Milan: Maldini sostituito dall’intelligenza artificiale?

La bandiera rossonera verrà forse sostituita da algoritmi.
L’idea alla base è: “se lo puoi misurare, non è un’opinione”.

Algoritmi, dati, IA.

A pensarci bene, Cerbero: già, perché la terrificante creatura mitologica a guardia degli Inferi e descritta sin troppo bene da Dante, si è rifatta il look.

Con tre teste, sempre, ma apparentemente meno spaventoso: questo Cerbero non è più rappresentato da un mastino gigantesco con tre teste, bensì da sofisticate apparecchiature che con algoritmi, dati e IA, si apprestano a cambiare il mondo del lavoro.

La prima vittima illustre a farne le spese, sul suol patrio, si direbbe sia stato Paolo Maldini, simbolo del Milan e – per non volare basso – patrimonio del calcio mondiale.

Vittima di Cerbero, ma a onor del vero, questo è solo ciò che ci è stato fatto vedere. La conclusione più evidente, in un mondo che è destinato a cambiare.

Piccolo preambolo, come riporta l’HuffPost.

Partiamo dai primi anni 2000, periodo in cui si inizia a parlare in maniera sempre più insistente di Big Data.

I dati – in un volume inesorabilmente crescente – sarebbero stati sempre più al centro di tutto.

Aziende, pubblica amministrazione, politica.

E perché no, sport. Perché i dati sono ovunque e garantiscono a qualsiasi investitore una certezza, tant’è che proprio dagli Usa, emerge un modo di dire che ne esprime l’essenza: “Se lo puoi misurare, allora non è un’opinione“. Diretto, semplice.

In una società altamente prestazionale, tutto ciò che è misurabile, fornisce assoluti: spietati, senza alcuna compassione, i dati forniscono l’idea di cosa sia il potenziale, ma soprattutto, definiscono la differenza fra successo e insuccesso.

Gli algoritmi, negli ultimi 15 anni, hanno dimostrato come questi dati (a torto o ragione) possono essere incrociati fra loro e l’IA, giunta ad una sua maturità, arriva ad aggiungere un tassello mancante: il potere decisionale dei dati.

L’evidenza del Milan ci dice una cosa: gli investitori acquisiscono una delle squadre di calcio più titolate al mondo e lo fanno pagando una cifra vicina a 1 miliardo e 200 milioni di euro.

La RedBird Capital Partners, “fondo di investimento privato, focalizzato sulla costruzione di società a rapido tasso di crescita“, non è una società vecchio stampo, anzi. Sono investitori che – in quanto tali – in primis tutelano il loro investimento, e in seconda battuta lavorano per farlo crescere, attribuirgli valore e monetizzare.

Tutto legittimo; bello, forse meno.

In un mondo che cambia però, cambiano anche metodi, procedure e dinamiche.

Il ruolo umano, non perde valore, ma dal punto di vista prettamente darwiniano, si deve adattare.

Il mondo è cambiato e continuerà a farlo grazie ai dati che sono e saranno sempre più centrali; e se da un lato non è detto che l’interpretazione dei dati garantirà una crescita certa e repentina, è altrettanto vero che in primis, il loro utilizzo nasce su un altro presupposto: abbattere, per quanto possibile, il coefficiente di rischio. La tutela dell’investimento, prima di tutto.

Tutti, a oggi, raccolgono dati: e lo fanno in qualsiasi ambito.

L’utilizzo che se ne fa, produce effetti, tra cui – da un certo punto di vista – un effetto di responsabilità diretta o indiretta dell’uomo: se chi punta su chi e su cosa è un algoritmo, fino a che punto possiamo attribuire una qualsivoglia forma di responsabilità all’uomo? Risposta: all’uomo verrà data la prima e l’ultima parola. La prima, ovvero: “avvaliamoci di dati, algoritmi e IA” e l’ultima, cioè la decisione finale, in virtù di un lavoro analitico, freddo e frutto dell’IA.

Va da sé che, ammesso che tutto questo stia alla base del secondo (forzato) addio di Maldini al Milan, c’è da chiedersi che se Maldini (che è Maldini) – uno che ha riportato in auge un team lasciato moribondo dagli amabili resti di un investitore cinese – nulla ha potuto contro questo Cerbero di ultima generazione, allora, cosa ne sarà di chi potrebbe trovarsi in una situazione simile, senza peraltro chiamarsi Maldini?

Dal punto di vista mitologico, in molti hanno sperato in un Maldini formato Eracle: affrontare dati, algoritmo e IA, sarebbe stata la sua ultima fatica.

I fatti, per come sono stati descritti, diranno altro: non sconfiggerà il mostro né, al pari di Orfeo, riuscirà ad incantarlo pur avendo a sua disposizione tutto ciò che serviva per tale impresa.

Il mito resta mito, l’eroe sportivo resta tale. La conclusione, invece, cambia. E se persino l’eroe diventa accessorio, in un mondo di numeri, è legittimo domandarsi quale sarà il futuro di chi invece, eroe non lo è mai stato.

Juventus: penalizzazione, sconfitta e crollo in Borsa

Tre schiaffi in pochi giorni.
Bene invece il titolo della Lazio.

Giorni di poche glorie, gli ultimi, per i bianconeri.

