Corridoio economico tra Italia ed Arabia Saudita da 500 milioni per le imprese italiane

Accordo tra Saudi Export-Import Bank e MS Desk Italy: le imprese italiane avranno accesso diretto ad un mercato stimato in oltre 500 milioni di dollari per la Vision 2030 saudita.

Un’importante intesa strategica è stata siglata tra la Saudi Export–Import Bank (Saudi EXIM) e la MS Desk Italy Saudi Italian Business Chamber Association, definendo un nuovo e significativo corridoio economico tra Roma e il Regno.

Come riporta Adnkronos, l’atto formale, concretizzato attraverso un Memorandum of Understanding (MOU), garantisce alle imprese italiane l’accesso diretto a un mercato stimato in oltre 500 miliardi di dollari di investimenti programmati entro il 2030, pilastro della Vision 2030 saudita

All’Ecoluxury Fair 2025 una fotografia degli hotel a 5 stelle: 745 strutture censite, 1 su 3 investe in progetti sostenibili

Istituito l’Osservatorio Ecoluxury che presenta i dati del Primo Report sulla sostenibilità nel lusso dell’ospitalità italiana.

A fronte di 745 hotel a 5 stelle censiti solo uno su tre ha attivato almeno un progetto di sostenibilità nei quattro cluster individuati da Ecoluxury: tutela della biodiversità e del paesaggio, uso di tecnologie e materiali a basso impatto ambientale, valorizzazione nel patrimonio storico e artistico locale, promozione dell’occupazione e delle filiere locali. Considerate le principali certificazioni sostenibili (GSTC, Green Key, Green Globe, DCA-ESG e schemi secondari), appena il 17% degli hotel 5 stelle risulta certificato. È il quadro generale dell’impegno in sostenibilità degli hotel 5 stelle presenti sul territorio nazionale delineato dall’Osservatorio Ecoluxury nel Primo Report, realizzato in collaborazione con Thrends, che è stato presentato nel corso del Forum sul Turismo di alta gamma e sostenibilità – ospite d’onore Sua Eminenza Neytrul Rinpoche –che si sta tenendo allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio a Roma nell’ambito Ecoluxury Fair, ideata da Enrico Ducrot, CEO di Ecoluxury e Viaggi dell’Elefante. Il censimento delle certificazioni verdi e dei progetti di sostenibilità è basato sul Luxury Hotels Database, la più ampia directory dedicata agli hotel 5 stelle del Paese che comprende 745 strutture, con dati aggiornati a ottobre 2025.

Dallo studio – spiega Enrico Ducrotemerge un ritardo sistemico rispetto alle tendenze globali che vedono nella sostenibilità un prerequisito competitivo: meno del 20% degli hotel a 5 stelle italiani possiede certificazioni di sostenibilità riconosciute a livello internazionale e solo un terzo ha intrapreso progetti concreti in ambito ESG (Environmental, Social, Governance). Un ritardo nella transizione verso modelli di business che privilegiano gli aspetti della sostenibilità ambientale: dall’azione di ottimizzazione dei costi di gestione delle forniture energetiche al riciclo dei prodotti di scarto fino alla visibilità social e mediatica, senza dimenticare l’impatto positivo sulle popolazioni locali e sugli habitat oltre che sul patrimonio artistico”.

I numeri del Report 2025

Analizzando i dati in valore assoluto, il primo Ecoluxury Report, presentato nel corso del Forum, evidenzia che solo 121 strutture italiane a 5 stelle, sulle 745 censite, risultano certificate secondo uno degli schemi di sostenibilità presi in considerazione e di queste il 64% appartiene a catene internazionali o nazionali. A livello regionale, Lombardia, Toscana e Veneto concentrano il 60% degli hotel certificati.

