pandemia zmieni wszystko”

Praca, biurokracja, edukacja: pandemia dokona czystki.
Większe znaczenie dla organizacji pozarządowych.
Włochy zawsze dawały sobie radę, niebawem znajdą nowe drogi.

(Tłumaczenie Magda Żymła)
(Włoska wersja na link)
(Angielska wersja na link – Tłumaczenie Jolanta Micinska – Hercog)

To, co między innymi wprowadza koronawirus, to radykalna zmiana w naszym życiu, od zasad do nawyków i przyzwyczajeń.

A wpływ będzie miał również na mentalność i pojmowanie stanu rzeczy.

Rozmawialiśmy o tym z prof. Stefano Zamagnim, byłym prezesem Agencji ds. Trzeciego Sektora, profesorem Uniwersytetu Johnsa Hopkinsa, dziekanem Wydziału Ekonomii Uniwersytetu Bolońskiego, jednym z głównych współpracowników papieża Benedykta XVI przy redagowaniu tekstu encykliki “Caritas in Veritate” (w latach 2007-2009) oraz, od 2019 roku, prezesem Papieskiej Akademii Nauk Społecznych.

Profesorze Zamagni, jak donosi również wikipedia, jest Pan światowym ekspertem w dziedzinie ekonomii społecznej. Jaki jest Pana punkt widzenia na obecną sytuację?

“Proszę spojrzeć, ci, którzy znają włoski charakter, a tu historia mówi jasno, wiedzą, że Włosi mają specyficzną cechę: muszą dotrzeć na skraj przepaści; kiedy już tam dotrą, wtedy odkładają wszelkie spory, zakasują rękawy i zaczynają od nowa. Zawsze tak było. Prowadzi mnie to do wniosku, że po zakończeniu tej kryzysowej sytuacji nastąpi silne ożywienie zainteresowania naszych ludzi tym, co nazywamy ” dobrem wspólnym “.”

Co ma Pan na myśli?

“Ta pandemia wskazuje nam, że ukierunkowanie na “dobro całkowite” doprowadziło do fiaska, które teraz obserwujemy. Musimy zastąpić przymiotnik “całkowite” przymiotnikiem “wspólne”. Oznacza to, że ludzie, a przede wszystkim firmy, muszą działać tak, aby utrzymać się na rynku w warunkach dobrego rozwoju i równowagi ekonomiczno-finansowej, ale nie tylko: błędem, i tu odpowiedzialność spoczywa również na profesorach ekonomii, jest stwierdzenie, że celem firmy jest maksymalizacja zysku dla akcjonariuszy (shareholder value).”

Rzeczywiście tak twierdzą. Jaki jest natomiast, wg Pana opinii, cel działania firmy?

“Historycznie, firma narodziła się z misją: produkowania wartości, a raczej tworzenia wartości. Ta utworzona wartość nie może być przeniesiona na zysk bez pokrycia. Zysk musi stanowić udział, nawet znaczący, w wartości, ale nie we wszystkim, jak to miało miejsce w ciągu ostatnich 25-30 lat.

W tej kwestii wielu ekonomistów zmienia swój punkt widzenia.”


A jak można określić tę zmianę?

“Byłoby ich wiele, ale mam zamiar zwrócić uwagę w szczególności na cztery punkty.

Pierwszy punkt to to, o czym właśnie powiedzieliśmy. Druga sprawa to zrozumienie prawidłowej natury biurokracji: dziś wszyscy są przeciwni biurokracji, nikt nawet nie myśli o tym, żeby mówić o niej dobrze, ale to bardzo poważny błąd.”

To ciekawy. Dlaczego?

“Ponieważ biurokracja nie jest przyczyną, tylko skutkiem. Przyczyną biurokratyzacji jest poszukiwanie dochodu, a poszukiwanie dochodu jest stanem umysłu, które wpływa zarówno na sektor publiczny, jak i prywatny. Wynika to z faktu, że biurokracja jest instrumentem, który pozwala (państwu lub prywatnemu przedsiębiorcy) na nabycie i utrzymanie pozycji rentowych (ang. rent-seeking).

Renta jest wrogiem numer jeden zarówno pensji, jak i zysku: im wyższa renta, tym mniejszy zysk i tym samym niższa stopa inwestycji w innowacje. Z drugiej strony, im niższe jest wynagrodzenie, tym mniejsze jest rzeczywiste zapotrzebowanie.

