“Il niente è la cosa peggiore che possa succedere“
(Luigi Malerba)
“Nothing, is the worst thing that can happen“
(Luigi Malerba)
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“Il niente è la cosa peggiore che possa succedere“
(Luigi Malerba)
“Nothing, is the worst thing that can happen“
(Luigi Malerba)
Chiudono due grandi stabilimenti petroliferi libici a causa del blocco militare.
Sale il prezzo del petrolio con i Paesi concorrenti pronti ad accaparrarsi le quote di mercato.
Sono iniziate le procedure di chiusura di due grandi stabilimenti petroliferi in Libia.
La causa sarebbe il blocco militare; le conseguenze la riduzione al minimo dei flussi di greggio provenienti dal Paese membro dell’Opec e l’aumento del prezzo del petrolio.
I due giacimenti sono localizzati nel sud-ovest della Libia e, stando a quanto riporta la “National Oil Corporation (Noc)”, il motivo si deve alla chiusura di oleodotto da parte delle forze fedeli a Khalifa Haftar.
I future sul Brent sono infatti andati al rialzo di 33 centesimi arrivando a toccare quota 65,18 dollari al barile (+0,51%), avvicinandosi quindi al massimo toccato di 66 dollari al barile in data 9 gennaio.
Sale anche il greggio americano, che fa registrare un aumento di 21 centesimi (+0,36%), toccando quota 58,75 dollari al barile e facendo registrare il prezzo più alto dal 10 gennaio.
L’aumento è stato limitato dalle dichiarazioni di alcuni analisti e trader, i quali sostengono che le mancanti quote di greggio proveniente dalla Libia saranno compensate da altri Paesi produttori; più nel dettaglio, il broker petrolifero Brennock ha dichiarato:
“Il mercato petrolifero rimane ben impostato dal punto di vista dell’offerta con ampie scorte e un buon cuscinetto di capacità inutilizzata. In altre parole, l’impatto rialzista dei prezzi potrebbe rivelarsi fugace”.
La recente produzione libica di greggio si aggirava sugli 1,2 milioni di barili al giorno; un portavoce della Noc, ha aggiunto:
“Se le esportazioni libiche verranno interrotte per un periodo prolungato, la produzione rallenterà a 72.000 barili al giorno”.
Ha causato oltre 100 morti e decine di feriti l’attentato nello Yemen.
L’esercito giura vendetta contro le milizie Houthi.
È stato decisamente doloroso l’attentato missilistico avvenuto in una moschea nello Yemen.
Il bilancio, stando a quanto riportato su twitter dal ministero degli Esteri yemenita, sarebbe infatti di oltre 100 morti e decine di feriti.
La moschea oggetto dell’attentato si trova nella provincia di Marib (ad ovest) ed è frequentata da truppe filogovernative; queste vittime vanno ad incrementare il già elevato numero di morti tra i fedeli al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, in una guerra che è iniziata nel 2014.
Il governo attacca i ribelli Houti ma l’attentato, che secondo fonti militari governative sarebbe avvenuto prima con un missile e poi con un drone, non è ancora stato rivendicato.
Il portavoce dell’esercito, il generale Abdou Majli, precisando che le vittime ci sono anche dei civili, ha dichiarato:
“Ci sarà una risposta spietata contro le milizie Houthi“.
Potere d’acquisto, male i Paesi PIIGS: aumentano i prezzi, diminuiscono i salari.
Volano Bulgaria, Romania e Polonia.
Altro capolavoro, si fa per dire, dell’Europa e dell’Euro.
I prezzi al consumo sono saliti nella zona euro a dicembre, stando ai dati Eurostat, dell’1,3% su base annuale e dello 0,3% su base mensile; a spingere l’aumento dei prezzi è stato soprattutto il costo dell’energia elettrica che è passato dai -0,33 punti ai +0,2 punti di dicembre.
Prezzi in aumento potrebbero anche essere un segnale positivo, nel senso che indicano un’economia in sviluppo. Il problema è infatti proprio questo: mentre i prezzi aumentano, i salari diminuiscono.
Se prendiamo, infatti, l’analisi fatta da “Il Sole 24 Ore” in merito all’andamento dei salari reali rispetto a dieci anni fa, che a sua volta si basa sui dati derivanti dai sindacati europei Etuc (European Trade Union Confederation) prendendo in considerazione il decennio 2009-2019, notiamo un quadro infelice.
Rimangono stabili Finlandia e Belgio, mentre salgono dell’11% i salari in Germania e del 7% quelli in Francia (Paesi che hanno svalutato la propria moneta entrando nell’euro accaparrandosi un vantaggio competitivo).
Calano, al contrario, gli stipendi reali in Grecia (-23%), Cipro (-7%), Portogallo (-4%), Spagna (-3%) ed Italia (-2%). Per queste popolazioni, ne consegue una perdita della capacità di acquisto con diretto impatto sulla qualità della vita.
Il boom della crescita nei salari reali lo fanno invece registrare i Paesi che non adottano l’Euro: la Bulgaria fa registrare un +87%, la Romania un +34% e la Polonia un 30%.
Dopo aver fatto trapelare critiche verso il presidente, il primo ministro ucraino ha rassegnato le dimissioni.
Il presidente ucraino, Volodymur Zalenskiy, è chiamato a prendere in considerazione le dimissioni del primo ministro Oleksiy Honcharuk; ad annunciarlo è stato l’ufficio della Presidenza.
Queste le parole del primo ministro dimissionario, rilasciate su facebook:
“Sono riuscito a realizzare il programma del Presidente, che per me rappresenta un modello di apertura e decenza; Tuttavia, per eliminare ogni dubbio sul rispetto e fiducia che nutro nei confronti del Presidente, rassegno le dimissioni”.
Negli ultimi tempi, infatti, si erano sparse voci secondo le quali il primo ministro criticasse il presidente ucraino.