Coronavirus, Becchi: “Neanche un Dio potrà salvarci”

Nel nome della Sicurezza ci hanno tolto la Libertà.
Cerchiamo di sconfiggere un virus che ha già vinto: Politica, Chiesa e Costituzione sono spariti e, con loro, secoli di civiltà.

(Versione Polacca al link)
(Versione inglese al link – traduzione di Jolanta Micinska – Hercog)

È un momento decisamente incerto, quello che stiamo vivendo.

Alla quiete esterna imposta dalla quarantena, si contrappongono stati d’animo concitati e rigidi decreti.

L’incertezza regna sovrana sotto molti aspetti. Non si conosce il virus fino in fondo, da chi lo parifica all’influenza fino a chi lo tratta come la peggior malattia mai esistita; di conseguenza, non si sa come comportarsi: c’è chi sostiene la tesi del “blocchiamo tutto”, chi quella del “tutto aperto”, passando per chi propone un “socchiuso”.

Una cosa è però certa: questa emergenza sta cambiando le nostre abitudini e sta mettendo in discussione delle Libertà che davamo per scontate.

Ne abbiamo parlato con il professor Paolo Becchi, già ricercatore in Germania nella Università di Saarland, borsista prima del Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD) e poi della Alexander von Humboldt-Stiftung , ha insegnato anche in Svizzera presso l’Università di Lucerna, ed è attualmente professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Genova.

Professor Becchi, qual è il suo punto di vista in merito all’attuale situazione?

Il modo in cui apro il mio ultimo libro dal titolo “Democrazia in quarantena” (scritto con Giuseppe Palma), che uscirà per “Giubilei” la prossima settimana, rappresenta bene il mio punto di vista, ovvero citando “Cecità” il romanzo di Saramago: è la storia di un’improvvisa epidemia dove tutti diventano ciechi; e pure noi lo siamo diventati, ma a causa del virus che ha infettato la nostra democrazia, le nostre Libertà , la nostra coscienza e il nostro modo di vivere.

Credo sia inutile continuare a ripeterci “prima o poi riusciremo a sconfiggerlo” perché ha già vinto lui. La cosa più sconcertante alla quale non riesco a trovare una risposta è come sia stato possibile che un Paese abbia nel giro di pochissimo tempo rinunciato progressivamente a Libertà costituzionali da sempre ritenute inalienabili, senza neanche battere ciglio, per salvare la “nuda vita” (che potremmo definire sopravvivenza ) a scapito della Vita con V maiuscola. E con “Paese” intendo tutto il sistema Paese: partendo dalla politica (governo ed opposizione) fino ad arrivare alla Chiesa, passando per l’opinione pubblica e la società civile.

Vede, nel nome della Sicurezza ci hanno tolto la Libertà. Questo è il punto.”

Stiamo pur sempre parlando di una pandemia, l’elevato rischio che porta con sé può aver indotto il governo a prendere decisioni particolarmente forti al fine di non perdere troppe vite umane, non crede?

Capisco tutto, ma c’è modo e modo. Ci basta fare un confronto internazionale: non voglio parlare di Stati che conosco poco come per esempio la Svezia che ha avuto un approccio completamente diverso, ma per esempio in Germania, dove comunque ci sono limiti e sanzioni ben precisi, “il movimento è sempre naturalmente possibile”. Quello che da noi è l’eccezione (uscire solo per fare la spesa), per i tedeschi è la regola.

In Sud Corea hanno adottato un sistema di smart tracking che è diverso dal togliere le Libertà a sessanta milioni di cittadini come sta avvenendo da più di un mese in Italia ; è un po’ quello che ha fatto Zaia in Veneto e che ha dato ottimi risultati.

Aggiungiamoci poi il fatto di aver sacrificato la libertà di espressione: è stata creata una task force che ha come compito quello di individuare tutti coloro che dicono qualcosa che vada contro ciò che loro ritengono giusto.” in questi giorni ho sottoscritto persino un Patto per la libertà di espressione, perché ormai in Italia vige la censura.

Quindi, secondo lei, quello che sta mancando è il ruolo della politica?

Certo, ma non solo.

Stiamo andando avanti a decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, vale a dire sulla base di atti amministrativi che non passano né dal Parlamento né dalPresidente della Repubblica. Il primo decreto, tra l’altro, era talmente illegittimo che lo stesso premier Conte ha dovuto abrogarlo sostituendolo con un altro.