Tra gli hotel che hanno avviato almeno un progetto di sostenibilità – il 33% del totale – si registra che l’86% delle iniziative rilevate rientra nelle Green Solutions, con interventi che spaziano dalle energie rinnovabili alla riduzione dei rifiuti e ai modelli di economia circolare. Più disomogenea l’attenzione rivolta alla conservazione della biosfera e delle specie. A fronte di un ricco sistema di parchi e aree protette, la tutela della fauna e degli habitat è spesso percepita “come un compito istituzionale – riporta una sintesi dello studio –, meno integrato nella gestione diretta delle strutture ricettive rispetto a quanto accade in destinazioni, soprattutto extraeuropee, dove la conservazione è parte integrante dell’esperienza turistica“. Uno dei punti di forza del modello italiano resta il recupero storico-culturale: valorizzazione di borghi e dimore storiche, tradizioni e mestieri antichi sono elementi naturali e profondamente radicati nel sistema turistico nazionale. Nell’ottica di un rapporto sempre più virtuoso tra territorio e ospitalità, si inserisce anche il “Modello Bhutan” della Felicità Interna Lorda (FIL), presentato da Sua Eminenza Neytrul Rinpoche, un principio che ridefinisce il concetto stesso di progresso misurando la ricchezza di un Paese attraverso la felicità del suo popolo per una riflessione profonda su come il benessere interiore possa diventare una vera strategia di sviluppo.

Le conclusioni dello studio evidenziano, per il comparto 5 stelle italiano, diversi elementi da migliorare a partire dall’assenza di un percorso di sostenibilità per molte strutture che, pur essendo impegnate in progetti sostenibili, non sono certificate. “La sostenibilità – conclude Enrico Ducrotviene spesso percepita come valore accessorio e non come parte integrante del posizionamento di lusso, invece è un elemento centrale nelle scelte degli ospiti: le statistiche ci dicono che i viaggiatori del target di alta gamma sono pronti a spendere di più nella scelta fra un prodotto tradizionale ed uno sostenibile, però dobbiamo lavorare nella catena dell’offerta del prodotto spiegando i benefici prodotti per le comunità locali in quanto il cliente vuole poi verificare la destinazione di quel 10, 20, 30% pagato in più”.

Il modello Ecoluxury

Il report è sviluppato a partire dal modello Ecoluxury, il marchio ideato da Enrico Ducrot, giunto al suo ventesimo anniversario, che ormai custodisce il valore della sostenibilità ambientale. È un brand che indirizza i clienti verso destinazioni e sistemazioni di lusso impegnate nella missione comune di finanziare progetti ambientali, di tutelare il patrimonio artistico e culturale, o di supportare l’identità sociale. Nella collection internazionale di Ecoluxury figurano 95 strutture di eccellenza – 18 in Italia – impegnate in 300 progetti di sostenibilità ispirati a una visione integrata e multidimensionale del turismo di lusso responsabile. Il modello Ecoluxury supera la dimensione ambientale, articolandosi nei quattro cluster di sostenibilità (cultural heritage, biosphere conservation, green solutions, local socio-economic development) che sono alla base dello studio che fotografa l’impegno ambientale, sociale e culturale del comparto luxury hospitality in Italia.

Prospettive degli hotel 5 Stelle

Nel corso della mattinata sono emerse anche le più recenti tendenze e prospettive degli hotel a 5 stelle e dei viaggiatori: costruzioni anche in luoghi meno turistici nel senso classico del termine che alimentano l’interesse per nuovi territori da scoprire. Inoltre, si registra, rispetto al passato, un forte investimento sui family hotel di lusso. Il futuro suggerisce una presenza sempre più diffusa degli hotel a 5 stelle: nel corso del Forum, Andrea Agazzani di Thrends ha evidenziato che entro il 2028 in Italia ci saranno altri 170 hotel 5S, superando quota 900 strutture sul territorio nazionale, collocando il Belpaese al secondo posto globale dietro solo la Cina.

La manifestazione gode del patrocinio dell’Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, del Consiglio Regionale del Lazio e della Camera di Commercio di Roma. Sono partner della manifestazione Omnia Hotels, Una Hotels e Le Voilà Banqueting.

Eni e Petronas: joint venture per unire asset petrolio e gas

Gestiranno 19 asset (14 in Indonesia e 5 in Malesia) ed investiranno 15 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni.
L’accordo firmato ad Abu Dhabi.

Eni e la compagnia energetica statale malese Petronas hanno annunciato la firma di un accordo vincolante per la costituzione di una società a partecipazione congiunta che unirà i rispettivi asset upstream di petrolio e gas in Indonesia e Malesia.

La nuova entità, NewCo, gestirà 19 asset, di cui 14 in Indonesia e 5 in Malesia e prevede investimenti di oltre 15 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per sviluppare circa 3 miliardi di barili di riserve scoperte ed esplorare altri 10 miliardi di barili potenziali.