Ta pandemia wymiecie tę mentalność, ponieważ pokazała, że jeśli firma nie wprowadza prawdziwych innowacji, to wypada z rynku. Przyjrzyjmy się banalnemu i bezpośredniemu przykładowi: jedyne firmy, które zdołały pracować, to te, które uruchomiły  tzw. smart working (15-20%); nie tylko dlatego, że umieściły komputery w domach pracowników, ale dlatego, że zmieniły organizację pracy. Do tej pory, ponownie z powodu poszukiwania zysku, firmy i organizacje nie chcą zmieniać sposobu produkcji, trzymając się przestarzałego modelu tayloryzmu i tracąc jednocześnie prężność działania.

Jeśli wprowadzimy tę koncepcję do administracji publicznej, zrozumiemy, dlaczego wszystkie partie polityczne, od lewej do prawej, chcą zachować biurokrację. Wszyscy oni obiecują, że będą ją ograniczać, nie robiąc tego nigdy: biurokracja służy politykom do utrzymania ich pozycji władzy.

Przedsiębiorstwa – wyraźnie i na szczęście istnieją godne pochwały wyjątki – nie krytykują tego zdecydowanie i stanowczo, ponieważ same padają ofiarą biurokracji, a zatem obawiają się, iż działając przeciwko biurokracji publicznej, zwróci się ona finalnie przeciwko nim.”


Tak więc, jeśli prawidłowo nadążam za tokiem Pana rozumowania, kiedy mamy już wyjaśnioną potrzebę skupienia się na wspólnym dobru, a nie na dobru całkowitym, musimy opracować przyczyny, które generują biurokrację. Trzecia sprawa, co by to było?

“Trzecia sprawa to edukacja.

Należy radykalnie zmienić architekturę sektora edukacji uniwersyteckiej. Obecna struktura to wciąż struktura reformy gotyckiej dwudziestu lat faszyzmu: struktura typu taylorystycznego, gdzie nauczyciel pełni rolę kierownika warsztatu, który sprawdza, czy uczniowie uczą się swoich lekcji i gdzie instytucja funkcjonuje jako sala sądowa, na której młodzi ludzie są oceniani i sankcjonowani (w tym sensie, że jeśli wyrok jest negatywny, oblewają).

Pytanie brzmi: dlaczego w ciągu ponad siedemdziesięciu lat wszystkie siły polityczne nie miały odwagi, aby zmienić system faszystowski w tak ważnej kwestii, jaką jest edukacja? Dlaczego ograniczono się do zatwierdzenia reform, a nie transformacji?

To oczywiste, że musimy poczekać, aż obywatele się zorganizują i zaczną zabierać głos, jeśli naprawdę chcemy, aby szkoła stała się miejscem edukacji, a nie tylko studiowania.

Weźmy przypadek reformy, znanej jako Alternanza Scuola – Lavoro („naprzemienność szkoła- praca”): ten kto ją wymyślił, mam nadzieję, miał dobre intencje, ale popełnił ogromny błąd! Nie może być mowy o naprzemienności między szkołą a pracą, ale raczej o spójności na linii szkoła-praca.”

Trzeci punkt jest nieodłącznie związany z reformą edukacji, która odnosi się również do tego, co zostało powiedziane na początku. Czwarty punkt?

“Wreszcie mamy do czynienia ze skandalem, wynikającym z faktu, iż w tym kryzysowym okresie trzeci sektor został trzymany na uboczu: mamy najlepszy trzeci sektor na świecie wśród wolontariuszy, spółdzielni socjalnych, przedsiębiorstw społecznych, organizacji pozarządowych, fundacji i nie został zaangażowany w proces decyzyjny.

Wymiar społeczny nie jest gwarantowany przez państwo, szpitale, policję czy karabinierów, ale właśnie przez trzeci sektor.”

Jak Pan widzi rozwój sytuacji?

“Teraz, gdy wydarzenia dotarły do nieuchronnego punktu zwrotnego, zobaczy Pan, że kiedy ten kryzys się skończy, spowoduje to efekt domina.

Ludzie już rozumieją to, o czym mówiliśmy wcześniej, to tylko kwestia oczekiwania na rozpoczęcie procesu przez jakiś zbiorowy podmiot. To nie potrwa długo, kilka miesięcy, najpóźniej do końca roku.

I nie będzie to kwestia znalezienia przywódcy, oni pojawią się później. Jest to raczej kwestia zwiększania świadomości zorganizowanego społeczeństwa obywatelskiego.

Po osiągnięciu masy krytycznej można rozpocząć proces odbudowy kraju.

Proszę przejść do strony internetowej stowarzyszenia „Politica Insieme” , a już będzie Pan miał pojęcie o aktualnym stanie rzeczy.