È evidente che sia evaporato il sistema democratico: non si possono prendere decisioni da stato emergenziale tramite decreti che non possono essere discussi in Parlamento o che non possono essere contestati a livello di Corte Costituzionale proprio perché sono atti amministrativi.

Mentre in Italia è totalmente mancato il rapporto Stato-Regioni, in Germania Angela Merkel ha fatto riunioni su riunioni insieme a tutti i Länder ed insieme hanno deciso zona per zona cosa fosse meglio fare: tutto un alto sistema. Lì, da sempre, il dibattito è stato orientato alla ricerca di un bilanciamento tra Libertà e Sicurezza.

Ma da noi la responsabilità è anche dell’opposizione, perché invece di fare un’opposizione seria, con tutte le difficoltà che ci possano essere, si è limitata sinora in larga parte a giocare a rialzo: se il governo dice “chiudiamo Bergamo” l’opposizione dice “chiudiamo la Lombardia”, se il governo dice “chiudiamo la Lombardia” l’opposizione dice “chiudiamo l’Italia”. Ma si va poco lontano così facendo, siamo ben distanti dai problemi veri.

Ci aggiunga infine che il ruolo della politica, e ripeto tutta, è stato sostituito da professionisti ed esperti. Ora si prendono le decisioni sulla base dei pareri del comitato tecnico-scientifico, le decisione le prendono gli esperti che non sono nemmeno in accordo tra di loro ed esprimono le loro opinioni su certezze che non ci sono perché ad oggi, per esempio, in campo medico è ancora aperta la discussione in merito al fatto se un virus sia o meno una forma di vita. Questi scienziati decidono sulle nostre vite senza avere neanche delle basi certe perché loro stessi dichiarano che il dibattito su cosa sia un virus è ancora aperto.

Siamo passati dallo stato di diritto allo stato terapeutico.

Altri problemi sono l’opinione pubblica e la Chiesa.”

In che senso?

All’estero non si sa niente di quello che accade in Italia, perché all’estero si leggono al massimo due giornali italiani: “La Repubblica” e “il Corriere della Sera”, i quali riportano solo informazioni allineate a quello che la task force detta, come dicevamo prima.

Siamo obbligati alla quarantena e le persone stanno in casa tutto il giorno a guardare la tv, che pubblica di continuo un certo tipo di informazioni: è normale che poi la gente sia anche convinta che quella attuale sia l’unica strada percorribile; è la propaganda, serve a questo.

Conte fa le dirette televisive senza contraddittorio: questo è tipico di un regime autoritario.

Ci aggiunga poi il fatto che con tutte queste censure ed una task force che ha il compito di multare (con carcere e pena pecuniaria) le notizie da loro ritenute false, capirà che si crea anche un clima di paura.

Poi c’è una distrazione di massa: mentre ci tolgono tutte le Libertà, ci fanno concentrare sul problema se il Mes lo abbia firmato Berlusconi nel 2011 o Monti nel 2012. Ok lo ha firmato Monti, ma è rilevante oggi questa discussione ? ”

Parlando di responsabilità ha citato anche la Chiesa, cosa intende?

È venuta completamente meno la libertà di poter avere una degna sepoltura, un funerale, e questo non esiste da nessun’altra parte del mondo: i funerali in Germania si fanno. Qui abbiamo persone che sono morte senza vedere i propri familiari. Moribondi lasciati morire in condizione degradanti. Cadaveri bruciati come residui tossici.

Se, come dice Vico, la civiltà nasce con la sepoltura dei defunti, capiamo che siamo passati dalla civiltà alla barbarie.

La Chiesa ha sempre avuto la massima attenzione per i malati e le loro sofferenze. San Francesco abbracciava i lebbrosi, papa Francesco non ha neanche avuto il coraggio di dissentire da quello che sta succedendo e dire che per un credente almeno l’estrema unzione doveva essere garantita e funerali e degna sepoltura andavano rivendicati.

Nei confronti di altre epidemie la chiesa prevedeva regole specifiche per dare l’estrema unzione ai malati contagiosi; anche oggi ci sono i malati contagiosi, ma è mancato qualsiasi conforto religioso. ”

Se la seguo correttamente e capisco bene quello che intende, possiamo dire che tutto è venuto meno, l’intero sistema Paese. Se così è, quali scenari vede per il futuro?