Come riporta Reuters, l’accordo è stato firmato all’Adipec di Abu Dhabi.

Assicurazioni, dossier Relyens: ‘never events’ con effetti gravi o mortali per il 3% degli errori in sanità

Ne parla Anna Guerrieri nel suo country abstract per l’Italia.
Ecco tutti i dati sul tema.

Su un totale di 1766 sinistri denunciati ben 47 (3%) rientrano nella casistica degli eventi avversi gravi legati al trattamento clinico. Sono i cosiddetti never events e cioè incidenti relativi alla sicurezza del paziente che provocano danni seri o la morte, hanno dei costi di gestione nettamente più alti delle spese di prevenzione, provocano traumi agli operatori sanitari e una perdita di fiducia nelle istituzioni coinvolte. Nella maggior parte dei casi (il 66% del campione) riguardano donne, complice anche la maggiore longevità femminile. I più colpiti sono i soggetti tra i 19 e i 65 anni d’età (quasi il 60% degli eventi avversi), seguono i 66-85enni col 34%, mentre gli incidenti che coinvolgono la fascia 0-18 anni si fermano al 4,3% e quelli a danno degli over 86 al 2,1%. Sono alcuni dei dati elaborati da Relyens Italia, gruppo mutualistico europeo di riferimento nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità, sulla base dei sinistri monitorati nel 2023. Dati che sono stati pubblicati nell’ambito del dossier europeo inedito ‘Panorama never events in Europa’, prodotto dalla casa madre francese di Relyens.

Il report, nel dettaglio, si focalizza sul tasso d’incidenza di sei tipologie di never events: errore di lato (errato intervento chirurgico, errata procedura o errore nella marcatura del sito chirurgico); corpo estraneo ritenuto dopo un intervento; errore da impianto protesico; ustioni del paziente. Oltre all’errata identificazione del paziente stesso e a una sbagliata terapia farmacologica.

Dal nostro osservatorio, gli incidenti più gravi riguardano gli errori terapeutici e da impianto protesico che totalizzano, infatti, ciascuno il 32% dei casi – evidenzia Anna Guerrieri, Risk manager director di Relyens in Italia –. Tuttavia, anche gli eventi relativi al materiale estraneo dopo un intervento medico o chirurgico non sono da sottovalutare, con il 28% di sinistri da noi rilevati. Se non ne abbiamo riscontrati di legati a una sbagliata identificazione del paziente, si sono verificati invece errori di lato e ustioni di pazienti (4% per entrambe le tipologie). Ne deriva che la sala operatoria si conferma il luogo a più alta concentrazione di episodi gravi (77%) rispetto ai luoghi di degenza (23%)”. “Una sinistrosità che, è bene ricordarlo – aggiunge Guerrieri –, è prevenibile ed evitabile attraverso misure preventive o di progettazione sistemica di attività di gestione dei rischi”. Anche per poter invertire il trend della gravità degli incidenti che, secondo il dossier Relyens, nel 30% dei casi comportano il decesso del paziente e nel 25% una invalidità permanente.

A livello europeo, su oltre 10mila richieste di rimborso scandagliate da Relyens, sono stati identificati 339 never events, il 3,3%, un dato leggermente superiore a quello italiano. Il 35% di essi è dovuto a dispositivi dimenticati prima della chiusura chirurgica. La chirurgia ortopedica, invece, da sola rappresenta il 32% dei casi, con un elevato rischio di errore relativo a dispositivi, lato o tipo di procedura. Infine, l’84% si verifica durante azioni programmate, in un ambiente presumibilmente sicuro.

L’attenzione che il ministero della Salute dedica alla prevenzione dei cosiddetti eventi sentinella, di cui fanno parte i never events, insieme alla centralità dedicata alla prevenzione di questi ultimi nel Global Action Plan 2021-2030 dell’Oms, è la riprova di quanto sia indispensabile garantire la sicurezza delle cure. Per il bene dei pazienti, ma anche a tutela del servizio sanitario. Non bisogna infatti trascurare – evidenzia la Risk manager director Relyens Italia – neppure il peso economico degli incidenti: fondi che potrebbero essere investiti appunto in prevenzione”. Sull’Italia, in 35 casi gli indennizzi arrivano fino a un tetto di 250mila euro, in 10 fino alla soglia di 500mila euro, ma possono persino superare il milione di euroSul versante europeo l’impatto è altrettanto rilevante: 11,39 milioni di euro nel 2023, ossia 36mila euro in media per evento e fino a 600mila euro nei casi più gravi.

