FondItalia: aperto il nuovo Avviso FEMI 2024.01

Stanziati 7 milioni di euro per la formazione dei lavoratori e la spendibilità delle competenze maturate.
Il fabbisogno occupazionale 2023-2027 richiede 3,8 milioni di lavoratori formati.

Quattro milioni i lavoratori. È questo il numero di lavoratori che servirà alle imprese italiane – pubbliche e private – entro il 2027.  Di questi, oltre il 70% servirà a sostituire gli occupati che usciranno dal mercato del lavoro. I dati, diffusi dall’analisi annuale “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia” condotta da Excelsior-Unioncamere, illustrano, inoltre, che le competenze richieste a chi subentrerà nel mondo del lavoro non saranno più specificatamente quelle di chi li ha preceduti, ma necessiteranno di ulteriori skills, tra le quali competenze tecnologiche avanzate, competenze ambientali e decisionali, conoscenza base delle nuove applicazioni di intelligenza artificiale. Considerato che il numero delle nuove leve operative non coprirà il fabbisogno delle imprese, è del tutto evidente che la formazione della forza lavoro attiva del Paese deve prepararsi alle sfide, ormai incombenti, richieste dalla competitività contemporanea, attraverso una formazione costante. Fondamentale in questo senso sarà il ruolo dei Fondi interprofessionali, che hanno già assicurato la formazione ad oltre un milione di imprese sul territorio.

 

Con la pubblicazione dell’Avviso FEMI 2024.01 per il finanziamento di attività di Formazione Continua a favore di Imprese aderenti al Fondo e ai Conti di Rete, FondItalia intende continuare a posizionarsi nel panorama dei Fondi Interprofessionali, proprio per promuovere la crescita e la qualificazione professionale dei lavoratori a supporto dello sviluppo e dell’innovazione nelle imprese. Il nuovo Avviso FEMI 2024.01 con una dotazione economica iniziale di 7 milioni di euro, con procedura a Sportello, è articolato su tre differenti assi formativi: Progetti formativi aziendali, in linea con le esigenze espresse da una sola impresa, Progetti formativi interaziendali, ossia un progetto formativo in linea con le esigenze formative espresse da più imprese, e progetti formativi individuali finanziabili mediante voucher, ossia la partecipazione a percorsi a scelta individuale di alta formazione o specialistica, erogata da specifici Enti erogatori in linea con le esigenze espresse da una o più imprese.

All’interno del nuovo Avviso FEMI 2024.01, il Fondo Paritetico Interprofessionale ha ritenuto prioritario intervenire su alcune tematiche, quali: aggiornamento mantenimento delle competenze; adozione di nuovi modelli di gestione aziendale (risorse umane, qualità, tecniche di produzione) ed amministrazione, sviluppo delle abilità personali, introduzione di elementi di innovazione tecnologica e digitale, incremento della conoscenza del contesto lavorativo e delle competenze linguistiche, supporto all’internazionalizzazione e green economy.

«Anche per il 2024 abbiamo previsto la pubblicazione di un unico Avviso FEMI, articolato in sei Sportelli per consentire la programmazione a lungo termine delle attività formative – spiega Egidio Sangue, direttore di FondItalia – e finalizzato a promuovere la crescita e la qualificazione professionale dei lavoratori a supporto dello sviluppo e dell’innovazione delle aziende italiane. Con questo nuovo Avviso cii auguriamo di poter riconfermare e anche incrementare il dato del 2023 che si è chiuso con 883 Progetti finanziati a fronte di oltre 15.600 milioni di euro spesi in attività formative a beneficio di oltre 2.700 imprese e 34.200 lavoratori».

L’Avviso ha consentito di finanziare anche i percorsi formativi delle imprese che si sono avvalse del Fondo Nuove Competenze, lo strumento di politica attiva, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, destinato alle imprese che hanno stipulato accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro destinati a percorsi di sviluppo delle competenze dei lavoratori; grazie alla sinergia di FondItalia ed FNC, pertanto, l’impresa oltre a non farsi carico dei costi per la formazione, ha ricevuto anche un rimborso per coprire il costo delle ore di lavoro destinate alla frequenza dei percorsi di sviluppo delle competenze da parte dei propri dipendenti (inclusi i contributi previdenziali e assistenziali).