La Juventus, infatti, è in netto calo dopo la penalizzazione di 10 punti, che a due giornate dalla fine del campionato sancisce una probabile esclusione del club torinese dalla Champions League.

Ben raccolta invece è la Lazio che, al secondo posto in classifica, brinda alla matematica certezza di parteciparvi.

Intorno alle 9,30 le azioni della Juve cedono l’1,8% a 0,28 euro dopo un avvio in calo di oltre il 3%, sempre sui minimi da metà 2022.

Lazio in crescita a 1,12 euro con il titolo che si muove sui massimi dal 17 aprile scorso, come riporta Reuters.

La Corte Federale di Appello della Figc ha inflitto al club dieci punti di penalizzazione nella corrente stagione di Serie A nell’ambito del cosiddetto “caso plusvalenze“.

In campionato, i bianconeri hanno perso 4-1 fuori casa contro l’Empoli e sono scivolati al settimo posto a due giornate dalla fine della stagione.

Un trader sottolinea che con 10 punti di penalizzazione la Juve è al momento fuori dalla Champions e, pertanto, peseranno sui conti i mancati introiti derivanti da questa importante competizione.

Egonu tona in Italia: stipendio di 1 milione di euro

La pallavolista lascia la Turchia per Milano.
Davanti ai soldi svaniscono le accuse di razzismo?

Raggiunto l’accordo con il Vero Volley: decisivi il pressing della presidentessa Marzari, i bonus e il legame con Giorgio Armanitestimonial), anche se per l’ufficialità bisogna attendere.

Paola Egonu, pronta ad approdare in Turchia, al Vakifbank Istanbul, con la pancia dai successi a Conegliano impreziositi anche dal record di vittorie consecutive (76 match di fila), si era resa protagonista poco tempo fa a Sanremo di critiche verso l’Italia e gli italiani di essere un Paese razzista.

Ora, a distanza circa un anno, la campionessa è pronta a rientrare in Italia e, evidentemente, accettare di vivere in un Paese razzista; Paese che riteneva non meritasse di essere da lei rappresentato.

Un’operazione da circa 1 milione di euro a stagione (800 mila più premi e bonus) senza contare gli effetti collaterali che questa scelta comporterà in termini di visibilità e di opportunità, il legame con Giorgio Armani, di cui è testimonial.

Bastano dunque i soldi ad eliminare il problema del razzismo così radicato? Oppure si tratta di un0altra persona che vuole solo mettersi sotto i riflettori?

Chi crede veramente nella lotta al razzismo, probabilmente, avrà difficoltà a spiegarsi la scelta e, forse, l’esempio che passa non è dei migliori.

PSG vicino alla bancarotta

La voce arriva dalla Francia.
Peggio solo il Barcellona del 2021-22 che aveva chiuso con una perdita di 481 milioni.

L’edizione odierna del Corriere dello Sport riporta oggi le dichiarazioni Antonio Di Cianni, direttore dell’economia e strategia del calcio del dipartimento di Football Benchmark, secondo le quali il PSG sarebbe vicino a dichiarare bancarotta.

Più precisamente, come riporta anche Sports City, le parole di Di Cianni sono state le seguenti:

È uno dei peggiori risultati netti della storia del calcio, superato solo dall’imbattibile FC Barcelona del 2020-2021, che aveva registrato 481 milioni di euro di perdite“.

Al momento, le perdite del club francese sembrano attorno ai 369 milioni di euro netti nella stagione 2021/2022.

Disavanzo incredibile tra entrate e uscite, unite a ingaggi da capogiro, avrebbero fatto precipitare la società in una crisi economica pesantissima.

Argentina: “Francia smetta di piangere”

Raccolte oltre 500mila firme tramite petizione dopo la finale dei mondiali.
Cariche francesi accusano di troppo eccesso i festeggiamenti avversari.

Non si placa la polemica tra Argentina e Francia per l’esito della finale dei Mondiali in Qatar e, tra recriminazioni e accuse, ora nel Paese sudamericano è partita anche una petizione on line che ha già raccolto oltre 500.000 firme chiedendo “alla Francia di smettere di piangere” dopo la sconfitta nella finale dei Mondiali.

Da quando abbiamo vinto, i francesi non hanno smesso di piangere e lamentarsi e non accettano che l’Argentina sia campione del mondo e che Messi sia meglio di Mbappè“, sono le parole, riportate dal quotidiano sportivo ‘Ole‘, dell’ideatore della petizione, tale Valentin Gomez, che ha raccolto un enorme seguito sui media argentini.

In Francia, peraltro, si sono sprecate le critiche all’arbitro polacco della finale, Szymon Marciniak, per la decisione di concedere un rigore per il fallo di Dembélé su Angel Di Maria nel primo tempo e anche per altre scelte, tanto che lo stesso direttore di gara ha fatto una conferenza stampa con tanto di immagini per difendere il proprio operato.

Stando a quanto riporta l’Ansa, i francesi si sono poi rammaricati della mancanza di eleganza di alcuni giocatori argentini nel festeggiare la vittoria, in particolare il portiere Emiliano Martinez.

Tra loro, la ministra dello Sport e il presidente della Federcalcio francese, Noël Le Graet, che ha scritto al suo omologo argentino Claudio Tapia per lamentare gli “eccessi” dei festeggiamenti della albiceleste.