È stato un grande esperimento sociale per vedere fino a che punto si può spingere un Paese per portarlo alla propria rovina. E l’esperimento è riuscito.

È un Paese che io non pensavo potesse accettare così passivamente tutto quello che ha accettato; un Paese “liberale” che ha rinunciato alle sue libertà fondamentali, un Paese “cattolico” che ha rinunciato al culto dei morti, un Paese “antifascista” che ha rinunciato alle regole democratiche previste dalla sua Costituzione. Un Paese, insomma, privo forze immunitarie.

Il limite è stato superato, a differenza di Heidegger credo che neppure un Dio potrà salvarci .”

Shiva Ayyadurai: il video sul coronavirus che sta facendo il giro del mondo

Shiva Ayyadurai: ecco il video del suo punto di vista sul coronavirus che sta facendo il giro del mondo.
Nomi, cognomi, fatti ed atti di chi c’è dietro secondo lo scienziato indiano-americano.

Shiva Ayyadurai è uno scienziato, ingegnere ed imprenditore indiano americano, detentore del copyright della posta elettronica (EMAIL).

Recentemente ha pubblicamente dichiarato in televisione il suo punto di vista sul coronavirus, facendo anche nomi e cognomi delle persone coinvolte ed in che modo, secondo lui, queste sono appunto coinvolte.

Le sue dichiarazioni stanno avendo un numero altissimo di visualizzazioni in tutto il mondo; a questo link di “Radio Radio” potete trovare uno spezzone significativo del suo intervento, reperibile anche in formato integrale ed in lingua originale su internet e youtube.

Koronawirus, Zamagni: “Pandemia zmieni wszystko”

Praca, biurokracja, edukacja: pandemia dokona czystki.
Większe znaczenie dla organizacji pozarządowych.
Włochy zawsze dawały sobie radę, niebawem znajdą nowe drogi.

(Tłumaczenie Magda Żymła)
(Włoska wersja na link)
(Angielska wersja na link – Tłumaczenie Jolanta Micinska – Hercog)

To, co między innymi wprowadza koronawirus, to radykalna zmiana w naszym życiu, od zasad do nawyków i przyzwyczajeń.

A wpływ będzie miał również na mentalność i pojmowanie stanu rzeczy.

Rozmawialiśmy o tym z prof. Stefano Zamagnim, byłym prezesem Agencji ds. Trzeciego Sektora, profesorem Uniwersytetu Johnsa Hopkinsa, dziekanem Wydziału Ekonomii Uniwersytetu Bolońskiego, jednym z głównych współpracowników papieża Benedykta XVI przy redagowaniu tekstu encykliki “Caritas in Veritate” (w latach 2007-2009) oraz, od 2019 roku, prezesem Papieskiej Akademii Nauk Społecznych.

Profesorze Zamagni, jak donosi również wikipedia, jest Pan światowym ekspertem w dziedzinie ekonomii społecznej. Jaki jest Pana punkt widzenia na obecną sytuację?

“Proszę spojrzeć, ci, którzy znają włoski charakter, a tu historia mówi jasno, wiedzą, że Włosi mają specyficzną cechę: muszą dotrzeć na skraj przepaści; kiedy już tam dotrą, wtedy odkładają wszelkie spory, zakasują rękawy i zaczynają od nowa. Zawsze tak było. Prowadzi mnie to do wniosku, że po zakończeniu tej kryzysowej sytuacji nastąpi silne ożywienie zainteresowania naszych ludzi tym, co nazywamy ” dobrem wspólnym “.”

Co ma Pan na myśli?

“Ta pandemia wskazuje nam, że ukierunkowanie na “dobro całkowite” doprowadziło do fiaska, które teraz obserwujemy. Musimy zastąpić przymiotnik “całkowite” przymiotnikiem “wspólne”. Oznacza to, że ludzie, a przede wszystkim firmy, muszą działać tak, aby utrzymać się na rynku w warunkach dobrego rozwoju i równowagi ekonomiczno-finansowej, ale nie tylko: błędem, i tu odpowiedzialność spoczywa również na profesorach ekonomii, jest stwierdzenie, że celem firmy jest maksymalizacja zysku dla akcjonariuszy (shareholder value).”