«FondItalia rappresenta un riferimento importante per le imprese aderenti, soprattutto per le piccole e microimprese, promuovendo formazione di qualità e la valorizzazione delle competenze maturate mediante la formazione – sottolinea Francesco Franco, Presidente FondItalia – Per il 2024 ci siamo fortemente concentrati sull’identificazione e la messa in trasparenza delle competenze acquisite mediante la formazione svolta, per fornire alle imprese un sapiente strumento per la gestione interna delle proprie risorse e per garantire al lavoratore l’attestazione e la spendibilità delle competenze in proprio possesso al termine dei percorsi formativi seguiti».

Importante novità introdotta dall’Avviso FEMI 2024.01 è, infatti, la premialità – anche economica – prevista dal Fondo per tutte le imprese beneficiarie di Progetto che vorranno avvalersi dell’applicazione C+, lo strumento sviluppato, su commissione di FondItalia, in coerenza con le indicazioni contenute nel DL 13/2013 e DM del 5 gennaio 2021, che utilizza l’architettura e i descrittori dell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni per la messa in trasparenza, l’attestazione e la validazione delle competenze in possesso del lavoratore prima e dopo la partecipazione al corso di formazione frequentato, consentendo – di fatto – comparazioni esplicative anche in merito all’efficacia della formazione svolta.

Volkswagen verso tagli e delocalizzazioni

Prevista la riduzione tra i 4.000 ed i 6.000 posti.
Pesano le scelte Ue: aumento tassi di interesse e costi energetici, relazioni commerciali rovinate.

Ridurre i costi di produzione anche attraverso la delocalizzazione delle fabbriche fuori dalla Germania.

Sarebbe il piano di ristrutturazione di Volkswagen voluto dal ceo Thomas Schäfer che, come riferito dal quotidiano economico Handelsblatt, ha dichiarato quanto di seguito:

Dobbiamo migliorare la nostra competitività aziendale, velocizzare la nostra produzione, siamo ancora troppo lenti e complicati”.

Volkswagen, secondo il Ceo, è ancora indietro sull’elettrico e questo pesa anche in Borsa: il titolo VW da dicembre 2023 ha perso il 14%, lunedì è stato quotato poco oltre i 104 euro quando ad inizio anno viaggiava sopra i 140 euro.

Nel 2021, quando venne annunciato il nuovo piano per le auto elettriche, le azioni schizzarono oltre i 240 euro, ma da allora sono cambiate tante cose, in particolare l’aumento esponenziale dei costi energetici.

Su quest’ultimo punto, però, va detto che proprio pochi giorni fa il governo tedesco ha posto al minimo europeo le tariffe energetiche per l’industria al fine di salvare competitività e posti di lavoro (approfondimento al link).

Venerdì i vertici del colosso automobilistico di Wolfsburg, sempre secondo Handelsblatt, dovrebbero ratificare il nuovo piano industriale e sarà fondamentale il via libera del capo del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo.

Italiana di seconda generazione, figlia di calabresi ex operai Vw, Cavallo, 48 anni, è la prima donna alla guida del consiglio di fabbrica della Vw, che rappresenta circa 662mila lavoratori.

Non è quindi sbagliato definirla l’italiana più influente di Germania: siede da due anni sulla poltrona una volta occupata da Bernd Osterloh, a lungo definito da media ed esperti del settore “l’uomo più potente della Volkswagen”.

Cavallo, come Osterloh, ricopre un ruolo delicato: rappresenta i sindacati nel consiglio di amministrazione dell’azienda a partecipazione statale del land della Bassa Sassonia, che detiene una quota di circa il 12%.