Serve dunque un modello integrato di gestione del rischio, un forte investimento sulla formazione del personale, una maggiore diffusione della cultura della sicurezza e una più puntuale rilevazione e comunicazione interna delle casistiche. Un ambito nel quale – conclude Guerrieri compagnie assicurative come la nostra possono dare valore aggiunto e fare la differenza, accompagnando le strutture sanitarie in un percorso di definzione dei rischi, di individuazione delle cause che portano all’errore clinico e, naturalmente, di identificazione delle contromisure da mettere in campo”.

Il ritorno negato: quando il talento trova le porte chiuse a casa propria

Mio figlio, laureato a Milano e oggi all’estero, è uno dei tanti giovani che l’Italia forma ma non trattiene. Alle istituzioni chiedo: non basta richiamare, bisogna costruire un sistema che accolga, valorizzi e renda possibile il ritorno.

-Ma tu, dove vivi?

-Residenza o domicilio? Rispondo guardando perplessa chi me lo chiede.
Sembra una domanda banale e semplice, invece per me apre un vaso di pandora.

Restare attaccata con le unghie e con i denti alla propria terra sicula è il mio scheletro nell’armadio.

Vorrei tornare ma non posso.

Ai giovani consiglio sempre di andare a formarsi fuori e fare esperienze all’estero.
Arricchire il proprio bagaglio culturale è fondamentale per l’evoluzione e l’affermazione del progetto chiamato “me stesso” che comprende il raggiungimento di obiettivi sempre più arditi e allettanti per una serena felicità nel vivere la vita, quella vita che sogniamo in un luogo ben preciso.

La terra che ci ha dato i natali e che ci ha visto muovere i primi passi, insieme ai nostri affetti più cari, la stessa terra che a volte ci fa arrabbiare e ci delude perché ingrata.

Ma poi, quando si torna, ci si accorge che qualcosa è cambiato. Non solo fuori, ma dentro. La terra che si era lasciata con un misto di rabbia e nostalgia diventa improvvisamente specchio di ciò che si è diventati. E allora quella terra, che sembrava stretta, lenta, a volte ostile e ottusa, si rivela custode di un’identità che non si può rinnegare.

🌿 Tornare non è un fallimento, è una scelta. 
Una scelta che richiede coraggio, perché significa confrontarsi con ciò da cui si era fuggito, con le aspettative altrui, con il senso di inadeguatezza che spesso accompagna chi decide di investire nel proprio luogo d’origine. Ma è anche un atto d’amore: verso se stessi, verso le proprie radici, verso una terra che ha bisogno di visioni nuove e di energie fresche.

💬 E allora sì, consiglio ai giovani di partire. 
Ma anche di tornare, se lo sentono. Di portare con sé il meglio di ciò che hanno imparato, e di trasformarlo in seme per un futuro diverso. Perché la vera rivoluzione non è solo altrove: è nel modo in cui si guarda ciò che si ha, e si sceglie di renderlo fertile.

E le istituzioni???

📣 Un appello alle istituzioni: non basta richiamare, bisogna accogliere.

Se davvero vogliamo che i talenti tornino, dobbiamo smettere di considerarli semplici numeri da reintegrare. I cervelli in fuga non sono solo risorse da recuperare: sono persone che hanno investito tempo, energie e sogni altrove, spesso perché qui non trovavano spazio. E allora, quando tornano, non possono essere accolti con la stessa inerzia che li ha spinti a partire.

🎯 Serve una visione, non solo incentivi. 
Serve un sistema che valorizzi il merito, che premi l’innovazione, che renda possibile costruire qui ciò che si è immaginato altrove. Serve una burocrazia snella, una rete di supporto concreta, un dialogo aperto con chi ha scelto di tornare. Perché il ritorno non sia una resa, ma un nuovo inizio.

🌱 Le istituzioni hanno il dovere di seminare fiducia. 
Di creare le condizioni affinché chi torna non si senta un estraneo, ma un protagonista. Perché solo così la fuga dei cervelli potrà trasformarsi in un ritorno di cuore, di idee, di futuro e di speranza.