Rzeczywiście tak twierdzą. Jaki jest natomiast, wg Pana opinii, cel działania firmy?

“Historycznie, firma narodziła się z misją: produkowania wartości, a raczej tworzenia wartości. Ta utworzona wartość nie może być przeniesiona na zysk bez pokrycia. Zysk musi stanowić udział, nawet znaczący, w wartości, ale nie we wszystkim, jak to miało miejsce w ciągu ostatnich 25-30 lat.

W tej kwestii wielu ekonomistów zmienia swój punkt widzenia.”


A jak można określić tę zmianę?

“Byłoby ich wiele, ale mam zamiar zwrócić uwagę w szczególności na cztery punkty.

Pierwszy punkt to to, o czym właśnie powiedzieliśmy. Druga sprawa to zrozumienie prawidłowej natury biurokracji: dziś wszyscy są przeciwni biurokracji, nikt nawet nie myśli o tym, żeby mówić o niej dobrze, ale to bardzo poważny błąd.”

To ciekawy. Dlaczego?

“Ponieważ biurokracja nie jest przyczyną, tylko skutkiem. Przyczyną biurokratyzacji jest poszukiwanie dochodu, a poszukiwanie dochodu jest stanem umysłu, które wpływa zarówno na sektor publiczny, jak i prywatny. Wynika to z faktu, że biurokracja jest instrumentem, który pozwala (państwu lub prywatnemu przedsiębiorcy) na nabycie i utrzymanie pozycji rentowych (ang. rent-seeking).

Renta jest wrogiem numer jeden zarówno pensji, jak i zysku: im wyższa renta, tym mniejszy zysk i tym samym niższa stopa inwestycji w innowacje. Z drugiej strony, im niższe jest wynagrodzenie, tym mniejsze jest rzeczywiste zapotrzebowanie.

Ta pandemia wymiecie tę mentalność, ponieważ pokazała, że jeśli firma nie wprowadza prawdziwych innowacji, to wypada z rynku. Przyjrzyjmy się banalnemu i bezpośredniemu przykładowi: jedyne firmy, które zdołały pracować, to te, które uruchomiły  tzw. smart working (15-20%); nie tylko dlatego, że umieściły komputery w domach pracowników, ale dlatego, że zmieniły organizację pracy. Do tej pory, ponownie z powodu poszukiwania zysku, firmy i organizacje nie chcą zmieniać sposobu produkcji, trzymając się przestarzałego modelu tayloryzmu i tracąc jednocześnie prężność działania.

Jeśli wprowadzimy tę koncepcję do administracji publicznej, zrozumiemy, dlaczego wszystkie partie polityczne, od lewej do prawej, chcą zachować biurokrację. Wszyscy oni obiecują, że będą ją ograniczać, nie robiąc tego nigdy: biurokracja służy politykom do utrzymania ich pozycji władzy.

Przedsiębiorstwa – wyraźnie i na szczęście istnieją godne pochwały wyjątki – nie krytykują tego zdecydowanie i stanowczo, ponieważ same padają ofiarą biurokracji, a zatem obawiają się, iż działając przeciwko biurokracji publicznej, zwróci się ona finalnie przeciwko nim.”


Tak więc, jeśli prawidłowo nadążam za tokiem Pana rozumowania, kiedy mamy już wyjaśnioną potrzebę skupienia się na wspólnym dobru, a nie na dobru całkowitym, musimy opracować przyczyny, które generują biurokrację. Trzecia sprawa, co by to było?

“Trzecia sprawa to edukacja.

Należy radykalnie zmienić architekturę sektora edukacji uniwersyteckiej. Obecna struktura to wciąż struktura reformy gotyckiej dwudziestu lat faszyzmu: struktura typu taylorystycznego, gdzie nauczyciel pełni rolę kierownika warsztatu, który sprawdza, czy uczniowie uczą się swoich lekcji i gdzie instytucja funkcjonuje jako sala sądowa, na której młodzi ludzie są oceniani i sankcjonowani (w tym sensie, że jeśli wyrok jest negatywny, oblewają).

Pytanie brzmi: dlaczego w ciągu ponad siedemdziesięciu lat wszystkie siły polityczne nie miały odwagi, aby zmienić system faszystowski w tak ważnej kwestii, jaką jest edukacja? Dlaczego ograniczono się do zatwierdzenia reform, a nie transformacji?