La firma di Cavallo sul piano di ristrutturazione sarà determinante ma, come riporta Avvenire, prima dovrà confrontarsi con il potente sindacato IG Metall: il piano di ristrutturazione dovrebbe prevedere tagli tra i 4.000 ed i 6.000 posti di lavoro e dovrebbero riguardare tutti i livelli, dall’operaio allo specializzato, dagli ingegneri all’amministrazione.

Con la riduzione anche dei costi di produzione si dovrebbe arrivare a diminuire i costi complessivi di circa 10 miliardi di euro.

Il piano dovrebbe essere realizzato entro 36 massimo 50 mesi e tra le misure da adottare c’è anche un incremento delle delocalizzazioni degli stabilimenti industriali.

La produzione e le attività presenti in Germania potrebbero essere trasferite in altri Paesi europei in grado di gestire meglio l’approvvigionamento energetico, come ad esempio quelli dell‘Europa sud-occidentale o le zone costiere del nord Europa, dotate di impianti di rigassificazione e terminal per l’accesso facilitato ad esempio al gas liquefatto.

Possibili candidati sarebbero Spagna e Portogallo, così come il Belgio o altri Stati in cui sono presenti altri stabilimenti del gruppo.

Dal 2012 al 2022 i veicoli prodotti all’estero dai colossi tedeschi come Volkswagen, Mercedes-Benz, Bmw e Opel sono passati da 8,6 milioni a oltre 10 milioni e, secondo la confindustria tedesca (Bdi), la quota di veicoli prodotti all’estero è destinata a salire.

Il settore automotive, secondo l’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica di Wiesbaden di settembre 2023, in un anno ha subito un calo produttivo del 9%.

Molteplici i fattori, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia, dei tassi di interesse, ma anche dalla flessione degli scambi con i principali mercati di esportazione della Germania, a partire dalla Cina.

Insomma, le scelte fatte dall’Ue stanno hanno causato i problemi appena citati e stanno mettendo fortemente in crisi la propria industria.

Il turismo di alta gamma tra sostenibilità e innovazione: tutti i player di settore al forum di Ecoluxury Fair

Roma è al 14° posto nella classifica mondiale della meeting industry mentre l’Italia si conferma una meta di lusso esclusiva con il 20% di visitatori stranieri.

Le nuove frontiere del turismo di alta gamma passano oggi attraverso due parole chiave: sostenibilità e innovazione. Una sfida che coinvolge tutti gli operatori di settore, con un mercato sempre più ampio ed esigente, tra riflessioni sullo stato attuale della Travel Industry e le nuove prospettive future.

Se ne parla a Roma in occasione dell’Ecoluxury Fair 2023, la sesta edizione della fiera internazionale sul mondo del lusso e della sostenibilità, presieduta da Enrico Ducrot, ceo di Ecoluxury e Viaggi dell’Elefante, che si svolge nellastorica e suggestiva cornice di Palazzo Taverna. Momento “clou” della kermesse romana il “forum su Turismo & Sostenibilità”, che si è svolto oggi alla presenza di imprenditori, professionisti, travel experts, docenti universitari e rappresentanti delle istituzioni.

Un ricco programma “per favorire opportunità di business e confronto di idee secondo il concetto del laboratorio in continua evoluzione – ha spiegato Enrico Ducrot, ceo di Viaggi dell’Elefante e patron di Ecoluxury Fair 2023 in apertura dei lavori -. Abbiamo invitato i protagonisti del turismo per riflettere su come il lusso possa contribuire al tema della transizione della sostenibilità, facendola coesistere con consapevolezza e responsabilità anche nella stessa direzione dell’innovazione.

Chi finanzia questa grande rivoluzione della sostenibilità e dell’innovazione? “Fino a poco tempo fa il mondo della sostenibilità era considerato a sé stante, mentre è parte integrante di tutti i settori – ha precisato Ducrot – Oggi un grande albergo di alta gamma non è solo un ecosistema perfettamente funzionante al suo interno, ma contribuisce anche al finanziamento della comunità circostante, a cominciare dall’agricoltura, l’artigianato e lo sviluppo socio-economico delle varie attività locali e quindi, di conseguenza, l’identità stessa del territorio”.

