Una tutela a tutto tondo

Una Giornata nazionale dedicata al personale sanitario che, tra gli obiettivi, include la tutela globale di professionisti il cui impegno deve essere valorizzato in modo concreto.
Necessario il sostegno delle Istituzioni. Significative le misure attuate da Aris.

Istituita con legge n. 155 del 23 novembre 2020, la Giornata nazionale del personale sanitario e sociosanitario, nonché del personale socioassistenziale e del volontariato, si celebra il 20 febbraio di ogni anno. Un appuntamento nato con l’obiettivo di onorare “il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio” di tali operatori “nel corso della pandemia di Coronavirus nell’anno 2020”.

Fondamentale onorare il personale sanitario e sociosanitario – afferma Giovanni CostantinoCapodelegazione Aris, – che, non solo durante le fasi pandemiche, ha fornito e continua a fornire un apporto indispensabile per l’attuazione del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione”.

La celebrazione di questi professionisti – prosegue il giuslavorista – non può rimanere solo retorica, ma deve attuarsi in atti concreti, che valorizzino sempre più il loro impegno. Come Aris stiamo facendo il possibile. Siamo l’unica Associazione rappresentativa della sanità privata ad aver introdotto la dirigenza medica e sanitaria e la prima (insieme ad AIOP) ad aver messo a tema, su un contratto nazionale, il problema delle aggressioni sul personale. Di recente, con enormi difficoltà, abbiamo sottoscritto un accordo economico per il settore dei Centri di riabilitazione e delle RSA che prevede significativi incrementi per le qualifiche sanitarie”.

Si tratta, tuttavia, di un percorso che la sanità accreditata non può percorrere da sola. “Serve, infatti – sottolinea Costantino – il coinvolgimento delle Istituzioni, che rendano economicamente sostenibile l’innalzamento dei livelli retributivi”.

“Anche se non bisogna dimenticare – conclude – che onorare il personale non può e non deve avere un’accezione meramente economica. È auspicabile che, oltre a proseguire nella lotta contro le aggressioni, siano messe in campo tutte le misure necessarie per tutelare i professionisti, soprattutto quando sono esposti a rischi, di vario genere, per il bene delle persone assistite”.

La Cina sperimenta una nuova variante Covid

Morto il 100% dei topi entro 8 giorni.
Glinski: studio inutile; cose del genere possono andare storte.

In Cina è in corso una sperimentazione, aspramente criticata da importanti scienziati e professori, riguardante una “nuova” variante killer del Covid: sono morti, entro otto giorni, il 100% dei topi a cui è stato “somministrato” il virus.

Denominato GX_P2V, il virus è un mutante del Coronavirus GX/2017, un patogeno correlato a SARS-Cov-2 identificato prima della pandemia di Covid nei pangolini in Malesia.

Conservato in un laboratorio di Pechino, come riporta Il Riformista, si è adattato alla coltura cellulare, evolvendosi in una forma mutata che possiede una delezione di 104 nucleotidi all’estremità 3’-UTR del suo RNA.

Una prima versione in preprint dello studio è stata pubblicata all’inizio di gennaio su bioRxiv: lo studio riferisce che il 100% dei topi è morto, probabilmente per un’infezione cerebrale.

Ulteriori dettagli inquietanti circa i sintomi accusati dai roditori sono: diminuzione del peso corporeo pari al 10%, postura curva, movimenti lenti, occhi diventati improvvisamente bianchi.

Incredulità e sgomento da parte della comunità scientifica, con il dottor Gennadi Glinsky, professore emerito della School of Medicine di Stranford, commenta: “Uno studio terribile, totalmente inutile scientificamente. Non vedo nulla di vago interesse che si possa apprendere infettando forzatamente una strana razza di topi umanizzati con un virus casuale. Al contrario, vedo come cose del genere possano andare storte…”.

Il rischio è che il virus, potenzialmente letale anche per l’essere umano, esca involontariamente dal laboratorio.

Richard Ebright, chimico della Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, torna sull’ipotesi che lo stesso Covid-19 sia uscito dal laboratorio di Wuhan: “Il preprint non specifica il livello di biosicurezza e le precauzioni utilizzate per la ricerca. L’assenza di queste informazioni solleva la preoccupante possibilità che parte o tutta questa ricerca, come la ricerca a Wuhan nel 2016-2019 che probabilmente causò la pandemia di Covid-19, sia stata condotta in modo sconsiderato senza il contenimento minimo di biosicurezza e le pratiche essenziali per la ricerca con un potenziale agente patogeno pandemico”.

Le “potenzialità nascoste” della nuova legge sull’oblio oncologico

Costantino: «Un provvedimento che mira a ridare dignità ai lavoratori guariti, senza dover attendere dieci lunghi anni».

Entrata in vigore lo scorso 2 gennaio, la legge sul diritto all’oblio oncologico era stata precedentemente approvata all’unanimità in Senato. «Una norma di civiltà» – l’ha definita Giorgia Meloni – che risponde all’esigenza di eliminare la stigmatizzazione del malato e il rischio di discriminazione nell’accesso ai servizi finanziari, bancari, assicurativi nonché nelle procedure di adozione e di partecipazione ai concorsi pubblici. In tali casi non è più possibile richiedere ai guariti le informazioni relative a patologie oncologiche pregresse, il cui trattamento attivo si sia concluso, senza recidive, da più di dieci anni.