To oczywiste, że musimy poczekać, aż obywatele się zorganizują i zaczną zabierać głos, jeśli naprawdę chcemy, aby szkoła stała się miejscem edukacji, a nie tylko studiowania.

Weźmy przypadek reformy, znanej jako Alternanza Scuola – Lavoro („naprzemienność szkoła- praca”): ten kto ją wymyślił, mam nadzieję, miał dobre intencje, ale popełnił ogromny błąd! Nie może być mowy o naprzemienności między szkołą a pracą, ale raczej o spójności na linii szkoła-praca.”

Trzeci punkt jest nieodłącznie związany z reformą edukacji, która odnosi się również do tego, co zostało powiedziane na początku. Czwarty punkt?

“Wreszcie mamy do czynienia ze skandalem, wynikającym z faktu, iż w tym kryzysowym okresie trzeci sektor został trzymany na uboczu: mamy najlepszy trzeci sektor na świecie wśród wolontariuszy, spółdzielni socjalnych, przedsiębiorstw społecznych, organizacji pozarządowych, fundacji i nie został zaangażowany w proces decyzyjny.

Wymiar społeczny nie jest gwarantowany przez państwo, szpitale, policję czy karabinierów, ale właśnie przez trzeci sektor.”

Jak Pan widzi rozwój sytuacji?

“Teraz, gdy wydarzenia dotarły do nieuchronnego punktu zwrotnego, zobaczy Pan, że kiedy ten kryzys się skończy, spowoduje to efekt domina.

Ludzie już rozumieją to, o czym mówiliśmy wcześniej, to tylko kwestia oczekiwania na rozpoczęcie procesu przez jakiś zbiorowy podmiot. To nie potrwa długo, kilka miesięcy, najpóźniej do końca roku.

I nie będzie to kwestia znalezienia przywódcy, oni pojawią się później. Jest to raczej kwestia zwiększania świadomości zorganizowanego społeczeństwa obywatelskiego.

Po osiągnięciu masy krytycznej można rozpocząć proces odbudowy kraju.

Proszę przejść do strony internetowej stowarzyszenia „Politica Insieme” , a już będzie Pan miał pojęcie o aktualnym stanie rzeczy.

Camera Civile Avvocati Prato: “Decreto Conte illegittimo”

La Camera Civile degli Avvocati di Prato attacca il DPCM del 10 aprile 2020: è illegittimo.
Limita libertà costituzionali che possono essere decise solo da atti legislativi parlamentari.

Si scaglia contro il DPCM del 10 aprile 2020, la Camera Civile degli Avvocati di Prato.

Come riporta “tvprato.it“, gli stessi avvocati sostengono che il medesimo DPCM sia “illegittimo“. Più precisamente:

“Il DPCM 10 aprile 2020 altro non è che un atto amministrativo del Presidente del Consiglio dei Ministri che, nel momento in cui limita la libertà di circolazione delle persone prevedendo un contenimento universale per asserite esigenze sanitarie  già si pone in evidente contrasto con gli artt. 16 e 32 Costituzione, oltre che ad impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa e di iniziativa economica.”

Stando a quanto la Camera Civile di Prato sostiene, il governo non avrebbe rispettato il dettato costituzionale in quanto avrebbe attribuito con un decreto legge ad un proprio componente il potere di limitare con atti amministrativi le libertà costituzionali, che possono trovare limiti solo in atti legislativi parlamentari.

Si legge poi:

“Questo comportamento sta mettendo a repentaglio la vita economica e sociale del nostro Paese mediante provvedimenti del tutto illegittimi e pertanto la Camera Civile di Prato ha inteso tutelare le libertà costituzionali dei cittadini e delle imprese, invitando ciascun soggetto interessato a far pervenire alla Presidenza del Consiglio analoga istanza.”