Al centro del “forum”, moderato dal giornalista Roberto Gentile, editorialista turistico, temi di grande interesse come digital detox e mental wellnesscicloturismo e mobilità sostenibilesmart mobility e turismo accessibile, ma anche i benefici socioeconomici del turismo culturale di alta gamma, l’importanza delle certificazioni sostenibili e il ruolo della cultura e dell’etica nel mercato del turismo. In apertura di lavori, riflettori puntati su Roma che si conferma, per il quarto anno consecutivo, la prima città in Italia per numero di congressi e fiere organizzate sul territorio comunale.

Il turismo luxury, unito a una visione responsabile e innovativa dell’ambiente, rappresenta un segmento fondamentale per lo sviluppo della nostra città. E’ un settore in forte espansione. I grandi brand dell’hotellerie internazionale hanno puntato con decisione sulla nostra città, grazie a una costante interlocuzione con la nostra Giunta generando un clima di rinnovata fiducia sulle prospettive future della Capitale. Diverse strutture, infatti, hanno già aperto i battenti e da qui al 2024 assisteremo a un rapido incremento del comparto 5 stelle e 5 stelle lusso andando a coprire una carenza di strutture di alta gamma. Quando abbiamo iniziato ad amministrare questa città Roma aveva un terzo dei posti letto extra lusso di Milano. Dopo tre anni arriveremo al 30 per cento in più e dopo 5 anni al doppio rispetto a Milano. Una crescita che oltre a dare una risposta a una domanda specifica, genera grandi ricadute economiche ed occupazionali e migliora l’immagine della città”. Lo ha affermato Alessandro Onorato assessore di Roma Capitale a turismo, grandi eventi, sport e moda.

La capitale riveste un ruolo sempre più centrale nella cosiddetta meeting industry posizionandosi al 14simo posto (risalendo di 4 posizioni rispetto gli ultimi anni): nella Top 20 mondiale dell’ultima graduatoria ICCA (International Congress and Convention Association) e trainando l’Italia nella Top 3 mondiale dei Paesi ospitanti eventi e congressi internazionali (+2 posizioni rispetto al 2021).

“Siamo orgogliosi di aver rinnovato il supporto a Ecoluxury Fair, favorendone la crescita e lo sviluppo attraverso il coinvolgimento di buyer esteri, – ha commentato Onorio Rebecchini, Presidente del Convention Bureau Roma e Lazio – provenienti dai principali mercati europei e americani, e il dialogo con le istituzioni. Ecoluxury Fair, oltre a essere una manifestazione fieristica volta alla creazione di network e opportunità di business per gli operatori del territorio con professionisti internazionali del segmento luxury, rappresenta anche un’occasione di formazione e approfondimento su tematiche legate alla sostenibilità dell’esperienza di viaggio, asset sempre più prioritario tra le esigenze dei turisti di alta gamma”.

L’Italia, d’altronde, si conferma una meta di lusso esclusiva con il 20% di visitatori stranieri. È questo uno dei dati più significativi che emergono dallo studio di ENIT, condotto da Unioncamere con il supporto tecnico di ISNART. Oltre il 20% dei turisti stranieri sceglie le nostre destinazioni espressamente attratto dallo stile di vita italiano, associando al nostro Paese una “allure” di esclusività.  “L’ alto di gamma strizza l’occhio sempre di più all’attenzione alla sostenibilità. Le fasce del lusso si orientano così maggiormente alle buone pratiche per un turismo non impattante. Accogliere turisti altospendenti non solo arricchisce il settore turistico, ma sostiene anche attività locali, preservando il patrimonio artistico e culturale del paese. La bellezza senza tempo dell’Italia diventa così una risorsa sostenibile, unendo lusso e autenticità in un connubio che beneficia sia i visitatori che la nazione stessa. Il turismo altospendente rappresenta un elemento cruciale per l’economia italiana, contribuendo in modo significativo alla crescita finanziaria e al prestigio internazionale. L’Italia, con la sua ricca storia, cultura e bellezze paesaggistiche, offre un’esperienza unica per i turisti in cerca di raffinatezza ed esclusività” ha dichiarato Ivana Jelinic Presidente e Ceo Enit.