«Un dato temporale lungo – sottolinea Giovanni Costantino, esperto in diritto del lavoro – anche se il provvedimento, nella sfera giuslavoristica, sembrerebbe celare delle potenzialità nascoste, specie in ordine alle tempistiche d’attesa. Il Legislatore, nell’articolo 4 della legge in commento, ha manifestato, infatti, l’intento di introdurre, mediante successivo decreto ministeriale, misure volte a garantire uguaglianza di opportunità nell’inserimento e nella permanenza al lavoro, senza dover attendere dieci lunghi anni».

Fin dalla sua approvazione alla Camera, l’avvocato Costantino era intervenuto per sottolineare l’ampia portata della novella legislativa, ritenendo che la previsione ivi contenuta «potrebbe portare a una risoluzione definitiva della problematica relativa alle discriminazioni indirette di cui possono essere destinatari i lavoratori guariti».

La norma di nuova introduzione impedirebbe, quindi, non soltanto la discriminazione del lavoratore in quanto “guarito”, ma consentirebbe anche di arginare situazioni di particolare svantaggio, che possono verificarsi attraverso pratiche indirette, che si concretizzano, ad esempio, in progressivi demansionamenti o forme di mobbing strategico. È stata prevista, infatti, l’adozione, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali (di concerto con il Ministro della salute e sentite le organizzazioni di pazienti oncologici), di un decreto per la promozione di specifiche politiche attive in grado di assicurare, a ogni persona che sia stata affetta da una patologia oncologica, uguaglianza di opportunità nell’inserimento e nella permanenza al lavoro, nonché nella riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi.

Un provvedimento importante – conclude il giuslavorista – che si auspica potrà consentire ai lavoratori guariti di tornare a vivere con dignità, svolgendo serenamente il proprio lavoro, senza dover attendere dieci lunghi anni”.

Pfizer condannata per abuso di posizione dominante

Nel mirino il farmaco per la cura del glaucoma.
L’azienda dovrà risarcire oltre 13 milioni di euro.

Confermata la condanna di Pfizer Italia, parte di Pfizer Inc, la maggiore industria farmaceutica mondiale, per abuso di posizione dominante nel mercato delle “prostaglandine”, per la cura del glaucoma.

La Cassazione ha avallato la sentenza con la quale la Corte d’Appello aveva stabilito, a carico del colosso statunitense, un risarcimento di oltre 13 milioni di euro in favore del ministero della Salute e del Mes per aver ritardato, di sette mesi, l’accesso dei farmaci generici nel mercato italiano, nonostante fossero già disponibili e di costo sensibilmente più contenuto.

Nel mirino dei giudici, Consiglio di Stato compreso, era finita la strategia messa in atto da Pfizer a difesa del farmaco Xalatan, leader del mercato per il trattamento della patologia e prodotto di punta dell’azienda, contenente il principio attivo latanoprost, il cui brevetto sarebbe scaduto a settembre 2009.

Una scadenza che. Stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’azienda statunitense avrebbe aggirato chiedendo un brevetto divisionale e un certificato di protezione complementare.

Ad avviso della società ricorrente solo un modo di tutelare il proprio legittimo diritto di privativa.

Di parere diverso, invece, i giudici, secondo i quali il fine era di escludere i concorrenti.

Nel risarcimento sono dunque entrati i maggiori costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale da ottobre 2009 al maggio 2010, tenuto a rimborsare un farmaco compreso in fascia “A” al posto di quelli della stessa categoria terapeutica ma generici.

Congo: donne violentate da dipendenti Oms risarcite con 250 dollari

Sono 104 le vittime rimborsate. La cifra copre appena le spese di vita per 4 mesi.
Coinvolti anche Onu, Unicef, Oim, Medici senza frontiere ed altri.

Nel settembre del 2021 una commissione d’inchiesta indipendente aveva concluso che tra il 2018 e il 2020, mentre erano impegnati nella lotta all’Ebola che aveva colpito la Repubblica Democratica del Congo, decine di dipendenti avevano compiuto abusi sessuali.

Secondo il rapporto di Gamhewage, da allora 104 vittime sono state risarcite dall’Oms con 250 dollari.

Come sottolineato da Associated Press, si tratta di una cifra che, nella Repubblica Democratica del Congo, basta a coprire le spese per la vita quotidiana per appena quattro mesi.

Insomma, un po’ come ricevere circa 5.000 euro in Italia per essere stati violentati.

Tra gli indagati al momento figurano uomini di diverse nazionalità: Belgio, Burkina Faso, Canada, Francia, Guinea-Conakry, Costa d’Avorio.

La maggior parte dei casi riguardano il personale incaricato dall’Oms di affiancare i medici locali, ma lo scandalo coinvolge anche altri organismi tra cui l’agenzia Onu per l’infanzia, Unicef, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, Oim, e tre organizzazioni non governative: Medici senza frontiere, l’associazione di medici Alima, e World Vision, che si occupa di adozioni a distanza.

Stando ad alcune testimonianze, come riporta Imola Oggi, i violentatori evitavano di utilizzare profilattici durante l’atto.

Questo nonostante, come sottolinea The New Humanitarian, raccomandassero alla popolazione di evitare il più possibile i contatti fisici per contrastare la diffusione di Ebola.

Paula Donovan, codirettrice della campagna Code Blue per eliminare quella che definisce l’impunità per i comportamenti sessuali scorretti all’interno delle Nazioni Unite, ha definito “perversii pagamenti dell’Oms alle vittime di abusi e sfruttamento sessuale.

Sul tema è intervenuto anche il direttore per l’Africa dell’Oms, Matshidiso Moeti, che ha dichiarato quanto di seguito:

È straziante pensare che degli operatori umanitari abbiano inflitto abusi sessuali a delle donne mentre erano impegnati a combattere l’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo”.