Nel farsi promotori dell’iniziativa, gli avvocati della Camera Civile di Prato aggiungono anche che, a detta loro, i numeri non quadrano:

“Secondo i dati ISTAT, nel primo trimestre dell’anno 2020, il numero totale dei morti è in linea con gli anni precedenti, anzi vi sarebbe una qualche diminuzione.
Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, all’attualità vi sarebbero 20.465 morti con un’età media di 78 anni, di cui il 61% con tre o più patologie pregresse, il 20,7% con due patologie pregresse, il 14,8% con una patologia pregressa mentre solo il 3,5% non avrebbe avuto nessuna patologia. Quindi, il numero dei soggetti morti per Covid-19 senza patologie pregresse sarebbero 716, che rappresenta in confronto della popolazione italiana lo 0,0011%, mentre alla data odierna il totale di chi ha contratto il Covid-19 (comprensivi i positivi 103.616, i guariti 35.345 ed i morti 20.465) pari a 159.516 persone sarebbe lo 0,264% della popolazione.
Tali numeri non sembrano essere stati adeguatamente valutati ai fini di effettuare il contemperamento degli interessi della nazione.”

Concludono, infine, gli avvocati:

“Il DCPM 10 aprile 2020 è quindi illegittimo al pari della norma presupposta consistente nel D.L. 19/2020 violando gli art. 1, 4, 16, 32, 35 e 41 della Costituzione.”

Coronavirus, Zamagni a 360°: “la pandemia cambierà tutto”

Lavoro, burocrazia, istruzione: la pandemia ne farà piazza pulita.
Più importanza al terzo settore.
L’Italia si è sempre rialzata, a breve tenterà vie nuove.

(Versione inglese al link – traduzione di Jolanta Micinska – Hercog)
(Versione polacca al link – traduzione di Magda Żymła)

Un cambiamento radicale delle nostre vite, dalle regole alle abitudini. Questo sta portando il coronavirus, tra le altre cose.

E l’impatto toccherà anche la mentalità, la concezione delle cose.

Di questo abbiamo parlato con il prof. Stefano Zamagni, già presidente dell’Agenzia per il terzo settore, professore alla Johns Hopkins University, preside della Facoltà di economia dell’Università degli Studi di Bologna, tra i principali collaboratori di papa Benedetto XVI per la stesura del testo dell’EnciclicaCaritas in veritate” (tra il 2007 ed il 2009) e, dal 2019, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali.

Professor Zamagni, come riporta anche wikipedia, lei è un esperto mondiale di economia sociale. Qual è il suo punto di vista sull’attuale situazione?

Guardi, chi conosce il carattere italiano, e qui la storia parla chiaro, sa che gli italiani hanno una peculiare caratteristica: hanno bisogno di arrivare fino alla linea del baratro; quando ci arrivano, allora si spogliano delle tante litigiosità, si rimboccano le maniche e ripartono. E’ sempre stato così. Questo mi porta a congetturare che, una volta terminata questa emergenza, da parte della nostra gente ci sarà una ripresa potente di interesse a quello che si chiama “bene comune”.”

Cosa intende?

Questa pandemia ci indica che l’aver mirato al “bene totale” ha prodotto i guasti che stiamo vedendo. Bisogna appunto sostituire all’aggettivo “totale”, l’aggettivo “comune”. Ciò significa che le persone e soprattutto le imprese devono sì operare per restare sul mercato in condizioni di vitalità e sostenibilità economico-finanziaria, ma non solo: l’errore, e qui la responsabilità è anche dei professori di economia, è dire che l’obiettivo dell’impresa è massimizzare il profitto per gli azionisti (shareholder value).”

Effettivamente è ciò che dicono. Secondo lei, invece, quale sarebbe l’obiettivo dell’impresa?

Storicamente, l’impresa, nasce con una missione: produrre valore; o meglio, creare valore. Questo valore creato non deve traghettarsi tutto, senza residui, nel profitto. Il profitto deve prendere una parte, anche rilevante, del valore, ma non tutto com’è successo negli ultimi 25-30 anni.

Su questo tema molti studiosi di economia stanno cambiando la loro prospettiva.”

E come si può determinare questo cambiamento?

Ce ne sarebbero tanti, ma mi sento di indicare quattro punti in particolare.

Il primo punto è quello che abbiamo appena visto. Il secondo punto sta nel comprendere la natura propria della burocrazia: oggi tutti sono contro la burocrazia, nessuno si sogna neanche minimamente di parlarne bene, ma questo è un errore gravissimo.”

Curioso. Perché?

Perché la burocrazia non è la causa, è l’effetto. La causa che genera la burocratizzazione è la ricerca della rendita; e la ricerca della rendita è una disposizione d’animo che colpisce sia il settore pubblico che quello privato. Questo perché la burocrazia è lo strumento che consente (allo Stato o all’imprenditore privato) di acquisire e mantenere le posizioni di rendita.