Ma non solo Italia. Con i suoi 800 miliardi di euro fatturati nel 2022, il settore turistico in Europa rappresenta il 10% del valore dell’export totale e genera il 4% del Pil dell’Unione Europea. I dati, offerti dallo studio High-End Tourism condotto da ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance), illustrano anche che il turismo di alta gamma rappresenta il 2% delle strutture ricettive totali, genera il 22% del fatturato turistico europeo, concorre al 22% della spesa in alloggi e al 33% della spesa per cultura, intrattenimento e shopping. Una qualità, ma soprattutto un’esclusività che deve essere sostenuta da standard elevati, soprattutto nel comparto del lusso, adeguatamente certificati. Nel mondo, si stima che esistano circa 140 Ecolabel a disposizione dei player ma solamente il 6,2% degli hotel può vantare una certificazione green. Tra queste spicca sicuramente Travelife, un’organizzazione con lo scopo di promuovere pratiche sostenibili nell’ambito dei viaggi e del turismo a cui aderiscono le principali associazioni di categoria europee (partner per l’Italia è Fiavet, la Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggio e Turismo, cha fa capo a Confcommercio). “Il turismo sostenibile illustra una visione del mondo che si declina nel rispetto dell’ambiente e delle persone, intese sicuramente come comunità locali, ma anche come clienti, collaboratori e fornitori: è un metodo di gestione quindi che può e deve essere applicato a tutte le tipologie di turismo – ha sottolineato Livia Muto Nardone, esperta di sostenibilità per il turismo, coach e auditor per Travelife – Il percorso della certificazione Travelife, da questo punto di vista, non è mai un punto di arrivo, bensì l’inizio di una formazione costante sulle buone pratiche di sostenibilità che dà maggiore slancio alle scelte consapevoli che le sfide future ci richiederanno di fare. Il Report di sostenibilità, del resto, nonostante dal 2026 sarà obbligatorio solo per le PMI quotate in borsa, diventerà un documento sempre più richiesto e chi avrà iniziato a prepararsi su questi temi, si troverà sicuramente avvantaggiato. L’attenzione per la sostenibilità, inoltre, è ormai un requisito richiesto anche dal mercato e le certificazioni sono un efficace strumento per distinguersi dal greenwashing. Una garanzia per il 48% dei consumatori europei che, secondo un’indagine dell’Eurobarometer 2021, predilige gli operatori certificati e li riconosce tra tutti gli altri”.

Tra le certificazioni Travelife, quella sicuramente più ambita dalle strutture turistiche è la “gold”: l’iter per le organizzazioni prevede una prima adesione a Travel Life e, successivamente, la certificazione del rispetto di oltre 100 parametri che, ogni due anni, devono essere nuovamente certificati. Iter, questo, che in Italia sta portando avanti con successo il tour operator “Viaggi dell’Elefante” che, nel mese di giugno di quest’anno, è diventato partner Travelife per certificare i propri marchi Exoluxury ((Ecoluxury Retreats of the World, Ecoluxury Travel ed Ecoluxury Fair).

Tra i temi trattati nel corso del forum, anche quello del “digital detox”, trend sempre più in crescita: se nel mondo dell’iper-connessione oggi il vero lusso è essere “off line”, anche il settore turistico si sta sempre più allineando a questa domanda, offrendo proposte in linea con spazi e tempi liberi dalla tecnologia per riconnettersi con sé stessi e con l’ambiente circostante. Sempre più persone mettono la “mental wellness” in cima alla lista delle loro priorità, nella vita e in vacanza: nel 2020 il mercato del benessere valeva 720 Bilioni $, nel 2025 si prevede un valore di oltre 1,3 Trilioni $ (dati Fitt Insider) e i viaggi maggiormente in trend per i prossimi anni saranno per il 44% soggiorni spirituali36% benessere sperimentale, 40% riti del silenzio. “Siamo sempre più legati all’ambiente virtuale che alla realtà. Diventano quindi sempre più necessari “momenti di introspezione”, di pausa dagli input esterni” ha sottolineato nel corso del forum Alessio Carciofi, Professore e autore di marketing & digital wellbeing. “Questo non è un lusso, ma un vero e proprio bisogno” continua, spiegando come la mental wellness possa essere coltivata anche in vacanza attraverso attività “rigenerative” come pratiche di yoga, tai chi, meditazione, ma anche pittura e piccolo artigianato. Piccole fatiche “fisiche” per disintossicarci dalla fatica digitale.

Nel settore del turismo di alta gamma, innovazione e sostenibilità si incontrano poi sul campo della smart mobility, come il cicloturismo e la bikeconomy, ad esempio, un segmento “che vale 500 miliardi ed è anche lusso e moda. L’Italia ha potenzialità enormi ma non c’è ancora la sufficiente consapevolezza per poterle sfruttare adeguatamente” come ha ricordato, quasi in chiusura di lavori, Gianluca Santilli, presidente e ideatore dell’Osservatorio Bikeconomy.

Se il lusso tradizionale resta al palo sul tema della sostenibilità rischia di uscire dal mercato di alta gamma- ha concluso Enrico Ducrot – Il modello Ecoluxury dimostra come si può utilizzare il turismo di alta gamma come laboratorio e ingente finanziatore della complessa e onerosa transizione verso la piena sostenibilità. Un contributo imprescindibile richiesto dal mercato che le istituzioni e l’offerta non possono più sottovalutare”.

Nel corso della manifestazione il dott. Enrico Ducrot ha ricevuto dal prof. Antonio Percario, Former President di Skal Roma e Membre d’Honneur Skal International, il premioSUSTAINABLE TOURISM QUALITY AWARD DI SKAL EUROPE “per il grande impegno nella realizzazione di prodotti turistici di alta qualità, preservando cultura e stili di vita locali, offrendo condizioni economiche eque e partecipando allo sviluppo sociale e culturale delle destinazioni”.

L’Ecoluxury fair è iscritta nell’elenco delle manifestazioni riconosciute dalla Regione Lazio, gode del Patrocinio di Roma Capitale e si avvale del supporto del Convention Bureau di Roma e Lazio.

Sponsor dell’evento è il Tourism Ireland.

Via il segreto salariale: visibile la retribuzione dei colleghi

Direttiva UE 970/2023 con l’intento di ridurre le discriminazioni salariali.
Danno o beneficio?

Possiamo mettere la parola “fine” al segreto salariale, il blocco che impediva ai dipendenti di poter rivelare quanto guadagnino tra loro.

Con la direttiva UE 970/2023, ora colleghi e colleghe potranno rilevare tra di loro i rispettivi stipendi e scoprire chi guadagna di più, e perché.

Motivo di questa direttiva è anche il fatto di scovare quanti più casi di discriminazione salariale, una piaga sociale che, a detta degli analisti, porta in molti casi ad una retribuzione media tra donne e uomini di circa il 13% a livello europeo, stando a quanto riporta Wall Street Italia.

Una piaga, però, che si spera di debellare senza creare ulteriori problemi per imprese e soprattutto lavoratori.

Perché la decadenza del segreto salariale permetterà anche di poter combattere il gender pay gap a livello legale e mettere di mezzo l’avvocato e il giudice del lavoro potrebbe non stimolare molto l’economia, anzi c’è il rischio che si possa portare ad un progressivo appiattimento degli stipendi: una cosa che causerebbe sicuramente più danni che benefici.

La norma in realtà non è ancora in vigore in Italia.

Solo a livello europeo sarà attiva dal 24 agosto, ma i paesi hanno tempo quasi 2 anni per recepire la direttiva e trasformarla in legge, prima di cadere in sanzione.

Nel caso dell’Italia, si avrà tempo entro il 7 giugno 2026 per provvedere ad abolire il segreto salariale per lavoratori e lavoratrici in Italia.