La rendita è il nemico numero uno sia del salario, sia del profitto: più alta è la rendita e più basso è il profitto e dunque più basso è il tasso di investimento in innovazione. D’altro canto, più basso è il salario, più bassa è la domanda effettiva.

Questa pandemia farà piazza pulita di questa mentalità perché ha dimostrato che se un’impresa non fa innovazione vera, va fuori mercato. Guardiamo un banale ed immediato esempio: le uniche imprese che sono comunque riuscite a funzionare sono quelle che hanno attivato lo smart working (15-20%); non tanto per aver messo i computer a casa dei dipendenti, ma perché hanno cambiato l’organizzazione del lavoro. Ad oggi, sempre per via della ricerca della rendita, imprese e organizzazioni non vogliono cambiare il modo di produzione, rimanendo abbarbicate all’obsoleto modello Taylorista e perdendo resilienza.

Se applichiamo il concetto all’amministrazione pubblica, capiamo perché tutti i partiti, da sinistra a destra, vogliono conservare la burocrazia. Tutti promettono di ridurla senza mai farlo: la burocrazia serve alla politica per mantenere le proprie posizioni di potere.

Le imprese – chiaramente e per fortuna ci sono lodevoli eccezioni – non denunciano con decisione la cosa perché loro stesse sono vittime della burocrazia e quindi temono operando contro la burocrazia pubblica che alla fine la cosa si ritorcerebbe contro di loro.

Quindi, se la seguo correttamente, una volta messa a fuoco la necessità di puntare sul bene comune e non sul bene totale, bisogna lavorare sulle cause che generano la burocrazia. Il terzo punto, invece, quale sarebbe?

“Il terzo punto è l’istruzione.

Bisogna cambiare radicalmente l’architettura del comparto scolastico universitario. L’attuale struttura è ancora quella della riforma Gentile del ventennio fascista: una struttura di tipo Tayloristico, dove il docente svolge il ruolo del capo officina che controlla che gli studenti imparino la lezione e dove l’istituzione funziona come un’aula di tribunale dove i giovani vengono giudicati e sanzionati (nel senso che se il giudizio è negativo, vengono bocciati).

La domanda è: perché in oltre settant’anni tutte le forze politiche non hanno avuto la forza di cambiare l’impianto fascista su un tema importante come quello dell’educazione? Perché ci si è limitati da approvare riforme e non una trasformazione?

E’ evidente che si debba attendere che siano i cittadini che si organizzino e comincino a far sentire la propria voce, se realmente si vuole che la scuola torni ad essere luogo di educazione e non solo di istruzione.

Prendiamo il caso di quella riforma nota come alternanza scuola-lavoro: chi l’ha inventata spero avesse buone intenzioni, ma ha commesso un errore enorme! Non ci può essere alternanza tra scuola e lavoro, ma piuttosto convergenza scuola-lavoro.

Quindi il terzo punto è inerente alla riforma dell’istruzione, che si collega anche con quanto detto in apertura. Il quarto punto?

Infine c’è lo scandalo per cui, in questo tempo di emergenza, il terzo settore è stato tenuto in disparte: abbiamo il miglior terzo settore del mondo tra volontariato, cooperative sociali, imprese sociali, ONG, fondazioni, e non è stato coinvolto nel processo decisionale.

La dimensione del sociale non è garantita dallo Stato, dagli ospedali, dalla polizia o dai carabinieri, ma è garantita dal terzo settore.”

Come vede l’evolversi della situazione?

Ora i nodi sono arrivati al pettine e vedrà che quando sarà finita questa emergenza, si innescheranno cambiamenti a catena.

Le persone stanno già capendo quanto abbiamo detto prima, si tratta solo di aspettare che un qualche soggetto collettivo dia il via al processo. Non servirà molto tempo, alcuni mesi; al massimo entro la fine dell’anno.

E non sarà questione di trovare un leader, quelli emergono dopo. Si tratta piuttosto di sensibilizzare la società civile organizzata.

Quando si sarà raggiunta la massa critica, il processo di ricostruzione del paese potrà avere inizio.

Vada a vedere il sito dell’associazione “Politica Insieme” ed avrà già un’idea dello stato dell’arte.