Malgrado le tempistiche lunghe, se dovesse venire approvata una legge al pari della direttiva 970/2023, le imprese avranno ulteriori obblighi da dover rispettare nei confronti dei propri dipendenti.

Le aziende dovranno mettere i dipendenti nelle condizioni di poter verificare che, alla stessa mansione, non venga attribuito un valore diverso a seconda di chi lo svolge e che rendano trasparenti i criteri in base ai quali si stabilisca tale retribuzione.

Inoltre, dovranno far sì che lavoratori e rappresentanti sindacali ricevano informazioni chiare sulle retribuzioni medie e le vieta di introdurre clausole contrattuali che vietino la divulgazione di informazioni sulla loro retribuzione, così come nel caso di richiesta da parte loro anche in merito ad altre categorie.

È una misura che andrà a colpire il gender pay gap che, malgrado il principio della parità retributiva sià sancito dal Trattato di Roma, continua a pesare in Europa e in Italia.

Sicurezza sul lavoro: oltre 19 milioni nella formazione

I dati sulla formazione su SSL con il contributo di FondItalia nel periodo 2019/2023.
Lombardia, Puglia e Lazio le regioni più virtuose.

Più di 19 milioni euro di contributi sono stati concessi nel periodo 2019/2023 da FondItalia (Fondo Formazione Italia) a sostegno dei i corsi obbligatori aziendali sulla Sicurezza e la Salute nei luoghi di lavoro. Contributi chehanno interessato una platea di oltre 60mila lavoratori per un totale di quasi 6mila imprese. Di queste, quasi 3mila sono microimprese (fino a 9 dipendenti), poco più di 2mila piccole imprese (da 10 fino a 50 dipendenti) e 634 le grandi aziende con oltre 50 dipendenti. La regione italiana dove si è maggiormente investito in formazione sul tema è stata la Lombardia (più di 4 milioni di euro nel quinquennio), dove hanno preso parte ai corsi di formazione ex lege quasi 20mila lavoratori, per un totale di 2mila imprese. Al secondo posto di questa speciale classifica la Puglia, con quasi 3,5 milioni di euro per progetti finanziati e 557 imprese aderenti per un totale di 8.500 lavoratori e, al terzo, il Lazio con 277 imprese e quasi 5mila lavoratori.

I comparti produttivi che hanno espresso maggiore esigenza di risorse per la formazione obbligatoria sono le “attività manifatturiere” (quasi 5 milioni di euro per circa 1500 imprese e poco meno di 13mila dipendenti), il “commercio all’ingrosso e al dettaglio” (oltre 3 milioni di euro di contributi per più di mille  imprese e oltre 10mila lavoratori) e la “sanità e assistenza sociale” (quasi 2 milioni di contributi per 270 imprese e oltre 7mila dipendenti).

«Il sistema imprenditoriale italiano si è dimostrato molto attento alla formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sui posti di lavoro –è il commento di Egidio Sangue, vicepresidente e direttore di FondItalia-; ciò nonostante, il nostro Paese paga ancora uno scotto troppo drammatico in termini di incidenti e morti sul lavoro. Certo, la Legge 81 del 2008 ha dato alcuni benefici, ma dobbiamo tutti quanti fare di più. Penso all’aggiornamento che è, ad oggi, obbligatorio ogni cinque anni, ma che dovrebbe essere più stringente. Oppure alla scuola dove bisognerebbe iniziare a parlare di Sicurezza e Salute nei luoghi di Lavoro con particolare attenzione al futuro dei nostri giovani; o ancora ai lavoratori stranieri, che spesso incontrano difficoltà di comprensione linguistica e a cui dobbiamo necessariamente rivolgere un’attenzione differente».

Per Francesco Franco, presidente di FondItalia«la formazione obbligatoria in materia di Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro rappresenta un caposaldo della normativa italiana che agevola, migliora e rende più sicura la vita professionale dei lavoratori. A tutto ciò, noi di FondItalia consigliamo di accompagnare corsi di perfezionamento più mirati e specifici al fine di rendere ancora più preparati e competenti i lavoratori italiani».